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Studi psicanalitici e letteratura femminile

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Studi sociologici ed economici

 

Studi psicanalitici e letteratura femminile

In ogni parte del mondo per motivi diversi, religiosi, politici, culturali, le donne vivono condizioni di subalternità e di discriminazione. Analizziamone alcuni aspetti in un rapido excursus che segue l’impostazione dei moderni studi psicanalitici e di letteratura femminile.

Economicamente: in ogni luogo e periodo storico le donne vivono una dipendenza economica e lì dove sono prive di mezzi di sussistenza dipendono completamente e, soprattutto, psicologicamente dagli uomini, padri, fratelli, mariti o figli. Quando hanno un’indipendenza economica, comunque si ritrovano a dover lottare molto più degli uomini per ottenere pari risultati e spesso con gravi umiliazioni e sofferenze.

Culturalmente: oggi, finalmente, le donne hanno raggiunto livelli culturali pari, se non a volte maggiori, di quelli degli uomini, ma lo scotto che devono pagare per questo traguardo è notevole: i posti di lavoro, soprattutto in ambito politico, continuano ad essere in gran parte ricoperti da uomini. Nei Paesi Poveri, le donne, vittime dell’ignoranza in cui sono tenute, spesso non sono in grado di prendere coscienza della propria dignità e delle proprie possibilità (Vedi a seguire schema sui premi Nobel).

Politicamente: questo ambito continua ad essere dominato dagli uomini che decidono le regole del modus vivendi, prendendo anche decisioni su questioni e problematiche che riguardano le donne.

Nel Terzo Mondo, l’interesse politico e l’assistenza sanitaria alle donne, sono pressoché nulli. Le donne che subiscono violenza fisica e psicologica sono purtroppo in aumento, senza considerare le mutilazioni dei genitali femminili che in numerosi Paesi continuano ad essere praticate in nome di regole religiose o culturali e l’elevato numero di donne nei Paesi Poveri che ogni anno muore di parto o infezioni a causa della mancata assistenza sanitaria, lasciano milioni di orfani.

Nel lavoro: le donne, anche quelle prive di cultura, continuano a rappresentare la maggior forza lavoro, lavoro che svolgono senza riconoscimenti politici.

Il matrimonio: in molti Paesi Poveri continua ad essere l’unico mezzo di elevazione sociale, garante di una relativa sicurezza, derivante dall’incorporamento in un nucleo familiare, la cui esistenza e dignità è garantita dall’esistenza di un "capofamiglia".

Biologicamente: la donna, da sempre ancorata al suo essere biologico, al suo corpo e alle sue varie fasi (mestruazioni, gravidanza, allattamento, maternità, menopausa) continua ad essere considerata tale dagli uomini. In questa visione, il suo essere "corpo" l’ha spesso denigrata e legata al binomio madre o prostituta: cioè mezzo per un uomo per avere un figlio o oggetto della sessualità maschile. Di conseguenza, la sua bellezza, da sempre enfatizzata e recentemente esasperata dai mas-media, è divenuta una sorta di gabbia dorata nella quale tenerla eternamente prigioniera.

Religione: anche nelle religioni le donne o non trovano spazio o rivestono ruoli marginali e subalterni. E’ opinione comune, poi, che la religiosità sia vissuta dagli uomini in modo più dogmatico e istituzionalizzato, mentre dalle donne, più vicine ad una religiosità naturale di tipo matriarcale piuttosto che patriarcale, è vissuta in maniera più istintiva e spontanea.

Sessualità: da sempre più subita che vissuta attivamente, le donne subiscono violenza, spesso anche tra le mura di casa. E questo fenomeno è diffuso sia nei Paesi Poveri che in quelli avanzati e in entrambi i casi non ci sono leggi e provvedimenti soddisfacenti per la tutela delle donne.

L’amore: rimane l’unico scopo della vita di molte donne, amore filiale o matrimoniale, o comunque verso un prossimo di cui, per naturale inclinazione, la donna vive una sorta di naturale "compassione", "partecipazione", sul modello femminile cristiano. Anche questo retaggio, quanto mai potente, poiché affonda le sue radici nella religione, condiziona fortemente sia agli occhi maschili che femminili quella che è la figura è l’immagine delle donne, viste come "totalità oblativa dell’amore".

La storia e il tempo: le donne spesso hanno vissuto in spazi angusti, come quello della casa, spazi chiusi rispetto a quelli del mondo da sempre conquistato e costruito dall’uomo, protagonista indiscusso della storia. La temporalità femminile si dispiega lungo un asse che non è diacronico ma ciclico, caratterizzato da tutta quella ritualità biologica di cui si è detto che le donne sembrano costantemente trasmettere di madre in figlia. Il tempo è sempre uguale, monotono, ripetitivo, ossessivo, scandito da tali fasi ed esperienze comuni a tutte le donne.

Psicologicamente: Tenerezza, debolezza, frustrazione, apparente e contraddittoria "durezza" e "forza" conducono spesso le donne a vivere condizioni psicologiche caratterizzate da "squilibrio" e fragilità. Le statistiche psichiatriche dimostrano che le donne sono in percentuale molto più dipendenti dagli psicofarmaci e bisognose di psicoterapia. Addirittura, la "pazzia" sembra essere appannaggio quasi assoluto delle donne. Secondo gli esperti, le problematiche psichiche sono probabilmente la risposta femminile al disagio storico fin qui delineato, unica e ultima alternativa per esprimere con un linguaggio "altro", tutto femminile, il proprio essere "diverse" dagli uomini.

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Studi sociologici ed economici

La più persistente disparità ancora esistente è quella di genere, nonostante l'instancabile lotta per realizzare le pari opportunità fra donne e uomini. Il programma, tuttora aperto, di cambiamento è considerevole. Le donne costituiscono ancora il 70% del totale mondiale dei poveri e i due terzi del totale degli analfabeti. Esse occupano solo il 14% degli impieghi manageriali e amministrativi, il 10% dei seggi parlamentari e il 6% dei ministeri governativi. In molti sistemi giuridici, le donne sono in condizione impari. La loro è ancora una posizione di inferiorità. Esse, spesso, lavorano molte più ore degli uomini, ma gran parte del loro lavoro non viene né valorizzato, né riconosciuto, né apprezzato. E la minaccia della violenza accompagna la loro vita dalla culla alla tomba. (Rapporto UNDP - United Nation Development Programme - n. 6 1995)

Soprattutto nei Paesi Poveri, le donne costituiscono la principale forza lavoro; lavoro spesso non riconosciuto e non retribuito nonostante contribuisca notevolmente ai processi di sviluppo e alla produzione della ricchezza. Le statistiche ufficiali parlano attraverso dati certi e dimostrabili: la partecipazione femminile al mercato del lavoro, cioè, la percentuale di donne come produttrici di forza lavoro, varia dal 40% al 50% in alcuni Paesi Ricchi, dal 30% al 40% in altri, fino al 20% nei Paesi di religione islamica. Il dato allarmante ma, tuttavia, reale, è che nello sviluppo e nella crescita economica la donna sopporta i costi ma non ne condivide i benefici. Infatti, le donne, soprattutto nell'America Latina, svolgono attività economiche informali non riconosciute di cui non godono i benefici: spesso a causa della mancanza di un'istruzione adeguata, della difficoltà della gestione familiare e della maternità, visto che molti stati non hanno asili nido. Di conseguenza, le donne non vengono considerate partecipi o protagoniste dello sviluppo, poiché il loro operato avviene, per così dire, all'insegna dell'invisibilità.

Paesi come la Cina, Cuba e Costarica, la partecipazione delle donne alla vita del Paese è altissima; nella Corea del Sud, le donne, pur lavorando a bassissimi guadagni e senza nessun sostegno sociale, hanno fatto aumentare il reddito pro capite di un miliardo e duecentomila persone negli ultimi dieci anni. E in Africa non dobbiamo dimenticare che la donna è un punto centrale per lo sviluppo, perché è colei che produce, gestisce e distribuisce il cibo.

Nei Paesi industrializzati, invece, essere ad un livello culturale più elevato di quello degli uomini spesso corrisponde ad un lavoro di più basso livello e meno retribuito; solo quando la donna è "single", in confronto con un uomo "single", sul mercato del lavoro produce meglio e di più. Quando invece la donna è sposata, in confronto con un uomo sposato, è quest'ultimo che fa molta più carriera. Questo perché, quando la donna è anche madre, spesso si trova costretta ad abbandonare, anche per un periodo, il mondo del lavoro; e quando decide di ritornare a lavorare, deve affrontare tutte le difficoltà dei meccanismi di un nuovo reinserimento e riqualificazione professionale.

Una novità presente nel Rapporto UNDP 1995 è l'indice dello sviluppo umano correlato al genere (ISG), che rispecchia le disparità tra i sessi quanto a capacità umane basilari - e ordina 130 paesi su scala globale. I paesi che occupano le prime quattro posizioni si trovano nella fascia nordica Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca, nell'ordine. Ciò non sorprende. Preoccupati di porre fine alle relative privazioni delle donne, tali paesi hanno adottato l'uguaglianza di genere e l'attribuzione di potere alle donne come politiche nazionali. In questi paesi il grado di alfabetizzazione degli adulti è pressoché lo stesso per donne e uomini e il tasso di iscrizioni scolastiche è più alto per le donne. La speranza di vita è, in media, di sette anni maggiore per le donne (superiore, quindi, al margine biologico mondiale che assegna cinque anni in più alle donne). E il reddito percepito dalle donne è circa 3/4 di quello percepito dagli uomini.

Diversi paesi e aree in via di sviluppo si collocano abbastanza bene nella graduatoria ISG: Barbados (2° posto), Hong Kong (17°), Bahamas (26°), Singapore (28°), Uruguay (32°), Thailandia (33°). Questi paesi sono riusciti a formare le capacità umane basilari sia delle donne che degli uomini, senza per ciò produrre una sostanziale disparità di genere.

Ma, dalla stima dell'ISG, risulta evidente che in nessuna società le donne godono delle stesse opportunità degli uomini.

Paesi come Argentina, Cile, Costa Rica e alcuni Stati arabi devono far fronte a uno sforzo considerevole per raggiungere l'uguaglianza di opportunità di genere, pur avendo dato prova di rapidi progressi, negli ultimi vent'anni, in vari indicatori correlati al genere, in modo particolare quelli riguardanti l'educazione femminile.

Tra i paesi che presentano un ISG decisamente basso, vi sono quattro nazioni industrializzate: Canada, Lussemburgo, Paesi Bassi , Spagna. La differenza più evidente riguarda la quota di reddito rispetto a quella maschile, dovuta a una più bassa partecipazione delle donne alla forza lavoro e a una loro retribuzione mediamente inferiore.

Ciò che più ha contribuito al parziale riequilibrio del divario di genere, negli ultimi vent'anni, è stato l'incremento dell'iscrizione scolastica, nei paesi in via di sviluppo, e l'aumento dei salari femminili nei paesi industrializzati. Ma le opportunità aperte alle donne rimangono limitate. Il Rapporto sottolinea l'evidente disuguaglianza di accesso alle opportunità. Qualche esempio rivelatore:

La povertà ha un volto femminile: su 1,3 miliardi di poveri, il 70% è costituito da donne. Il crescente stato di povertà tra le donne è legato alle ineguaglianze nel mercato del lavoro, al trattamento loro riservato dallo stato sociale, nonché al loro status e potere nell'ambito della famiglia.

La partecipazione femminile alla forza lavoro è aumentata solo del 4% in 20 anni - dal 36% nel 1970 al 40% nel 1990.

Le donne ricevono una quota di credito dalle istituzioni bancarie formali sproporzionatamente bassa, perché è diffuso il pregiudizio che le donne non abbiano garanzie da offrire, sebbene spesso lavorino più duramente degli uomini.

Le donne normalmente ricevono un salario medio più basso rispetto agli uomini, perché sono impiegate in mansioni poco retribuite o lavorano nel settore informale e perché vengono, talvolta, retribuite meno degli uomini per lo stesso lavoro. Il salario medio femminile è solo 3/4 di quello maschile nel settore non agricolo in 55 paesi che presentano dati comparabili.

Tutte le regioni registrano tassi di disoccupazione più alti fra le donne che fra gli uomini.

Nei paesi in via di sviluppo, le donne costituiscono tuttora meno di un settimo del numero di amministratori e manager.

Le donne occupano ancora solo il 10% dei seggi parlamentari e solo il 6% delle cariche governative.

In 55 paesi, si riscontra o la totale assenza delle donne dal parlamento o una presenza inferiore al 5%. Ciò si verifica sia in paesi molto poveri (Bhutan ed Etiopia), sia in quelli più ricchi (Grecia, Kuwait, Corea del Sud e Singapore).

Nonostante vi sia stato un considerevole progresso nello sviluppo delle capacità delle donne, la loro partecipazione alle decisioni economiche e politiche rimane molto limitata.

Ancora una volta, i paesi nordici si trovano in vetta alla classifica mondiale, con Svezia e Norvegia ai primi posti. Questi paesi sono stati capaci, oltre che di rafforzare le capacità delle donne, di aprir loro molte opportunità in campo economico e politico. I paesi nordici hanno varcato la soglia del 3 0 % per quanto concerne la partecipazione delle donne in queste sfere della vita sociale.

Al giorno d'oggi non vi è alcuna società in cui si possa affermare che le donne godano delle stesse opportunità degli uomini. Questa situazione di disuguaglianza lascia aperta la forbice tra quanto le donne contribuiscano allo sviluppo umano e quanto poco ne percepiscano in termini di benefici. E anche vero che, dopo secoli di negligenza, negli ultimi due decenni abbiamo assistito a un impegno senza precedenti nella promozione dello sviluppo umano, impegno che ha contribuito ampiamente a un rapido progresso nella formazione delle capacità delle donne così da restringere il divario di genere relativo alle capacità.

Nonostante questo progresso permane ancora largamente diffuso un modello di disuguaglianza tra uomini e donne che infesta a vari livelli le minori opportunità queste ultime: nell'accesso all'educazione, ai servizi sanitari, all'alimentazione e ancora di più nella loro partecipazione alla sfera economica e politica. Oggi le donne, rispetto al passato, godono di maggiori benefici dai servizi sociali, sia pubblici che privati, ma continuano a non avere pari opportunità di partecipazione alla vita economica e politica. Le donne non godono neppure della stessa protezione legale e degli stessi diritti degli uomini nelle leggi di molti paesi (Rapporto UNDP n. 6 1995).

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