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"Il punto di vista del bimbo straniero"

Interculturalità e integrazione nella scuola elementare italiana

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Progetto di ricerca condotto da Paola Pinelli e da Maria Cristina Ranuzzi con la collaborazione delle scuole romane - Iniziativa scaturite dal Protocollo d’Intesa tra il Vis ed il Ministero della Pubblica Istruzione..
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Introduzione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Il Progetto

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) La metodologia

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) I questionari

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Le interviste

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) I parametri

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Laboratorio

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DESCRIZIONE DEL PROGETTO

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Progetto di ricerca: Interculturalità e integrazione nella scuola elementare italiana. Il punto di vista del bimbo straniero.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Durata: Gennaio-Aprile 2001

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Organismo esecutore: VIS con la collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione in virtù del Protocollo d’Intesa siglato il 15.06.2000

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Presentazione dell’organismo esecutore

Il VIS è un organismo non governativo nato nel 1986 e promosso dal CNOS (Centro Nazionale Opere Salesiane) che si occupa di volontariato internazionale e di cooperazione allo sviluppo.

I suoi progetti di sviluppo nei Paesi Poveri sono soprattutto di natura educativa e di formazione professionale; è presente in 15 paesi in Africa, Asia, Centro e Sud America, Europa dell’Est e Medio Oriente.

Le sue attività in Italia sono di informazione (produzione di sussidi e gestione di mediateche specializzate in dialogo con tutte le culture), educazione alla mondialità (con interventi nelle scuole, settimane di studio, campi-scuola e corsi di formazione e aggiornamento per docenti ed educatori), formazione alla cooperazione e al volontariato, e campagne di sensibilizzazione.

Il VIS per poter lavorare in progetti di sviluppo a contatto diretto con culture "altre" nei Paesi del Sud del mondo si deve costantemente "inculturare"; ha quindi ritenuto di poter mettere a disposizione della scuola le competenze acquisite nella lunga esperienza sul campo per favorire l’interculturalità.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Perché questa ricerca?

La scuola in questi ultimi anni è cambiata enormemente anche a causa della costante crescita della presenza di alunni stranieri; si sono così aperti nuovi interrogativi e nuove difficoltà che non investono solo la sfera della didattica e della psico-pedagogia, ma, a livello più generale, quella antropologica e culturale, difficoltà che, se non gestite in modo adeguato, rischiano di oscurare le grandi potenzialità positive in termini di arricchimento culturale ed umano che naturalmente scaturiscono dall’incontro tra culture diverse.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, il corpo docente, le agenzie formative, i genitori italiani ed i loro figli, si sono resi conto di questo cambiamento e varie ricerche di interesse notevole si sono realizzate, ricerche che, a partire dal dato ormai acquisito di un panorama, scolastico ma non solo, multietnico e multiculturale, hanno messo a fuoco esigenze, aspettative e strumenti di tutti gli operatori del settore affinché si realizzasse, o perlomeno si tendesse a, una scuola interculturale.

Ma qual è il senso della parola "intercultura"? Se cultura è anche "ogni attività cosciente e deliberata dell’uomo come essere razionale e come membro di una società, e l’insieme delle manifestazioni concrete e astratte che da quella attività derivano", intercultura è "lo scambio e la reciproca valorizzazione di tale attività e di tali manifestazioni in vista di un arricchimento culturale ed umano".

I punti di vista fino ad oggi indagati rispetto il livello di interculturalità e di integrazione raggiunti dai bimbi stranieri nella scuola elementare italiana sono stati quelli degli insegnanti, dei genitori e degli alunni italiani; in generale, come risulta dalle ricerche effettuate, a parte le difficoltà con cui ci si dovrà misurare ancora a lungo, la visione, in particolare dell’alunno italiano dell’avere compagni stranieri in classe, è assolutamente positiva, costituendo un indispensabile valore aggiunto; ma quale è il parere degli alunni stranieri?

Questo è ciò che questa ricerca si propone di fare rappresentando il tentativo di indagare e comprendere le aspettative e le difficoltà legate alla scuola dei bimbi stranieri dalla voce degli stessi bimbi stranieri, ossia, in breve, guardare alla scuola elementare italiana con i loro occhi.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Di che si tratta?

La ricerca presenta un’ottica prevalentemente antropologica, ma, essendo l’antropologia un momento per così dire di astrazione e sintesi tra varie discipline quali la psicologia, la sociologia, la psico-pedagogia, la statistica, la ricerca si propone di tenere presenti, per quanto possibile, tutti i punti di vista.

A seguire indico alcuni concetti-base che guideranno la ricerca stessa.

Nella dinamica culturale, il primo e fondamentale processo è quello della tradizione, per il quale l’insieme degli elementi componenti una specifica cultura viene trasmesso da una generazione all’altra, non privo di variazioni più o meno consapevoli, la cosiddetta deriva culturale, per la quale la tradizione non è mai esattamente uguale a se stessa.

Al processo di tradizione corrisponde, nella parte ricevente, il processo di "inculturazione" per il quale ogni individuo assimila, in un continuo dalla nascita alla morte ma più intensamente nell’infanzia e nell’adolescenza - il periodo cosiddetto formativo -, insegnamenti diretti ed indiretti impartitigli dall’ambiente sociale nel quale è immerso.

In questo modo, per l’acquisita sintonia di pensiero, di sentire e di conoscenze, diviene membro "pieno", responsabile e partecipe della società.

Ciò avviene in linea di massima all’interno di ciascuna cultura ma ad oggi è assolutamente insoddisfacente come modello perché ogni cultura non è impermeabile alle altre. Anzi. Dall’esterno, sono i fenomeni di diffusione i responsabili degli sconvolgimenti totali o settoriali a cui la tradizione può andare incontro; elementi o complessi di elementi estranei possono introdursi nella cultura tradizionale per contatti tra culture diverse. L’acculturazione è "il processo che conduce all’assunzione, in tutto o in parte, dei modi culturali di un altro gruppo".

Nessun elemento nuovo può penetrare e quindi stabilirsi nel tessuto connettivo di una cultura diversa se i portatori di questa non lo consentono. L’accettazione passa attraverso un esame a cui l’elemento viene sottoposto da parte di quei gruppi, in questo caso selezionatori, nella cui sfera di interesse esso ricade o che siano il tramite della sua conoscenza. Le categorie di selezionatori possono apparentemente non avere nulla a che fare con l’elemento considerato; un esempio per tutti è costituito dalla selezione negativa della minigonna nel mondo islamico di oggi che non è dovuta alle donne oppure ai sarti o ai produttori di stoffe che sembrerebbero essere i diretti interessati, bensì ai gestori della religione che in essa valutano non il capo di vestiario ma le valenze morali e ideologiche che gli si connettono.

La selezione negativa può essere indotta da più fattori:

  • presenza nel proprio patrimonio tradizionale di un elemento corrispondente a quello sottoposto a vaglio e del tutto soddisfacente se non migliore della novità;
  • assenza nel proprio patrimonio tradizionale di un elemento corrispondente a quello sottoposto a vaglio e giudizio positivo sulla sua utilità e convenienza.

Infatti si può comunque avere una reazione di incomprensione o indifferenza che si traduce in ripulsa ( p.e., inerzia culturale come forza della tradizione e paura della novità, e inferiorità tecnica come riconoscimento della propria incapacità di gestire e riprodurre tale elemento).

Per ciò che riguarda la selezione positiva invece, dal momento in cui un individuo o una società afferma che quell’elemento è di suo interesse, comincia un periodo di lunghezza variabile nel quale l’elemento in questione è sottoposto ad un processo di adattamento che ha riflessi importanti sia sulla sua costituzione (forma, struttura o uso) sia su una serie di altri elementi ad esso apparentemente estranei.

Il processo può reputarsi concluso quando non sono più possibili crisi di rigetto e l’elemento è considerato parte integrante del tessuto connettivo della cultura accogliente. In breve, qualsiasi immissione non significa semplice aggiunta all’insieme che compone una certa cultura, ma significa sostituzioni, modificazioni e una serie di riflessi in settori anche assai lontani da quello in cui l’elemento integrato si colloca.

Naturalmente quando i canali di contatto si moltiplicano e la velocità di immissione di elementi esterni aumenta, i meccanismi dell’integrazione provocano effetti di sconvolgimento globale.

Un particolare tipo di processo di integrazione è il cosiddetto sincretismo: si riferisce al prodotto di incontri tra tradizioni diverse nei quali la positiva selezione di un elemento estraneo si è avuta per il fatto che la sua analogia formale con un elemento facente parte della propria tradizione ha tratto in inganno sul suo significato, con la conseguenza che il prodotto finale della sintesi risulta una terza e nuova cosa rispetto a ciò che l’elemento rappresentava e significava nell’una e nell’altra tradizione.

In questo studio si proverà ad analizzare i fenomeni presentati dal punto di vista del bimbo, figlio di immigrati o immigrato di prima generazione: in estrema sintesi, cosa significano per lui i processi descritti, da che elementi è rappresentata per lui la tradizione, l’inculturazione e l’acculturazione, come si sviluppa la dialettica continua tra la cultura di provenienza e la cultura ospitante.

Tale ricerca è circoscritta alle scuole elementari della sola città di Roma.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Modalità di esecuzione

La ricerca si compone di due elementi:

  1. lo studio sul campo
  2. sulla base dello studio sul campo, la formulazione di questionari calibrati, la distribuzione degli stessi ed infine l’elaborazione dei dati.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) 1. Lo studio sul campo

Per lo studio sul campo è prevista una durata di tre mesi (gennaio-marzo); esso si compone a sua volta di due momenti che si integrano a vicenda:

  • osservazione diretta e silenziosa in classe,
  • osservazione partecipante nelle famiglie e comunità di appartenenza,

dove il campo è rappresentato nel primo caso dalla classe e nel secondo dalle famiglie e comunità di appartenenza.

L'osservazione si svolgerà in 4 classi comprendenti diverse fasce di età di 2 scuole di Roma selezionate in base alla tradizionale presenza di alunni appartenenti a culture diverse e in base alla disponibilità delle scuole stesse; la frequenza dell’osservazione sarà di una media di due volte la settimana per classe.

L’osservazione in classe non interferirà in alcun modo con il normale corso della didattica e sarà articolata orientativamente come riportato in Proposte di lavoro / strumenti, al fine di raggiungere gli obiettivi più sotto delineati.

La complementarità dell’osservazione partecipante è dovuta al fatto che se è presumibilmente vero che la condizione d’integrazione del bimbo straniero può esprimersi come qualità delle relazioni interpersonali e sociali all’interno della classe è altrettanto verosimile che possa esprimersi come qualità delle relazioni interpersonali e sociali fuori della classe stessa (ad esempio, se i bimbi s’incontrano tra loro dopo la scuola, se condividono ulteriori tempi, spazi ed esperienze); quindi, è fondamentale per osservare il "fuori classe" cogliere le occasioni di piccole feste, mostre e tutto ciò che le scuole organizzano, per avvicinare le famiglie e di conseguenza le comunità di appartenenza.

L’osservazione diretta potrà quindi divenire partecipante, che vuol dire inserimento amichevole nel "luogo" indagato (famiglia, comunità di appartenenza, associazioni, campo nel caso dei Rom), presenza, costruzione di amicizie e di affetti, acquisizione di modi ed etichette della cultura presa in esame, al fine di stabilire un clima di fiducia e di normalità di rapporti essenziale ad un buon lavoro etnografico di raccolta dati, con piccole interviste, questionari, giochi, partecipazioni a feste e riunioni e, in senso più generale, alla vita sociale ordinaria delle comunità.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) 2. Il questionario

Durante e sulla base di tale osservazione, si formulerà un questionario-gioco ad hoc, calibrato su ciascuna fascia d'età, che costituisce il secondo e fondamentale momento della ricerca; tale questionario sarà poi distribuito capillarmente in tutte le scuole elementari statali romane con bimbi stranieri e sarà sottoposto ai bimbi stranieri e ai loro compagni italiani in uguale percentuale per cui se in una classe c'è solo un bimbo straniero, il questionario sarà sottoposto al bimbo straniero e ad uno italiano a caso; se in una classe ci sono 10 bimbi stranieri, il questionario sarà somministrato anche a 10 italiani.

Il questionario sarà formulato tenendo naturalmente conto degli obiettivi generali e specifici della ricerca; i dati del questionario saranno elaborati dal mese di aprile 2001.

Per la distribuzione e raccolta il VIS intende avvalersi della collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione e della collaborazione dei docenti.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Obiettivi generali

  • individuare le aspettative e le difficoltà che il bimbo straniero ripone nella scuola (se trattasi ad esempio di aspettative di scolarizzazione – leggere, scrivere e far di conto - o socializzazione/comunicazione);
  • individuare in che modo i fattori critici di integrazione come l’appartenenza culturale, la provenienza geografica, la condizione socio-economica, l’età, il genere, il numero, l’appartenenza religiosa, etc., influenzino il processo stesso d’integrazione;

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Obiettivi specifici

  • individuare i parametri dei bimbi stranieri secondo i quali gli stessi bimbi stranieri si sentono integrati dato che spesso i parametri sono stabiliti dalla cultura dominante/accogliente e non è detto che corrispondano (p.e., l’integrazione può essere vista da un punto di vista umano, sociale o dei risultati);
  • individuare i meccanismi del processo d’acculturazione propri di ciascuna cultura e le possibili attribuzioni culturali di significato a stessi elementi;
  • individuare l’immagine che il bambino straniero ha di sé, del proprio gruppo, della propria cultura, e dell’altro, straniero come lui o italiano, come singolo, gruppo, cultura;
  • individuare il valore che il bimbo straniero dà alla diversità, propria e dei suoi compagni italiani, ed il suo grado di apertura verso i compagni "altri", i docenti e la scuola stessa;
  • individuare, attraverso il linguaggio del corpo, i rituali (culturali ma universali) di rifiuto o accettazione.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Proposte di lavoro / strumenti

  • osservazione silenziosa in classe:
  • i come i bimbi stranieri vivono certe esperienze in classe e come le raccontano e le vivono in casa, in famiglia, in comunità, nel campo nel caso dei Rom;

  • i se il bimbo straniero prova a riprodurre con gli amici della comunità esperienze di gioco o altro realizzate a scuola e, in caso positivo, con quali modifiche ossia quale è l’interpretazione che ne dà;

  • i se si verificano eventuali cambiamenti di carattere, umore, atteggiamento in classe ed in famiglia / comunità / campo;

  • i se, paradossalmente, i bimbi stranieri, per il fatto di essere tali, si sentano favoriti o coccolati o ancora soggetti di maggior attenzione;

  • i il linguaggio ed i rituali del corpo;

  • i se esistenti, gli aspetti positivi legati alla presenza di bimbi stranieri negli stessi bimbi stranieri;

  • i gli argomenti che riscuotono nei singoli bimbi stranieri maggior interesse e perché, ossia scoprire le relazioni che tali argomenti hanno con la cultura di provenienza del bimbo (p.e., una relazione di analogia formale).

  • osservazione partecipante in famiglie / comunità / campi:
  • i visite assidue alle comunità / associazioni di provenienza / campi;

  • i gli eventuali insegnamenti trasmessi dal bimbo straniero al genitore e con quali modifiche;

  • i interviste e questionari, anche sotto forma di gioco, a bimbi stranieri e genitori, per capire se i bimbi vanno volentieri a scuola, quali sono le motivazioni dei bimbi e quali quelle dei genitori;

  • i attraverso giochi di ruoli e simulazioni, come i bimbi si rapportano con l’"altro", straniero o italiano che sia, chiedendone volta per volta spiegazioni (p.e., il gioco del regalo virtuale, facendo motivare la scelta ed il valore, culturale, affettivo, simbolico, dell’oggetto regalato, oppure la composizione di una lettera ad un compagno straniero o italiano);

  • sulla base delle osservazioni, formulazione di un questionario e sua distribuzione;
  • elaborazione dei risultati ottenuti.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Risultati previsti

  • individuazione delle aspettative e delle difficoltà dei bimbi stranieri rispetto alla scuola;
  • individuazione dei parametri d’integrazione dei bimbi stranieri, e quindi di strumenti e modalità per una corretta conoscenza reciproca;
  • dar voce ad eventuali richieste di supporti didattici e/o organizzativi;
  • individuazione degli argomenti che più si prestano ad un discorso interculturale.

La ricerca in tutti i suoi passaggi nonché i risultati saranno messi a disposizione di tutti gli operatori scolastici sul sito web Villaggio Volint www.volint.it.