| "Il punto di
vista del bimbo straniero"
Interculturalità e integrazione nella scuola elementare italiana |
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| Progetto di ricerca condotto da Paola Pinelli e da Maria Cristina Ranuzzi con la collaborazione delle scuole romane - Iniziativa scaturite dal Protocollo dIntesa tra il Vis ed il Ministero della Pubblica Istruzione.. | ||
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Il VIS è un organismo non governativo nato nel 1986 e promosso dal CNOS (Centro Nazionale Opere Salesiane) che si occupa di volontariato internazionale e di cooperazione allo sviluppo. I suoi progetti di sviluppo nei Paesi Poveri sono soprattutto di natura educativa e di formazione professionale; è presente in 15 paesi in Africa, Asia, Centro e Sud America, Europa dellEst e Medio Oriente. Le sue attività in Italia sono di informazione (produzione di sussidi e gestione di mediateche specializzate in dialogo con tutte le culture), educazione alla mondialità (con interventi nelle scuole, settimane di studio, campi-scuola e corsi di formazione e aggiornamento per docenti ed educatori), formazione alla cooperazione e al volontariato, e campagne di sensibilizzazione. Il VIS per poter lavorare in progetti di sviluppo a contatto diretto con culture "altre" nei Paesi del Sud del mondo si deve costantemente "inculturare"; ha quindi ritenuto di poter mettere a disposizione della scuola le competenze acquisite nella lunga esperienza sul campo per favorire linterculturalità.
La scuola in questi ultimi anni è cambiata enormemente anche a causa della costante crescita della presenza di alunni stranieri; si sono così aperti nuovi interrogativi e nuove difficoltà che non investono solo la sfera della didattica e della psico-pedagogia, ma, a livello più generale, quella antropologica e culturale, difficoltà che, se non gestite in modo adeguato, rischiano di oscurare le grandi potenzialità positive in termini di arricchimento culturale ed umano che naturalmente scaturiscono dallincontro tra culture diverse. Il Ministero della Pubblica Istruzione, il corpo docente, le agenzie formative, i genitori italiani ed i loro figli, si sono resi conto di questo cambiamento e varie ricerche di interesse notevole si sono realizzate, ricerche che, a partire dal dato ormai acquisito di un panorama, scolastico ma non solo, multietnico e multiculturale, hanno messo a fuoco esigenze, aspettative e strumenti di tutti gli operatori del settore affinché si realizzasse, o perlomeno si tendesse a, una scuola interculturale. Ma qual è il senso della parola "intercultura"? Se cultura è anche "ogni attività cosciente e deliberata delluomo come essere razionale e come membro di una società, e linsieme delle manifestazioni concrete e astratte che da quella attività derivano", intercultura è "lo scambio e la reciproca valorizzazione di tale attività e di tali manifestazioni in vista di un arricchimento culturale ed umano". I punti di vista fino ad oggi indagati rispetto il livello di interculturalità e di integrazione raggiunti dai bimbi stranieri nella scuola elementare italiana sono stati quelli degli insegnanti, dei genitori e degli alunni italiani; in generale, come risulta dalle ricerche effettuate, a parte le difficoltà con cui ci si dovrà misurare ancora a lungo, la visione, in particolare dellalunno italiano dellavere compagni stranieri in classe, è assolutamente positiva, costituendo un indispensabile valore aggiunto; ma quale è il parere degli alunni stranieri? Questo è ciò che questa ricerca si propone di fare rappresentando il tentativo di indagare e comprendere le aspettative e le difficoltà legate alla scuola dei bimbi stranieri dalla voce degli stessi bimbi stranieri, ossia, in breve, guardare alla scuola elementare italiana con i loro occhi.
La ricerca presenta unottica prevalentemente antropologica, ma, essendo lantropologia un momento per così dire di astrazione e sintesi tra varie discipline quali la psicologia, la sociologia, la psico-pedagogia, la statistica, la ricerca si propone di tenere presenti, per quanto possibile, tutti i punti di vista. A seguire indico alcuni concetti-base che guideranno la ricerca stessa. Nella dinamica culturale, il primo e fondamentale processo è quello della tradizione, per il quale linsieme degli elementi componenti una specifica cultura viene trasmesso da una generazione allaltra, non privo di variazioni più o meno consapevoli, la cosiddetta deriva culturale, per la quale la tradizione non è mai esattamente uguale a se stessa. Al processo di tradizione corrisponde, nella parte ricevente, il processo di "inculturazione" per il quale ogni individuo assimila, in un continuo dalla nascita alla morte ma più intensamente nellinfanzia e nelladolescenza - il periodo cosiddetto formativo -, insegnamenti diretti ed indiretti impartitigli dallambiente sociale nel quale è immerso. In questo modo, per lacquisita sintonia di pensiero, di sentire e di conoscenze, diviene membro "pieno", responsabile e partecipe della società. Ciò avviene in linea di massima allinterno di ciascuna cultura ma ad oggi è assolutamente insoddisfacente come modello perché ogni cultura non è impermeabile alle altre. Anzi. Dallesterno, sono i fenomeni di diffusione i responsabili degli sconvolgimenti totali o settoriali a cui la tradizione può andare incontro; elementi o complessi di elementi estranei possono introdursi nella cultura tradizionale per contatti tra culture diverse. Lacculturazione è "il processo che conduce allassunzione, in tutto o in parte, dei modi culturali di un altro gruppo". Nessun elemento nuovo può penetrare e quindi stabilirsi nel tessuto connettivo di una cultura diversa se i portatori di questa non lo consentono. Laccettazione passa attraverso un esame a cui lelemento viene sottoposto da parte di quei gruppi, in questo caso selezionatori, nella cui sfera di interesse esso ricade o che siano il tramite della sua conoscenza. Le categorie di selezionatori possono apparentemente non avere nulla a che fare con lelemento considerato; un esempio per tutti è costituito dalla selezione negativa della minigonna nel mondo islamico di oggi che non è dovuta alle donne oppure ai sarti o ai produttori di stoffe che sembrerebbero essere i diretti interessati, bensì ai gestori della religione che in essa valutano non il capo di vestiario ma le valenze morali e ideologiche che gli si connettono. La selezione negativa può essere indotta da più fattori:
Infatti si può comunque avere una reazione di incomprensione o indifferenza che si traduce in ripulsa ( p.e., inerzia culturale come forza della tradizione e paura della novità, e inferiorità tecnica come riconoscimento della propria incapacità di gestire e riprodurre tale elemento). Per ciò che riguarda la selezione positiva invece, dal momento in cui un individuo o una società afferma che quellelemento è di suo interesse, comincia un periodo di lunghezza variabile nel quale lelemento in questione è sottoposto ad un processo di adattamento che ha riflessi importanti sia sulla sua costituzione (forma, struttura o uso) sia su una serie di altri elementi ad esso apparentemente estranei. Il processo può reputarsi concluso quando non sono più possibili crisi di rigetto e lelemento è considerato parte integrante del tessuto connettivo della cultura accogliente. In breve, qualsiasi immissione non significa semplice aggiunta allinsieme che compone una certa cultura, ma significa sostituzioni, modificazioni e una serie di riflessi in settori anche assai lontani da quello in cui lelemento integrato si colloca. Naturalmente quando i canali di contatto si moltiplicano e la velocità di immissione di elementi esterni aumenta, i meccanismi dellintegrazione provocano effetti di sconvolgimento globale. Un particolare tipo di processo di integrazione è il cosiddetto sincretismo: si riferisce al prodotto di incontri tra tradizioni diverse nei quali la positiva selezione di un elemento estraneo si è avuta per il fatto che la sua analogia formale con un elemento facente parte della propria tradizione ha tratto in inganno sul suo significato, con la conseguenza che il prodotto finale della sintesi risulta una terza e nuova cosa rispetto a ciò che lelemento rappresentava e significava nelluna e nellaltra tradizione. In questo studio si proverà ad analizzare i fenomeni presentati dal punto di vista del bimbo, figlio di immigrati o immigrato di prima generazione: in estrema sintesi, cosa significano per lui i processi descritti, da che elementi è rappresentata per lui la tradizione, linculturazione e lacculturazione, come si sviluppa la dialettica continua tra la cultura di provenienza e la cultura ospitante. Tale ricerca è circoscritta alle scuole elementari della sola città di Roma.
La ricerca si compone di due elementi:
Per lo studio sul campo è prevista una durata di tre mesi (gennaio-marzo); esso si compone a sua volta di due momenti che si integrano a vicenda:
dove il campo è rappresentato nel primo caso dalla classe e nel secondo dalle famiglie e comunità di appartenenza. L'osservazione si svolgerà in 4 classi comprendenti diverse fasce di età di 2 scuole di Roma selezionate in base alla tradizionale presenza di alunni appartenenti a culture diverse e in base alla disponibilità delle scuole stesse; la frequenza dellosservazione sarà di una media di due volte la settimana per classe. Losservazione in classe non interferirà in alcun modo con il normale corso della didattica e sarà articolata orientativamente come riportato in Proposte di lavoro / strumenti, al fine di raggiungere gli obiettivi più sotto delineati. La complementarità dellosservazione partecipante è dovuta al fatto che se è presumibilmente vero che la condizione dintegrazione del bimbo straniero può esprimersi come qualità delle relazioni interpersonali e sociali allinterno della classe è altrettanto verosimile che possa esprimersi come qualità delle relazioni interpersonali e sociali fuori della classe stessa (ad esempio, se i bimbi sincontrano tra loro dopo la scuola, se condividono ulteriori tempi, spazi ed esperienze); quindi, è fondamentale per osservare il "fuori classe" cogliere le occasioni di piccole feste, mostre e tutto ciò che le scuole organizzano, per avvicinare le famiglie e di conseguenza le comunità di appartenenza. Losservazione diretta potrà quindi divenire partecipante, che vuol dire inserimento amichevole nel "luogo" indagato (famiglia, comunità di appartenenza, associazioni, campo nel caso dei Rom), presenza, costruzione di amicizie e di affetti, acquisizione di modi ed etichette della cultura presa in esame, al fine di stabilire un clima di fiducia e di normalità di rapporti essenziale ad un buon lavoro etnografico di raccolta dati, con piccole interviste, questionari, giochi, partecipazioni a feste e riunioni e, in senso più generale, alla vita sociale ordinaria delle comunità.
Durante e sulla base di tale osservazione, si formulerà un questionario-gioco ad hoc, calibrato su ciascuna fascia d'età, che costituisce il secondo e fondamentale momento della ricerca; tale questionario sarà poi distribuito capillarmente in tutte le scuole elementari statali romane con bimbi stranieri e sarà sottoposto ai bimbi stranieri e ai loro compagni italiani in uguale percentuale per cui se in una classe c'è solo un bimbo straniero, il questionario sarà sottoposto al bimbo straniero e ad uno italiano a caso; se in una classe ci sono 10 bimbi stranieri, il questionario sarà somministrato anche a 10 italiani. Il questionario sarà formulato tenendo naturalmente conto degli obiettivi generali e specifici della ricerca; i dati del questionario saranno elaborati dal mese di aprile 2001. Per la distribuzione e raccolta il VIS intende avvalersi della collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione e della collaborazione dei docenti.
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