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IL SISTEMA
ECONOMICO MONDIALE
Prima di Seattle, la sigla WTO risultava sconosciuta alla maggior parte della gente. Non che dopo Seattle la situazione sia cambiata un gran che', almeno in Italia, ma certo qualche persona in più ha scoperto l'esistenza di questa organizzazione internazionale che si occupa delle regole del commercio fra nazioni. Il WTO ha preso il posto del GATT all'inizio del 1995. La sua nascita è sancita dal "Final Act" dell'Uruguay Round firmato nell'aprile 1994 al meeting ministeriale di Marrakesh. Il WTO si fonda su diversi accordi (agreements) negoziati e firmati dalla maggior parte delle nazioni del mondo; ha potere legislativo, esecutivo e giudiziario e i membri che non si adeguano alle regole stabilite nei vari accordi possono essere costretti a farlo dalle sanzioni commerciali stabilite da un tribunale ad hoc. Guidata dalla logica del "mercato", la politica del WTO è stata sinora stabilita dai paesi più potenti e dalle loro influenti società transnazionali. Il risultato è che le preoccupazioni legate all'ambiente, alla cultura, ai diritti umani, alla qualità della vita sono state messe da parte mentre la globalizzazione ha proseguito la sua marcia.
Anche se ufficialmente nato il 1 gennaio 1995, le radici del WTO risalgono al 1948, allormai famosissimo GATT. Riguardo a questa sigla è bene chiarire che indica due cose:
Negli anni questo accordo è cresciuto attraverso vari negoziati, indicati col termine di "round". Lultimo e il più importante è stato lUruguay Round, dal 1986 al 1994, terminato proprio con la creazione del WTO. Il GATT copriva il commercio dei beni, il WTO ora copre anche il settore dei servizi e delle proprietà intellettuali. Altre differenze fra i due: il primo è stato un accordo provvisorio, mai ratificato dai parlamenti dei paesi membri, premessa per una organizzazione stabile. Il WTO è questa organizzazione stabile e i suoi accordi sono permanenti, ha basi legali perché i paesi membri hanno ratificato i suoi accordi, mentre per il GATT si parlava di contracting parties, cioè di parti contraenti. Infine Il WTO ha un sistema di arbitrariato più veloce ed automatico rispetto al vecchio sistema del GATT. Il GATT come organizzazione è cessata, come accordo esiste ancora e si parla di "GATT 1947" quando ci si riferisce allaccordo originario e "GATT 1994" quando si parla della versione aggiornata nel 94 in contemporanea alla nascita del WTO. Il commercio mondiale secondo il WTO Gli accordi WTO coprono: beni, servizi e proprietà intellettuali ed esprimono i principi della liberalizzazione includendo:
Schematicamente possiamo definire così il sistema commerciale immaginato e perseguito dal WTO:
La creazione del WTO è stata la più importante riforma del commercio internazionale dopo la seconda guerra mondiale. Dal 1948 al 1994, il GATT ha fornito le regole del commercio internazionale, sebbene fosse un accordo e unorganizzazione provvisoria. Lintenzione originale era di creare una terza istituzione da affiancare a quelle di Bretton Woods, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che si sarebbe dovuta chiamare ITO International trade organization. Ma le ambizioni erano superiori alle reali possibilità, così al termine del primo round di negoziati non nacque nessuna ITO e laccordo venne firmato solo da 23 paesi. Eppure sino al 95 questo accordo, il GATT, è rimasto lunico testo legalmente riconosciuto a cui, negli anni, si sono aggiunti accordi plurilaterali e 8 rounds di trattative per ridurre le tariffe. Ecco lelenco dei negoziati:
Lultima maratona di trattative, lUruguay Round, è durata sette anni e mezzo ed ha interessato 123 paesi, coprendo praticamente tutti i settori, dagli spazzolini per lavarsi i denti alle barche, dalla medicina ai settori bancari: sicuramente il più grande negoziato della storia. Il nome deriva dal Paese dove nel settembre 1986 presero avvio i negoziati (Punta del Este - Uruguay); l'agenda prevedeva 15 punti di non facile accordo fra i diversi paesi. Per questo le trattative si prolungarono oltre il previsto e terminarono in modo ufficiale con la firma degli accordi a Marrakesh, il 15 aprile 1994. Il Testo scaturito dallUruguay Round of multilateral Trade Negotiations comprende circa 60 accordi, schematicamente riportati in questo prospetto:
I tre accordi pilastro: GATT (General Trade on tariffs and Trade), GATS (General Agreement on Trade in Service) e TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) contengono le definizioni e i principi generali, nei rispettivi settori. Ad essi di collegano numerosi altri accordi ed allegati che si riferiscono a specifici settori; il tutto è completato da una dettagliata lista degli impegni dei singoli paesi per permettere ai prodotti stranieri di accedere ai rispettivi mercati. Per il GATT questi impegni prendono la forma di binding commitments sulle tariffe delle merci, mentre per i prodotti agricoli si parla sia di prezzi che di quote. Per il GATS, gli impegni degli stati includono un elenco di eccezioni, cioè di servizi dove i paesi dichiarano di non applicare il principio di non-discriminazione chiamato "most-favoured-nation" (MFN). Elenco degli accordi specifici:
1. Agricoltura Il GATT permetteva il sistema delle quote e dei sussidi, con la nascita del WTO queste "distorsioni" al libero mercato sono state eliminate. Le nuove regole impongono come unica limitazione possibile quella tariffaria e la graduale riduzione di tutti i sussidi alla produzione interna ed allesportazione. Laccordo, in pratica, renderà sempre più difficile ai governi il sostegno delle loro economie rurali. La tabella riporta i tagli previsti:
2. Tessile Dal 1974 sino al 1995 il mercato è stato governato dallaccordo Multifibre (Multifibre Arrangement), un accordo nato per porre dei tetti alle importazioni nel settore, stabilito dai paesi occidentali per evitare la concorrenza dei paesi più poveri (alla faccia del libero mercato !). Dal 95 è gradualmente in applicazione il nuovo accordo ACT (Agreement on Texiles and Clothing) che soppianterà il multifibre entro il 2005. Entro quella data anche il settore tessile tornera sotto le regole del GATT, eliminando il sistema delle quote. Questo accordo era stato considerato positivamente di paesi in via di sviluppo che speravano di veder aumentare le loro esportazioni verso i paesi occidentali, ma le loro speranze si sono tramutate in delusione poiché la sua applicazione appare lenta e i suoi effetti sono spesso annullati da altre misure, ad esempio quelle anti-dumping, attuate dai paesi occidentali. In ogni caso l'accordo prevede che la liberalizzazione avvenga gradualmente nel giro di 10 anni (curioso che gli altri accordi WTO prevedono un periodo di cinque anni per i paesi sviluppati) e in modo significativo solo nel periodo finale (2005). Inoltre i paesi con quote restrittive all'importazione (Canada, Unione Europea, Norvegia e USA) devono gradualmente aumentare tali quote sino a rimuoverle. Ma un meccanismo di Salvaguardia permette loro di attuare sistemi per evitare un aumento troppo rapido delle importazioni; l'uso di questo strumento è stato criticato pesantemente dai paesi in via di sviluppo. 3. Servizi Il GATS è laccordo quadro di questo settore ed è composto da 29 articoli. Oltre al testo principale esistono molti accordi specifici perché mentre lidea base del commercio delle merci è che queste possano passare liberamente da un paese allaltro, per i servizi il discorso è più complicato: banche, compagnie telefoniche e sistemi di trasporto sono realtà molto diverse fra loro. Dopo lUruguay Round, nel 1997 è stato firmato laccordo base sulle telecomunicazioni, quello relativo al movimento di personale (per motivi connessi ai servizi) e il 1 marzo 1999 è entrato in vigore laccordo sui servizi finanziari. Proprietà intellettuali - TRIPS E il secondo importante risultato dellUruguay Round. Copre il vasto settore dei diritti dautore. La prima parte definisce, come nel GATS, i principi di non-discriminazione già noti: trattamento nazionale e trattamento di nazione più favorita. La seconda parte analizza i vari tipi di diritti di proprietà intellettuale e come proteggerli. Il TRIPS si rifà agli standard internazionali esistenti definiti da WIPO (World Intellectual Property Organisation) aggiungendone dei nuovi. L'accordo copre: copyright, marchi registrati, indicazioni geografiche (prodotti che hanno per nome una località che ne individua le caratteristiche), disegni industriali, brevetti, circuiti integrati e disegni topografici, notizie riservate. Ogni Paese firmatario si è impegnato a creare una legislazione che copra quanto sopra citato secondo le regole stabilite dai paesi occidentali. Questo accordo è molto pericoloso e su di esso si sono puntate molte critiche di ONG e di Paesi poveri. Tramite di esso il WTO si è attribuito il ruolo di regolatore mondiale dei sistemi di protezione della proprietà intellettuale. Al momento della firma, infatti, la maggior parte dei paesi del mondo era priva di una legislazione al riguardo. I principali beneficiari dell'implementazione del TRIPS sono i centri di ricerca dei paesi industrializzati che vedono garantirsi in ogni parte del mondo i guadagni degli investimenti effettuati, violando la Convenzione sulla Biodiversità che stabilisce il principio della sovranità degli Stati (e dei relativi popoli) sulle risorse. Il sistema di risoluzione delle dispute Secondo Renato Ruggiero, Direttore Generale sino all'aprile 1999, è il maggior contributo del WTO alla stabilità delleconomia mondiale. Senza di esso, infatti, le regole rimarrebbero inapplicate. Tutto ha origine dal Dispute Settlement Body, entità che ha il compito di creare, di volta in volta, la giuria (panel) di esperti per la valutazione delle cause. Generalmente il panel è composto da tre persone, possibilmente scelte con il consenso delle due parti, in ogni caso direttamente nominati dal Direttore Generale che ha perciò mano libera in questo. Il verdetto della giuria viene alla fine presentato al Dispute Settlement Body che può accettarlo o no.
Il caso delle banane: una disputa esemplare L'Unione Europea aveva un regime privilegiato con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico. Questo trattamento era considerato un importante contributo economico alla stabilità politica di questi paesi, brevemente definiti come paesi ACP. Gli USA, l11 aprile 1996, per conto della Chiquita Brands International, si appellarono al WTO perche una apposita giuria si esprimesse sulla legalità di questo regime commerciale perché, tanto per capirci, si fa commercio, non aiuto (trade, not aid); questa richiesta di giudizio si tradusse in una sentenza che invitava lUE a smantellare il regime di importazione delle banane da questi paesi. Nel gennaio 1998 la Commissione di Bruxelles presentò una proposta di modifica per adeguarsi alla sentenza; proponendo una disciplina speciale per l'assistenza ai fornitori ACP tradizionali di banane per un periodo non superiore ai 10 anni, scopo di questa assistenza finanziaria e tecnica sarebbe stato quello di facilitare l'esecuzione di programmi destinati a promuovere la competitività nel settore della banana, in particolare mediante l'aumento della produttività nel rispetto dell'ambiente, il miglioramento della qualità, l'adattamento dei metodi di produzione, di distribuzione e di commercializzazione alle norme qualitative stabilite dall'articolo 2 del regolamento (CEE) n.404/93. La controproposta europea in pratica sosteneva che i paesi ACP non operano in condizioni di equa competizione perchè la loro produzione è il frutto di piccole piantagioni rispetto ai latifondi latinoamericani controllati o direttamente posseduti dalle grosse società come Chiquita, Dole e Del Monte. La soluzione europea non è stata ritenuta soddisfacente e la giuria del WTO e stata nuovamente chiamata a redimere la questione. La sua sentenza del 9 aprile 1999 ha dato ragione alla tesi americana, stabilendo in 191 milioni di dollari il risarcimento danni reclamabile dagli Stati Uniti. LUnione Europea sta trattando le modifiche per ottemperare al pronunciamento di Ginevra. Il 30 novembre 1999 ha avuto luogo a Seattle (USA), la Terza Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione mondiale del Commercio. L'obiettivo è il lancio di un nuovo Round negoziale, il cosiddetto Millennium Round, finalizzato alla costruzione di un mercato globale basato sul primato della libertà di commercio. Gli aspetti più significativi dellavvenimento riguardano l'adozione di una serie di norme orientate a limitare la sovranità degli stati membri in favore delle più spregiudicate regole del liberismo commerciale. All'indomani degli accordi di Seattle le nuove regole contro le cosiddette "barriere non-tariffarie" possono avere dei risvolti preoccupanti per quanto concerne lo sviluppo sostenibile. Tutto ciò è molto importante per chi si occupa, a diverso titolo, dei problemi della globalizzazione: l'Organizzazione Mondiale del Commercio rappresenta infatti oggi il luogo principale dove vengono decise le regole dell'economia mondiale. Laccordo sull'agricoltura riguarda milioni di piccoli produttori, in particolare quelli del Sud, fortemente penalizzati dai precedenti negoziati; l'accordo sugli investimenti è la chiave di volta per il rilancio del famigerato MAI; l'accordo su spesa pubblica e competizione mette in discussione la libertà di comuni e Governi nazionali di spendere i propri soldi a vantaggio dell'occupazione locale. La salute di tutti è in questione con gli accordi sulla carne agli ormoni e quelli sulle biotecnologie. La possibilità di combattere lo sfruttamento del lavoro e dell'ambiente è al centro del dibattito sulla clausola sociale, ma pure degli accordi sui metodi di produzione. Il fallimento delle trattative di Seattle è stato un duro colpo per il WTO, che può comunque far tesoro di quello che è successo iniziando un serio confronto sul proprio futuro e sul futuro del commercio internazionale. I delegati dei paesi in via di sviluppo di Africa, Caraibi ed America Latina hanno lasciato Seattle disgustati dal modo in cui i paesi più forti hanno gestito la conferenza. Questi paesi hanno firmato una dichiarazione comune dove auspicano una maggiore apertura dei negoziati, ricevendo l'appoggio della società civile e dei gruppi di protesta. Per un'organizzazione che da sempre presta poca attenzione ai membri meno influenti è una piccola rivoluzione. Il M.A.I. (Multilateral Agreement on Investments, ovvero A.M.I. Accordo Multilaterale sugli Investimenti) costituisce oggi uno dei principali trattati intorno a cui gira leconomia mondiale. Per avere unidea di cosa si tratta, basti pensare ad un trattato che abolisce ogni vincolo allazione delle multinazionali e che prevede, addirittura, un tribunale che permetta alle imprese di citare in giudizio quei governi la cui legislazione è reputata troppo stretta o, comunque di ostacolo alla propria libertà di profitto: una specie di dichiarazione universale dei diritti del capitale!!! Immaginiamo, ad esempio, che il parlamento italiano decida di promulgare una legge che vieta l'importazione di prodotti pericolosi per la salute, o una norma a salvaguardia dell'ambiente, od una legislazione a difesa dei diritti dei lavoratori. Immaginiamo che le leggi approvate dal parlamento italiano intacchino gli interessi di una multinazionale, che vede in quelle leggi una limitazione alle proprie attività economiche, finanziarie o commerciali. Immaginiamo che la multinazionale decida di ricorrere contro l'Italia presso una corte del Word Trade Organization (l'organizzazione internazionale per il commercio). Ebbene, è possibile che OMC condanni l'Italia ad abrogare la legge, permettendo alla multinazionale di vendere i propri prodotti nocivi, insediare attività produttive ad alto impatto ambientale, imporre condizioni di lavoro in palese violazione dei diritti dei lavoratori. Le trattative per lAccordo risalgono al 1995, ma furono diffuse (sarebbe meglio dire "scoperte") solo agli inizi del 1997 da associazioni ed organismi non governativi. I contenuti dellAccordo fanno capire come questo rappresenti una svolta decisiva nelleconomia globale:
Il M.A.I. rappresenta una sorta di inversione: dal diritto dei popoli a disporre di se stessi, al diritto degli investitori a disporre dei popoli: un diritto non più sottoposto a leggi nazionali ma a regole commerciali negoziate sotto la pressione delle multinazionali. |
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