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"Educazione alla Mondialità"

‘Dialoghi su un altro pianeta 2003-’04’

di Giorgio Ferroni

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Progetto di educazione alla mondialità per insegnanti e studenti del secondo ciclo delle scuole elementari,  delle medie inferiori  e di  istituti  di  istruzione secondaria superiore.

I. INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE
1. Contesto culturale e sociale

2. Contesto educativo

3. I progetti realizzati e in corso
 
II. VERSO UN’EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ

 
III. STRATEGIA D’INTERVENTO
1. Finalità

2. Obiettivi specifici
3. Risultati attesi
4. Attività
5. Fattori esterni
 
IV. REALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO

1. La relazione

2. Il metodo

3. I contenuti

4. Monitoraggio
5. Valutazione

 


I.   INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE.

 

1.   Contesto culturale e sociale.

L’emergenza di un altrove e l’irruzione delle problematiche planetarie attraverso la rete dei media e, sempre più, in maniera diretta nella vita e nella coscienza collettiva delle donne e degli uomini del Nord del pianeta (dai flussi migratori apparentemente inarrestabili, alla crisi occupazionale accentuata dalla delocalizzazione di molte produzioni nei paesi del Sud) provoca nelle persone una percezione della realtà sempre meno riconducibile al territorio ove ciascuno vive e opera, e sempre più avvertita come dipendente dalle dinamiche culturali, sociali, economiche e politiche in atto a livello globale.

In questi anni poi, i processi storici in cui siamo immersi vedono la nascita – contrastata, sofferta e non priva di ambiguità – dell’Europa come potenza regionale, non solo economica (quattro dei paesi del cosiddetto G8 sono europei), ma anche come possibile soggetto culturale e politico che riequilibri l’attuale leadership mondiale degli Stati Uniti, unica superpotenza planetaria rimasta dopo quel crollo dei regimi dell’Est europeo che ha segnato la fine reale del ‘secolo breve’.


Da un punto di vista culturale poi, se il modello occidentale appare vincente quanto a diffusione e pervasività, a questo ineludibile processo di omologazione corrispondono, in senso opposto, numerosi e contemporanei processi di diversificazione basati sull’affermazione e la rivendicazione di identità e appartenenze ben delineate e specifiche.


La partecipazione quotidiana in tempo reale agli innumerevoli fatti collocati sul palcoscenico dei media e la complessità dei fenomeni in corso, in assenza di una strumentazione concettuale adeguata producono nelle persone – talvolta o spesso – atteggiamenti acritici e distorti sulle opportunità e le contraddizioni della globalizzazione: rimozioni, angosce, chiusure localistiche, aggressività, che compromettono una corretta collocazione di sé nel mondo e una efficace progettazione del proprio futuro.


Inoltre la sottile ma rigorosa linea di separazione socioeconomica che divide il mondo tra inclusi ed esclusi non segna solamente – attraversando il pianeta – la demarcazione tra paesi ricchi e nazioni impoverite, ma costituisce una barriera – sempre più difficilmente valicabile – che si insinua trasversalmente all’interno di uno stesso paese, di una stessa regione, di una stessa città, di uno stesso quartiere. Nel cuore delle società materialmente ricche si può rilevare quella medesima polarizzazione sociale in atto a livello planetario: una progressiva contrazione delle classi medie e una diminuzione generalizzata degli standard di vita (che coinvolge in maggior misura i gruppi sociali più svantaggiati): aumentano i Sud all’interno dello stesso Nord del mondo.


Tale divisione sociale provoca sempre più frequentemente scissioni e disgregazioni anche nella personalità degli individui: molti percepiscono tali fenomeni – più o meno coscienti delle loro reali cause – con atteggiamenti esistenziali informati da incertezza, sconcerto, senso di insicurezza, talvolta sgomento e angoscia verso il futuro. 

Vi è una comune sensazione di abitare un confine, di trovarsi – come e più ancora che in epoche precedenti – a un punto nevralgico (per taluni alla fine) della storia, in una condizione dove la frantumazione delle differenti identità – personali, di gruppo e collettive – è l’inevitabile conseguenza della globalizzazione, senza che comunque sia contemporaneamente definito un nuovo quadro di riferimento.


Si sono dissolti molti dei vecchi confini – geografici, fisici, tecnologici, temporali, ideologici, culturali – mentre se ne sono affacciati di nuovi – ‘etnici’, psicologici, sociali, spirituali – trasversali alle categorie tradizionali, spesso più sfumati e aleatori. Risulta allora necessario ridefinire le proprie identità – personali e collettive – esplorando comportamenti e possibilità originali, navigando spesso a vista e costruendo ipotesi di percorso provvisorie tra estremi opposti: una generica adesione al ‘buon senso comune’ basato su una cultura e un’esperienza di vita limitate o una semplificazione e schematizzazione dei problemi, frutto di acritiche opzioni ideologiche; l’isolamento nel castello di appartenenze forti o la resa incondizionata all’omologazione dell’unico pensiero vincente; la difesa contro quella che viene avvertita come un’invasione – fisica, etnica, culturale, economica – in atto o il volontarismo abborracciato e acritico verso la dimensione strutturale dei problemi; il rifugio nell’estetismo di varia natura o la capitolazione all’orrore.


Tra l’asserragliamento difensivo e autoreferenziale in localismi destinati a essere travolti dalla storia e l’abbandono illusorio e acritico alle ingannevoli sirene della globalizzazione, la sfida si gioca allora sull’esplorare quell’altrove ancora in gran parte da immaginare, con intelligenza, coraggio, e soprattutto la fantasia e la creatività indispensabili per andare oltre il limite, il consueto, il già sperimentato.


2.   Contesto educativo.


In tale contesto la scuola – pur nel travaglio di una ridefinizione delle sue identità e ancor più delle sue finalità – continua a rappresentare la fondamentale agenzia educativa. La recente riforma dei cicli e quella sull’autonomia, oltre e più ancora che sotto il profilo organizzativo, ridefiniscono le finalità e l’assetto culturale della scuola italiana: se da un lato è rimessa totalmente in discussione una didattica centrata sui contenuti e sulla proliferazione delle discipline a favore di un nuovo inquadramento dei nuclei concettuali fondamentali delle diverse materie, diretta conseguenza è una ricomposizione delle conoscenze in senso interdisciplinare e una progettazione di azioni didattiche aderenti agli specifici contesti educativi.


Il dibattito attualmente in corso, in generale, appare orientato attorno a due grandi tendenze:

    una vede il sapere come mezzo di produzione e l’istituzione scolastica come soggetto formatore – attraverso la conquista di nuovi alfabeti linguistici, scientifici, tecnologici e l’addestramento professionale – funzionale essenzialmente all’acquisizione di conoscenze utili all’inserimento nel mercato del lavoro;

   l’altro orientamento coglie la scuola come luogo di emergenza e rielaborazione di memorie, saperi e valori che costituiscono il patrimonio comune della nostra storia e della nostra identità culturale ma, nello stesso tempo, quale terreno di scoperta, indagine e confronto con i nuovi soggetti sociali che – piaccia o no – stanno trasformando la nostra in una società multiculturale. L’orizzonte valoriale e programmatico, attraverso lo scambio, la gestione del conflitto e una reciproca compenetrazione, è quello – come da sempre avvenuto nel corso della storia dei popoli – dell’elaborazione di nuove identità collettive, senza per questo appiattire o rimuovere la diversità e le rispettive peculiarità e ricchezze culturali e sociali.

Peraltro la scuola – ancorché spesso caricata di attese, compiti e ruoli eccessivi rispetto a quelli suoi istituzionali e alle sue reali possibilità operative – frequenta per sua stessa natura i confini, e già da tempo avverte come ineludibile la necessità di un dialogo reciprocamente fecondo con il contesto locale in cui è inserita (‘il villaggio’) e, contemporaneamente, con la realtà globale cui è collegata da un’indefinita serie di relazioni (‘il mondo’). Tale istanza, se da una parte ha determinato una progressiva modificazione dei curricula e, nel contempo, una visione maggiormente interdisciplinare della didattica, per altro verso ha reso l’istituzione scolastica sempre più permeabile nei confronti delle realtà e delle risorse umane e sociali presenti e attive sul territorio. In tal senso la scuola è e sarà sempre più nell’immediato futuro il terreno primario e privilegiato – ancorché non unico – di un’educazione alla diversità, all’interdipendenza, allo sviluppo sostenibile e alla mondialità, che costruisca il già e non ancora delle cittadine e dei cittadini di domani.


Se i ragazzi e i giovani – destinatari ultimi dell’azione educativa e didattica – rappresentano un obiettivo centrale, non per questo sono l’unico: riveste almeno pari importanza il parallelo lavoro di formazione e aggiornamento degli insegnanti, proprio nel senso dell’apertura al mondo nei contenuti, e all’interdisciplinarietà nei metodi, metodi e contenuti che costituiscono l’oggetto e la prassi fondanti ogni educazione, compresa quella alla mondialità.

3.   I progetti realizzati e in corso.

Coscienti di tali sfondi sociali e culturali e avvertendo l’urgenza di offrire un contributo operativo oltre che teorico ai processi in atto, sono stati avviati sul territorio ligure, a partire dall’anno scolastico 1997-’98, due progetti di  educazione alla mondialità.

Il primo, ‘Mondintero’ – realizzato in collaborazione con il Laboratorio interculturale Migrazioni del Comune di Genova e finanziato dal Comune stesso (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili) nell’ambito del progetto ‘Indifferenze’ – è consistito in 2 corsi di aggiornamento per insegnanti di scuole materne, elementari, medie inferiori e laboratori giovanili di avviamento al lavoro (30 ore), e in 96 ore di laboratori con bambini e ragazzi in 16 classi di 10 scuole genovesi (5 elementari e 5 medie inferiori).

Il secondo – ‘Dialoghi su un altro pianeta’ presentato congiuntamente dalla Provincia di Genova (Assessorato alla Pubblica Istruzione e alle Politiche Giovanili), ente cofinanziatore, e dall’organizzazione non governativa Progetto Sviluppo, alla Regione Liguria ha coinvolto 29 classi di 12 scuole di Genova e La Spezia (6 medie  inferiori e 6 istituti di istruzione secondaria superiore), incontrate in 164 ore di laboratorio.

Al lavoro iniziato è stata data continuità nel triennio 1998-’01 attraverso il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 1998-’99’, presentato da Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili), dalla Provincia di Savona (Assessorato alle Politiche Attive del Lavoro), dall’ISCOS e dallo stesso Progetto Sviluppo. L’attività formativa (700 ore di laboratorio) ha interessato 113 classi di 39 scuole delle provincie di Genova, Savona e La Spezia.

Contemporaneamente, nel corso dell’anno scolastico 1999-’00, è stato realizzato il progetto ‘Amici lontani', promosso dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili) attraverso il Laboratorio interculturale Migrazioni e da Progetto Sviluppo. Vi hanno partecipato 24 classi di 11 scuole genovesi (5 elementari e 6 medie inferiori) in 188 ore di laboratorio.

Si sta attualmente concludendo il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 3. 2000-’02’ al quale partecipano Progetto Sviluppo (soggetto promotore) la Regione Liguria, il Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili), la Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione e Gestione Offerta Formativa), il Comune della Spezia (Assessorato alla Cooperazione Internazionale) e la Provincia della Spezia (Assessorato alla Cultura e alla Cooperazione Internazionale).



E’ in avanzato stato di attuazione il progetto
‘Dialoghi su un altro pianeta 4. 2001-’02’ promosso da Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche Giovanili), dalla Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione e Gestione Offerta Formativa) e dal Comune della Spezia (Assessorato alla Cooperazione Internazionale).

Si sta infine concludendo il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 5. 2002-’03’ promosso da Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione e Gestione Offerta Formativa).

Complessivamente in sei anni di attività formativa sono state coinvolte 46 scuole delle provincie di Genova La Spezia e Savona, quasi tutte con percorsi pluriennali. Sono state realizzate – nell’ambito dei suddetti progetti – più di 3.000 ore di laboratori di educazione alla mondialità.

La selezione degli istituti interessati a un lavoro di approfondimento sulle tematiche della mondialità è stata fatta dopo un’indagine piuttosto estesa a livello locale, avvalendosi in particolare delle segnalazioni ricevute dagli organismi istituzionali e non presenti sul territorio (Provveditorati, Direzioni educative dei Comuni, Associazioni, ecc.). Si è optato per un criterio intermedio che considerasse da una parte una presenza più allargata possibile sul territorio, e dall’altra un progressivo radicamento all’interno delle singole realtà scolastiche prescelte. Alla luce di ciò, in ogni scuola aderiscono ai progetti mediamente dalle 2 alle 6 classi, in ciascuna delle quali vengono realizzati cicli di 4-5 incontri di 2 ore ognuno, per un totale di 8-10 ore per classe.

La prospettiva prioritaria nel medio termine è di dare continuità agli interventi nelle realtà scolastiche già conosciute, in particolare in quelle dove gli insegnanti – dimostrando una forte motivazione – hanno continuato a indagare sulle suggestioni e gli stimoli emersi, e le molte domande rimaste aperte nei laboratori. Il lavoro avviato potrà quindi essere approfondito dilatando la durata dei singoli cicli e, o aumentando il numero di classi coinvolte in determinate scuole. Tale priorità non vuole comunque escludere pregiudizialmente – a fronte di esigenze e richieste specifiche – l’adesione di nuovi soggetti scolastici e contesti territoriali.

 

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