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parigi1.wmf (40780 byte) LA FILOSOFIA OCCIDENTALE

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La filosofia ellenistica

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Lo scetticismo

 

La filosofia ellenistica

I tre secoli che vanno dalla morte di Alessandro il Grande nel 323 a. C. fino alla fine 31 a. C., a noi noti come età ellenistica, segnarono una vasta espansione della civiltà greca verso l’oriente, a seguito delle conquiste di Alessandro; più tardi, la civiltà greca penetrò in profondità all’interno del mondo mediterraneo occidentale, sorretta dai conquistatori politici della Grecia, i Romani. Ma la filosofia, attraverso tutto questo periodo, rimane un’attività prevalentemente greca. I pensatori che esercitarono la maggiore influenza nel mondo ellenistico furono Stoici, Epicurei e Scettici. C’è l’impellente esigenza di una valutazione complessiva della filosofia ellenistica, che possa fornire ai non specialisti un resoconto aggiornato dell’argomento.

Questa filosofia è spesso considerata come un debole prodotto di pensatori di seconda categoria, incapaci di reggere il confronto con Platone ed Aristotele.

Una ragione del malinteso di cui è stata vittima la filosofia ellenistica è la scarsità di testimonianze primarie.

Quasi tutti gli scritti dai primi Stoici sono andati perduti e le loro teorie devono essere ricostruite sulla base di citazioni e sunti ad opera di scrittori più tardi. La limitatezza delle testimonianze costituisce un problema anche quando ci si occupa di epicurei e Scettici. Il mio scopo è sempre stato si dare alle testimonianze quel senso che fosse il migliore da un punto di vista filosofico, e allo stesso tempo di indicare quali teorie sono le più vulnerabili sottoposte a critica.

L’argomento che ho trattato con la maggiore ampiezza è lo Stoicismo. Nel concedere agli Stoici uno spazio così esteso sono stato influenzato da due ordini di considerazioni: essi sono, a mio giudizio, i filosofi più importanti del periodo ellenistico, e oggigiorno il loro pensiero è meno accessibile al lettore medio di quanto non siano l’Epicureismo e lo Scetticismo.

(ANTONY A. LONG)

La filosofia ellenistica

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Lo scetticismo

Sesto Empirico, inserendosi in una tradizione già iniziata dai suoi precursori scettici e seguendo le simpatie del suo tempo per i sommari, le sillogi e le epitomi, si proponeva di fornire un breviario che racchiudesse in un corpo unico e di agevole consultazione le principali indagini e le ultime conclusioni dell'indirizzo scettico in tutta la sua ricca e movimentata storia dal IV sec. A. C. al II sec. d.C. Oltre mezzo millennio di speculazione - a voler prescindere dagli incunaboli che, come Sesto medesimo ama rilevare, si erano profilati fin dal periodo presocratico - dovevano confluire in un manuale che potesse essere facilmente utilizzato dagli iniziandi e che, forse, doveva concludere il noviziato filosofico dell'Empirico stesso.

Quantunque la storia dello Scetticismo antico sia stata densa di contrasti interni non meno accentuati di quelli che tormentavano le varie sette dommatiche, Sesto si mostra convinto che, pur attraverso molte generazioni e varie influenze, una sua fondamentale unità e un ben chiaro segno di distinzione rispetto alle altre filosofie. L'impronta che l'ascetico fondatore Pirrone, amico dei fachiri e nemico delle dispute logiche, aveva dato alla scepsi, era rimasta ancora visibile e continuava ad esercitare certe sue attrattive di "teoria della salute". Verso un fine che potremmo dire, a modo suo, beatifico potevano, senza dubbio, essere convogliate altre tendenze e altre risorse dell'umana intelligenza e altri frutti dell'umana esperienza. Perciò il tendenziale empirismo di Sesto poteva, in linea di massima, coordinare gli sforzi col tendenziale ascetismo dl vecchio Pirrone, senza che la fisionomia generale dello Scetticismo venisse contraffatta.

E' da presumersi che da questo convincimento Sesto si sentisse autorizzato a diffondere i suoi "Lineamenti di Scetticismo". E nell'esecuzione del suo lavoro egli si è servito a piene mani di tutto un materiale che i suoi predecessori gli hanno riccamente fornito e che egli, abilmente e non senza accorgimenti sistematici, è riuscito a fondere in un corpo abbastanza organico, quantunque gli scettici delle varie epoche amino proclamare la loro avversione nei riguardi di ogni "sistema".

In realtà, una delle caratteristiche più notevoli degli Schizzi è la messa in sordina di quella "disperazione pirroniana" che abbiamo pur motivo di riscontrare in altri scrittti sestiani e specialmente nelle drammatiche conclusioni dei trattati Contro i logici. Pare, anzi, che in questa "Enciclopedia dello Scetticismo in compendio" Sesto, tirando le somme di un plurisecolare dibattito interno alla scepsi e tra questa e gli altri indirizzi, voglia attenuare le angolosità più acute, smorzare certi contrasti troppo accesi, appianare certi dislivelli troppo scoperti, proteggere certe posizioni attaccabili e, al contrario, arricchire gli aspetti tropologici ed esemplificativi e analizzare con cautela il linguaggio scettico, utilizzando con perizia e non poche volte con astuzia quei ferri del mestiere che sono indispensabili per poter lavorare nell'officina stessa.

La necessità di conservare il carattere di sillogie non permette, d'altronde, di dare adeguato svolgimento a tutti i lati delle questioni. Mentre, infatti, alcune volte la rassegna dei particolari è fin troppo abbondante in virtù di una naturale simpatia di Sesto per l'empiria, altre volte, invece, è troppo secca, stringata o addirittura evasiva e si accosta alle detestate tendenze definizionistiche dei Dommatici. E forse proprio queste disarmonie dovettero indurre l'acuto scrittore ad apportare qualche modifica alla sua opera più divulgata, e da ciò è scaturita qualche moderna perplessità di ordine filologico circa la collocazione degli Schizzi nello sviluppo del pensiero e dell'operosità letteraria di Sesto.

(SESTO EMPIRICO)

Schizzi Pirroniani

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