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s.wmf (13482 byte)INTESI

Il mondo si fa sempre più piccolo e la globalizzazione è il nuovo ordine che ci lega tutti insieme nell'interdipendenza reciproca. Che affondiamo o stiamo a galla, procediamo come un unico mondo. I politici e i media parlano vagamente di "globalizzazioe" come di un nuovo roseo futuro in cui tutti saremo vincitori e l'idea di un mondo che funziona in armonia è troppo attraente per resistervi.

 

La globalizzazione non è un vago sentire circa il futuro. E' una precisa strategia economica perseguita dai paesi del mondo industrializzato e dalle multinazionali i cui interessi quei paesi rappresentano. L'essenza di questa strategia è garantire l'accesso aperto e non regolamentato ai mercati mondiali - il modello del "libero mercato" che permette alle multinazionali di sbarazzarsi dei più piccoli competitori locali indipendentemente dai costi sociali o ambientali. I paesi in via di sviluppo sono aperti allo sfruttamento e i profitti che essi potrebbero usare per il loro sviluppo finiscono invece sui conti bancari degli azionisti delle multinazionali oltremare.

 

Mentre ci sono individui che hanno accumulato un'enorme ricchezza grazie alla liberalizzazione dell'economia mondiale, la maggioranza ne ha tratto ben poco beneficio. Generalmente, la globalizzazione ha condizionato pesantemente i lavoratori, poichè i governi nazionali abbassano gli standard lavorativi nel tentativo di attrarre gli investimenti stranieri con la promessa di bassi costi. A livello internazionale, mentre alcuni paesi di recente industrializzazione hanno aumentato gli introiti delle esportazioni come conseguenza della liberalizzazione del mercato mondiale, le nazioni più povere sono state completamente escluse dalla festa. Ora è universalmente riconosciuto - particolarmente dopo la crisi asiatica del 1997-98 - che la globalizzazione ha vincitori e vinti e che a perdere sono sempre i poveri.

 

Insieme a questa globalizzazione dell'economia, è in atto un processo analogo sul piano culturale. I grossi network irradiano la loro marmellata uniforme di notizie nelle case di tutto il mondo e la pubblicità consolida il messaggio. Le immagini insesorabili conducono alla "McDonaldizzazione" delle culture locali, spingendo la gente a scambiare la vita reale per consumismo da spazzatura. Il "linguaggio globale" che tutti siamo dovremmo parlare è niente più della capacità di riconoscere i marchi dei produttori di bibite statunitensi.

 

Per fortuna, ci sono stati tentativi di costruire globalizzazioni alternative alla monocoltura degli affari delle multinazionali - e qui la tecnologia delle comunicazioni ha svolto un ruolo positivo. Campagne e gruppi di comunità attivano strategie locali di resistenza dalle facce opposte del pianeta, stringendo nuove alleanze e - a volte - vincendo anche nuove battaglie. Oggi la globalizzazione è un incubo economico che minaccia i poveri, ma domani potrebbe essere un nuovo modello di interdipendenza davvero creativa.

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