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Liberate la pace

Sono passati due anni (15 febbraio 2003) dalla oceanica manifestazione per la pace che si è svolta a Roma e in tante altre città del mondo. Una manifestazione che voleva gridare al mondo intero “no alla guerra”. In realtà, come tutti sappiamo non si riuscì ad impedire la guerra preventiva voluta dagli Stati Uniti in Iraq creando così un vulnus nel diritto internazionale.

Oggi finalmente il popolo iracheno è potuto andare alle elezioni e ogni persona democratica e di buon senso saluta questo evento con un vivo senso di gioia. Ma la domanda da porsi è questa: la guerra era l’unico modo per arrivare alla democrazia in Iraq? E quanti altri Paesi al mondo sono costretti a subire una dittatura? Primo fra tutti la Cina, il paese più popoloso del mondo e quello con l’economia in forte ascesa.

La nostra personale opinione è che quella manifestazione di due anni fa fu grande non solo per il numero di persone che vi parteciparono (circa 4 milioni) ma soprattutto per i contenuti. Il “no alla guerra” era, rimane e sarà il nostro obiettivo: per chi si occupa di cooperazione internazionale non può essere altrimenti. Non a caso Paolo VI diceva che “il nuovo nome della pace è lo sviluppo”.

Siamo scesi in piazza allora e lo rifaremmo anche oggi per difendere l’umanità dalla più grande tragedia che le possa capitare: la guerra permanente.

Antonio Raimondi


 
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