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riciclo9.wmf (9608 byte) L’ETNOCENTRISMO

L’interesse per le società "altre", cosiddette "primitive" o in via di sviluppo è un fatto relativamente recente.

Questo interesse ha indossato nel tempo le vesti della colonizzazione e spesso dello sterminio di popolazioni considerate "selvagge" da parte del mondo "civile" europeo, la veste dell’evangelizzazione coatta, dello sfruttamento sia di uomini che di materie prime, della modernizzazione a tutti i costi e dell’interesse scientifico e culturale da parte di biologi e, soprattutto, di etnologi ed antropologi, che hanno visto nelle popolazioni "altre" un fertile oggetto di studio e di ricerca. Allo steso tempo, da quando è stata scoperta l’esistenza delle società tradizionali, esse sono subito state oggetto di studi, analisi, contestazioni da parte di esploratori, scienziati, filosofi, avventurieri, che ne hanno fornito, nei loro resoconti, un’immagine non sempre verosimile, oscillando tra una concezione distruttiva di società incivili inferiori, a quelle paradisiache del mito del buon selvaggio.

Le visioni distorte delle società "semplici" sono dovute fondamentalmente al fatto che esse sono spesso state giudicate e classificate con gli occhi dell’occidente moderno e industrializzato, secondo i parametri del sistema economico-sociale del capitalismo euro-americano: in parole povere, seguendo un approccio etnocentrico.

Ma che cos’è l’etnocentrismo?

L’etnocentrismo è la tendenza a giudicare le altre culture e a interpretarle in base ai criteri della propria e a proiettare su di esse il nostro concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo, di benessere; tendenza, questa, che può essere più o meno consapevole.

L’etnocentrismo comporta pertanto una prospettiva secondo cui tutte le società vengono collocate lungo una scala evolutiva in cui le società occidentali, civilizzate, sviluppate e modernizzate occupano il gradino più alto, mentre le società "primitive", tradizionali e sottosviluppate occupano il gradino più basso e non hanno ancora subito le necessarie trasformazioni che, attraverso uguali processi evolutivi, le innalzino al rango di società progredite, soprattutto nella direzione di una crescita economica.

Questo approccio, in pratica, si fonda sulla contrapposizione tra società moderne e società tradizionali sulla base di ciò di cui queste ultime difettano rispetto al modello delle società occidentali avanzate e presenta un quadro del sottosviluppo attraverso il calcolo di indici come quello del reddito pro-capite, della produzione, dell’esportazione, dell’alfabetizzazione, del tasso della natalità e della mortalità, etc…, dando per scontato che le ipotesi elaborate per spiegare il processo di industrializzazione delle società occidentali possano valere anche per quello di sviluppo nei Paesi del Terzo Mondo.

L’etnocentrismo concepisce dunque il progresso come un processo rettilineo, sulla base della nozione di sviluppo così come è inteso nel mondo occidentale: lo sviluppo è positivo, desiderabile, universale e necessario. Di conseguenza, il mutamento delle società economicamente arretrate è ipotizzato come un fenomeno progressivo, inevitabile ed indolore.

Ma non dimentichiamo che la tendenza ad universalizzare i propri modelli culturali costituisce un ostacolo insormontabile alla comprensione dei modelli delle altre culture e che finché non riusciremo a superare le remore rappresentate dalla nostra cultura, dal nostro modo di percepire il vissuto, dai nostri modelli culturali, non riusciremo mai ad avvicinarci e a comprendere la complessità, le caratteristiche e le necessità di queste società. Finché il nostro sguardo sarà quello dell’osservatore occidentale che giudica l’alterità e la diversità come sinonimo di inferiorità, sarà impossibile qualsiasi tipo di comunicazione e di contatto che non siano prevaricatori e distruttivi.

E spesso, come dicevamo in principio, in virtù di questa errata impostazione che comporta una eccessiva fiducia nei propri modelli evolutivi e un disconoscimento della validità di quelli altrui, in nome di una nostra supposta superiorità sulle altre culture, sono state compiute azioni non sempre eticamente accettabili, a volte palesemente predatorie, in altre celate da intenti di modernizzazione.

Ma diamo uno un breve sguardo al passato.

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