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meccanico.jpg (3959 byte) LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

 

Riguardo poi l’acquisizione di saperi specialistici, cioè la "formazione professionale", questa avviene tramite un esperto che trasmette le sue conoscenze ad un apprendista, quindi si tratta di "lezioni" individuali, e possono essere di carattere artigianale, magico-religioso, giuridico, ecc.

In questo caso, il linguaggio adottato può addirittura non essere verbale ma gestuale, cioè quello per mezzo del quale il detentore del sapere mostra e dimostra le sue conoscenze all’allievo. Le tecniche che lui stesso ha acquisito non vengono cioè esposte verbalmente, ma messe direttamente in pratica, nell'azione, nel gesto, apparentemente senza un intento volutamente educativo, privo dì criteri di progettazione e di riflessione formalizzata. Si tratta di un sapere che si esplica nel fare, implicito in esso, non dicibile, che predilige una dimostrazione pratica, un’esecuzione immediata piuttosto che una spiegazione mediata dal linguaggio verbale.

La spontaneità con cui si predilige l'esposizione immediata è dettata dal fatto che spesso si tratta di comportamenti operazionali, tecnici, legati ad attitudini corporee, a pratiche tecniche usuali, ai gesti stereotipati quotidiani dello specialista, variabili ma meccanici, ripetuti e ripetibili, che interessano la sopravvivenza dell'individuo come elemento fisico e sociale. Si tratta di concatenazioni di gesti, sequenze di operazioni, atti e nozioni acquisite precedentemente mediante l'esperienza. e registrate nel comportamento gestuale, che assicurano all’interessato l'equilibrio nell'ambiente sociale in cui agisce e che lo qualificano come specialista all'interno del proprio gruppo.

Questa concatenazione meccanica di gesti viene sentita come facente parte della zona istintuale dell'individuo, quindi si insegna facendo e operando, manifestando un'estrema difficoltà ad esprimere una terminologia tecnica specifica, e il linguaggio verbale, che ha pur sempre una parte nell'apprendimento tecnico, finisce per interessare la trasmissione in misura limitata.

A differenza dei saperi tecnici generali di base, in cui non ci sono distinzioni di sesso, di età, di condizione sociale, o in cui, essendoci tali distinzioni, il sapere tecnico del singolo operatore viene a coincidere con il sapere tecnico di tutti coloro che sono membri di una categoria cui il gruppo affida determinati compiti; nei saperi tecnici specialistici, le specializzazioni sono legate al sesso e l'operatore viene messo a conoscenza di informazioni che lo qualificano specialista rispetto alla collettività.

Quindi può diventare tale:

a) per una spiccata predisposizione, abilità e doti particolari riconosciute socialmente dalla collettività; quindi il suo operato gli viene affidato.

b) tramite un più o meno lungo periodo di osservazione, memorizzazione, imitazione, che lo portano all'acquisizione dell'esperienza e delle capacità necessarie per un'attività autonoma.

Tutto ciò dimostra l'importanza dell'osservazione ai fini di una acquisizione di saperi tecnici specialistici; ma l'osservazione è solo la prima fase nel processo di apprendimento.

Il flusso della trasmissione, e cioè il susseguirsi di gesti, dati e nozioni, è costituito da un insieme di segni, significanti e significati, che l'apprendista deve decodificare e far propri.

La fase dell'acquisizione vera e propria si basa sulla registrazione dì tutto ciò che si è osservato, e l'unico dispositivo adatto alla accumulazione più o meno definitiva del sapere e delle sue tecniche, è la memoria. Memoria intesa non come momento di riflessione filosofica, ma come una sorta di scrittura mentale per immagini, di ricordo visivo dei singoli elementi osservati o della loro sintesi, delle varie tecniche e di come e quando vengono usate. Queste conoscenze che formano il sapere sono legate da una logica interna e implicita nel ricordare. anche se il contenuto della memoria non è oggetto di alcuna organizzazione sistematica; almeno fin quando noie viene esplicato attivamente.

Infatti, la memoria, se usata solamente come tecnica di registrazione, in questo caso visiva, non solo limita la possibilità di accumulazione sempre maggiore di conoscenze, ma implica probabilità sempre più elevate di dimenticare i dati acquisiti o farne un uso improprio; quindi è necessario che la memorizzazione non sia un'operazione passiva che mantenga la conoscenza al livello potenziale, ma bisogna innescare il processo del ricordare per esprimere in maniera esplicita ciò che si ricorda.

L'esigenza della memoria di essere sempre esercitata e messa in opera, è segno dello stretto vincolo di indispensabilità reciproca che c'è tra manualità e intellettualità. In questo senso si può parlare di memoria corporea: l'individuo opera e, mettendo in pratica ciò che ha momentaneamente registrato, mette alla prova se stesso in una sorta di tirocinio, ed esercita la memoria, impedendone la labilità e fissando nel ricordo, pressoché definitivamente, il dato appreso e provato.

Essendo minima la richiesta di un intervento cosciente nell'atto di emulare, il nuovo atto è pressoché identico, una sorta di comportamento riflesso, salvo che in dettagli personalizzati; quando invece subentra un intervento lucido nell'azione da parte di chi lo compie, la tradizione e il processo di trasmissione subiscono delle modifiche: è il caso di innovazioni di un singolo elemento o di una tecnica specifica; invenzioni, scoperte di nuove tecniche; o rivoluzioni dell'intero sistema specialistico. L'intervento lucido è comunque importante perché stimola il processo creativo che sarebbe altrimenti statico e tende a fornire mutazioni e varianti alle tecniche tradizionali. Quando poi è possibile una trasmissione scritta, la stimolazione creativa si realizza più facilmente, per due motivi:

I) perché la scrittura comporta maggiori opportunità di cambiamenti sostanziali nel sistema, rendendo possibili nuove attività conoscitive;

2) perché l'individuo che sa che un'invenzione o innovazione saranno comunque registrate, spesso è maggiormente stimolato nel processo creativo.

Ciò non significa che le tecniche tradizionali, "arcaiche", siano inefficaci o illogiche: questo è il giudizio, o meglio pregiudizio, deleterio e fuorviante delle moderne scienze esatte e dei moderni mezzi di trasmissione. Ogni tecnica, comprese quelle di trasmissione, ha una sua razionalità. seppur sviluppatasi in modo diverso e indipendente dai moderni metodi scientifici. L'opinione comune è quella di una erronea associazione tra il concetto di progresso e l'invenzione tecnica. In realtà, l’invenzione è un atto di intelligenza di un singolo individuo, o di più individui dotati di conoscenze tecniche specialistiche che, con il proprio intervento, innescano un processo di evoluzione, che è il termine più appropriato. Si parte da forme relativamente semplici. e comunque preesistenti, verso forme tecniche non necessariamente più complesse, ma finalizzate ad una maggiore specializzazione e ad un migliore rendimento.

Il passaggio dall'arcaico al moderno non è quindi sempre un progresso e certamente l'evoluzione non segna un passaggio dal semplice al complesso. In realtà anche la sociologia del lavoro ha stabilito che le tecniche non industriali non sono più semplici: gli utensili sono più semplici. non le tecniche. Ciò non comporta alcuna discriminazione deleteria nei confronti delle società precapitalistiche, in quanto l'importante non è l'utensile ma il modo di servirsene, che si basa sulle conoscenze tecniche acquisite, quindi è specchio di una determinata situazione socio-culturale. E le conoscenze acquisite sono frutto di un percorso educativo e formativo di efficacia pari a quella del mondo Occidentale, se considerata, naturalmente, in rapporto al contesto locale.

La differenza invece consiste nel fatto che, nelle società moderne si ha una netta separazione tra tecnica e operare, tra esecutore e mezzi di produzione, che spesso non gli appartengono, e il processo produttivo può interrompersi per intervalli di tempo più o meno lunghi senza che ciò comporti degenerazioni del processo o del prodotto; anzi, lo specialista può anche essere sostituito da un altro specialista di pari competenze, poiché egli spesso ha solo bisogno di un periodo di formazione e addestramento.

Si ha quindi una sorta di omologazione, spersonalizzazione e alienazione del tecnico specializzato che, incorporato in tale classificazione, perde di eccezionalità, svalutandosi e inflazionandosi la sua persona in proporzione al progressivo perfezionamento del prodotto. Il maggior affinamento e la maggior qualificazione del prodotto, implicano delle migliorie tecniche e queste, a loro volta, comportano conoscenze più specializzate e nozionistiche di ciascuno degli operatori che partecipano del processo operativo, e che quindi aumentano quantitativamente.

Invece nelle società non industrializzate, il sapere dell’operatore è, per così dire, incorporato nell’operatore stesso, cioè è indissolubile dallo specialista, poiché è il risultato di un processo molto lungo di osservazione, educazione, imitazione, addestramento; e il suo sapere, dunque, sarà preziosissimo perché con molta probabilità egli sarà il solo nella sua comunità a possedere le conoscenze ad hoc in un determinato settore, e pertanto difficilmente sostituibile.

La maggiore quantità di persone che sanno è invece tipica di saperi non specialistici ma generali - ad esempio, nel lavoro di tessitura, tutte le donne del gruppo sanno costruire ed usare un telaio a cartoni, che è il più rudimentale - ed è l'innovazione che comporta la specializzazione e quindi la riduzione del numero di coloro che sanno.

Così il passaggio dal telaio a cartoni a quello a pedali, estremamente più complesso, implica l'intervento dell'artigiano; e sarà solo l’introduzione del telaio meccanico a comportare il tecnico specializzato, inteso nel senso moderno del termine e contemporaneamente si avrà un passaggio da una produzione di massa ad una produzione di lusso.

Si finisce per entrare in un’ottica di profitto, che era originariamente assente, e questo influisce sui rapporti sociali in genere e come abbiamo visto, sulla posizione dello specialista. Questi non è più al punto di incrocio tra campi tecnico-religioso-sociale, ma collocato in una fascia particolare del mondo socio-economico; entra in campo un gioco di relazioni tra tecnici, lavoro e destinatari, tra produttori, produzione e collettività, tra capitale, mano d'opera e profitto. Ciò influisce quindi sui rapporti interpersonali e sociali degli specialisti, sulle relazioni private e pubbliche, che comunque il lavoro instaura e tende a mantenere e, soprattutto, sui sistemi educativi e formativi che stanno alla base di tali mutamenti, non sempre auspicabili egraditi.

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