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I DIRITTI UMANI PER CATEGORIE
Una mappa dei diritti umani
Adesso nello specifico quali sono i diritti
umani tutelati: in particolare che diritti sono e chi sono i destinatari di
questa tutela.
Un premessa che occorre fare è che la sede principale in cui ci si occupa di
promozione e tutela dei diritti umani è il sistema internazionale, in
particolare il sistema delle Nazioni Unite di cui abbiamo parlato nella
parte dedicata all’analisi della storia dei diritti umani.
Volendo essere un po’ più precisi, le linee generali per la promozione e la
tutela dei diritti umani vengono decise nel contesto internazionale (dove si
riuniscono i rappresentanti di molti Stati del mondo) anche se poi i singoli
Stati hanno il dovere di tutelare i diritti umani all’interno del proprio
territorio, per mezzo delle leggi nazionali.
Ecco perché per avere un’idea chiara di quali sono i diritti umani tutelati
è sufficiente andare a considerare le convenzioni internazionali (che altro
non sono che delle specie di leggi internazionali, adottate nel corso delle
riunioni dai rappresentanti degli Stati e valide per tutti) che si occupano
di questi diritti. I documenti sono veramente moltissimi, occorre quindi
fare una sintesi considerando solo quelli più importanti. E’ opportuno anche
dividerli per categorie: diritti civili e politici, diritti economici e
sociali, protezione contro la discriminazione razziale e la tortura, diritti
dell’infanzia e delle donne.
Diritti civili e politici
I diritti civili sono quelli che tutelano la persona, la libertà di pensare
e di agire, quindi riguardano la sfera privata di ciascun individuo e
pongono dei limiti ai poteri dello Stato nei confronti dei cittadini.
I diritti politici, invece, sono quelli che consentono la partecipazione
alla vita politica del Paese, quindi riguardano il cittadino nella sua sfera
pubblica, in particolare il diritto a votare e ad essere votato, la libertà
di pensiero e di riunione, la possibilità di accedere alle cariche
pubbliche.
Questi diritti proteggono ogni individuo tanto nella vita privata quanto in
quella pubblica, occorre tuttavia sottolineare che affinchè possano essere
garantiti diritti civili e politici è necessario assicurare prima di tutto
il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
I diritti civili e politici sono definiti nella Dichiarazione Universale dei
diritti dell’uomo. La Dichiarazione sancisce prima di tutto il diritto alla
vita, alla libertà e alla sicurezza (art. 3); successivamente vengono
elencati i diritti civili (dall’art. 4 all’art. 20) e i diritti politici
(art. 21) INSERIRE LINK DIRETTO AL CAPITOLO “COSA SONO I DIRITTI UMANI”
Tuttavia la Dichiarazione non è vincolante per gli Stati: questo vuol dire
che da essa non derivano degli impegni veri e propri, trattandosi più che
altro di una dichiarazione di principi. Serve quindi un altro tipo di
documento per garantire che i diritti vengano effettivamente rispettati: si
tratta del trattato o convenzione, che obbliga tutti gli Stati che
aderiscono a rispettare le regole in essa contenute.
I diritti civili e politici, quindi, sono richiamati e definiti in maniera
più specifica anche nel Patto Internazionale per i diritti civili e politici
del 1966.
Diritti economici, sociali e culturali
I diritti economici, sociali e culturali proteggono l’individuo come membro
della società cui appartiene, in prospettiva quindi leggermente diversa
rispetto all’approccio dei diritti civili e politici che tutelano
l’individualità della persona.
I diritti in questione sono:
• diritto al lavoro, tutelato e retribuito in maniera equa
• il diritto al riposo e allo svago
• il diritto ad un tenore di vita che garantisca la salute e il benessere
anche della famiglia
• il diritto all’assistenza sanitaria
• il diritto all'istruzione
• diritto alla partecipazione alla vita culturale della comunità.
In questo caso affinchè i diritti economici, sociali e culturali possano
essere effettivamente realizzati è necessario che lo Stato si impegni in
maniera attiva e concreta: i diritti economici, sociali e culturali
impongono allo Stato specifici obblighi, per esempio la rimozione di quegli
ostacoli che impediscono a tutti di accedere al benessere e alla protezione
sociale.
Anche questi diritti sono sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo (dall’art. 23 all’art. 27). Come accennato sopra la Dichiarazione
non è un documento sufficiente a generare degli obblighi vincolanti, quindi
così come per i diritti civili e politici, anche per i diritti economici,
sociali e culturali è stato necessario scrivere un apposito trattato il
Patto internazionale per i diritti economici, sociali e culturali del 1966:
i diritti sanciti dalla Dichiarazione vengono ripresi e definiti in maniera
più specifica e inseriti in un documento che obbliga gli Stati che lo
firmano a rispettare le regole in esso contenute.
Qualche esempio concreto
Adesso che abbiamo più chiaro il concetto di diritti umani, analizziamo
alcuni casi specifici. In questo modo risulterà anche più chiaro come si
procede concretamente alla tutela dei diritti umani attraverso specifiche
convenzioni.
Esamineremo prima di tutto due esempi di palese violazione dei più basilari
diritti dell’uomo (discriminazione razziale e tortura), mentre
successivamente vedremo come alcune categorie di persone siano
particolarmente vulnerabili e per questo motivo più esposte a possibili
violazioni dei loro diritti (bambini e donne)
Discriminazione razziale
E’ inutile sottolineare che tra individui provenienti da diverse parti del
mondo esistono delle profonde differenze somatiche, in questo senso si parla
di razze. I caratteri somatici presi in considerazione sono diversi: dal
colore della pelle, alla forma e colore degli occhi, dalla conformazione del
setto nasale alla posizione della mascella o alla forma del cranio.
Purtroppo sulla base di queste differenze fisiche sono state elaborate delle
teorie discriminatorie, che hanno voluto escludere dal godimento dei diritti
quei soggetti che presentassero determinate caratteristiche fisiche.
Il termine razzismo riunisce in una parola tutte queste teorie e si fonda
sull’erronea convinzione che le diverse razze posseggano anche delle diverse
caratteristiche culturali e che questo permetta di affermare la superiorità
di un razza sull’altra. Ecco quindi che sarebbe possibile distinguere tra
razze superiori e inferiori.
Gli esempi di fenomeni di discriminazione razziale nel passato sono
numerosi. Si pensi in particolare ai fenomeni di pulizia etnica perpetrati
dai regimi fascisti e nazisti, ma anche alla politica di apartheid che
rimasta in vigore in Sud Africa fino al 1993 (politica che voleva uno
sviluppo separato delle diverse razze, in particolare dei bianchi e dei
neri, di fatto realizzata attraverso segregazioni e discriminazioni razziali
a svantaggio dei secondi). Anche oggi molto più spesso si verificano episodi
che hanno alla base fenomeni di discriminazione razziale, come per esempio i
fenomeni di pulizia etnica verificatisi nel corso delle più recenti guerre
civili.
Ecco quindi che la tutela contro queste forme di discriminazione appare
essenziale: sia per prevenire eventuali fenomeni di intolleranza che sfocino
in violenze, sia per tutelare il fondamentale diritto all’uguaglianza a
prescindere da elementi come il colore della pelle, che decisamente non
possono indicare la superiorità di un individuo su un altro (principio
sancito anche dalla Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo del 1948,
in particolare all’art. 2).
La tutela contro il razzismo è però garantita anche da altri strumenti
internazionali, il più importante è la Convenzione internazionale per
l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale entrata in
vigore nel 1969.
La Convenzione si fonda sul principio della pari dignità ed uguaglianza di
tutti gli esseri umani: stabilisce che tutti gli esseri umani nascono liberi
ed uguali in dignità senza alcuna distinzione, esclusione, limitazione o
preferenza basata sulla razza, il colore della pelle, la discendenza,
l'origine nazionale o etnica.
La Convenzione si schiera apertamente contro ogni forma di colonialismo e di
ogni pratica discriminatoria e stabilisce la necessità di eliminare
rapidamente tutte le pratiche e tutte le manifestazioni di discriminazione
razziale in ogni parte del mondo.
In questo documento si legge in particolare come la dottrina della
superiorità di alcune razze su altre, cui accennavamo prima, è falsa
scientificamente, condannabile moralmente e ingiusta.
Lo scopo della Convenzione è di invitare gli Stati a condannare nei
rispettivi Paesi ogni forma di discriminazione razziale e di impegnarsi a
portare avanti, con tutti i mezzi adeguati e senza indugio, una politica di
eliminazione della discriminazione in tutte le sue forme promuovendo la
reciproca comprensione fra tutte le razze.
Un altro documento importante è la Convenzione sulla Prevenzione e Punizione
del crimine di genocidio del 1948. Il genocidio è una pratica che consiste
nello sterminio di un intero gruppo sulla base di una discriminazione di
natura razziale, etnica o religiosa. La Convenzione condanna questa pratica
e invita tutti gli Stati ad impegnarsi per evitare che venga posta in essere
ed eventualmente a punire i soggetti colpevoli.
Esiste anche una specifica Convenzione sulla repressione e la punizione del
crimine di Apartheid, inteso come regime caratterizzato da un’oppressione
sistematica e dalla dominazione da parte di un gruppo razziale su altro o
altri gruppi razziali, del 1973.
In questo senso è molto importante lo Statuto della Corte Penale
internazionale, approvato a Roma nel 1998. La Corte Penale Internazionale è
un vero e proprio tribunale che si occuperà di indagare e di giudicare le
persone che si siano macchiate dei crimini più gravi anche se queste persone
occupano dei ruoli politici importanti nei loro Paesi oppure se fanno parte
di forze militari. In questo documento si condannano i crimini di genocidio
(art. 6) e quelli di apartheid e di discriminazione razziale (definiti come
crimini contro l’umanità, art. 7).
Tortura
Per tortura si intende ogni atto contro una persona che causi dolore o
sofferenza gravi (a livello fisico ma anche mentale) ad opera molto spesso
di agenti dello Stato.
Perché viene praticata? In genere le vittime sono persone accusate o
sospettate di aver commesso atti contro la legge, ma spesso si fonda su
discriminazioni politiche, razziali o religiose. La tortura infatti viene
alimentata da ideologie discriminatorie (vedi sopra) che “giustificano” il
fatto che contro una persona sia possibile qualsiasi forma di violenza.
La tortura viene inflitta con strumenti come fruste, bastoni e chiodi, ma si
utilizzano spesso e sempre più frequentemente tecnologie moderne e metodi
sofisticati di violenza psicologica e droghe. Le vittime sono persone
appartenenti a tutte le classi sociali, gruppi, e professioni, criminali
sospetti e detenuti politici. I soggetti più vulnerabili sono però le donne
e i bambini contro i quali ci si accanisce con particolare violenza.
Secondo Amnesty International, una delle organizzazioni più attive nella
denuncia di fatti di questo tipo, sarebbero ben 124 gli Stati in cui la
tortura viene praticata in maniera sistematica coinvolgendo migliaia di
persone. E da questo elenco non sarebbero esclusi i Paesi industrializzati
come l’Italia, la Germania, la Francia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna,
dove i maltrattamenti sono spesso di stampo razzista.
La pratica della tortura mette in discussione il principio fondamentale
sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani per cui ogni uomo
ha pari dignità (art. 1). La stessa Dichiarazione vieta espressamente la
tortura e comunque ogni punizione o trattamento inumano o degradante (art.
5).
Si occupa espressamente di tortura la Convenzione contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984. Questo documento
vieta ogni forma di tortura e stabilisce che gli Stati debbano vigilare
affinchè nel loro territorio non sia commesso questo crimine. La tortura è
un vero e proprio crimine contro l’umanità, così come stabilisce all’art. 7
lo Statuto della Corte penale internazionale di cui si è parlato sopra.
I diritti dei bambini
I bambini sono esseri umani che, proprio per la giovane età che li rende una
categoria particolarmente vulnerabile, hanno bisogno una specifica
protezione.
E’ nella fase dell’infanzia che si pongono le basi per la realizzazione
della vita da adulto: garantire un’infanzia felice e libera da
preoccupazioni e problemi significa assicurare al bambino la possibilità di
diventare un adulto felice, realizzato e responsabile. Quindi qualsiasi
situazione economica o sociale che possa mettere in pericolo la corretta
crescita e lo sviluppo del minore costituisce una violazione dei suoi
diritti.
Purtroppo oggi le violazioni dei diritti umani dei minori sono numerose.
Quelle legate alla situazione economica di un Paese sono causate dalla
diffusione di malattie, dalla denutrizione e dalla non disponibilità di
acqua potabile. I Paesi poveri del Sud del mondo non hanno denaro
sufficiente per acquistare vaccini per le malattie, anche le più banali come
il morbillo o la diarrea, che quindi diventano mortali. Molti bambini
muoiono addirittura appena nati. In questi Paesi i bambini muoiono di fame e
di sete.
Ma a volte è la situazione politica di un Paese che penalizza la vita dei
bambini. Dove c’è la guerra i bambini rischiano ogni giorno la vita a causa
dei bombardamenti, delle mine o perché spesso vengono usati come soldati e
mandati a combattere con e contro gli adulti. Altre volte a causa della
guerra i bambini e le loro famiglie sono costretti a fuggire in altri
luoghi, diventano così dei rifugiati: non hanno più una casa, perdono i loro
amici, non possono più frequentare la scuola… e questo chissà per quanto
tempo, forse per sempre. Nei paesi in cui ci sono regimi politici repressivi
i bambini vengono uccisi, rapiti o torturati.
Spesso i bambini sono anche costretti a lavorare, rubando tempo al gioco e
alla scuola, svolgendo il più delle volte attività pericolose per la vita o
per la salute.
Infine i bambini, proprio a causa della loro vulnerabilità, sono spesso
oggetto di violenze di ogni tipo a causa di comportamenti degli adulti, e
questo non accade solo nei Paesi più poveri.
Per tutelare le innumerevoli forme di violazione dei diritti dell’infanzia
sono stati redatti una serie di documenti specifici. Il primo documento
rilevante è la Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959. Come già
ripetuto, la dichiarazione non determina degli obblighi specifici nei
confronti degli Stati, così dopo lunghe trattative è stata approvata la
Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989. I due
documenti hanno praticamente lo stesso contenuto, con la differenza che la
Convenzione definisce in maniera più dettagliata i singoli diritti.
La Dichiarazione e la Convenzione rappresentano una vera e propria svolta
nella tutela giuridica dell’infanzia, perché per la prima volta viene data
rilevanza agli interessi del bambino come tale, mentre nelle convenzioni
precedenti si riteneva più importante l’interesse dei genitori o la
protezione dei beni dei minori.
I principi fondamentali che possono essere individuati sono:
• il principio di non discriminazione, in base al quale il minore deve
essere tutelato a prescindere dal colore della pelle, della religione, della
provenienza geografica ecc…;
• il principio del superiore interesse del fanciullo rispetto a qualsiasi
altro genere di interessi compresi quelli dei genitori;
• il principio in base al quale è un dovere ascoltare l’opinione del
fanciullo ogni volta che devono essere prese delle decisioni che lo
riguardino
Ai minori vengono poi riconosciuti pienamente il diritto alla vita, alla
sopravvivenza e allo sviluppo. Infine si introduce.
Ma quali sono in concreto i diritti dei bambini? La Convenzione ne individua
dieci:
• il diritto all'uguaglianza e alla protezione dalla discriminazione, senza
distinzione di razza, religione, nascita e sesso
• il diritto a un nome e a una cittadinanza
• il diritto alla salute
• il diritto all'istruzione e alla formazione
• il diritto al tempo libero, al gioco e allo svago
• il diritto all'informazione, alla partecipazione, a essere ascoltati e a
riunirsi
• il diritto a una sfera privata e a crescere in uno spirito di uguaglianza
e di pace
• il diritto ad aiuti immediati in caso di catastrofi e in situazioni
d'emergenza, come pure alla protezione contro la violenza
• il diritto a una famiglia e a una casa sicura
• il diritto all'assistenza sanitaria
Da questo elenco si può capire come la protezione avvenga a vari livelli:
attraverso il riconoscimento di libertà e diritti fondamentali (per esempio
il diritto alla vita e all’uguaglianza) attraverso speciali protezioni che
tutelino il bambino da pericoli cui è maggiormente esposto (come gli abusi,
i maltrattamenti, lo sfruttamento, il coinvolgimento in conflitti armati) e,
infine, attraverso la promozione dello sviluppo del bambino attraverso la
garanzia all’accesso di alcune necessità basilari (per esempio l’educazione
o il gioco).
Tanto la Dichiarazione quanto la Convenzione stabiliscono quella che viene
definita la base comune per la tutela giuridica dell’infanzia. Questo
significa due cose. La prima che starà poi a ciascun Paese, attraverso al
creazione di leggi, a fare in modo che questi diritti siano effettivamente
garantiti. In secondo luogo che, proprio perché si tratta di documenti che
stabiliscono degli standard minimi, esistono altri documenti internazionali
che tutelano i minori contro specifiche violazioni.
In particolare per la tutela dei bambini soldato esistono due documenti
importanti, prima di tutto lo Statuto della Corte Penale internazionale del
1998, che considera un crimine arruolare minori e farli partecipare ai
conflitti armati.
Anche il Protocollo opzionale sui bambini nei conflitti armati del 2000 si
occupa dello stesso problema, ma offre una garanzia maggiore rispetto allo
Statuto: vieta agli Stati di arruolare minori di 18 anni, in base alle
disposizioni dello Statuto il divieto era fatto solo riguardo i minori di 15
anni. Tuttavia questo Protocollo è opzionale: significa che gli Stati che
hanno firmato la Convenzione sui diritti dell’infanzia (che limita la tutela
ai minori di 15 anni) possono scegliere se adottarlo o meno, per esempio
l’Italia ancora non lo ha fatto.
Per quanto riguarda invece lo sfruttamento dei minori, in particolare quello
sessuali, è molto importante il Protocollo opzionale sulla vendita,
prostituzione e pornografia dei bambini del 2000 che fornisce particolari
strumenti non solo per protezione delle giovani vittime ma anche per la
prevenzione di questi fenomeni allarmanti.
Esistono anche delle specifiche convenzioni a tutela dei minori per quanto
riguarda il lavoro minorile. In particolare la Convenzione sull’età minima
per l’assunzione all’impiego del 1973 e quella più recente del 1999, la
Convenzione sulla proibizione e l’azione immediata per l’eliminazione delle
peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile. In entrambi i documenti
si sottolinea come il lavoro minorile in molti casi impedisca lo sviluppo
del bambino distogliendolo da attività importanti per la crescita, come per
esempio la frequenza della scuola o il tempo dedicato al gioco.
I diritti delle donne
Così come i bambini, anche le donne fanno parte di una categoria che può
essere definita debole per quanto riguarda il rischio di violazione di
diritti umani.
In questo senso sono diverse le situazioni in cui le donne si trovano ad
essere vittime di gravi violazioni.
Partiamo dalla situazione forse più drammatica: la guerra. I conflitti nel
corso dei secoli sono cambiati profondamente: oggi le guerre hanno come fine
ultimo lo sterminio totale del nemico, ecco quindi che vengono presi come
bersagli soprattutto i bambini e le donne. La violenza contro la donna nel
corso dei conflitti si fonda sul fatto che essa sia anche la generatrice di
futuri avversari.
Un altro aspetto legato alla guerra è quello dei rifugiati, di cui si è
parlato anche sopra: circa l’80% dei profughi è costituito da donne e
bambini.
Le donne subiscono degli svantaggi anche nel mondo del lavoro, e questo
anche nei Paesi più ricchi e industrializzati. Spesso devono lavorare in
cambio un salario minimo, dovendo rispettare un orario più pesante rispetto
agli uomini e spesso in condizioni igieniche precarie. Il rischio costante è
quello di venire licenziate su due piedi in caso di gravidanza.
Nei Paesi molto poveri, poi, le donne sono considerate un peso, dal momento
che si da per scontato che non potranni mai essere indipendenti fino a
quando non si saranno sposate, gravando anche in questo caso sulla famiglia
a causa della dote. Per questi motivi si verificano dei fenomeni riprovevoli
come l’infanticidio nei confronti delle bambine. In Cina la situazione è
particolarmente grave: il governo a causa del problema della sovrappolazione
ha vietato alle famiglie di avere più di un figlio. I maschi sembrano essere
più utili alla vita familiare, si sono verificati molti casi di uccisione di
bambine appena nate o di aborto.
In alcuni Paesi, in particolar modo in Africa, per ragioni culturali le
donne sono soggette a forme di violenza particolarmente gravi, quasi delle
torture, cui non possono sottrarsi se non vogliono essere escluse in maniera
completa dalla società cui appartengono, ma che producono dei danni
permanenti.
L’accesso delle donne all’istruzione è molto inferiore a quello degli
uomini, anche nei Paesi del Nord del mondo.
Infine, le donne nel mondo, sono molto più povere degli uomini: la povertà
delle donne è conseguenza diretta delle minori opportunità economiche e
della mancanza di accesso alle risorse come per esempio il credito, il
possesso di terre, l’ eredità o l'istruzione.
Alla luce di queste premesse appare chiaro perché le donne, così come i
bambini, abbiano bisogno di tutele particolarmente mirate che tengano conto
del fatto che i tipi di violenze e di discriminazioni di cui sono oggetto
hanno delle caratteristiche particolari.
Già nella Dichiarazione universale dei diritti umani e quindi anche nel
Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nel Patto
Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che come abbiamo visto
concretizzano i diritti proclamati nella Dichiarazione, si sottolinea
l’importanza di garantire a tutti gli stessi diritti a prescindere dal
sesso. Però questa tutela, se da una parte è necessaria, dall’altra non è
sufficiente proprio perché occorre anche tenere in considerazione il fatto
che le discriminazioni nei confronti delle donne sono del tutto particolari
e necessitano di una tutela specifica.
Per questo motivo sono stati elaborati dei documenti specificamente rivolti
alle donne, in particolare la Convenzione sui Diritti Politici della Donna
del 1952, la Convenzione sull'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione
contro le Donne del 1979. Questi due documenti obbligano gli Stati a fare in
modo che nei singoli Paesi ci siano le stesse garanzie di poter godere dei
diritti umani a prescindere dal fatto di essere uomo o donna, in tutti i
settori: partecipazione politica, lavoro, accesso all’istruzione ecc…

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