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LE DIFFERENZE TRA I CONSUMI ALIMENTARI NEL NORD E QUELLI DEL SUD
Il fabbisogno alimentare degli esseri umani viene espresso in "calorie" e varia in base alletà, al peso, al sesso, alla salute, allattività lavorativa, al clima, alle abitudini alimentari, ecc. Gli esperti ritengono tuttavia che in media i bisogni alimentari giornalieri possano essere quantificati come indicato nella tabella in basso.
Ma una dieta equilibrata non dipende unicamente da un sufficiente apporto calorico adeguato alle condizioni ambientali ed individuali, essa deve anche rifornire lorganismo di tutti gli elementi fondamentali indispensabili per il suo buon funzionamento e precisamente: carboidrati, proteine, grassi, vitamine, sali minerali ed acqua. Unalimentazione in cui questi alimenti non sono presenti in percentuale adeguata, provoca nellorganismo una situazione di "malnutrizione": lapporto calorico è appropriato ma insufficiente dal punto di vista proteico o vitaminico. Gli alimenti fondamentali dovrebbero comparire, in ogni dieta, nelle seguenti percentuali: 70% carboidrati (presenti nello zucchero, nei cereali, nella frutta, nelle patate, ecc.); 1 g fornisce 4 calorie. 15% proteine di cui metà di origine vegetale (legumi, cereali, acc.) e metà di origine animale (carne, latte, uova, ecc.); 1 g fornisce 4 calorie. 15% grassi (presenti nel burro, olio, ecc.); 1 g fornisce 9 calorie. + vitamine e sali minerali in piccole quantità (presenti nella frutta e nella verdura). + acqua, circa 2,5 l. Unalimentazione insufficiente, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, produce effetti di diversa gravità e può portare anche alla morte. In ordine di comparsa e gravità, abbiamo:
La tabella seguente mostra la relazione che esiste tra il consumo calorico, la speranza di vita (cioè la durata media della vita della gente) e la mortalità infantile (le conseguenze della malnutrizione colpiscono soprattutto i bambini che, fin dalla nascita possono subire danni irreversibili se le madri non hanno avuto una dieta sufficiente ed equilibrata) nei 17 Paesi "più affamati" del mondo.
Dati UNDP 1994 I cereali sono da molto tempo il cibo più diffuso tra la maggioranza delle popolazioni del globo, escludendo quelle delle zone equatoriali che consumano specialmente radici, tuberi e frutti (manioca, igname, banane, ecc.). Esistono varietà diverse di cereali e ciascuna è adatta ad un particolare clima della terra: il riso al clima monsonico, il frumento al clima mediterraneo, lorzo e la segale al clima del nord-Europa, il sorgo e il miglio alle lunghe siccità del clima tropicale. Una delle maggiori differenze tra la dieta dei paesi poveri e quella dei paesi più ricchi consiste nella quantità di cereali consumati: in Asia, ad esempio, più del 78% delle calorie consumate proviene da cerali, mentre nel nord America, come in vari paesi europei, i cereali forniscono solo il 24% delle calorie. La figura seguente mette in evidenza la diversa ripartizione dei principali alimenti che compaiono nella dieta dei paesi più sviluppati e in quella dei paesi del Terzo Mondo.
La preponderanza di un solo elemento base nellalimentazione (generalmente un cereale) dà luogo a diete ripetitive e monotone, prive di quella varietà e di quei valori nutritivi che sono necessari per unalimentazione equilibrata. Lo stesso discorso vale per i Paesi sviluppati che tendono ad assumere notevoli quantità di prodotti di origine animale, dando luogo ad una dieta iperproteica che comporta una serie di conseguenze negative non solo a livello individuale, ma provoca anche forti squilibri nel consumo delle risorse mondiali. A livello personale, uniperalimentazione provoca danni alla salute, favorendo malattie come ischemia, disturbi al cuore, appendicite, calcoli, vene varicose, emboli e trombosi, ernia, emorroidi, cancro del colon e del retto, obesità, ecc. In secondo luogo, il tipo di alimentazione dei paesi ricchi, provoca un vero e proprio spreco delle risorse alimentari. Si calcola, infatti, che poco meno della metà dei cereali (grano, riso, miglio, ecc.) prodotti sulla terra vengono utilizzati per alimentare quel bestiame che viene poi consumato, nei paesi più ricchi, sotto forma di carne, latte e uova. Nei Paesi del Sud del Mondo il consumo pro capite di cereali è di circa 232 Kg allanno (circa 600 g al giorno). Nei Paesi ricchi, invece, il consumo medio è di 652 Kg allanno (più di 1,7 Kg al giorno): di questa quantità solo una piccola parte è consumata sotto forma di pane, pasta, cereali per la prima colazione; gran parte del rimanente viene invece consumata come prodotti animali. Lenorme quantità di cereali prodotti nel mondo viene sprecata per arricchire con la carne la già ricca alimentazione dei Paesi ricchi, a scapito di quei Paesi (in prevalenza appartenenti alla fascia povera) che, invece, consumano direttamente i cereali. Se questi cereali, consumati per alimentare il bestiame, venissero impiegati nellalimentazione umana, si potrebbero sfamare 2 miliardi e 400 milioni di persone. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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