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impalcatura.jpg (3546 byte) LE INIZIATIVE IN ATTO

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La sindrome "TINA"

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C'è sviluppo e sviluppo...

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È possibile correggere il supersviluppo??

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La strategia lillipuziana

 

La sindrome "TINA"

"There Is No Alternative", non ci sono alternative: le disuguaglianze aumentano, i diritti si restringono, la crisi ambientale è incombente… è questo il discorso dominante che i media quotidianamente ci somministrano, descrivendo l’economia globale come l’unico orizzonte possibile.

La forza di questi ragionamenti sta nel senso di mortificazione che essi stimolano nella gente e nello sfondo di "naturalezza" che danno a qualsiasi avvenimento negativo.

Tutto ormai è stato detto e tutto è già stato scritto. Nel lungo percorso che ha portato l'umanità nel Terzo Millennio sono stati proclamati e sanciti i diritti inalienabili della persona, le forme di tutela dell'ambiente, le condizioni per un modello di sviluppo umano e sostenibile, le regole della convivenza pacifica tra popoli diversi.

Se questi principi fossero applicati e questi valori rispettati, la pace, lo sviluppo, la giustizia, i diritti umani, la salvaguardia del creato sarebbero una realtà e non obiettivi lontani. Qualcosa non funziona nei processi della politica se i Governanti possono impunemente disattendere impegni che hanno solennemente sottoscritto al cospetto del mondo intero.

Qualcosa non funziona negli ingranaggi dell'economia se la ricchezza di pochi cresce a dismisura, mentre diventa sempre più crudele la povertà della maggioranza degli abitanti del pianeta. Qualcosa non funziona nei modelli della cultura se nel dispregio della vita umana si moltiplicano non solo guerre e genocidi, ma anche prevaricazioni e abusi.

Tutti i popoli del mondo hanno una sfida comune: esigere dai propri Governi l'adempimento delle Convenzioni, delle Dichiarazioni, dei Piani di Azione che proprio nell'ultimo decennio del secolo XX hanno delineato un nuovo modello sociale ed economico, nazionale e internazionale, in cui tutti i cittadini devono avere le stesse opportunità, la povertà va sradicata, le risorse naturali vanno preservate per le generazioni future, i più deboli vanno sostenuti e la ricchezza ridistribuita.

Per vincere questa sfida bisogna muoversi su molti fronti: se le imprese globali stanno sempre più collaborando per perseguire il loro programma di sviluppo (anche a scapito del reale sviluppo umano), anche la gente comune deve muoversi sulla stessa strada, quella della cooperazione tra organizzazioni popolari, movimenti, associazioni di nazioni diverse per giungere alla definizioni di un PROGRAMMA PER L’UOMO in un’ottica di Globalizzazione dal basso.

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C'è sviluppo e sviluppo...

I Paesi Sottosviluppati si presentano alle soglie del terzo millennio ancora con gravi difficoltà e problemi di carattere politico, economico e sociale. I mezzi di comunicazione sottopongono quotidianamente, all’attenzione dell’opinione pubblica Occidentale, le gravi difficoltà in cui versano alcune popolazioni del Sud, specialmente in occasione di conflitti o di grandi catastrofi naturali.

È vero che molto è stato fatto per aiutare le popolazioni povere, ma in un mondo dove il 20% della popolazione "vive" con l’1,4% del reddito mondiale, parlare di cooperazione si fa molto difficile ed impegnativo: è più opportuno parlare di ridistribuzione di ricchezze ed opportunità per garantire a tutti un adeguato livello di sviluppo umano e sicurezza sociale. Non serve aumentare gli aiuti finanziari al Sud se non si cambiano gli stili di vita che spesso sono alla base di tali situazioni di povertà e disuguaglianza. Molto spesso, infatti, le nostre scelte e le nostre preferenze veicolano una determinata cultura, che diventa quella di massa e condiziona le relazioni che si creano.

Nasce allora il concetto di "malsviluppo" del nord, contrapposto a quello di "sottosviluppo" del sud, ed emerge la necessità di operare dei cambiamenti nei meccanismi economici e politici dei Paesi più ricchi che contribuiscono al mantenimento del sottosviluppo.

A fronte di questa importante presa di coscienza, stanno nascendo numerose iniziative volte a ristabilire, per quanto possibile, dei rapporti Nord/Sud basati sulla reciprocità e la giustizia.

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È possibile correggere il supersviluppo??

L’interdipendenza tra i popoli ricchi e quelli poveri è una delle realtà dominanti di questo pianeta. Questa interdipendenza, non sempre assume i caratteri della positività, anzi, si configura spesso come meccanismo "perverso" e "controproducente" che può portare ad effetti negativi anche negli stessi Paesi ricchi. Da ciò deriva la responsabilità per i cittadini dei Paesi più agiati, di tenere in considerazione questo rapporto di universalità, questo profondo legame che si instaura fra sviluppo del Nord e miseria del Sud.

Spesso, per indicare il fenomeno di sviluppo del Nord, si parla di "supersviluppo" cioè di un livello di benessere materiale, talmente elevato che riduce la stessa qualità della vita. A questo proposito, basti pensare agli effetti di un’alimentazione ricca come quella occidentale: le malattie del benessere, i disturbi cardiocircolatori sono spesso dovuti ad errori nutrizionali e costituiscono circa i ¾ delle cause di morte.

Da tempo si è impegnati in politiche di modifica dei comportamenti e degli atteggiamenti culturali della gente nei confronti dei consumi. Una buona riuscita si ha certamente con l’impegno a livello informativo o, meglio ancora, formativo. A livello pedagogico, infatti, si fa molta leva, per la modifica del comportamento, sulla responsabilità: "un po’ troppo tardi abbiamo imparato che non il pensiero ma l’assunzione della responsabilità è l’origine dell’azione". Si tratta in altre parole di puntare sugli aspetti formativi, quindi sulle motivazioni, piuttosto che sul piano prettamente conoscitivo.

Nello specifico campo dei consumi si deve cercare di formare o far acquisire, una sensibilità sulle conseguenze del proprio comportamento, in modo da destare la responsabilità dell’atto del consumatore.

Si tratta senza dubbio di un’opera "controcorrente", perché qualsiasi mezzo di comunicazione, mentalità e mode, ci spingono in altro senso, esaltando i consumi fini a se stessi e la massificazione.

In definitiva, operare a livello educativo o formativo, avendo presente il globo intero, risulta essere l’impegno da cui può derivare un vantaggio non solo per il Terzo Mondo, ma anche per noi stessi, per una migliore qualità della vita.

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La strategia lillipuziana

L’azione internazionale dei cittadini, può costituire il fattore decisivo per affrontare i problemi della globalizzazione ribaltando la situazione da un punto di vista strettamente economico, ad uno solidale.

Nella favola di J. Swift "I viaggi di Gulliver", i minuscoli lillipuziani catturano Gulliver, molto più grande di loro, legandolo con centinaia di fili: Gulliver avrebbe potuto schiacciarli sotto il tacco, ma la fitta RETE lo immobilizzava e lo rendeva impotente.

Allo stesso modo le singole persone possono utilizzare le fonti di potere cui hanno accesso unendole fra loro e tessendo, insieme, una rete in grado di immobilizzare i giganti della globalizzazione economica.

In un certo senso questa strategia è speculare a quella delle imprese multinazionali che creano reti di produzione mondiali fra imprese diverse: le reti lillipuziane si organizzano in base all’aiuto reciproco, cercando di proteggere gli interessi di coloro che sono minacciati dalla globalizzazione.

È importante capire che l’interesse collettivo coincide con il proprio interesse personale. Quando , ad esempio, le persone di un Paese sostengono il diritto dei lavoratori a organizzarsi e a scioperare in altri paesi, esse stanno direttamente aiutando altre persone, ma, indirettamente, stanno aiutando anche se stesse, perché si garantiscono di non entrare in competizione con chi lavora in condizioni degradate.

È necessario, quindi, che i gruppi di base, le organizzazioni non governative, i sindacati, le singole persone di buona volontà, uniscano le loro forze per esercitare pressioni sempre più resistenti sui governi, sui parlamenti nazionali o sovranazionali e sulle istituzioni internazionali affinché siano approvate leggi, regolamenti e direttive che mettano al primo posto i diritti delle persone, dei poveri e della natura e solo dopo gli interessi economici.

Ecco allora l’importanza dei piccoli gesti quotidiani attraverso cui può passare il sostegno ad un sistema globale disumanizzante ma anche in grado di toglierlo ed indurre il sistema a cambiare: adesione alle campagne di solidarietà, boicottaggio, consumo critico, risparmio alternativo, forme di produzione e di consumo gestite secondo criteri di solidarietà e di rispetto ambientale, e quant’altro.

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