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COSA
SI MANGIA NEL MONDO
Nel mondo possiamo distinguere due modi, ben diversi, di alimentarsi:
Lalimentazione dei Paesi ricchi, comprende una quota sempre maggiore di alimenti di origine animale, ottenuti alimentando il bestiame con cereali, legumi ed altri cibi che potrebbero essere consumati direttamente dalluomo. Questo comporta delle forti perdite nella catena alimentare: per produrre una razione di carne sono necessarie circa otto razioni di cereali, per cui una persona che volesse mangiare solo carne, consumerebbe quanto otto persone cerealicole. Per altri alimenti animali, come uova, latte e derivati, il rapporto di trasformazione è minore ma presenta le stesse caratteristiche. Una dieta con cibi animali è senzaltro più ricca di una dieta vegetariana: oggi, nel mondo, solamente un terzo della produzione complessiva di cereali viene consumata direttamente dagli uomini, mentre i due terzi vengono destinati per il nutrimento degli animali e per ottenere un arricchimento della dieta umana (solamente di alcuni). Una dieta ricca di alimenti di origine industriale, presenta unelevata quantità di cibi che hanno subito trasformazioni industriali (raffinazione, estrazione, precottura, conservazione, surgelazione, ecc.). Tutti questi procedimenti causano un aumento dei costi energetici i quali si aggiungono alla spesa energetica complessiva derivata dalla spinta meccanizzazione dellagricoltura e dalluso massiccio di prodotti chimici. Ci si trova così di fronte a casi come quello degli Stati Uniti, dove il processo agro-alimentare prevede lutilizzo di ben sette calorie industriali per ottenerne una alimentare. Con questa terminologia possiamo richiamare una forma di arricchimento alimentare attraverso lintroduzione di una maggior quota di cibi provenienti da Paesi lontani. Anche in questo caso i costi si elevano (basti pensare al prezzo della frutta esotica) per i passaggi che questi cibi devono attraversare: trasporto, condizionamento, commercializzazione, ecc. Abbiamo visto come lalimentazione nei Paesi poveri comporti un consumo energetico assai minore, dato che non si impiegano mezzi meccanici, né i cibi subiscono trasformazioni industriali al di fuori della semplice cottura. Per questo e per il valore nutrizionale che offre, la dieta è definita povera o tradizionale. Essa si adatta soprattutto a quanto fornisce la Terra e lambiente: varia, pertanto, a seconda delle condizioni locali, determinate dal clima, dalla latitudine, dalla fertilità del suolo, delle attività svolte dalle persone (dove lattività di base è lagricoltura, lalimentazione è prevalentemente cerealicola; dove la popolazione è dedita alla pastorizia, lalimentazione si basa su latte ed altri prodotti animali), ecc. La stragrande maggioranza delle diete povere si basa, tuttavia, sui vegetali ed in particolare sui cereali. La documentazione sullalimentazione del mondo viene raccolta ed elaborata dalla FAO, lorganismo dellONU per lagricoltura e lalimentazione. Sempre dalla FAO vengono raccolti ed elaborati i dati circa i cibi di base che caratterizzano le diverse aree del mondo. Sono definiti di base gli alimenti che forniscono la maggior parte delle calorie alimentari nella razione giornaliera media. Con questo criterio la FAO individua nel mondo 6 cibi di base:
Una delle vie attraverso la quale passa larricchimento dellalimentazione nella società del benessere è laumento della quota di cibi esotici o di provenienza lontana. Tra questi particolare ruolo riveste la frutta tropicale, che nel nostro Paese viene importata annualmente per una cifra dellordine di 250 miliardi. Anche per la frutta esotica si pone il problema che si può sollevare per le altre forme di arricchimento che abbiamo analizzato (arricchimento animale, industriale ed esotico): fino a che punto sono valide e giustificate, oppure sono inutili o addirittura dannose? Le diete ricche sono infatti allorigine delle patologie del benessere e non possono essere quindi considerate prive di danni . forse questo non è il caso della frutta esotica, il cui problema può essere analizzato dal punto di vista:
Unaltra considerazione si può fare in ordine a questo aspetto: il nostro consumo di prodotti esotici può favorire il terzo Mondo e quindi essere un ausilio per il suo sviluppo? Forse è opportuno distinguere il breve periodo dal lungo periodo, ciò che avviene in teoria e ciò che avviene (meglio, è avvenuto) in pratica. In teoria i paesi del Terzo mondo potrebbero trarre un vantaggio, vendendoci i loro prodotti: con la valuta ricavata potrebbero acquistare dai paesi industrializzati prodotti tecnologici per il loro sviluppo. Vanno però considerati due rischi, e con questo ci spostiamo sul piano
Di solito si predica lopportunità di variare abbondantemente i nostri cibi al fine di evitare possibili carenze di taluni fattori: ciò porterebbe a considerare opportuno ogni tanto anche il consumo di frutta esotica. Tuttavia una dieta basata su frutta ed ortaggi nostrani non comporta carenze, anche perché la flora batterica intestinale che si svilupperebbe con tale dieta (ricca, fra laltro di fibre), sarebbe in grado di colmare le carenze stesse. Il fatto che i frutti esotici vengano da lontano, compiano lunghi viaggi, siano spesso colti immaturi, può far nascere dubbi sulla integrità del loro patrimonio vitaminico naturale, allorché giungono sulle nostre mense. Un altro pericolo potrebbe essere costituito dalla presenza di residui di pesticidi, essendo ben noto che molti prodotti chimici pericolosi, proibiti nei paesi sviluppati, vengono smerciati in quelli del Terzo mondo. Il semeIl seme non solo è il primo e fondamentale anello della catena alimentare, esso è anche allorigine della storia dellumanità poiché ad esso è legato il passaggio dal nomadismo alla vita stanziale, con lintroduzione dellagricoltura. Sono semi, ad esempio, anche cereali e legumi i quali hanno costituito nel passato, ed ancor oggi, la base dellalimentazione di gran parte dellumanità. La storia può essere riletta, pertanto, alla luce di un ruolo decisamente maggiore dato al seme, rispetto a quello riconosciutogli fino ad oggi. Così alcune vicende storiche presentano, tra le molle più significative, proprio episodi e motivazioni di tale natura: il desiderio di garantirsi riserve di terreni seminabili, nonché di venire in contatto con popoli e civiltà dalle diverse abitudini agricole ed alimentari (dallo scambio di semi e tecniche, poteva nascere un vantaggio reciproco). Nel corso dei millenni gli uomini hanno selezionato numerose varietà di vegetali ed animali, adattandosi agli ambienti, alle condizioni climatiche, alla necessità di meglio affrontare avversità: grazie a questa diversificazione si permette una compensazione tra le diverse fonti di sostentamento e dei rischi rispettivi. Lintroduzione delle tecniche moderne in agricoltura, accompagnate dalle tendenze consumistiche, hanno operato una prima drastica riduzione delle varietà in funzione della produttività, della stabilità, della trasformazione e delle esigenze commerciali. Resta quasi del tutto escluso il criterio del gusto del consumatore, della sua salute o del potere nutritivo. La "rivoluzione verde" ha ulteriormente accentuato questa tendenza allimpoverimento della varietà, dato che le nuove sementi ibride, elaborate con la selezione genetica, più produttive delle precedenti, tendono a soppiantarle. Se i contadini adottano le nuove sementi, quelle tradizionali perdono la loro germinabilità, causando la perdita di notevoli varietà originarie e lappiattimento dei gusti e dei consumi alimentari. Anche a livello sociale si hanno forti ripercussioni: le sementi ibride non possono essere prodotte dai contadini, ma devono essere acquistate dalle imprese produttrici, spesso grosse multinazionali, che non sempre perseguono interessi concordi con quelli dei consumatori o degli stessi contadini. In tal modo un fenomeno, di per sé, positivo, come il progresso genetico, può essere utilizzato male e diventare uno dei numerosi strumenti per la creazione di dipendenza, il che può rivelarsi particolarmente dannoso nelle agricolture del terzo mondo. La dipendenza è poi accentuata dal fatto che queste sementi richiedono, per essere utilizzate efficacemente, fertilizzanti chimici, pesticidi e altre grosse attrezzature tecniche, in genere con alti consumi di energia. Un ulteriore aspetto che riguarda limportanza dei semi oggi, può essere colto nel problema della lotta alla desertificazione. Trattandosi in genere di Paesi poveri, si pongono soprattutto problemi circa la materiale disponibilità di sementi di ogni genere, anche selvatiche, meglio ovviamente se di specie resistenti alla siccità. Linvio di semi di ogni tipo ad organismi specializzati nella lotta contro la desertificazione può costituire unoccasione per interessarsi a questi gravi problemi che esistono nel mondo. Oltre alla sensibilizzazione ai problemi dellagricoltura, dellalimentazione, dellambiente, cioè ai grandi problemi dellumanità, il seme nasconde forti potenzialità educative e simboliche. Il seme, infatti, rappresenta una vita che deve sbocciare, non senza un velo di mistero: prima ancora di un problema tecnico, il seme è un simbolo, un richiamo alla attesa, alla prospezione. Può essere un fattore di educazione al rispetto della vita, cominciando da quella vegetale, che è la premessa di ogni altra forma di vita, compresa quella umana. LHumusLa popolazione del mondo cresce molto rapidamente mentre le terre coltivate (da cui si ricava gran parte delle risorse alimentari) si riducono per diversi motivi, come:
Le terre coltivate nel mondo sono appena 1/10 della superficie emersa: per cui, anziché aumentare la superficie coltivata, si punta ad ottenere maggiore produzione dalle terre già coltivate che sono le più fertili. Tra i fattori di fertilità del terreno, particolare importanza ha lhumus. Cosè lhumus? Lhumus è dovuto alla decomposizione della sostanza organica lasciata dagli esseri viventi, soprattutto vegetali. Possiamo distinguere un humus stabile o dolce che è il prodotto intermedio della materia organica presente nel terreno, dovuto allazione di una flora microbica giustamente ripartita tra aerobia e anaerobia (che si sviluppa, cioè, in presenza o in assenza di aria); da un humus acido, detto anche non saturo, in cui, invece, è più rilevante lazione di microrganismi fungini (tipico delle brughiere, delle foreste di conifere, ecc.). In condizioni ancor meno favorevoli (acque stagnanti), si genera la torba, sostanza organica priva di vita batterica. Secondo unaccreditata opinione, lhumus sarebbe il prodotto della simbiosi tra piante superiori e microrganismi, nella quale questi ultimi utilizzano i residui dei primi per il proprio sviluppo, favorendo al contempo la crescita delle piante stesse. È chiaro che massima importanza ai fini della fertilità del terreno, va allhumus dolce poiché in esso è contenuta una quantità di azoto superiore. Lhumus del terreno ha un valore strategico eccezionale, non solo per la quantità e qualità delle produzioni vegetali, ma anche per la capacità di trattenere lacqua (che lo rende un potente antidoto contro la siccità) e per la stabilità delle produzioni stesse. Il progresso ulteriore verso la massimizzazione dei raccolti, il loro livello qualitativo e la loro stabilità, è da attendersi dalle ricerche sui bio-regolatori naturali, di cui lhumus è un serbatoio fedele e gratuito. La fertilità delle terre è destinata a ridursi con le coltivazioni. Tuttavia attraverso rotazioni con il prato, lapporto di fertilizzanti naturali (come il letame o altro materiale organico), è relativamente agevole ripristinare la fertilità delle terre nelle fasce temperate. Non altrettanto si può dire per i terreni del Terzo Mondo, dove la temperatura è più elevata: il calore accelera lattività dei batteri decompositori e pertanto il materiale organico tende a trasformarsi rapidamente in sali minerali. Se ci sono radici pronte ad assorbirli, si può avere una esplosione di fertilità e di vita come nel caso delle foreste vergini. Dove, invece, si denuda la superficie, si possono correre gravi rischi, come quello della desertificazione o della laterizzazione che avviene quando la pioggia dilava le sostanze nutritive dalle fasce superiori del terreno, dove arrivano le radici delle piante, per portarle in profondità dove si disperdono. In superficie resta una terra color mattone (detta laterite) priva di humus e dunque non più in grado di generare vita vegetale. Di fronte a questa situazione sembra si possano indicare delle principali linee di evoluzione:
Lo scenario economico mondiale è, al giorno doggi, caratterizzato sempre più dalla presenza di enormi imprese che governano gran parte del commercio internazionale: le multinazionali. Una multinazionale è una società che possiede e controlla numerose imprese in altri Paesi del mondo. La società principale, quella che possiede il resto, viene chiamata "holding", quelle possedute "controllate" o "affiliate". Imperi molto grandi possono essere paragonati ai sistemi feudali: tutto era in mano al re che si rapportava direttamente solo con i feudatari, i quali avevano rapporti con i valvassori, e così via fino ai valvassini. Queste società hanno dimostrato notevole interesse per le terre dei Paesi in via di sviluppo le quali offrono numerose e attraenti possibilità di profitti. In questi Paesi, infatti, le società multinazionali, trovano:
Le multinazionali non esitano ad approfittare di tutto questo, rappresentando, per il Paese in cui si insediano, un grosso ostacolo allo sviluppo. Esse, infatti:
I meccanismi a cui danno origine gli interventi delle multinazionali, si presentano come perversi e contraddittori, come nei seguenti esempi.
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