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marco polo.gif (8644 byte) NOI E GLI ALTRI

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Colonizzazione

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Sfruttamento

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Modernizzazione

 

Come abbiamo detto, molto spesso ci siamo rapportati agli altri nella prospettiva dell’osservatore che giudica e che vede nella diversità un’inferiorità o da risollevare da tale proprio status o da sfruttare. L’interesse delle società occidentali per le società "semplici" purtroppo molto spesso non è stato disinteressato, e anche quando non palesemente predatorio, è stato guidato da un’ottica etnocentrica, con risultati comunque distruttivi.

 

Colonizzazione

Prendiamo come esempio la colonizzazione spagnola dell’impero Inca nel XVI secolo. Quando i colonizzatori spagnoli entrarono in contatto con le popolazioni andine, si verificò un processo di destrutturazione sociale che non è stato solamente un processo di disarticolazione della struttura politica; non soltanto cioè i colonizzatori spagnoli sono arrivati ed hanno distrutto il governo esistente ed hanno ricostruito un nuovo stato, ma è stato un processo che ha intaccato oltre gli aspetti politici ed economici, anche quelli simbolici, religiosi, culturali e materiali della società andina. Con il sistema politico anche il sistema di significati che sottendevano quel tipo di organizzazione politica è venuto meno. Di fatto la popolazione si ritrovò non solo senza sovrano, ma anche senza un Dio e senza un significato sociale.

In pratica, la colonizzazione si è estesa a tutte le dimensioni della vita sociale e ha provocato un processo di svalutazione della società colonizzata rispetto a quella che arriva ed è vincente e un processo di subordinazione culturale; tutto questo sulla base del fatto che nella colonizzazione è implicita la tendenza etnocentrica all'esportazione della nostra visione delle cose: poiché noi ci consideriamo comunque i più sviluppati tecnologicamente, culturalmente, socialmente e moralmente ci sentiamo in dovere di esportare il nostro sviluppo oltre frontiera verso coloro che sono sottosviluppati.

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Sfruttamento

Che spesso siano state compiute numerose azioni predatorie ai danni delle popolazioni dei Paesi Poveri è un fatto purtroppo tristemente noto. Molti degli interventi che avrebbero dovuto essere destinati a favorire lo sviluppo di società semplici spesso hanno risentito fortemente degli interessi materiali del donatore; basti pensare agli indios dell’Amazzonia e a come la deforestazione selvaggia avvenuta negli ultimi anni per ottenere terreni economicamente sfruttabili e forse anche edificabili abbia provocato effetti perversi: fenomeni di erosione e cambiamento dei regimi idrologici, diminuzione dei pesci nei fiumi per l’aumento della terra non più trattenuta dalle radici, modificazioni climatiche – per ora solo a livello locale – estinzione di alcune specie animali e vegetali, etc. Questo solo per l’ambiente; si possono certamente immaginare gli effetti sulle popolazioni che vivono nella foresta, perfettamente integrate e dipendenti dalla foresta per la loro stessa sopravvivenza.

Questi effetti perversi dell’intervento di società complesse in habitat considerabili economicamente "appetibili" e sfruttabili per le loro risorse naturali sono il risultato di azioni finalizzate spesso solo al proprio tornaconto e realizzate senza alcun rispetto non solo per l’equilibrio dell’ecosistema ma, soprattutto, per l’equilibrio di intere popolazioni che hanno adattato il proprio stile di vita e la propria organizzazione sociale all’ambiente in cui vivono.

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Modernizzazione

Molto spesso i progetti di sviluppo realizzati nei paesi del Terzo Mondo hanno ignorato o sottovalutato le peculiarità delle società destinatarie dell’intervento e sono stati impostati in una più o meno consapevole ottica evoluzionista. L’erronea impostazione di fondo, talvolta ingenua, altre volte avveduta, ha fatto sì che l’impatto tra la società promuovente un progetto di sviluppo e quella destinataria fosse di tipo degenerativo perché il programma di intervento non permetteva un’integrazione delle nuove modalità proposte con il contesto culturale tradizionale, che ne risultava pertanto disintegrato, oppure opponeva una dura resistenza al cambiamento.

A questi programmi di sviluppo sono stati rimproverati errori e approssimazioni, una conoscenza delle specifiche situazioni non sempre approfondita, una certa intermittenza e casualità d’intervento, spesso coercitivo e, come abbiamo detto, un’impostazione etnocentrica, non in grado di percepire il punto di vista locale.

Un errore generale e ricorrente è stato, ad esempio, quello di voler raggiungere in tempi brevi una forma di sviluppo economico di tipo occidentale senza prima produrre le trasformazioni tecniche e culturali di base necessarie affinché ciò avvenisse; oppure quello di voler coprire i propri interessi, determinando quindi effetti negativi indiretti.

Nell’assai abbondante collezione di insuccessi ed effetti perversi imprevisti sono, infatti, purtroppo, numerosissimi i casi di finanziamenti a fondo perduto trasformati in meccanismi per l’arricchimento di élite locali senza alcun effetto reale sullo sviluppo; sprechi e dispersione di risorse; imponenti spostamenti di intere popolazioni per permettere la costruzione di grandi laghi artificiali senza preoccuparsi della loro possibile adattabilità a nuove condizioni di vita; vasti sistemi di irrigazione che hanno violato l’organizzazione tradizionale del lavoro e le consuete forme di cooperazione tra gli indigeni; riforme agrarie che non hanno tenuto in debito conto il significato dell’unità domestica tradizionale e la capacità di adattamento dell’ambiente stesso; e così via.

Il problema di fondo è quello di presumere che il cammino dal tradizionale al moderno – sempre che sia un bene che avvenga – sia un cammino di apprendimento e di ricezione delle società del Terzo Mondo di modelli e beni che la civiltà euroamericana diffonde. Questa tendenza etnocentrica comporta inevitabilmente una sottovalutazione delle società marginali tradizionali e una fiducia eccessiva e fuorviante nel potere positivo della propria società. Inevitabile, dunque il fallimento di numerosi progetti di sviluppo e azioni di intervento che non tengano conto che le altre realtà sono diverse e paradossalmente molto più "complesse" di quanto crediamo.

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