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"Il punto di vista del bimbo straniero"

Interculturalità e integrazione nella scuola elementare italiana

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Progetto di ricerca condotto da Paola Pinelli  e da Maria Cristina Ranuzzi con la collaborazione delle scuole romane - Iniziativa scaturite dal Protocollo d’Intesa tra il Vis ed il Ministero della Pubblica Istruzione..
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Introduzione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Il Progetto

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pulsante lampeggiante.gif (995 byte) I questionari

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LABORATORIO DELL'IDENTITA' E DELL'INTERCULTURA

 

Il gioco dell’esploratore

In questo gioco si lavora sul versante della metafora, secondo la metodologia di ricerca - azione.

Si parte dall’esigenza dell’uomo di esplorare l’ambiente circostante per conoscerlo e ridurre l’ansia che gli deriva dalla non gestione dell’ambiente stesso.

Quindi sono presenti due componenti:

  • esplorazione
  • incontro con l’altro

1a fase

I bimbi giocano all’esploratore mimandolo: l’esploratore che si sveglia e comincia ad esplorare tutto intorno però poi si accorge che l’ambiente può essere minaccioso per cui si unisce al gruppo per esplorare meglio e contemporaneamente per difendersi dai pericoli.

In gruppo (= in carovana) va in giro per la scuola e per il giardino per esplorare il territorio.

Nell’incontrare un luogo fertile (= accogliente), alcuni decidono di fermarsi ed altri di proseguire il viaggio.

2a fase

I bimbi – esploratori mimano di ritrovarsi la sera intorno al fuoco per raccontarsi ciò che hanno visto e scoperto.

Coloro che hanno deciso di fermarsi, lo comunicano agli altri con due diverse metodologie:

  • Con la parola: devono spiegare il perché della loro scelta cercando di convincere anche gli altri a fermarsi; gli altri devono, a propria volta, affermare i lati positivi del ripartire e dell’esplorare per tentare di trascinare con sé i primi
  • Con l’espressività: devono fare la stessa cosa usando la voce come canone espressivo, onomatopeico; attraverso la modularità della voce, devono trasmettere il vissuto del convincimento a rimanere.

Lo si può fare in due modi:

  • divisi per coppie in cui uno racconta e l’altro ascolta (più pertinente sotto il profilo narrativo)

oppure,

  • in gruppo, uno racconta e tutti gli altri ascoltano

In questo modo si educano i bambini all’ascolto e al racconto dell’altro; generalmente quando raccontano ciò che hanno sentito, i bambini si immedesimano nell’altro e parlano in prima persona.

3a fase

La carovana nell’esplorazione si incontra con un gruppo già stanziato e ne scopre le attività. Caccia? Coltiva? Alleva?

Si innescano conflitti di ogni tipo.

Ma i due gruppi, lo stanziale ed il nomade, si trovano costretti allo scambio (p.e. di spezie) perché a ciascuno manca qualcosa che invece l’altro possiede.

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Il tema delle porte

Tema delle porte: come gestire l’emotività davanti alle porte della scuola, porte dietro le quali ci sono stanze o luoghi di cui ciascuno ha memoria.

Ciascuno costruisce un falò di carta e, intorno al falò, strappa dei fogli di carta che sono metaforicamente le "porte" per rappresentare il gesto simbolico dell’apertura delle porte stesse; quindi si procede all’esplorazione per vedere cosa c’è dietro ogni porta.

Si individuano le porte della scuola:

  • la porta d’ingresso
  • la porta della segreteria
  • la porta della direzione
  • la porta della mensa
  • la porta della palestra
  • la porta dell’aula
  • la porta del teatro
  • la porta dell’ambulatorio.

Si scelgono quelle più significative e si procede nel modo seguente:

ci si reca dinanzi alla porta per esempio della palestra e si pensa in silenzio alle proprie memorie della palestra. La maestra chiama a sorpresa gli alunni a dire "porta della palestra"; ciascuno potrà dirlo come vorrà (modulando la voce, cantando, cantilenando, urlando) cercando di comunicare i ricordi che vi stanno dietro. In pratica ciascuno abbina alla frase l’espressione di un vissuto adoperando una gamma di suoni.

Si torna in laboratorio.

A turno, ognuno racconta la propria memoria della palestra e, scegliendo un solo colore, imprime su un grande foglio bianco la traccia di quella memoria che non deve essere né un disegno riconoscibile né una scritta. Può essere una traccia isolata oppure si può attaccare ad un’altra traccia.

Si fa un secondo giro di memorie ed anche un terzo se esistono più storie legate alla palestra, sempre imprimendo tali memorie sul foglio.

Di nuovo in laboratorio.

Si riprende il grande foglio bianco con tutte le tracce delle memorie della palestra.

In silenzio, ciascuno ripensando alle proprie esperienze, prende uno o più fili grossi di lana (ne ha a disposizione di vari colori) e riprende il filo del proprio discorso. Li annoda, li intreccia, ne fa quello che vuole e, sempre dicendo ad alta voce "porta della palestra", li fissa con la colla sullo stesso foglio bianco, ora colorato.

In questa fase può svilupparsi una certa collaborazione tra compagni.

I bambini vengono invitati a pensare ad un oggetto o più oggetti che ricordino loro la palestra e a portarli la volta successiva per attaccarli sul foglio medesimo; se si tratta di oggetti troppo grandi o impossibili da attaccare, viene loro suggerito di riprodurli in qualsiasi maniera.

Di nuovo in laboratorio.

Parecchi hanno dimenticato a casa gli oggetti da portare per cui vengono invitati a guardarsi intorno, a vedere i materiali (molto pochi) del laboratorio e ad ideare / costruire oggetti che ricordino la palestra.

Con molta probabilità scatterà un’improvvisa collaborazione e la creatività darà i propri frutti.

Gli oggetti creati saranno attaccati sul foglio che, a questo punto, assumerà l’aspetto di un’opera polimaterica.

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