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LE GENERAZIONI DEI DIRITTI UMANI
Quali sono le generazioni di diritti
umani?
Dal breve accenno alla
storia dei diritti umani appare chiaro come il contenuto di questi diritti
si sia evoluto nel tempo e si può intuire che questa evoluzione sia
destinata a continuare.
I diritti umani non sono quindi delle categorie e dei concetti statici, ma
mutano col mutare delle condizioni storiche e politiche e dipendono
direttamente dalle rivendicazioni di particolari fasce di popolazione.
A questo proposito gli studiosi che si occupano di diritti umani hanno
individuato delle vere e proprie generazioni di diritti umani, divise a
seconda del contesto storico in cui si sono sviluppate. Occorre tuttavia
precisare che si tratta appunto di una prospettiva di carattere storico: non
si vuole affermare che alcuni diritti siano più importanti di altri cercando
di stabilire una scala di importanza.
La rivendicazione di certi diritti è una conseguenza dei rapporti di potere
tra uomini, ma anche, e soprattutto in tempi recenti, del ruolo del
progresso tecnico: si pensi in particolare al problema dell’inquinamento o a
quello della pedofilia in internet.
Ecco quindi che la società civile rivendica dei nuovi diritti per rispondere
alle minacce che possono provenire per esempio dalla tecnologia
dell’informazione o dalla bioetica. Si tratta di fenomeni relativamente
recenti. Ecco perché sono state individuate le generazioni di diritti umani:
delle categorie che permettano di schematizzare l’evoluzione nel tempo dei
diritti umani.
I nuovi diritti via via affermatisi sono caratterizzati dal fatto di essere
sempre più specifici (ossia definiti nei più piccoli particolari) e di
natura sempre più collettiva (ossia non più indirizzati al singolo ma
all’intera comunità mondiale nel suo complesso).
Sono individuate quattro generazioni di diritti umani.
LA PRIMA GENERAZIONE: i diritti civili e politici
La prima generazione dei diritti umani viene fatta risalire al 1789, quindi
alla fine della Rivoluzione francese con l’approvazione della Dichiarazione
dei diritti dell’uomo e del cittadino.
Sono diritti che nascono dalla rivendicazione di una serie di libertà
fondamentali che erano precluse ad ampi strati della popolazione. Si tratta
in particolare del diritto alla vita e all’integrità fisica, e poi di
tutti quei diritti legati alla libertà di pensiero, di religione, di
espressione, di associazione, il diritto alla partecipazione politica,
all’elettorato attivo e passivo.
Con questi diritti si rivendicano una serie di libertà, in particolare
legate agli aspetti di partecipazione politica, è per questo motivo che si
parla di diritti a matrice liberale.
LA SECONDA GENERAZIONE: i diritti economici, sociali e culturali
Questa seconda generazione ha origine con la Dichiarazione universale
del 1948 e comprende diritti di natura economica, sociale e culturale (come
per esempio il diritto all’istruzione, al lavoro, alla casa, alla salute
ecc.).
L’esercizio effettivo di questi diritti dovrebbe contribuire al
miglioramento delle condizioni di vita del cittadino. In questo senso si
parla di diritti di matrice socialista, contrapponendoli a quelli di matrice
liberale della prima generazione.
Infatti i diritti di prima generazione sono importantissimi, ma è anche vero
che è necessario prima di tutto garantire delle condizioni minime di
sopravvivenza uguali per tutti, che facciano da base comune per l’effettivo
esercizio delle libertà fondamentali.
LA TERZA GENERAZIONE: i diritti di solidarietà
Questi diritti sono di tipo collettivo: significa che i destinatari non sono
i singoli individui, ma i popoli. Ecco quindi che si parla di diritto
all’autodeterminazione dei popoli, alla pace, allo sviluppo, all’equilibrio
ecologico, al controllo delle risorse nazionali, alla difesa ambientale.
Sono anche diritti di tipo solidaristico: vuol dire che ogni popolo ha delle
responsabilità nei confronti degli altri popoli, in particolare nei
confronti di quelli che si trovano in situazioni di difficoltà. Si pensi ad
esempio al problema dello sviluppo: molti Paesi si trovano in condizioni di
povertà perché non sono in grado di fornire cibo a tutti gli abitanti o
perché sono colpiti da malattie che non sono in grado di curare a cause
della mancanza di denaro per acquistare le medicine. Ora, di fronte a queste
situazioni scatta, o dovrebbe scattare, il dovere di solidarietà dei Paesi
più ricchi, per due motivi. Primo perché esistono delle responsabilità
storiche (si pensi a come certe parti del mondo sono state sfruttate durante
l’epoca coloniale), secondo perché spesso queste diseguaglianze sono la
conseguenza di meccanismi di commercio praticati a livello mondiale senza
considerare che alcuni Paesi del mondo possano subire delle gravi
conseguenza.
Ecco quindi che si è sentita la necessità di tutelare anche i popoli, intesi
come gruppi di individui, cui vanno riconosciuti dei diritti collettivi in
modo tale da creare le condizioni affinchè si possano poi effettivamente
realizzare i diritti individuali.
Fanno parte dei diritti di terza generazione anche quelli che tutelano
categorie di individui, ritenute particolarmente deboli ed esposte a
pericoli di violazioni dei loro diritti: si tratta in particolare dei
diritti dell’infanzia e dei diritti della donna.
LA QUARTA GENERAZIONE: i nuovi diritti
Esiste infine una quarta generazione di diritti, che tuttavia non è ancora
stata elaborata con precisione essendo un fenomeno molto recente: i diritti
di quarta generazione sono quelli relativi al campo delle manipolazioni
genetiche, della bioetica e delle nuove tecnologie di comunicazione.
La nascita di questi nuovi diritti è una conseguenza della scoperta di nuove
tecnologie: in questo senso la rivendicazione di nuovi diritti deriva dalla
minaccia causata dalle nuove tecnologie. Si pensi ai danni che possono
causare alla salute i cibi geneticamente modificati, oppure ai pericoli in
cui possono incorrere specialmente i bambini utilizzando internet.
Essendo una nuova categoria occorrerà un po’ di tempo perché questi diritti
vengano formulati con precisione ed introdotti in documenti ufficiali.

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