I. INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE
1. Contesto culturale e sociale
2. Contesto
educativo
3. I
progetti realizzati e in corso
II. VERSO UN’EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ
III. STRATEGIA D’INTERVENTO
1. Finalità
2. Obiettivi specifici
3. Risultati attesi
4. Attività
5. Fattori esterni
IV. REALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO
1. La relazione
2. Il metodo
3. I contenuti
4. Monitoraggio
5. Valutazione
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I.
INTRODUZIONE E CONTESTUALIZZAZIONE.
1. Contesto culturale e sociale.
L’emergenza di un altrove e
l’irruzione delle problematiche
planetarie attraverso la rete dei media
e, sempre più, in maniera diretta nella vita e nella coscienza collettiva delle
donne e degli uomini del Nord del pianeta (dai flussi migratori apparentemente
inarrestabili, alla crisi occupazionale accentuata dalla delocalizzazione di
molte produzioni nei paesi del Sud) provoca nelle persone una percezione della
realtà sempre meno riconducibile al territorio ove ciascuno vive e opera, e
sempre più avvertita come dipendente dalle dinamiche culturali, sociali,
economiche e politiche in atto a livello globale.
In questi anni poi, i processi
storici in cui siamo immersi vedono la nascita – contrastata, sofferta e non
priva di ambiguità – dell’Europa
come potenza regionale, non solo economica (quattro dei paesi del cosiddetto G8
sono europei), ma anche come possibile soggetto culturale e politico che
riequilibri l’attuale leadership
mondiale degli Stati Uniti, unica superpotenza planetaria rimasta dopo quel crollo
dei regimi dell’Est europeo che ha segnato la fine reale del ‘secolo breve’.
Da un punto di vista culturale
poi, se il modello occidentale appare vincente quanto a diffusione e
pervasività, a questo ineludibile processo di omologazione corrispondono, in senso opposto, numerosi e
contemporanei processi di diversificazione
basati sull’affermazione e la rivendicazione di identità e appartenenze ben
delineate e specifiche.
La partecipazione quotidiana in
tempo reale agli innumerevoli fatti collocati sul palcoscenico dei media e la complessità dei fenomeni in
corso, in assenza di una strumentazione concettuale adeguata producono nelle
persone – talvolta o spesso – atteggiamenti
acritici e distorti sulle opportunità e le contraddizioni della globalizzazione:
rimozioni, angosce, chiusure localistiche, aggressività, che compromettono una
corretta collocazione di sé nel mondo e una efficace progettazione del proprio
futuro.
Inoltre la sottile ma rigorosa linea di separazione socioeconomica che divide il mondo tra inclusi
ed esclusi non segna solamente – attraversando il pianeta – la demarcazione tra
paesi ricchi e nazioni impoverite, ma costituisce una barriera – sempre più
difficilmente valicabile – che si insinua trasversalmente all’interno di uno
stesso paese, di una stessa regione, di una stessa città, di uno stesso
quartiere. Nel cuore delle società materialmente ricche si può rilevare quella
medesima polarizzazione sociale in atto a livello planetario: una progressiva
contrazione delle classi medie e una diminuzione generalizzata degli standard di vita (che coinvolge in
maggior misura i gruppi sociali più svantaggiati): aumentano i Sud all’interno
dello stesso Nord del mondo.
Tale divisione sociale provoca sempre più frequentemente
scissioni e disgregazioni anche nella personalità degli individui: molti
percepiscono tali fenomeni – più o meno coscienti delle loro reali cause – con
atteggiamenti esistenziali informati da incertezza, sconcerto, senso di
insicurezza, talvolta sgomento e angoscia verso il futuro.
Vi è una comune sensazione di abitare un confine, di trovarsi – come
e più ancora che in epoche precedenti – a un punto nevralgico (per taluni alla
fine) della storia, in una condizione dove la frantumazione delle differenti
identità – personali, di gruppo e collettive – è l’inevitabile conseguenza
della globalizzazione, senza che comunque sia contemporaneamente definito un
nuovo quadro di riferimento.
Si sono dissolti molti
dei vecchi confini – geografici, fisici, tecnologici, temporali, ideologici,
culturali – mentre se ne sono affacciati di nuovi – ‘etnici’, psicologici,
sociali, spirituali – trasversali alle categorie tradizionali, spesso più
sfumati e aleatori. Risulta allora necessario ridefinire le proprie identità – personali e collettive – esplorando
comportamenti e possibilità originali, navigando spesso a vista e costruendo
ipotesi di percorso provvisorie tra estremi opposti: una generica adesione al
‘buon senso comune’ basato su una cultura e un’esperienza di vita limitate o
una semplificazione e schematizzazione dei problemi, frutto di acritiche
opzioni ideologiche; l’isolamento nel castello di appartenenze forti o la resa
incondizionata all’omologazione dell’unico pensiero vincente; la difesa contro
quella che viene avvertita come un’invasione – fisica, etnica, culturale,
economica – in atto o il volontarismo abborracciato e acritico verso la
dimensione strutturale dei problemi; il rifugio nell’estetismo di varia natura
o la capitolazione all’orrore.
Tra l’asserragliamento
difensivo e autoreferenziale in localismi destinati a essere travolti dalla
storia e l’abbandono illusorio e acritico alle ingannevoli sirene della
globalizzazione, la sfida si gioca allora sull’esplorare quell’altrove ancora in gran parte da immaginare, con
intelligenza, coraggio, e soprattutto la fantasia e la creatività
indispensabili per andare oltre il limite, il consueto, il già sperimentato.
2. Contesto educativo.

In tale contesto la scuola – pur nel travaglio di una
ridefinizione delle sue identità e ancor più delle sue finalità – continua a
rappresentare la fondamentale agenzia educativa. La recente riforma dei cicli e
quella sull’autonomia, oltre e più ancora che sotto il profilo organizzativo,
ridefiniscono le finalità e l’assetto culturale della scuola italiana: se da un
lato è rimessa totalmente in discussione una didattica centrata sui contenuti e
sulla proliferazione delle discipline a favore di un nuovo inquadramento dei
nuclei concettuali fondamentali delle diverse materie, diretta conseguenza è
una ricomposizione delle conoscenze in senso interdisciplinare e una
progettazione di azioni didattiche aderenti agli specifici contesti educativi.
Il dibattito attualmente in
corso, in generale, appare orientato attorno a due grandi tendenze:
●
una vede
il sapere come mezzo di produzione e l’istituzione scolastica come soggetto
formatore – attraverso la conquista di nuovi alfabeti linguistici, scientifici,
tecnologici e l’addestramento professionale – funzionale essenzialmente
all’acquisizione di conoscenze utili all’inserimento nel mercato del lavoro;
●
l’altro
orientamento coglie la scuola come luogo di emergenza e rielaborazione di
memorie, saperi e valori che costituiscono il patrimonio comune della nostra
storia e della nostra identità culturale ma, nello stesso tempo, quale terreno
di scoperta, indagine e confronto con i nuovi soggetti sociali che – piaccia o
no – stanno trasformando la nostra in una società multiculturale. L’orizzonte
valoriale e programmatico, attraverso lo scambio, la gestione del conflitto e
una reciproca compenetrazione, è quello – come da sempre avvenuto nel corso
della storia dei popoli – dell’elaborazione di nuove identità collettive, senza
per questo appiattire o rimuovere la diversità e le rispettive peculiarità e
ricchezze culturali e sociali.
Peraltro la scuola – ancorché
spesso caricata di attese, compiti e ruoli eccessivi rispetto a quelli suoi
istituzionali e alle sue reali possibilità operative – frequenta per sua stessa
natura i confini, e già da tempo avverte come ineludibile la necessità di un
dialogo reciprocamente fecondo con il contesto locale in cui è inserita (‘il
villaggio’) e, contemporaneamente, con la realtà globale cui è collegata da
un’indefinita serie di relazioni (‘il mondo’). Tale istanza, se da una parte ha
determinato una progressiva modificazione dei curricula e, nel contempo, una visione maggiormente
interdisciplinare della didattica, per altro verso ha reso l’istituzione
scolastica sempre più permeabile nei confronti delle realtà e delle risorse
umane e sociali presenti e attive sul territorio. In tal senso la scuola è e
sarà sempre più nell’immediato futuro il terreno
primario e privilegiato – ancorché non unico – di un’educazione alla
diversità, all’interdipendenza, allo sviluppo sostenibile e alla mondialità,
che costruisca il già e non ancora delle cittadine e dei cittadini di domani.
Se i ragazzi e i giovani –
destinatari ultimi dell’azione educativa e didattica – rappresentano un
obiettivo centrale, non per questo sono l’unico: riveste almeno pari importanza
il parallelo lavoro di formazione e aggiornamento degli insegnanti, proprio nel
senso dell’apertura al mondo nei contenuti, e all’interdisciplinarietà nei
metodi, metodi e contenuti che costituiscono l’oggetto e la prassi fondanti
ogni educazione, compresa quella alla mondialità.
3. I progetti realizzati e in
corso.
Coscienti di tali sfondi sociali
e culturali e avvertendo l’urgenza di offrire un contributo operativo oltre che
teorico ai processi in atto, sono stati avviati sul territorio ligure, a
partire dall’anno scolastico 1997-’98,
due progetti di educazione alla
mondialità.
Il primo, ‘Mondintero’ – realizzato
in collaborazione con il Laboratorio
interculturale Migrazioni del Comune
di Genova e finanziato dal Comune stesso
(Assessorato alla Scuola, ai Servizi
Educativi e alle Politiche Giovanili) nell’ambito del progetto ‘Indifferenze’ – è consistito in 2 corsi
di aggiornamento per insegnanti di scuole materne, elementari, medie inferiori
e laboratori giovanili di avviamento al lavoro (30 ore), e in 96 ore di
laboratori con bambini e ragazzi in 16
classi di 10 scuole genovesi (5
elementari e 5 medie inferiori).
Il secondo – ‘Dialoghi
su un altro pianeta’ –
presentato congiuntamente dalla Provincia
di Genova (Assessorato alla Pubblica
Istruzione e alle Politiche Giovanili), ente cofinanziatore, e
dall’organizzazione non governativa Progetto
Sviluppo, alla Regione Liguria ha
coinvolto 29 classi di 12 scuole di Genova e La Spezia (6
medie inferiori e 6 istituti di
istruzione secondaria superiore), incontrate in 164 ore di laboratorio.
Al lavoro iniziato è stata data
continuità nel triennio 1998-’01
attraverso il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 1998-’99’,
presentato da Progetto Sviluppo e
cofinanziato dalla Regione Liguria,
dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi
Educativi e alle Politiche Giovanili), dalla Provincia di Savona (Assessorato
alle Politiche Attive del Lavoro), dall’ISCOS
e dallo stesso Progetto Sviluppo.
L’attività formativa (700 ore di
laboratorio) ha interessato 113 classi
di 39 scuole delle provincie di
Genova, Savona e La Spezia.
Contemporaneamente, nel corso
dell’anno scolastico 1999-’00, è
stato realizzato il progetto ‘Amici lontani', promosso dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche
Giovanili) attraverso il Laboratorio
interculturale Migrazioni e da Progetto
Sviluppo. Vi hanno partecipato 24
classi di 11 scuole genovesi (5
elementari e 6 medie inferiori) in 188
ore di laboratorio.
Si sta attualmente concludendo
il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 3. 2000-’02’ al quale partecipano Progetto Sviluppo (soggetto promotore)
la Regione Liguria, il Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche
Giovanili), la Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione e Gestione
Offerta Formativa), il Comune della
Spezia (Assessorato alla Cooperazione
Internazionale) e la Provincia della
Spezia (Assessorato alla Cultura e
alla Cooperazione Internazionale).
E’ in avanzato stato di attuazione
il progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 4. 2001-’02’ promosso da Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova (Assessorato alla Scuola, ai Servizi Educativi e alle Politiche
Giovanili), dalla Provincia di Genova
(Assessorato alla Programmazione e
Gestione Offerta Formativa) e dal Comune
della Spezia (Assessorato alla
Cooperazione Internazionale).
Si sta infine concludendo il
progetto ‘Dialoghi su un altro pianeta 5. 2002-’03’ promosso da Progetto Sviluppo e cofinanziato dalla Provincia di Genova (Assessorato alla Programmazione e Gestione
Offerta Formativa).
Complessivamente in sei
anni di attività formativa sono state coinvolte 46 scuole delle provincie di Genova La Spezia e Savona, quasi tutte
con percorsi pluriennali. Sono state realizzate – nell’ambito dei suddetti
progetti – più di 3.000 ore di
laboratori di educazione alla mondialità.
La selezione degli istituti interessati a un lavoro
di approfondimento sulle tematiche della mondialità è stata fatta dopo un’indagine
piuttosto estesa a livello locale, avvalendosi in particolare delle
segnalazioni ricevute dagli organismi istituzionali e non presenti sul
territorio (Provveditorati, Direzioni educative dei Comuni, Associazioni,
ecc.). Si è optato per un criterio intermedio che considerasse da una parte una
presenza più allargata possibile sul territorio, e dall’altra un progressivo
radicamento all’interno delle singole realtà scolastiche prescelte. Alla luce
di ciò, in ogni scuola aderiscono ai progetti mediamente dalle 2 alle 6 classi,
in ciascuna delle quali vengono realizzati cicli di 4-5 incontri di 2 ore
ognuno, per un totale di 8-10 ore per classe.
La prospettiva
prioritaria nel medio termine è di dare continuità agli interventi nelle realtà
scolastiche già conosciute, in particolare in quelle dove gli insegnanti –
dimostrando una forte motivazione – hanno continuato a indagare sulle
suggestioni e gli stimoli emersi, e le molte domande rimaste aperte nei
laboratori. Il lavoro avviato potrà quindi essere approfondito dilatando la
durata dei singoli cicli e, o aumentando il numero di classi coinvolte in
determinate scuole. Tale priorità non vuole comunque escludere
pregiudizialmente – a fronte di esigenze e richieste specifiche – l’adesione di
nuovi soggetti scolastici e contesti territoriali.
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