20 agosto 2007
Esiste un’altra faccia, interiore,
della globalizzazione?
Vi è un processo di appiattimento delle coscienze?
Ovvero un annacquamento delle identità culturali
e religiose
Sono alcune delle domande al centro
della XVIII Settimana di Educazione alla Mondialità
dedicata a
“Globalizzazione e libertà religiosa. Il rispetto
dei diritti umani e delle diverse culture.”
Aperta a Verbania Pallanza la XVIII edizione della Settimana
di Educazione alla Mondialità, organizzata e promossa
dal VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo,
che rivolge l’attenzione ed analisi, grazie al contributo
autorevole dei relatori ed al dibattito con gli intervenuti,
a “Globalizzazione e libertà religiosa. Il
rispetto dei diritti umani e delle diverse culture”.
La questione di fondo che l’appuntamento pone è
se nel mondo della globalizzazione vi sia ancora la possibilità
di salvaguardare delle biodiversità culturali, attenenti
alla sfera più profonda dell’uomo, tale da
evitare una Mcdonaldizzazione dell’io cosciente, che
trita e trasforma il tutto in una polpetta insapore di relativismo
delle identità morali e religiose. E l’analisi
in atto a Verbania è posta su un piano economico,
geopolitico, legislativo e sociale, tale da permette di
avere delle capacità di lettura e modalità
di intervento nei contesti ove una ONG di cooperazione internazionale,
come il VIS, opera.
Oggi si assiste ad uno svuotamento dei significati e dei
significanti, ad una secolarizzazione mondiale con il rifiuto
dei vincoli etici–religiosi, ad una omologazione e
deconcentrazione identitaria che annacqua tutto e mischia
in un crogiolo che fonde i popoli, le culture in un unico
magma di culto esteriore. La libertà religiosa, intesa
come libertà di fede e non solo di religione, è
uno dei baluardi per garantire all’io la propria individualità,
in grado di contraddistinguerci per storia, cultura e tradizioni,
rendendoci diversi.
È la laicità, secondo quanto affermato da
Giovanni Paolo II, il luogo di comunicazione fra le diverse
tradizioni spirituali e la nazione, mentre i diritti umani
divengono lo strumento di affermazione della libertà
religiosa, contro il laicismo che valuta negativamente ogni
tentativo del credente di far diventare la sua fede cultura
e di giudicare la cultura, quindi anche la politica, alla
luce della fede.
“Sta all’educazione dell’individuo e delle
comunità il compito non solo di formare alla percezione
della propria identità religiosa, ma anche al rispetto
delle altrui identità, tali da poter esprimere il
proprio credo, la propria spiritualità ed incanalarlo
al servizio del bene comune. – ha affermato Massimo
Zortea, presidente del VIS - Ed è il ruolo che in
questi 20 anni il VIS, agenzia educativa nel segno di Don
Bosco presente in 50 Paesi molti dei quali con una minoranza
cattolica, ha ricoperto, assicurando ai 100.000 alunni,
sinora sostenuti, anche l’espressione delle propria
religiosità, valorizzandone le diversità culturali
oltreché peculiarità individuali.”
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