20 febbraio 2007
Diritti Umani: le istanze della società civile,
dell’ONU e le Istituzioni italiane ancora non si incontrano
Difficile, alla Camera dei Deputati, il dibattito sull’istituzione
della Commissione nazionale indipendente per la promozione
e la tutela dei diritti umani
“Perché l’Italia ha bisogno urgente
di una Commissione nazionale indipendente ed efficace di
promozione e protezione dei diritti umani? Non solo perché
scontiamo un ritardo di 14 anni rispetto alla risoluzione
della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non solo perché
tutte raccomandazioni dei Comitati ONU all’Italia
ci chiedono di rispettare i Principi di Parigi, non solo
perché siamo inadempienti anche alla risoluzione
del Consiglio d’Europa del 1997.
Non si tratta certamente solo di dare un contentino alla
comunità internazionale oggi che l’Italia,
da gennaio 2007, è membro del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite e oggi che l’Italia vuole candidarsi
al nuovo Consiglio Diritti Umani ONU.
La risposta è che in Italia i diritti umani non sono
ancora riusciti, come dimostrano i dati sulla violenza intrafamiliare,
sul razzismo e la xenofobia, a divenire cultura diffusa
di base.
Perché in Italia troppo spesso i diritti umani non
riescono ad uscire dalle stanze dei giuristi e dei filosofi
del diritto per farsi patrimonio permanente dell’opinione
pubblica e dei media che troppo spesso si ricordano dei
diritti umani solo in occasione di gravi emergenze mediatiche.
I diritti umani non sono materia obbligatoria nella scuola
e nelle Università italiane.”
Lo dichiara Carola Carazzone, portavoce del Comitato per
la promozione e protezione dei diritti umani, con riferimento
alla proposta di legge sulla “Istituzione della Commissione
nazionale per la promozione e la tutela dei diritti umani
e del Garante dei diritti delle persone detenute o private
della libertà personale”, in discussione alla
Camera dei Deputati.
Discussione a lungo attesa e sollecitata (nella passata
legislatura il disegno di legge n. 3300 non era stato neppure
assegnato alle Commissioni parlamentari competenti), ma
che prosegue non senza difficoltà, diluendo ulteriormente
i tempi per il raggiungimento di un obiettivo ormai non
più rimandabile, per il quale il nostro paese sconta
un ritardo non solo culturale.
L’Italia è infatti uno dei pochissimi Paesi
europei a risultare ancora inadempiente alla risoluzione
dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 48/134
del 1993 circa la costituzione, nei Paesi membri, di una
Istituzione Nazionale indipendente per la promozione e la
protezione dei Diritti Umani e alla risoluzione del Consiglio
d’Europa (97) 11 del 30 settembre 1997.
Oggi in Italia opera, piuttosto, con un rischio di dispersione
economica, settorializzazione, e proliferazione molto alto,
un folto novero di organi governativi che a vario titolo
si occupano di diritti delle donne, diritti dei bambini,
diritti delle persone con disabilità e di istituzioni
locali e regionali, ed è molto preoccupante che in
una democrazia avanzata come quella italiana, ma dal panorama
estremamente frammentato in tema di tutela di diritti umani,
sia stato pressoché impossibile avviare un dialogo
a livello istituzionale con la società civile per
la costituzione di una autorità nazionale e indipendente
per la promozione e protezione di tali, fondamentali diritti,
nonostante specifiche raccomandazioni da parte delle Nazioni
Unite al Governo italiano per la consultazione delle ONG
(CESCR/ ITA/ 04, punto 32 del 26 novembre 2004 e CCPR/C/ITA/CO/05,
punto 7 del 2 novembre 2005).
Ed è grave che il Parlamento italiano non abbia sinora
chiesto di audire l’Ufficio dell’Alto Commissario
delle Nazioni Unite che, con un apposito dipartimento Istituzioni
Nazionali, nato nel 1993 e operante in più di 100
Paesi, rappresenta un imprescindibile punto di riferimento
in materia.
Molto preoccupanti i resoconti parlamentari dell’ultima
seduta di discussione della proposta di legge, interrotta
per mancanza del numero legale. Gravi le affermazioni di
alcuni parlamentari che ritengono che la questione di una
Commissione indipendente per i diritti umani sia una questione
“da Paesi del Terzo mondo”, che non riguarda
“ i Paesi ad alta civiltà giuridica, a culto
dell’ordine e del diritto come l’Italia”.
Denota, poi, gravi lacune nella conoscenza dei Principi
di Parigi e degli standard internazionali anche la posizione
di alcuni parlamentari secondo i quali la Commissione indipendente
sarebbe “inutile e pletorica” poiché
verrebbe a sovrapporsi all’operato della magistratura:
non trova fondamento alcuno l’ipotesi di sovrapposizione
tra poteri o competenze, giacché la Commissione,
con funzioni propositive, consultive e accertative, affiancherebbe
(senza contrastare) la fondamentale attività giudiziaria
della magistratura.
Preoccupa infine l’attuale sbilanciamento a favore
di una sola categoria: nell’articolato approvato dalla
Camera il 50% dell’organico dell’istituenda
Commissione sarebbe dedicato ai diritti dei detenuti.
La Commissione vuole porsi, invece, come strumento di ulteriore
promozione dei diritti umani nel nostro Paese: promozione
a 360 gradi di tutti i diritti, civili, culturali, economici,
politici e sociali, nella loro indivisibilità e interdipendenza,
“senza distinzione alcuna di razza, di colore, di
sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di
altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza,
di nascita o di altra condizione” (art. 2 della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo); senza sbilanciamenti
a favore dell’una o dell’altra categoria.
Grazie anche all’impulso del Workshop Internazionale
organizzato dal Comitato per la Promozione e Protezione
dei Diritti Umani, in collaborazione con l’Ufficio
dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti
umani il 5 dicembre scorso a Roma, l’auspicio della
coalizione di 64 Associazioni e Organizzazioni Non Governative
aderenti al Comitato, da cinque anni attivamente impegnate
per la costituzione in Italia di una Commissione nazionale
indipendente di garanzia dei diritti umani,rispondente alla
Risoluzione 48/134 delle Nazioni Unite ed ai Principi di
Parigi, è che il Parlamento possa instaurare un dialogo
con la società civile italiana e usufruire dell’esperienza
dei molti altri Paesi che, adempiendo alla risoluzione ONU,
hanno costituito Istituzioni Nazionali di promozione e protezione
dei diritti umani indipendenti ed efficaci.
Ufficio Stampa Comitato per la promozione e protezione
dei diritti umani
Giulia Pigliucci, Sabrina Regno
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