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Geografia

Dimensioni

6.220 kmq

Capitale

Gerusalemme (non riconosciuta dalle Nazioni Unite)

Morfologia

La Palestina è una regione variegata dal punto di vista morfologico: si passa dalla fascia costiera mediterranea, alla zona collinosa e montuosa della Galilea, della Samaria e della Giudea. Ad est è presente un altopiano. A nord è presente il deserto del Negev.

 

Risorse naturali

Grano, uva e olive.

Clima

Lungo le coste mediterranee le estati sono umide e gli inverni temperati, mentre nelle regioni collinari interne le estati sono secche e gli inverni moderatamente freddi. La valle del Giordano è caratterizzata da estati calde e secche e da inverni miti. Nella regione del Negev il clima è semidesertico.

Situazione ambientale

La siccità è un problema che colpisce l’intera area e, insieme alle periodiche tempeste di sabbia, favorisce il fenomeno della desertificazione.

Un'altra questione ambientale è l’inquinamento derivante sia dalle emissioni delle piccole industrie che dal degrado della situazione nelle zone urbane.

Popolazione

3.019.704

Tasso di crescita della popolazione

Nd.

Composizione della popolazione

Nd.

Tasso di mortalità infantile

Nd.

Speranza di vita alla nascita

Nd.

Tasso di infezione dell’HIV

Nd.

Gruppi etnici

I palestinesi sono un popolo arabo, ma nei Territori Occupati sono presenti coloni ebrei.

Religione

La maggioranza della popolazione (97%) è musulmana

Lingua

Arabo

Tasso di alfabetizzazione

84%

Ordinamento politico

In questo momento il Presidente della Autorità Nazionale Palestinese è Y. Arafat, che è anche capo del Movimento per la Liberazione della Palestina Nei Territori Occupati è presente una sorta di amministrazione civile dipendente dal Ministero della Difesa israeliano.

Data d’indipendenza

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Economia

Prima dell’occupazione israeliana del 1967 l’economia palestinese si basava sull’agricoltura, in seguito, a causa della guerra, la Palestina è diventata economicamente dipendente da Israele. Inizialmente molti palestinesi trovarono impiego nel settore delle costruzioni in Israele, ma in concomitanza con la prima intifada non venne più permesso loro lavorare in Israele. Molti tornarono al lavoro agricolo, riabilitando le zone danneggiate dalla guerra. A causa di questa situazione il tasso di disoccupazione è molto alto. Si producono grano, olive e uva, ma il clima arido, le piogge infrequenti ed il suolo non particolarmente fertile rendono le coltivazioni difficili.

Indice di sviluppo umano (posizione/valore)

Nd.

Persone sotto la soglia di povertà di 1 $ al giorno

Nd.

PIL pro capite

Nd.

Popolazione senza accesso sistemi idrici di approvvigionamento di acqua

Nd.

Popolazione con accesso ai farmaci essenziali

Nd.

Spesa Pubblica per l’istruzione (% sul GNP)

Nd.

Spesa pubblica per la sanità (% sul PIL)

Nd.

Spesa militare (% sul PIL)

Nd.

Debito estero

Nd.

STORIA 


La storia dell’attuale Palestina e di Israele si incrociano: infatti circa 4.000 anni prima di Cristo l’intera zona era abitata da una popolazione di lingua semita: i Cananei, che diedero al territorio il nome di Terra di Canaan ed edificarono uno dei primi villaggi, che corrisponde all’odierna Gerusalemme.

Tra il III ed il II millennio a.C. gli Egizi conquistarono gran parte della zona, cui erano interessati per la rilevanza strategica dal punto di vista commerciale.
Successivamente, verso la fine del II millennio a.C. furono gli Ebrei ad impadronirsi della Palestina, tuttavia alla morte di re Salomone il regno di disgregò e venne ripetutamente conquistato dai popoli della Mesopotamia: Assiri, Babilonesi e Persiani.
Venne poi conquistato, nel 332 a.C. da Alessandro Magno e in seguito venne riconquistato dagli Egiziani.
Gli Ebrei si riappropriarono del territorio dal 67 al 63 a.C., in seguito i Romani conquistarono Gerusalemme e iniziarono una sanguinosa repressione nei confronti degli ebrei. Il territorio prese il nome di Palestina. I Romani dominarono il territorio fino al 611, quando vennero sopraffatti dai Persiani e, infine, nel 634 la Palestina fu conquistata dagli Arabi. Per più di un millennio la Palestina rimase sotto la dominazione araba, che terminò solo quando gli Ottomani conquistarono il Paese nel 1516: i turchi lasciarono la regione solo alla fine della prima guerra mondiale.

Nel 1922 la Palestina venne affidata con un mandato della Società delle Nazioni all’Inghilterra, che durante il conflitto era riuscita a strappare la zona ai Turchi grazie ad un’alleanza con gli Arabi e in particolare con il Califfo Hussein. In realtà, durante il conflitto mondiale, il ministro degli esteri britannico si era impegnato anche con il movimento sionista, in vista della futura creazione di uno Stato ebraico in Palestina. In questo periodo le migrazioni nella regione degli ebrei si fecero sempre più frequenti generando un forte malcontento dalla parte dei Palestinesi. A fronte della crescente tensione sociale, l’amministrazione inglese decise di dividere lo Stato in due territori, ma l’opposizione da parte degli Arabi sfociò in scontri violenti.

Al termine della Seconda Guerra mondiale, l’ONU approvò un piano di spartizione dei territori tra palestinesi ed ebrei e nel 1948, in seguito ad una serie di attentati terroristici ad opera di alcuni gruppi sionisti, Israele si proclamò Stato indipendente.
In meno di un anno, nonostante l’opposizione araba, Israele aveva conquistato gran parte dei territori che, in base al piano delle Nazioni Uniti, erano invece stati attribuiti ai Palestinesi. La maggior parte dei profughi palestinesi si spostarono nella Cisgiordania e nella striscia di Gaza.

Nel 1964 nacque l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che rappresentava la Palestina e ne tutelava gli interessi.
Nel 1969 venne eletto Presidente dell’OLP Yasser Arafat. I gruppi armati palestinesi però continuarono ad sferrare attacchi terroristici e nel corso della Guerra dei Sei Giorni Israele occupò la zona est di Gerusalemme, il Golan Siriano, il Sinai egiziano e i territori di Cisgiordania e Gaza..

Nel 1970 la Giordania, fino a questo momento sede dell’OLP, decise di espellere l’organizzazione dal Paese. Beirut divenne quindi la nuova sede del quartier generale.
A partire dalla fine degli anni ’60 l’OLP decise di adottare una nuova strategia nella rivendicazione della causa palestinese, puntando in maniera più incisiva sull’azione diplomatica.
Nel 1974 la Lega Araba riconobbe la legittimità dell’OLP come rappresentante del popolo palestinese e nello stesso anno il movimento ottenne lo status di osservatore permanente presso le Nazioni Unite.
Nel 1982 le truppe israeliane invasero il Libano, annettendo ai propri territori la parte meridionale e costringendo i Palestinesi a ritirarsi da questa zona.
La sede dell’OLP venne quindi trasferita a Tunisi.
L’unità interna dell’OLP veniva però minacciata dalle contestazioni di alcuni gruppi radicali: di fatto però, nel 1987, in seguito alla riunione del Consiglio Nazionale Palestinese, le divergenze vennero appianate.
L’anno successivo il Consiglio Nazionale Palestinese proclamò la nascita dello Stato Palestinese, con capitale Gerusalemme, che ricomprendeva anche le zone occupate nel 1967 da Israele riconoscendo peraltro formalmente il diritto di quest’ultimo all’esistenza di un proprio stato.
Arafat venne nominato Presidente del nuovo Stato e in questa nuova veste ripudiò pubblicamente il terrorismo, accettò l’esistenza di uno Stato di Israele e propose l’invio di una forza di pace internazionale nella regione.
La prima conferenza di pace tra Israele e Palestina si tenne a Madrid nel 1991 con la mediazione di Stati Uniti e Russia, portando alla stesura della Dichiarazione di Principi, firmata poi a Washington il 13 Settembre 1993 grazie anche alla mediazione della Norvegia.
La Dichiarazione si basava sui seguenti principi:
1. la definizione di un periodo di transizione, durante il quale le forze armate israeliane si sarebbero progressivamente ritirate dalla Cisgiordania e da Gaza e si sarebbe costituita l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che avrebbe progressivamente assunto alcuni poteri prima spettanti all’esercito israeliano.
2. nel corso delle trattative finali si sarebbero stabilite le questioni relative alla sovranità ed ai confini della Palestina, allo status di Gerusalemme, agli insediamenti ebraici, ai rifugiati palestinesi, alla sicurezza e alle risorse idriche.
Lo Stato israeliano riconobbe ufficialmente l’ANP.

Nel luglio 1994, l’ANP si stabilì a Gaza. Contemporaneamente si acuirono le tensioni tra Arafat e le ali più radicali del movimento, ma Arafat venne comunque rinominato presidente con l’87% dei voti.
Nel 1998 le due parti in conflitto, rappresentate rispettivamente da Arafat e dal primo ministro israeliano B. Netanyahu, raggiunsero un Accordo a Wye Plantation e si accordarono in merito al ritiro delle forze israeliane dai Territori. In realtà, sebbene entrambe le parti si fossero impegnate ad assicurare i termini per una convivenza pacifica, il continuo insediamento di coloni israeliani in Cisgiordania aggravò i motivi di tensione. Dal 1998, infatti, oltre 40 nuovi insediamenti israeliani sono stati costruiti nella Cisgiordania.

L’inesistenza di uno Stato Palestinese e la mancanza di contiguità dei territori palestinesi si ripercosse in maniera determinante anche sulla situazione economica. Infatti, a fronte di una crescita, seppur modesta, avutasi nel corso degli ultimi venticinque anni, diversi squilibri caratterizzano tuttora la struttura economica dei Territori Palestinesi.
In seguito alla nomina a primo ministro di E. Barak, il processo di pace rilanciato dagli accordi di Sharm el Sheik del 1999 e proseguito con alterne vicende fino al vertice di Camp David (luglio 2000), ha subit, una battuta d’arresto nel settembre 2000, sfociando nella seconda "intifada", con pesanti conseguenze sull’economia palestinese, che, al contrario, nei primi nove mesi del 2000 aveva raggiunto livelli di crescita mai toccati prima.
La tensione e le violenze non si sono placate nel corso degli anni, addirittura nel 2002 le truppe israeliane hanno confinato Arafat nel suo quartier generale di Ramallah accusandolo di avere relazioni con i gruppi terroristici palestinesi.

LINKS: 


- Human Rights Watch – Documentazione sulla Palestina

- Amensty International – Documentazione sulla Palestina

- Permanent Observer Mission to the Palestine to the United Nation
 


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