Indietro ] Sintesi ] [ Consumi Nord Sud ] Cosa si mangia nel mondo ] L'acqua oro blu ] Iniziative in corso ] Strumenti ]

bambina fame.jpg (11313 byte) LE DIFFERENZE TRA I CONSUMI ALIMENTARI NEL NORD E QUELLI DEL SUD

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) L'alimentazione
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Cereali, alimento base

L'alimentazione

Il fabbisogno alimentare degli esseri umani viene espresso in "calorie" e varia in base all’età, al peso, al sesso, alla salute, all’attività lavorativa, al clima, alle abitudini alimentari, ecc.

Gli esperti ritengono tuttavia che in media i bisogni alimentari giornalieri possano essere quantificati come indicato nella tabella in basso.

calorie

Bambino di un anno

 

820

Bambino di 7 anni

 

2190

Adolescente

Maschio

Femmina

2900

2480

Adulto

Maschio

Femmina

3000

2200

Ma una dieta equilibrata non dipende unicamente da un sufficiente apporto calorico adeguato alle condizioni ambientali ed individuali, essa deve anche rifornire l’organismo di tutti gli elementi fondamentali indispensabili per il suo buon funzionamento e precisamente: carboidrati, proteine, grassi, vitamine, sali minerali ed acqua.

Un’alimentazione in cui questi alimenti non sono presenti in percentuale adeguata, provoca nell’organismo una situazione di "malnutrizione": l’apporto calorico è appropriato ma insufficiente dal punto di vista proteico o vitaminico.

Gli alimenti fondamentali dovrebbero comparire, in ogni dieta, nelle seguenti percentuali:

70% carboidrati (presenti nello zucchero, nei cereali, nella frutta, nelle patate, ecc.); 1 g fornisce 4 calorie.

15% proteine di cui metà di origine vegetale (legumi, cereali, acc.) e metà di origine animale (carne, latte, uova, ecc.); 1 g fornisce 4 calorie.

15% grassi (presenti nel burro, olio, ecc.); 1 g fornisce 9 calorie.

+ vitamine e sali minerali in piccole quantità (presenti nella frutta e nella verdura).

+ acqua, circa 2,5 l.

Un’alimentazione insufficiente, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, produce effetti di diversa gravità e può portare anche alla morte.

In ordine di comparsa e gravità, abbiamo:

Dimagrimento
Apatia
Debolezza del tono muscolare
Depressione del sistema nervoso
Minor resistenza alle malattie
Invecchiamento precoce
Morte per inedia

La tabella seguente mostra la relazione che esiste tra il consumo calorico, la speranza di vita (cioè la durata media della vita della gente) e la mortalità infantile (le conseguenze della malnutrizione colpiscono soprattutto i bambini che, fin dalla nascita possono subire danni irreversibili se le madri non hanno avuto una dieta sufficiente ed equilibrata) nei 17 Paesi "più affamati" del mondo.

Il rapporto tra la fame e le possibilità di sopravvivenza

Paesi

Consumo calorico

Speranza di vita (anni)

Mortalità infantile (%)

% popolazione priva di acqua potabile

Etiopia

1700

46

123

72

Ciad

1740

47

123

-

Comorre

1760

55

90

25

Afganistan

1770

43

164

79

Mozambico

1810

46

148

76

Centro Africa

1850

47

105

79

Somalia

1870

46

123

66

Angola

1880

46

126

66

Sierra Leone

1900

42

144

50

Rwanda

1910

46

111

34

Burundi

1950

48

106

44

Namibia

1970

58

71

48

Haiti

2010

56

87

61

Zambia

2020

45

84

52

Bangladesh

2040

52

109

-

Sudan

2040

57

100

55

Malawi

2050

44

143

47

Dati UNDP 1994

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Cereali, alimento base

I cereali sono da molto tempo il cibo più diffuso tra la maggioranza delle popolazioni del globo, escludendo quelle delle zone equatoriali che consumano specialmente radici, tuberi e frutti (manioca, igname, banane, ecc.).

Esistono varietà diverse di cereali e ciascuna è adatta ad un particolare clima della terra: il riso al clima monsonico, il frumento al clima mediterraneo, l’orzo e la segale al clima del nord-Europa, il sorgo e il miglio alle lunghe siccità del clima tropicale.

Una delle maggiori differenze tra la dieta dei paesi poveri e quella dei paesi più ricchi consiste nella quantità di cereali consumati: in Asia, ad esempio, più del 78% delle calorie consumate proviene da cerali, mentre nel nord America, come in vari paesi europei, i cereali forniscono solo il 24% delle calorie.

La figura seguente mette in evidenza la diversa ripartizione dei principali alimenti che compaiono nella dieta dei paesi più sviluppati e in quella dei paesi del Terzo Mondo.

xfam1.gif (5465 byte)

xfam2.gif (5180 byte)

La preponderanza di un solo elemento base nell’alimentazione (generalmente un cereale) dà luogo a diete ripetitive e monotone, prive di quella varietà e di quei valori nutritivi che sono necessari per un’alimentazione equilibrata. Lo stesso discorso vale per i Paesi sviluppati che tendono ad assumere notevoli quantità di prodotti di origine animale, dando luogo ad una dieta iperproteica che comporta una serie di conseguenze negative non solo a livello individuale, ma provoca anche forti squilibri nel consumo delle risorse mondiali.

A livello personale, un’iperalimentazione provoca danni alla salute, favorendo malattie come ischemia, disturbi al cuore, appendicite, calcoli, vene varicose, emboli e trombosi, ernia, emorroidi, cancro del colon e del retto, obesità, ecc.

In secondo luogo, il tipo di alimentazione dei paesi ricchi, provoca un vero e proprio spreco delle risorse alimentari. Si calcola, infatti, che poco meno della metà dei cereali (grano, riso, miglio, ecc.) prodotti sulla terra vengono utilizzati per alimentare quel bestiame che viene poi consumato, nei paesi più ricchi, sotto forma di carne, latte e uova.

Nei Paesi del Sud del Mondo il consumo pro capite di cereali è di circa 232 Kg all’anno (circa 600 g al giorno). Nei Paesi ricchi, invece, il consumo medio è di 652 Kg all’anno (più di 1,7 Kg al giorno): di questa quantità solo una piccola parte è consumata sotto forma di pane, pasta, cereali per la prima colazione; gran parte del rimanente viene invece consumata come prodotti animali.

L’enorme quantità di cereali prodotti nel mondo viene sprecata per arricchire con la carne la già ricca alimentazione dei Paesi ricchi, a scapito di quei Paesi (in prevalenza appartenenti alla fascia povera) che, invece, consumano direttamente i cereali. Se questi cereali, consumati per alimentare il bestiame, venissero impiegati nell’alimentazione umana, si potrebbero sfamare 2 miliardi e 400 milioni di persone.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Precedente ] Indietro ] Successiva ]