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africa1.wmf (8754 byte) CHI SONO GLI ALTRI

La realtà delle società cosiddette "altre" è una realtà completamente diversa da quella ipotizzata da visioni etnocentriche.

Le società tradizionali sono sistemi integrati di economia, storia, religione e ambiente. In questi termini, nessuna società, per quanto "primitiva" e "arcaica" possa apparire, può essere definita "incompleta", "arretrata", "semplice"; esistono numerose civiltà rette da principi economici, sociali e culturali diversi da quelli che conosciamo e che siamo abituati a pensare come massimamente auspicabili. Si tratta semplicemente di società governate da meccanismi altri, non in senso dispregiativo, ma diversi e non per questo necessariamente inferiori, e non è concepibile un modello di società tradizionale con pretese di validità universale: è solo possibile tentare di individuare alcuni meccanismi che sottostanno all’organizzazione delle società tradizionali, senza per questo ignorare le peculiarità di ogni società.

Allo stesso modo non è realistico collocare due società lungo la stessa scala evolutiva: ognuna è frutto di una continua interazione, combinazione e ricombinazione di un numero enorme di variabili. Ignorare questo, significa dare avvio ad una serie infinita di errori e fallimenti di qualsiasi programma di sviluppo.

Soprattutto è indispensabile considerare che, a differenza delle società moderne, le società tradizionali sono caratterizzate da una forte armonia e compenetrazione dei vari fenomeni economici, sociali, culturali, religiosi, in una interdipendenza e integrazione con l'ambiente, tale che un intervento mirato ad uno solo di questi ambiti, comporta inevitabilmente e conseguentemente ripercussioni su tutti gli altri.

Le società tradizionali, siano esse di agricoltori stanziali o di cacciatori nomadi, sono fondamentalmente proiettate in un’ottica di sopravvivenza del gruppo in quanto tale e quindi i principi prioritari che le caratterizzano sono quelli della cooperazione, della solidarietà e della reciprocità tra i membri che le costituiscono.

Di conseguenza, per rafforzare la coesione del gruppo, è fondamentale fare in modo che le spinte individualistiche, qualora si manifestino, non prendano mai il sopravvento su ciò che è bene per l'intera comunità e che le energie di ogni individuo vengano canalizzate e subordinate agli interessi del gruppo.

Alla luce di quanto appena detto, è comprensibile che il funzionamento e la coesione del gruppo, su vasta scala, non possa prescindere dal funzionamento e dalla coesione dell'unità domestica, e che la sua attività di produzione economica sia strettamente dipendente ed integrata in una più vasta rete di organizzazioni sociali, culturali, religiose.

In pratica, queste società non hanno organizzazioni il cui solo compito è quello della produzione economica, con individui che partecipano ad essa come ad un processo univoco dotato di una significatività specifica e circoscritta.

Di fatto, la partecipazione all'attività economica rientra in un più vasto quadro di obblighi dell'individuo che gli derivano dal fatto stesso di appartenere ad un gruppo e tale attività è correlata con i meccanismi più generali che governano il sistema di interazioni sociali tra tutti i membri della comunità.

Ogni individuo che coopera alla produzione, coopera contemporaneamente e conseguentemente al consolidamento delle relazioni sociali e al mantenimento degli equilibri che mantengono la stabilità e la sopravvivenza del gruppo, con tutto il suo complesso di norme e credenze.

Perciò, la produzione economica è indirizzata in una prospettiva non di mercato, non finalizzata all'accumulo dei beni - come il sistema occidentale, che per perpetuarsi deve svilupparsi e riprodursi accrescendo indefinitamente i beni prodotti - ma alla reciprocità e alla ridistribuzione indispensabili per la sopravvivenza; in questo senso ogni azione è subordinata al bene della comunità familiare e a quella più estesa del villaggio, i cui bisogni vengono appunto soddisfatti da questo tipo di produzione e di ridistribuzione cooperativa.

In questo contesto occupa un ruolo prioritario l'unità domestica, nucleo fondamentale che organizza le attività economiche e impronta strategie per assicurare ai suoi componenti quanto è necessario per la loro sussistenza; a tal fine essa canalizza le energie in una prospettiva centripeta di autoconservazione e sviluppo. La sua struttura è organizzata in modo da poter assorbire incidenti quali la malattia, l'invalidità, la vecchiaia, la morte; ma è anche vero che l'unità domestica può venirsi a trovare in condizioni tali da non poter momentaneamente garantire la sopravvivenza dei suoi componenti senza un aiuto esterno. Dunque essa stringe una serie di relazioni sociali, di notevole significato economico che coinvolgono la produzione, con altre unità domestiche; per cui l'intera comunità gestisce e regola possibili ed eventuali conflitti tra i vari nuclei.

Perciò, le modalità di utilizzazione e distribuzione della produzione in termini di rafforzamento sociale e il sistema di integrazione e mantenimento dell’unità domestica esprimono una logica interna e delle potenzialità di equilibrio e di controllo sociale che delineano l’esistenza di un articolato e sofisticato sistema sociale che appare dunque come tutt’altro che primitivo o inferiore in termini di sviluppo sociale.

 

Un esempio per concludere.

La società degli indiani Pirà-paranà dell'Amazzonia è un perfetto esempio di sistema integrato, in cui i fattori economici e sociali sono strettamente legati e dipendenti tra loro e addirittura da quelli culturali-religiosi.

Anche in questo caso, l'unità domestica di produzione appare come la forma organizzativa economico-sociale che meglio corrisponde alle esigenze di mantenimento degli equilibri di sussistenza, capace di organizzare, ai fini produttivi, le potenzialità dei propri componenti, capace di perpetuare se stessa, nella sua qualità di unità di produzione, attraverso la riproduzione dei suoi componenti.

Ma la caratteristica della società Pirà-paranà è che gli indigeni concepiscono l'ordine odierno come il prodotto di un passato ancestrale di cui rievocano quotidianamente le fasi mitiche e il cui mantenimento realizza il perpetuarsi dell'ordine universale.

Gli antenati ancestrali dei Pirà-paranà sono anaconda che, in tempi assai remoti, hanno iniziato il processo di popolazione della terra trasformandosi in uomini dopo aver risalito il tortuoso fiume Pirà-paranà ed essersi insediati in alcuni siti sacri, detti "case del risveglio".

E' in questi siti che risiedono ora gli uomini, in case che accolgono le varie famiglie. Queste case sono costruite e strutturate internamente seguendo lo schema del corpo dell'anaconda e del corpo umano, con una entrata ad una estremità ed una uscita al lato opposto, con ambienti più o meno divisi in analogia con i vari organi e con le loro funzioni - ad esempio, la cucina corrisponde allo stomaco.

Inoltre, l'attività economica principale su cui si basa la sussistenza di questa società è la coltivazione della manioca - un tipo di tubero - di cui tutte le fasi della produzione che vanno dalla semina alla coltivazione, raccolta, separazione delle radici, cottura e tutta una serie di trattamenti ulteriori per altri svariati usi, seguono le fasi di vari miti dell'anaconda ancestrale e sono presenti altrettante analogie relative alle varie fasi di lavorazione e di preparazione e trattamento degli strumenti utilizzati.

L'intero processo segue poi tempi particolari, sempre corrispondenti ai tempi del mito e il percorso tortuoso che le donne seguono quotidianamente per raggiungere i campi di manioca dalla loro casa rievoca il percorso compiuto dagli anaconda per raggiungere la terra e popolarla.

Una qualunque interferenza nella gestione dei processi di produzione della manioca e nell'organizzazione quotidiana dei tempi della giornata e delle relazioni tra individui comporterebbe il disgregarsi di una comunità che è regolata da un ritmo tutto sui generis che però funge da forte fattore di coesione tra i membri del gruppo e che trae solidità proprio dalla legittimazione del mito.

In questo caso è la sfera del sacro ad interagire con quella economica, la quale, a sua volta interagisce con quella sociale, e così via. Si tratta di un modello culturale stabile e consolidato nel tempo con una logica interna che regolamenta i vari settori come riflesso dell'ordine cosmico e dell'ordine mitico: ogni forma di interferenza, trasgressione e mutamento rappresentano pertanto una rottura insanabile dell'assetto generale della società Pirà-paranà.

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