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"Tra educazione, intercultura e mondialità"

Per un'etica del pluralismo e della convivialità

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Approfondimento liberamente tratto dall'intervento dal titolo "Quale modello di uomo?" del Prof. Stefano Curci dell'Istituto Salesiano di Villa Sora (Frascati) al seminario sulla mondialità dell'anno scolastico 1999-2000.
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Il punto della situazione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Decentriamoci dal centro del mondo

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Pluralismo e mondo

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Bibliografia

Decentriamoci dal centro del mondo

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Per aprire veramente la nostra mente al mondo, per saper fare Storia e Filosofia in maniera non faziosa, dobbiamo educarci al decentramento: esso è "l'esperienza di guardare sé, la propria cultura, con lo sguardo di un'altra cultura.

Il decentramento consente all'individuo di arricchire la propria identità con altri punti di vista, altre caratteristiche, altre memorie, altre fonti, altri sistemi di attesa e di immaginazione. Vi è nella capacità di decentrarsi una forma di tirocinio al pluralismo e alla democrazia che favorisce il superamento dell'egocentrismo e dell'etnocentrismo".

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Per troppo tempo i nostri studiosi hanno peccato di un approccio limitato e centrato, più o meno inconsapevolmente, sulla presunzione di superiorità del proprio io o della propria razza: nei nostri libri leggevamo sempre che Colombo "scoprì" l'America, e mai che, nello stesso periodo, Montezuma "scoprì" l'Europa; allo stesso modo non conoscevamo la storia dei barbari, i moriscos, i marrani, esiliati neri, zingari, eretici, donne-streghe, appestati.... anche i filosofi hanno costruito pensieri centrati sulla potenza dell'Essere, del Cogito, in definitiva dell'Io potenziato e dominatore del mondo.

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È indispensabile essere capaci di superare l'autismo delle culture, la convinzione dell'insuperabilità degli steccati che ci dividono: "ciò che oggi è pericolosamente in aumento è (...) la divisione del mondo in ghetti di natura intellettuale impenetrabili e stagnanti.

Vale a dire che solo gli abitanti nazionali possono capire la loro nazione, che solo i neri possono capire i neri, i gialli i gialli e i bianchi i bianchi, che solo i cristiani comprendono i cristiani, i musulmani i musulmani, solo le donne capiscono le donne (...) che ogni tribù deve rimanere chiusa in se stessa, identica secondo l'identità stabilita dai patriarchi o dai capi del gruppo, sprofondata nella sua purezza di paccottiglia".

Nel nostro percorso è importante affrontare un concetto che ha sempre diviso gli uomini: la convinzione dell'esistenza di razze umane.

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In nome di questa credenza, per secoli gli uomini hanno compiuto violenze indescrivibili: si pensava che, con lo sterminio razionalizzato degli ebrei da parte nazista, si fosse conclusa questa follia. Invece, anche oggi si continua a uccidere in nome di una presunta superiorità razziale: pensate alle vicende che hanno coinvolto serbi, croati e kossovari o ai conflitti che dilaniano l'Africa.

Eppure, illustri biologi e genetisti ci dicono che il concetto di razza umana è scientificamente infondato. Se si prende la specie umana nel suo insieme, le differenze sono sfumate al punto di non poter distinguere delle razze.

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Colore della pelle, forma degli occhi, statura sono effetti di fattori climatici e non di una superiorità o inferiorità strutturale, come troppe volte le ideologie razziste hanno sostenuto. Dunque il concetto di "razza" non ha valore scientifico, ma emotivo, psicologico: credere nella razza è un pò come credere ai fantasmi o ai marziani...... eppure dal XVIII secolo certi filosofi hanno classificato - presupponendo di agire scientificamente - gli uomini come appartenenti a razze diverse, e quindi hanno cominciato a considerare gruppi di uomini come inferiori per facoltà mentali e fisiche, qualità morali e sociali. J.A. Gobineau ha scritto un trattato sull'argomento (Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane, 1853-1855): appoggiandosi all'autorità di Darwin, Gobineau sosteneva che il cervello di un urone non poteva assolutamente contenere uno spirito simile a quello degli europei! Vicino a questo modo di pensare anche un illuminista, Buffon.

Nel secolo scorso in Europa si è diffusa la convinzione che il genere umano si dividesse in una razza ariana superiore e in altre inferiori: questa teoria pseudofilosofica ha purtroppo trovato applicazione storica come giustificazione della politica colonialista dei dominatori europei nei paesi più poveri. Ma l'aspetto più devastante e tristemente noto di queste teorie è l'effetto da esse ottenuto con l'incontro con l'antisemitismo da tempo diffuso in terra tedesca: A. Rosenberg, col suo Mito del XX secolo (1930), porse al nazionalsocialismo di Hitler l'appoggio teorico al suo delirante programma di eliminazione degli appartenenti alle "razze inferiori".

Non dobbiamo sottovalutare il problema della razza anche perché nelle nostre scuole, appena 50 anni fa, si esaltava una certa razza a danno di altre, costringendo a lasciare l'insegnamento quasi 100 docenti universitari ebrei, 279 presidi e professori e molti maestri, mettendo poi al bando 114 autori di libri di testo . Evidentemente, nei secoli gli uomini hanno costruito una serie di pseudo-concetti utili a identificare un "diverso" dal quale separarsi: a titolo di esemplificazione, quali possono essere i volti dell'altro?

Anzitutto partiamo dalla Storia che avete studiato:

usesco1.jpg (1642 byte) L'ebreo: avete presente come nella storia europea, prima dell'Olocausto, gli ebrei abbiano rappresentato spessi il ruolo del capro espiatorio: pensate all'accusa di "deicidio"; le discriminazioni, come il divieto di possedere terre e partecipare a corporazioni che li spinse all'attività finanziaria e al prestito, vietato ai cristiani, da cui derivò la tradizionale accusa di usura; i massacri al tempo delle Crociate; l'isolamento istituzionalizzato nei ghetti; le persecuzioni e espulsioni - Inghilterra (1290) Germania (1347-54) Francia (1306 e 1394) l'opera dell'Inquisizione spagnola culminata con il bando del 1492, esteso 4 anni dopo anche agli ebrei convertiti (marrani); la relativa tranquillità dell'Illuminismo, con l'eccezione dei massacri in Russia (pogrom); fino alla tragedia del XX secolo.

usesco1.jpg (1642 byte) L'arabo: l'incontro della civiltà europea con quella araba è stato uno scontro. Al tempo delle Crociate le due civiltà si sono odiate, salvo poi scambiarsi le reciproche conquiste culturali. Ancora oggi però l'arabo fa problema.

usesco1.jpg (1642 byte) Il nero: (educhiamoci a non usare il termine "negro" che, pur corretto - niger - è stato spesso usato in senso dispregiativo): vi ricordo - rispetto al programma che avete seguito - l'invasione europea iniziata dal Portogallo nel XV sec. (ricordate il Trattato di Tordesillas) nelle coste, nell'ottica della ricerca di rotte circumafricane per l'Oriente; poi molte nazioni europee fecero dell'Africa il serbatoio della tratta degli schiavi per l'America (circa 15000000 tra il sec. XVI e la metà del sec. XIX, quando la tratta fu dichiarata illegale!); il colonialismo e la spartizione dell'Africa che studieremo più avanti.

usesco1.jpg (1642 byte) Il barbaro: il termine era usato dai Greci per designare con disprezzo il non-greco balbettante (abbiamo visto come anche Aristotele non facesse eccezione!) e fu ripreso dai romani al tempo del crollo dell'Impero sotto i colpi degli invasori venuti dal Nord. Ogni popolo tende a considerarsi civile e a rifiutare gli altri come "barbari": in tutta la storia occidentale purtroppo ogni popolo è stato barbaro dell'altro.

usesco1.jpg (1642 byte) L'eretico: quelle persone o gruppi che non si allineano all'ortodossia religiosa o ideologica sono espulsi come eretici: a parte il fatto che la storia è piena di casi di eretici poi riabilitati dal sistema, l'Europa ha impiegato troppo per arrivare al rispetto delle idee altrui. Ricordiamo il manicheismo, gli albigesi, i catari, fino alla Riforma e alla divisione religiosa dell'Europa che radicalizzò il processo.

usesco1.jpg (1642 byte) Il "selvaggio": oggi gli studi antropologici hanno valorizzato gli aspetti originali delle comunità "primitive". Ma pensate all'orrore che gli europei portarono in America quando la invasero, col principio che gli indios erano "inferiori" "schiavi per natura": richiamiamo la disputa tra Sepulveda e Las Casas.

usesco1.jpg (1642 byte) La donna: abbiamo visto come fin dai tempi antichi le donne siano state segregate in casa, ritenute intellettualmente inferiori all'uomo (ricordate Aristotele?), senza dimenticare gli effetti nefasti della misoginia nella caccia alle streghe (basta pensare al tono del Malleus maleficarum).

(a questo punto si può attualizzare ulteriormente il discorso pensando ai volti dell'altro nei nostri giorni: lo straniero, il disabile, il pazzo, l'anziano, la donna, il "terrone", il drogato, lo zingaro, il carcerato........)

Ora, la risposta che la filosofia europea ha elaborato di fronte ai problemi dell'insofferenza e del razzismo è stata il concetto di tolleranza: il concetto appare sporadicamente nel pensiero greco (Protagora, Socrate), si presenta col Cristianesimo e il suo principio di eguaglianza tra gli uomini (ma non si consolida: paradossalmente alcuni cristiani, divenuti responsabili della gestione dello stato, sono diventati intolleranti con le eresie e il paganesimo; mentre altri, più illuminati, non hanno frainteso il messaggio evangelico - Erasmo, Tommaso Moro -).

Il concetto matura in età illuministica, in particolare dopo le guerre di religione. Tolleranza: comprensione, quasi sopportazione di chi è diverso da noi. È stata indubbiamente una conquista per l'Europa dilaniata dall'odio (al quale la politica non poteva rimediare: ricordate il difetto di fondo dell'Editto di Nantes?): una rivoluzione mentale positiva.

Però a noi non può bastare: c'è, nell'idea di tolleranza, un aspetto egoista, di superiorità: ti tollero perché in fondo sono superiore, resto indifferente. Questo atteggiamento poteva funzionare quando la diversità era ancora eccezione: ma nel mondo di oggi non basta più, perché la diversità è troppo presente nel quotidiano. Oggi dobbiamo passare dalla tolleranza alla cooperazione, al farsi carico delle diversità altrui, alla convivialità delle differenze.