La lunga marcia dei diritti umani attraverso la storia

Dalla Dichiarazione Universale al sistema internazionale di tutela dei diritti umani

UNbig.gif (5662 byte)Con la Dichiarazione Universale i diritti umani diventano materia di diritto internazionale e smettono di essere una questione meramente di diritto interno, nazionale.

Fino ad allora il diritto internazionale classico si era solo ed esclusivamente occupato dei rapporti tra gli Stati (regolamentazione dei confini, di guerre, alleanze, accordi commerciali, etc.).

Il rapporto tra lo Stato ed i propri cittadini così come i diritti individuali erano sempre stati un affare "domestico", soggetto alla sovranità nazionale ed escluso da ogni disciplina internazionale.

Soggetti di diritto internazionale sono stati tradizionalmente solo gli Stati e dal XIX secolo le organizzazioni internazionali.

Con la Dichiarazione Universale ed il successivo sviluppo del sistema internazionale di tutela dei diritti umani prende forma un nuovo diritto internazionale, contrapposto a quello tradizionale, il diritto internazionale cd. solidaristico.

Tale diritto promuove il riconoscimento degli individui, dei popoli e delle organizzazioni della società civile (organizzazioni non governative, associazioni, sindacati, etc.) quali soggetti – ossia titolari di diritti e doveri - di diritto internazionale.

Il diritto internazionale solidaristico si scontra con le forti spinte della sovranità nazionale e difesa della non ingerenza negli affari interni.

La Carta dell’ONU stabilisce che gli organi delle Nazioni Unite non possono intervenire nelle questioni che appartengono al dominio riservato degli stati e ciò ha limitato, per alcuni decenni dalla sua istituzione, la Commissione per i diritti umani ad un ruolo meramente generale ed astratto, di predisposizione di progetti di dichiarazioni.

Solo a partire dalla fine degli anni Sessanta, con l’istituzione della procedura pubblica, si sono avute, fra vivi contrasti, le prime iniziative relative alla situazione dei diritti umani in singoli stati, da principio limitatamente all’ipotesi di "violazioni gravi e sistematiche", in seguito, con l’istituzione dei meccanismi "a tema", anche in relazione a violazioni singole o simple violations.

Ancora oggi vi sono attività di protezione dei diritti umani che continuano ad essere strutturalmente soggette alla condizione del consenso delle autorità dello stato interessato (così è per esempio per le operazioni di peace-keeping).

Lo stesso sistema internazionale di tutela dei diritti umani sconta ancora troppo spesso l’inefficacia, per esempio per quanto riguarda la debolezza di poteri coercitivi, dovuta a tale contrapposizione.

Ma gli sviluppi dell’ultimo decennio, seguiti al crollo del muro di Berlino (la creazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, l’istituzione di Tribunali Internazionali per il Ruanda e l’ex-Jugoslavia, la previsione di un Tribunale Penale Internazionale permanente, il Protocollo alla Convenzione per la lotta di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne) consentono di guardare al futuro con la speranza che il godimento dei diritti umani sia davvero oggi un obiettivo raggiungibile.

Oggi il mondo ha le risorse e la consapevolezza per un nuovo, deciso impegno per i diritti umani.

La realizzazione dei diritti umani è responsabilità di tutti e di ciascuno.