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"Tra educazione, intercultura e mondialità"

Per un'etica del pluralismo e della convivialità

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Approfondimento liberamente tratto dall'intervento dal titolo "Quale modello di uomo?" del Prof. Stefano Curci dell'Istituto Salesiano di Villa Sora (Frascati) al seminario sulla mondialità dell'anno scolastico 1999-2000.
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Il punto della situazione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Decentriamoci dal centro del mondo

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Pluralismo e mondo

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Bibliografia

Il punto della situazione

Viviamo in un'epoca particolare: nel novecento la civiltà umana ha fatto passi da gigante. Ancora all'inizio del secolo la possibilità di volare era più o meno un sogno, nel 1969 un uomo ha camminato sulla luna......

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Però anche i problemi che dobbiamo affrontare hanno una dimensione nuova, enorme: pensate al fatto che noi nel nostro piccolo, bruciamo quantità di petrolio e carbone per muoverci, riscaldarci.... gesti ormai ovvi, ma non innocenti: infatti generiamo nuvole di anidride carbonica che intrappolano il calore dei raggi del sole come vetri di una serra: ecco il micidiale effetto serra, che gli scenziati denunciano dal 1987, che si porta dietro effetti inquietanti come migrazioni di insetti, alluvioni disastrose...

Come dice il filosofo Hans Jonas, oggi gli uomini hanno una responsabilità enorme: con la loro tecnologia potrebbero spingersi - volenti o nolenti - a processi di distruzione non reversibili, cioè senza possibilità di correzione e ritorno indietro. Questo potere porta con sé il dovere di darsi un limite, di pensare al mondo che lasciamo alle generazioni future, di dire no al non-essere, di garantire un diritto incondizionato a ogni nuovo inizio, di conservare ciò che è divenuto in vista di chi verrà al mondo dopo di noi....

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Bene, noi ci muoviamo in questo contesto molto difficile che è dominato dalla globalizzazione: affrontare la globalizzazione come sfida per l'educazione significa innanzitutto che dobbiamo sforzarci di avere un atteggiamento mentale equilibrato, il più giusto possibile. Chiamerei questo atteggiamento umiltà intellettuale. Riconoscere cioè che siamo dinanzi ad un fenomeno complesso, a qualcosa di inedito e non basta più ripetere meccanicamente pochi slogan e magari vecchi, illudendoci di aver già capito tutto.

Un rischio da evitare è quello di apparire come gli apocalittici della globalizzazione, dipingendola solo in negativo, quasi fosse la peste bubbonica; anche se può sembrare peggio. Di fatto, essa apre infatti un nuovo orizzonte della vita sociale ed è certo un processo che ci accompagnerà a lungo, anche se i nomi che useremo per identificarlo saranno diversi.

Non v'è dubbio che le forme reali con cui la globalizzazione continua ad avanzare sul pianeta la configurano come un processo a etica zero, una sorta di mercato selvaggio che, con il pretesto della competitività, sta sfruttando ad oltranza e senza limite sia l'uomo che l'ambiente.

La globalizzazione presenta aspetti positivi come: l'apertura degli orizzonti a tutto campo; lo scambio planetario delle informazioni; la domanda di un Governo Mondiale; la mobilità umana da un continente all'altro; la riduzione del principio di sovranità degli Stati-nazione, ecc.

Ma non mancano aspetti negativi: la concentrazione del potere nelle mani di pochi; la tendenza alla omologazione culturale; il rischio del pensiero unico; il monopolio dei sistemi di comunicazione; l'evaporazione del territorio; lo sradicamento culturale; la perdita dell'identità; l'idolatria del mercato e il darwinismo sociale; l'aumento delle Patologie dell'insicurezza (smarrimento, stress, bisogno di certezze, localismo, fondamentalismo, New Age....), ecc.

La globalizzazione è nata attorno alla metà degli anni '80, quando il neoliberismo è diventato dottrina ufficiale negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in alcuni altri paesi minori e quando le istituzioni della globalizzazione - le banche e le multinazionali - hanno potuto realmente oltrepassare tutti i confini, in seguito al crollo dell'Unione Sovietica. Non siete convinti della realtà della globalizzazione? Bene, potete vedere rapidamente se avete sulle etichette dei vostri vestiti e scarpe l'indicazione della fabbrica ("made in")?

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In questo nostro viaggio dobbiamo allargare il nostro orizzonte - non fermarci al nostro giardino - scegliere un punto panoramico sulla terra e osservare come vanno le cose: l'impatto dell'umanità sul pianeta dipende da tre fattori, quali

  • il modo di consumare della popolazione,
  • la quantità di risorse disponibili
  • la capacità della terra di assorbire l'inquinamento.

Si tenga conto di questi dati inequivocabili: nel Nord del mondo, che rappresenta soltanto il 20% della popolazione mondiale (circa un miliardo di persone), troviamo: - il 60% delle risorse alimentari - il 70% dell'energia mondiale - il 75% dei metalli - l'81% del commercio mondiale - l'83% del reddito mondiale - il 90% dei risparmi mondiali - il 95% dei prestiti bancario-commerciali. Per non parlare, poi, dello squilibrio esistente nel sistema mondiale dei mezzi di comunicazione sociale. Il mondo si divide in consumatori (il 20% che consuma l'80% delle risorse dell'umanità); persone di reddito medio (60%) e i poveri che percepiscono l'1,1% del reddito totale.

Quanti

Mangiano

Vanno

Usano

Abitano

Redd. Ann.

Consumatori 20%

Carne

Cibi confez.

Bevande

Auto private

Usa e getta

Case comode

>7500$

Reddito medio 60%

Cereali

Acqua pot.

Bicicletta

Autobus

Treno

Durevoli

Case modeste

700-7500$

Poveri 20%

Pochi cereali

Acqua non pot.

A piedi

Locali

Baracche

Capanne

<700$

La popolazione cresce più rapidamente della produzione mondiale di cibo, energia.... la quantità di beni a disposizione è in calo. A partire dal 1950 è stato abbattuto circa un quinto dell'intera superficie forestale: a tasso attuale di deforestazione le foreste tropicali saranno esaurite nel 2037.

Anche la disponibilità di acqua finirà con l'essere a rischio. Le scorte di petrolio (2030), gas naturale (2050), carbone (2300) arriveranno in fondo. Senza appesantirci di dati: stiamo pesando sul pianeta più di quanto possa sopportarci.

Secondo voi, quali pericoli corre l'uomo contemporaneo? Immaginiamo di essere sotto la minaccia di "bombe": nucleare, ecologica, demografica, economica, etnica, biogenetica, migratoria. La responsabilità di queste bombe è, tanto per cambiare, del Nord: ma anche la paura può essere una forza unificante. Ora, non siamo soli nel mondo globalizzato: anzi, spesso ci confrontiamo con persone diverse da noi, per origine, valori, cultura...... la globalizzazione, in una certa misura, ci unisce: come scrive Ugo Volli: "se tutti beviamo le stesse bevande gassose, se vediamo le stesse telenovelas alla televisione, se ci abbracciamo allo stesso modo, se le nostre case contengono gli stessi oggetti per dormire e per mangiare se ci vestiamo tutti con la tela azzurra dei jeans... le differenze politiche, linguistiche o etniche saranno solo una superficie leggera e poco significativa, destinata prima o poi a cedere alla forza dell'omogeneità".

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Purtroppo però - e penso che voi possiate portarmi molti esempi - l'uomo contemporaneo cammina sulla via dell'individualismo e, dunque, la società attuale si caratterizza per la mancanza di valori condivisi da tutti, per la pluralità delle proposte e per l'enfasi concessa alla libertà individuale.

Un'enfasi che corre parallela alla pratica indifferenza per la comunità. Non a caso il principio del bene comune sembra oggi diventato, come l'orsetto panda, un concetto a rischio di estinzione. Bene, noi ci muoveremo tra queste coordinate: da una parte un mondo che corre folle con le sue leggi economiche, dall'altra noi che ci siamo gettati sopra e dobbiamo decidere come andare, darci uno stile: e questo stile deve essere sicuro - perché poggia sulla saldezza dei nostri valori cristiani - "plurale", empatico, aperto al decentramento e ai punti di vista degli altri, cui bisogna imparare a fare spazio (anche se non è necessario far propri i punti di vista degli altri fino alla totale condivisione).

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Dobbiamo educarci all'interculturalità: essa "è un movimento di reciprocità, e dunque superamento del processo unidirezionale di trasmissione del sapere. Si dà interculturalità quando la ricerca non è un viaggio a senso unico ma con l'altro e verso l'altro, con l'attenzione al suo punto di vista, alla sua memoria storica, alle sue fonti, alle sue narrazioni, al suo sistema di attese rispetto al futuro" Non siete convinti che tutto questo richieda da parte nostra una mentalità planetaria?