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Haiti

Haiti è il Paese più povero dell’emisfero occidentale. Più di tre quarti della popolazione vive al di sotto della linea di povertà (sotto i 2 dollari al giorno), e circa la metà, che vive con meno di 1 dollaro al giorno, si trova in stato di estrema povertà e insicurezza alimentare cronica. Il 50 per cento della popolazione vive in zone rurali e dipende dall’agricoltura, mentre il 57 per cento è malnutrito. 28 è l'allarmante quota raggiunta da Haiti nell'Indice Globale della Fame.

Prima del sisma del 2010 l'isola, colpita dal 2006 da 15 disastri, si trovava già in una situazione di crisi cronica.

Secondo il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2011 pubblicato dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), Haiti si attesta al 158 posto su 183 Paesi nella classifica dell’indice di sviluppo umano, senza mostrare perciò significativi cambiamenti in positivo o in negativo dal 2006.
Oltre a questo dato di sintesi, altri dati significativi riguardano l’aspettativa di vita alla nascita che nel 2011 era di 62 anni (per la Norvegia, che è al primo posto nel rapporto UNDP, è di 81.1), un tasso di alfabetizzazione tra la popolazione adulta del 48.7% e un tasso di mortalità sotto i 5 anni dell’8.7%. Il 53% della popolazione è considerato a rischio povertà mentre il 32.3% della popolazione vive in condizione di estrema povertà.
Tra i dati economici significativo è il PIL pro capite, a parità di potere d’acquisto, a 1,151 USD (Norvegia 56,214 USD) con un coefficiente di Gini, indice di disuguaglianza nella distribuzione del reddito, relativo al periodo 2000-2011 a 59.5 (Norvegia 25.8)

Il terremoto ha avuto un drammatico impatto sulle zone rurali situate in prossimità delle grandi città: il 32 per cento degli agricoltori in queste aree hanno perso le loro scorte di sementi (principalmente farina e fagioli) e il 4 per cento ha perso il proprio bestiame. Inoltre sono state registrate perdite in termini di beni durevoli -il 29 per cento delle case degli agricoltori è stato distrutto o gravemente danneggiato-, i redditti derivanti dall’agricoltura sono calati drasticamente, i meccanismi regolatori dei mercati interni sono stati distorti e le fonti di reddito si sono ridotte.

Le famiglie nelle zone rurali che ospitano gli sfollati dalle città devono supportare costi aggiuntivi e per farvi fronte sono state costrette a vendere i propri animali (il 32 per cento ha venduto più animali del normale per comprare cibo) e utilizzare le proprie scorte alimentari.

(fonte:UNDP, FAO E WB)

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