4 settembre 2007
L'impegno costante del VIS e dei
Salesiani in Palestina
a favore del dialogo tra i popoli
Da pochi giorni sono stati avviati i lavori per la costruzione
del Muro di separazione israeliano nella municipalità
di Beit Jala, a cui appartiene la centenaria Casa di Cremisan
dei Salesiani, stretta fra le colonie di Gilo e Har Gilo.
L’intero percorso del Muro, incluso il tratto che
interessa direttamente la proprietà di Cremisan,
è stato stabilito in completa autonomia dalle autorità
israeliane, malgrado il parere consultivo rilasciato dalla
Corte Internazionale di Giustizia il 9 luglio 2004. Il percorso
del Muro corre a monte della Casa Salesiana allo scopo di
circondare la colonia israeliana di Har Gilo, che si trova
sulla sommità della collina, per collegarla alla
municipalità della Grande Gerusalemme istituita unilateralmente
da Israele nel 1967. Le autorità israeliane hanno
inoltre stabilito che il tratto di Muro lungo il confine
tra la Casa di Cremisan e il villaggio palestinese di Al-Walajeh
venisse costruito sulla proprietà salesiana, evitando
di attraversare il territorio del villaggio stesso: l’insistenza
della proprietà salesiana sull’una o l’altra
parte del Muro è legata dunque, esclusivamente, a
scelte di natura strategica indipendenti dai Salesiani.
“In tanti anni di presenza in questa area l'unica
scelta che è stata compiuta è quella di promuovere
il dialogo tra i popoli e la condivisione nel pieno rispetto
delle individualità, delle diversità religiose
e culturali. - ha sottolineato Massimo Zortea, presidente
del VIS – Ribadiamo con fermezza il nostro costante
lavoro per lo sviluppo umano delle popolazioni, volto alla
costruzione di un solido futuro di pace per l'intera area,
stremata da anni di guerra e di tensione. Non solo affermiamo
ciò con l'impegno e la presenza dei nostri volontari,
ma lo confermiamo con la mostra fotografica “Un muro
non Basta” che da due anni, in diverse città
italiane, sensibilizza sugli effetti e le conseguenze che
la costruzione del Muro hanno provocato sulla vita quotidiana
della popolazione.”
Per questo il VIS fa proprio quanto sottoscritto dal vicario
Ispettoriale del Medio Oriente, don Giovanni Laconi, in
merito a percorso del Muro ed alla Casa di Cremisan:
“[…] La Comunità Salesiana, vittima di
una decisione imposta dalle autorità israeliane,
si oppone fermamente alla politica di separazione unilaterale;
ribadisce la propria completa estraneità alla pianificazione
del tracciato del Muro e, allo stesso tempo, rivolge un
appello a tutte le autorità competenti per il ripristino
della legalità internazionale. […] Ai Salesiani
non è stata mai posta la scelta del lato del Muro,
visto che le autorità israeliane hanno deciso a priori
la posizione della Casa entro i confini della municipalità
da loro stessi tracciati. […] Di fronte alla costruzione
del Muro, la Comunità Salesiana non ha contribuito
in alcun modo ad aggravare la difficile condizione del villaggio
palestinese, né ha favorito in alcuna forma –
diretta o indiretta – la requisizione di terre appartenenti
al villaggio stesso. E’ opportuno ricordare che durante
lunghi periodi della prima e seconda Intifada i Salesiani
hanno permesso il passaggio ai mezzi palestinesi sulle proprie
strade interne, vista la mancanza di alternative per i collegamenti
tra il nord e il sud dei Territori. Tuttavia, nel momento
in cui sono state ripristinate le consuete vie di comunicazione,
il passaggio sulla proprietà salesiana non si è
più reso necessario. Pertanto, il fatto che la Casa
di Cremisan rimanga sul lato del Muro che guarda verso Israele
non impedisce agli abitanti del villaggio di Al-Walajeh
di raggiungere direttamente il resto della Cisgiordania
attraverso la strada pubblica. I responsabili della Comunità
Salesiana – che sono stati e che rimangono aperti
al dialogo con gli abitanti della zona, a cui hanno più
volte prestato significativi servizi di utilità sociale
– rinnovano la più profonda solidarietà
al villaggio di Al-Walajeh e all’intera popolazione
palestinese ancora sottoposta alle asperità dell’occupazione.
Allo stesso tempo, tornano a esprimere la speranza che ogni
Muro tra le genti possa cadere per un futuro di pace”.
Si allega il comunicato di don Giovanni Laconi diffuso anche
in inglese ed arabo.
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