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bambina scrive.gif (7758 byte) PERCORSI EDUCATIVI NEI PVS

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La situazione attuale

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Cosa possiamo fare

 

La situazione attuale

Che l’istruzione sia una chiave dello sviluppo è fuori di dubbio; sviluppo inteso in primo luogo come sviluppo umano, come crescita e arricchimento della propria persona e, allo stesso modo, sviluppo inteso come benessere sociale ed economico, perché l’istruzione è un fattore di crescita in virtù dei suoi legami con altri fenomeni demografici, sociali e politici.

E’ noto infatti, che ad un maggiore tasso di istruzione corrispondano maggiori possibilità di impiego nel mondo del lavoro, miglioramento della situazione sanitaria, emancipazione delle donne, calo della mortalità infantile, ecc.

Proprio a questo proposito, il demografo J. C. Caldwell, nei suoi studi sulla situazione demografica in Nigeria, ha dimostrato che, più di altri fattori economici, l’istruzione delle madri ha svolto un ruolo importante sul calo della mortalità infantile.

Come egli stesso afferma, l’istruzione delle donne è un forte elemento di riduzione della mortalità e della fecondità; i dati raccolti dimostrano che le donne istruite hanno famiglie meno numerose delle altre, mentre nei Paesi in cui le donne sono prive di istruzione, il numero dei figli può anche raddoppiare. Questo perché le donne istruite si sposano più tardi, hanno un reddito proprio, praticano la contraccezione e si occupano meglio dei propri figli.

D’altra parte, un’istruzione è fondamentale soprattutto lì dove la povertà estrema ne impedisce lo sviluppo, nei Paesi del Sud del Mondo, proprio perché rappresenta un modo per uscire dal vincolo della povertà; istruzione vuol dire lotta contro la fame, perché una popolazione istruita ha le conoscenze e gli strumenti per contrastare la povertà; vuol dire lotta contro le malattie, spesso dovute all’ignoranza delle comuni norme igieniche; vuol formazione professionale, e quindi capacità di lavorare e produrre ricchezza sia su piccola che su grande scala; vuol dire modernizzazione, crescita demografica controllata, coscienza civile e politica e processo di democratizzazione.

Nei Paesi in via di sviluppo e ad economia tradizionale, purtroppo la scuola spesso è, per così dire, privilegio di pochi o addirittura inesistente. Sono circa 130 milioni nel mondo i bambini che non vanno a scuola e questo accade soprattutto a causa della povertà in cui versano le loro famiglie. Nella maggior parte dei casi, le rette scolastiche e le spese per materiale didattico e spostamenti per raggiungere le scuole (spesso situate in centri urbani molto lontani dai villaggi di residenza) sono troppo alte perché una famiglia possa farsene carico; o, addirittura, molto spesso, i bambini non possono permettersi di "perdere tempo" andando a scuola perché devono andare a lavorare e contribuire economicamente alla sopravvivenza della propria famiglia.

In diverse culture, poi, le bambine non hanno accesso all’istruzione perché ritenuta inutile per loro che sono destinante a diventare mogli e madri o anche a causa di discriminazioni religiose.

Inoltre, istruzione significa spesso togliere e salvare molti minori dalla strada in cui sono costretti a vivere e proteggerli quindi dai rischi del lavoro minorile, dell’arruolamento in eserciti, dello sfruttamento sessuale, delle violenze e della delinquenza.

L’istruzione è la base e il fondamento della possibilità di un giovane di veder rispettati i propri diritti e di goderne anche da adulto; istruzione significa partecipazione e riconoscimento dei valori della giustizia e della dignità umana.

Oggi, numerosi Organismi Governativi e non Governativi, Associazioni di Volontariato laiche e religiose e Comunità locali stanno lavorando nei Paesi Poveri per offrire ai giovani la possibilità di un’istruzione che li possa riscattare dalla povertà, in particolare per far studiare anche le bambine.

Il Ciad e lo Yemen stanno riducendo il divario tra le iscrizioni dei bambini e quelle delle bambine nelle scuole: ad esempio, le donne vengono formate come insegnanti per offrire un nuovo modello femminile alle bambine ( e non solo) e si tenta, per quanto possibile, di creare strutture da adibire a scuola anche nei villaggi e nelle zone rurali, per facilitarne l’accesso. Addirittura, in alcuni casi, in assenza di una struttura adeguata, le lezioni vengono svolte all’aperto, sotto gli alberi.

Inoltre, per venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie che, permettendo ai propri figli di studiare, rinunciano al guadagno che ricaverebbero facendoli lavorare, le comunità del Ciad, ad esempio, forniscono loro razioni di vivande e stanno introducendo innovazioni tecniche per migliorare e velocizzare il lavoro quotidiano delle famiglie: mulini, carri per il trasporto di sementi, cisterne per la raccolta dell’acqua, ecc.

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Cosa possiamo fare

Ma, affinché un miglioramento simile possa avvenire, è necessario investire maggiormente nell’istruzione e nella scolarizzazione.

In primo luogo, bisogna migliorare il sistema di informazione e di gestione dei dati relativi all’educazione, perché l’informazione è una delle basi dello sviluppo e dell’educazione stessa; tali dati serviranno come base per disegnare progetti e programmi di sviluppo e di assistenza e per instaurare un dialogo fecondo a livello inter-istituzionale all’interno del Paese e con i Paesi ad economia avanzata.

In secondo luogo, bisogna tener conto della necessità di un’educazione di base per tutti e di libero accesso a tutti senza discriminazione alcuna e quindi investire economicamente in strutture scolastico-educative e in materiale didattico. Al tal fine, sarà responsabilità dei governi dare la priorità a programmi educativi più utili e che tengano conto delle effettive esigenze della società e delle reali risorse di cui dispone il Paese.

E’ dunque necessario che ci siano uffici o organi predisposti alla progettazione di programmi ad hoc in modo che il processo educativo segua comunque un percorso di relativa autonomia e decentralizzazione.

Investire nell’educazione, in particolare in quella primaria, è fondamentale per lo sviluppo nazionale di un Paese Povero e quando i programmi di sviluppo educativo sono stati realizzati tenendo conto delle suddette modalità, è stato riscontrato che i giovani scolarizzati e formati sono in grado di incidere sulla produttività e sulla ricchezza del Paese, tanto quanto gli individui ben istruiti dei Paesi Occidentali.

Allo stesso modo, l’istruzione delle fanciulle è particolarmente importante poiché, come abbiamo detto, può influire non solo sui fattori economici, ma anche su quelli demografici, culturali, sociali e politici.

Eppure, malgrado questi evidenti benefici, molti Paesi del Sud del Mondo sono obbligati a ridurre le spese nel settore dell’educazione a causa delle difficoltà economiche in cui versa il Paese, spesso fortemente indebitato. Ed è questo, dunque, un circolo vizioso, perché non ci sono contributi da investire nell’istruzione a causa del debito estero, ma se si investisse nell’istruzione si potrebbe ridurre il debito. Purtroppo i budget educativi sono i primi ad essere intaccati nei periodi di crisi economica. Dunque è fondamentale trovare delle alternative nella soluzione dei problemi finanziari dell’educazione sia a livello nazionale che internazionale.

Ad esempio:

Il governo deve essere consapevole dei limiti e delle possibilità del Paese e deve tendere ad aumentare le sue risorse, ad esempio, introducendo delle tasse sulle prestazioni professionali e sui prodotti importati, sul controllo dei cambi, ecc.
Si potrebbero sperimentare nuove modalità per accrescere le entrate dello Stato, ad esempio con lotterie nazionali, imposte sulle industrie produttive che utilizzano la manodopera qualificata, iniziative che incoraggino imprese e società private.
Bisogna considerare su quale base e secondo quali motivi l’investimento negli altri settori ha avuto luogo o è aumentato a spese dell’investimento nel settore dell’educazione.

Premesse tali questioni è importante da una parte trovare gli argomenti convincenti che dimostrino che l’investimento nell’educazione è prioritario, poiché i benefici che ne risultano a breve e lungo termine sono tutti a vantaggio alla società. D’altra parte, è importante incoraggiare il trasferimento di certi compiti ai beneficiari stessi. E quindi, da un lato bisogna migliorare l’utilizzazione delle risorse già esistenti, e dall’altro trovare nuove fonti di finanziamento.

Per una migliore utilizzazione delle risorse il concetto chiave è racchiuso nel binomio costi-benefici che implica che l’opzione meno cara può anche non essere la migliore utilizzazione delle risorse: dipende dal valore e dagli obiettivi di un sistema. Il denaro ben investito oggi può produrre domani dei benefici che vanno oltre l’investimento iniziale.

La situazione che attualmente vive la maggior parte dei Paesi Poveri richiede degli interventi d’urgenza. Vista l’importanza che rivestono l’educazione e la formazione per lo sviluppo a medio e lungo termine, sono fondamentali interventi nazionali e internazionali che diano il loro contributo a ripensare e riorientare i sistemi educativi, soprattutto in quei Paesi che sono stati devastati da conflitti interni: i Paesi con instabilità politica sono infatti i più fragili e vulnerabili a carenze educative, come l’Angola e l’Eritrea, solo per fare un esempio.

Ma le situazioni di conflitto o di post conflitto non sono quasi mai simili né per le cause né per gli effetti. Ci sono Paesi in cui i sistemi educativi sono stati interrotti, altri in cui hanno proseguito con numerose intermittenze, altri ancora in cui hanno proseguito con continuità ma con un notevole abbassamento della qualità dell’istruzione.

Pertanto, se alla diversità di situazioni corrisponde una notevole complessità di soluzioni, diventa difficile, ma imperativo, trovare adeguati metodi di ricostruzione e di sviluppo. Ad esempio, lì dove c’è una forte presenza di rifugiati e di sfollati, la situazione è certamente più complicata e richiede degli sforzi notevoli per ristabilire una certa regolarità nell’istruzione e nella ricostruzione effettiva e pianificata delle infrastrutture sociali. E purtroppo, ancora oggi, nonostante numerosi Organismi si occupino di portare il proprio sostegno ai Paesi in via di sviluppo, l’educazione non è sempre una delle prime dirette beneficiarie nella ripartizione degli aiuti finanziari, in un disconoscimento, quindi, della sua funzione di riduzione delle tensioni, riconciliazione e riabilitazione delle strutture di integrazione sociale.

Il punto cruciale è comprendere e far comprendere che dare priorità all’educazione, vuol dire dare priorità alle risorse umane e al valore dell’uomo e quindi assicurare lo sviluppo duraturo di una società prospera, pacifica e democratica.

Il primo passo deve orientarsi allora verso la formazione e il rafforzamento delle capacità interne, verso la partecipazione attiva della popolazione affinché sia in grado di sostenere autonomamente la propria integrazione sociale.

Quindi, in primo luogo, l’educazione di base per tutti, ed in secondo luogo la formazione professionale più specifica che tenga conto delle effettive disponibilità e necessità del mercato del lavoro.

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