|
APPROFONDIMENTI
Origini
del Debito
Il debito ha origini lontane:
 | 1973-74: crisi petrolifera che vide triplicarsi il prezzo del petrolio; |
 | si arricchiscono le compagnie petrolifere; si arricchiscono i paesi produttori di
petrolio che offrono molti "petrodollari" alle banche del Nord del mondo; |
 | eccesso di liquidità e forte domanda di finanziamento dei paesi poveri; |
 | si incrementano, in misura spropositata, gli investimenti offerti al Sud del mondo
con tassi molto bassi, mentre i prezzi delle materie prime dei PVS precipitano
inesorabilmente. |
 | 1979: seconda crisi petrolifera e nuova impennata dei prezzi del petrolio; i Paesi
del Nord del mondo rispondono con politiche neoliberiste, rialzando i tassi di interesse
per contenere linflazione. |
 | Il passaggio da tassi medi del 5% a tassi anche superiori al 25% rende, ovviamente,
molto più difficile il servizio del debito, cioè il pagamento degli interessi e delle
rate di restituzione del capitale. |
 | 1982: scoppia la crisi del debito; il Messico si dichiara insolvente e sospende i
pagamenti. Lo seguono molti altri paesi. |
 | Due conseguenze: 1. i PVS perdono di credibilità e la crisi del debito porta anche
ad una crisi del credito, nel senso che i paesi industrializzati non concedono più
neanche i crediti commerciali; 2. i PVS non usufruiscono dellenorme espansione
economica degli anni 80 che interessa tutto il Nord del mondo. |
Torna a inizio pagina
Il circolo vizioso del debito estero dei PVS
 | Un paese prende a prestito una forte somma |
 | Deve pagare gli interessi previsti alle scadenze stabilite |
 | Deve restituire in rate successive il capitale prestato |
 | Non riesce a farlo |
 | Gli interessi non pagati vengono sommati al capitale iniziale, che aumenta |
 | Il paese contrae nuovi debiti non produttivi, solo per pagare le rate. |
Torna a inizio pagina
Le politiche di ristrutturazione del debito
 | Così, a partire da allora, sono state annunciate e applicate dai paesi creditori
il cd. Club di Parigi e dalle massime Istituzioni finanziarie del mondo
Banca Mondiale (WB) e Fondo Monetario Internazionale (FMI) una serie di
programmi e piani per far fronte allemergenza "debito estero" dei PVS. |
 | Si è trattato, per lo più, di proposte intermedie, volte ad allungare i termini
di scadenza, ad abbassare il carico degli interessi o a rifinanziare una parte degli
arretrati in cambio dellimpegno del paese debitore ad aderire ad un ampio programma
di aggiustamenti "strutturali" sostenuto dal FMI. Tali piani miravano a ridurre
il deficit pubblico, adottando misure di privatizzazione di comparti del settore statale,
controllando linflazione, vigilando sul cambio, generando maggiori risorse per
linvestimento e lesportazione. |
 | Il costo di unoperazione del genere era comunque a carico della popolazione
del paese debitore, soprattutto delle fasce più deboli, nella forma di redditi ridotti,
di maggiori imposte e tariffe, di diminuzione dei consumi, di tagli alla spesa sociale. |
 | Alla fine degli anni 80 però, i paesi membri del Club di Parigi si resero
conto che le misure adottate fino ad allora non erano in grado di risolvere la situazione
e che il problema non era nella mancanza di liquidità dei paesi debitori ma in una
incapacità strutturale di pagare un debito troppo alto e pesante per quelle economie non
ancora "decollate". |
 | Alcuni paesi creditori rinunciarono a parte dei crediti della cooperazione (i cd.
Crediti di aiuto), fornendo nuovi aiuti allo sviluppo sotto forma di doni piuttosto che di
prestiti. Tuttavia, le condizioni dei paesi più poveri e la loro situazione debitoria
sono andate progressivamente peggiorando. |
Torna a inizio pagina
HIPC Iniziativa sul Debito dei Paesi Fortemente Indebitati
 | La strategia lanciata nel 1996 dal Comitato per lo Sviluppo della Banca Mondiale e
dallInterim Committee del Fondo Monetario - liniziativa sul Debito dei Paesi
Fortemente Indebitati (HIPC) è un insieme di misure volte a rendere
"sostenibile" il debito estero di 41 paesi tra i più poveri. Prevede una
riduzione del debito dei paesi considerati, dopo 6 anni di istruttoria e di buona
condotta, nonché lapplicazione da parte dei singoli governi di Piani di
aggiustamento strutturali. |
 | Proposta nel 1996, è in corso di revisione dato che gli stessi promotori (WB e
FMI) hanno ammesso di avere scelto condizioni troppo onerose. Solo 7 paesi su 41 si sono
"qualificati" dopo 3 anni, ma solo Uganda e Bolivia hanno ricevuto gli aiuti
previsti. |
 | Liniziativa però presenta non pochi limiti: le condizioni e i criteri di
ammissibilità sono molto rigidi e lanalisi di sostenibilità del debito, effettuata
dopo un periodo di tre anni di osservazione relativa allandamento delle politiche di
aggiustamento e di riforme adottate, è definita in termini troppo stretti. Altri 3 anni
sono necessari per il suo svolgimento, il quale non tiene conto delle esigenze legate alla
riduzione della povertà e dello sviluppo sociale. Inoltre, il contributo del FMI
alliniziativa è sicuramente limitato. Infine, tanti paesi hanno già effettivamente
pagato i loro debiti. (Per esempio, nel 1994 il debito estero del Brasile ammontava
a 146 miliardi di dollari. Quattro anni dopo saliva a 235 miliardi. Tra il 1989 e il 1997,
il Brasile ha versato a titolo di interessi e ammortamenti 216 miliardi di dollari. Questo
vuol dire che il paese doveva 115 miliardi nel 1989, ne ha già pagati 216 ma continua ad
avere un debito di 235 miliardi!) |
Torna a inizio pagina
La
prossima era dello sviluppo
E chiaro che lobbiettivo dellHIPC sia rendere
più sostenibile il peso del debito dei 41 paesi più poveri. Quello che non è chiaro è
se questiniziativa sia finalizzata a proteggere la posizione dei creditori provando
a salvaguardare il sistema finanziario esistente, o a realizzare significative riduzioni
del debito per favorire lo sviluppo umano dei più poveri. Il problema fondamentale
dellHIPC è che gli obiettivi e i criteri per raggiungerli sono basati su un
concetto di sviluppo considerato superato. Lepoca nella quale si pensava fosse
possibile raggiungere cifre di crescita economica sostenibili e, di conseguenza, un
miglioramento delle condizioni di vita dei paesi più poveri, attraverso politiche
strettamente neo-liberali basate su riforme macroeconomiche e politiche di aggiustamento
strutturali, è oggi superata da una nuova concezione dello sviluppo e nuove teorie su
come raggiungerlo. In questa prossima era dello sviluppo (ancora in stato embrionale)
limportanza viene rivolta alle persone e non più ai numeri; alla prevenzione e non
più alla risposta delle emergenze; alla partecipazione attiva dei beneficiari, e non più
alla loro passività; alla visione delle ONG e altre forme organizzate della società
civile, non più in tensione con i governi ma in collaborazione con essi, a un rapporto di
partenariato tra Sud e Nord, non più di dipendenza.
Torna a inizio pagina
Legittimità
giuridica del debito
Un altro interessantissimo aspetto è lanalisi della
legittimità giuridica del Debito. Secondo la tesi di molti giuristi europei, essa
verrebbe a mancare nel momento in cui, dalla contrazione del debito, si sono verificate
delle consistenti variazioni sia del valore del dollaro (moneta con la quale sono stati
contratti i debiti) che del tasso di interesse sul debito. Come dire, cambiando i termini
del contratto e mutando le condizioni finanziarie internazionali nel quale è stato
sottoscritto, ci si chiede se esso debba ancora essere ritenuto valido o, quanto meno, se
sia legittimo che le conseguenze di tali mutamenti debbano gravare solo sui paesi
debitori.
Inoltre, dato lo stato di enorme necessità in cui i PVS si
trovavano allatto della stipula del contratto, si potrebbe obiettare un vizio di
volontà di questi paesi di contrarre liberamente il debito; come se le condizioni fossero
state imposte dai paesi creditori e accettate dai paesi debitori, a causa della loro
situazione di estremo bisogno.
I giuristi chiedono alla Corte Internazionale di Giustizia di
definire quale sia il diritto che deve regolare la questione del debito e di pronunciarsi
sulla legittimità giuridica del debito "indebito".
Torna a inizio pagina
Cosa fare ?
Forse è necessario un atto di coraggio vero, così come in più
di una occasione la Santa Sede e il Sommo Pontefice hanno chiesto al mondo intero e
ribadito ultimamente in occasione del "Messaggio per la Giornata Mondiale della
Pace" (1998). In esso il Santo Padre, rifacendosi al "pesante fardello del
debito estero", apprezza le iniziative delle istituzioni finanziarie internazionali
auspicando però di "avanzare su questo cammino, applicando con flessibilità le
condizioni previste", e sottolineando come "la questione del debito fa parte di
un problema più vasto: quello del persistere della povertà, talvolta anche estrema, e
dellemergere di nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di
globalizzazione". Una globalizzazione che Giovanni Paolo II si auspica sia senza
marginalizzazione, poiché non è più tollerabile un mondo "in cui vivono fianco a
fianco straricchi e miserabili, nulla tenenti privi perfino dellessenziale e gente
che sciupa senza ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno".
Per mettere in pratica tutto ciò sarà necessario affrontare la
questione del debito estero dei PVS da un punto di vista diverso, che permetta la ricerca
di soluzioni a problemi economici; soluzioni realizzabili non solo
"tecnicamente" ma anche e soprattutto sul piano etico, cioè attraverso un
approccio etico e, secondo noi, cristiano del problema economico; attraverso
unottica della solidarietà e dello sviluppo solidale.
Per questo chiediamo di mettere a punto un nuovo sistema di
cooperazione dei paesi industrializzati a beneficio dei paesi più poveri, per far si che
possano uscire definitivamente dalla morsa del debito.
Torna a inizio pagina
Il debito
odioso
 | Risulta quindi evidente come lunico obiettivo possibile sia chiedere per
lanno 2000 una cancellazione del debito dei Paesi più poveri che non può essere
ripagato, che in termini reali è stato già ripagato. Un debito odioso, contratto
da regimi repressivi, per finanziare politiche e progetti concepiti in modo errato, che è
finito nella casse personali di molti dittatori e che, il più delle volte, è stato speso
per lacquisto di armi o per finanziare guerre o repressioni militari. |
 | Cancellare il debito è possibile e costerebbe ad ogni cittadino del nord del mondo
solamente 4 dollari lanno. |
 | La cancellazione del debito, però, deve essere legata a delle garanzie da parte
dei Governi del sud del mondo ed accompagnata da misure necessarie a risanare
leconomia: programmi e politiche coerenti per far si che la cancellazione non sia un
regalo ai governanti ma giovi soprattutto alla popolazione. Perché possa essere rimesso
il debito nei Paesi impoveriti devono esserci queste condizioni: |
1. un reale processo di democratizzazione; cioè una reale
partecipazione della gente nelle decisioni fondamentali (The decision making);
2. il rispetto di tutti i diritti umani;
3. la demilitarizzazione, cioè i Governi dei Paesi impoveriti
devono smetterla di spendere soldi in armi;
4. i soldi così risparmiati devono andare a beneficio della gente
comune, a beneficio della base, alle cooperative, ai piccoli gruppi che investono
direttamente con la gente, per la gente, per lautopromozione.
Solo a questo livello la remissione del debito avrà un
significato per i poveri , altrimenti andrà a totale beneficio delle elites locali dalla
pancia piena che fanno parte di quel 20% che vive da nababbi.
Se la comunità internazionale non vuole che gli obiettivi
concordati durante il World Summit for Social Development del 1995 e sposati dal Comitato
dAiuto allo Sviluppo delle OCSE (dimezzare la popolazione mondiale in condizione
destrema povertà, ridurre da 2/3 la mortalità infantile, raddoppiare il numero di
bambini che vanno a scuola entro il 2015) cadano nel vuoto, deve attivare dei meccanismi
per la cancellazione totale del debito estero dei paesi in via di sviluppo perché la
cancellazione del debito è una condizione essenziale e di massima urgenza per raggiungere
questi obiettivi.
Torna a inizio pagina
|