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imf.jpg (11209 byte) IL SISTEMA ECONOMICO MONDIALE

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Introduzione

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Scheda Anagrafica

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Differenze fra GATT e WTO

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Il commercio mondiale secondo il WTO

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La storia

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L'Uruguay Round

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Alcuni Accordi

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1. Agricoltura

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2. Tessile

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3. Servizi

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Proprietà intellettuali - TRIPS

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Il sistema di risoluzione delle dispute

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Il caso delle banane: una disputa esemplare

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Il "Seattle Round"

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Il "M.A.I."

 

Introduzione

Prima di Seattle, la sigla WTO risultava sconosciuta alla maggior parte della gente. Non che dopo Seattle la situazione sia cambiata un gran che', almeno in Italia, ma certo qualche persona in più ha scoperto l'esistenza di questa organizzazione internazionale che si occupa delle regole del commercio fra nazioni.

Il WTO ha preso il posto del GATT all'inizio del 1995. La sua nascita è sancita dal "Final Act" dell'Uruguay Round firmato nell'aprile 1994 al meeting ministeriale di Marrakesh.

Il WTO si fonda su diversi accordi (agreements) negoziati e firmati dalla maggior parte delle nazioni del mondo; ha potere legislativo, esecutivo e giudiziario e i membri che non si adeguano alle regole stabilite nei vari accordi possono essere costretti a farlo dalle sanzioni commerciali stabilite da un tribunale ad hoc.

Guidata dalla logica del "mercato", la politica del WTO è stata sinora stabilita dai paesi più potenti e dalle loro influenti società transnazionali. Il risultato è che le preoccupazioni legate all'ambiente, alla cultura, ai diritti umani, alla qualità della vita sono state messe da parte mentre la globalizzazione ha proseguito la sua marcia.

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 Scheda Anagrafica

Sede: Ginevra

Data di nascita: 1 gennaio 1995

Creato da: Uruguay Round (1986- 94)

Membri: 135 Stati (al 30 novembre 1999)

Budget: 122 milioni di franchi svizzeri per il 1999

Personale segretariato: 500 persone

Direttore generale: Mike Moore

Funzioni:

Amministrazione accordi
forum per negoziati commerciali
gestione delle dispute
monitorizzazione politiche commerciali nazionali
assistenza tecnica e formazione per i paesi in via di sviluppo.

Anche se ufficialmente nato il 1 gennaio 1995, le radici del WTO risalgono al 1948, all’ormai famosissimo GATT.

Riguardo a questa sigla è bene chiarire che indica due cose:

  1. un accordo internazionale sulle tariffe e il commercio (General Agreement on Tariffs and Trade) e
  2. una organizzazione internazionale creata successivamente per gestire e sviluppare questo accordo.

Negli anni questo accordo è cresciuto attraverso vari negoziati, indicati col termine di "round".

L’ultimo e il più importante è stato l’Uruguay Round, dal 1986 al 1994, terminato proprio con la creazione del WTO.

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Differenze fra GATT e WTO

Il GATT copriva il commercio dei beni, il WTO ora copre anche il settore dei servizi e delle proprietà intellettuali.

Altre differenze fra i due: il primo è stato un accordo provvisorio, mai ratificato dai parlamenti dei paesi membri, premessa per una organizzazione stabile. Il WTO è questa organizzazione stabile e i suoi accordi sono permanenti, ha basi legali perché i paesi membri hanno ratificato i suoi accordi, mentre per il GATT si parlava di contracting parties, cioè di parti contraenti. Infine Il WTO ha un sistema di arbitrariato più veloce ed automatico rispetto al vecchio sistema del GATT.

Il GATT come organizzazione è cessata, come accordo esiste ancora e si parla di "GATT 1947" quando ci si riferisce all’accordo originario e "GATT 1994" quando si parla della versione aggiornata nel 94 in contemporanea alla nascita del WTO.

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Il commercio mondiale secondo il WTO

Gli accordi WTO coprono: beni, servizi e proprietà intellettuali ed esprimono i principi della liberalizzazione includendo:

gli impegni dei singoli Paesi ad abbassare tariffe e barriere commerciali;
l’impegno ad aprire e mantenere aperti i mercati dei servizi;
definiscono le procedure per regolare le dispute;
prescrivono trattamenti speciali per paesi in via di sviluppo;
impegnano i governi a mantenere trasparenti le rispettive politiche commerciali notificando al WTO le leggi e le misure adottate.

Schematicamente possiamo definire così il sistema commerciale immaginato e perseguito dal WTO:

Senza discriminazioni – un paese non deve fare discriminazione fra partners commerciali, essi sono tutti egualmente garantiti dall'’MFN, lo status di nazione più favorita.

Questo principio è così importante che è il primo articolo del GATT, il secondo del GATS e il quarto del TRIPS, sebbene in ciascun accordo sia definito in modo diverso.

Il suo nome può trarre in inganno perché fa pensare a un trattamento di favore, ma il senso è che ciascun membro tratta gli altri come se fossero il miglior partner.

Sono permesse delle eccezioni, per esempio per i paesi che fanno parte di un’area di libero scambio che generalmente hanno regole che favoriscono le nazioni all’interno dell’accordo, oppure un paese può alzare delle barriere (sanzioni) contro prodotti provenienti da specifici paesi che stanno attuando politiche commerciali discriminatorie.

Anche nei servizi ci sono delle concessioni discriminatorie ma sotto condizioni precise e ristrette.

Seconda pietra miliare del concetto di mercato libero è il cosiddetto Trattamento nazionale (National Treatment) che si traduce nel trattare prodotti stranieri e nazionali allo stesso modo. Questo ovviamente vale anche per i servizi, i marchi, copyrights e brevetti.

Questo principio è indicato nell’art. 3 del GATT, nell’art.17 del GATS e nell’articolo 3 dei TRIPS. Si applica una volta che un prodotto è entrato in un mercato, perciò tasse sull’importazione non sono considerati violazione al trattamento nazionale e rientrano nelle tariffe, al cui abbattimento ha lavorato per cinquant’anni il GATT.

Libero – con l’abbassamento delle barriere tramite i negoziati:

L’abbassamento delle barriere (tariffarie e non) è uno dei metodi per incoraggiare il commercio. Si intendono tasse doganali e misure come il divieto di importazione o quote che restringono la quantita’ di prodotto importabile.

Senza imprevisti – le compagnie straniere, gli investitori e i governi devono sapere che le barriere commerciali non possono essere stabilite arbitrariamente; quando un paese firma un accordo si "lega" a una serie di impegni. Un paese può modificarli solo dopo aver negoziato le modifiche con i partners, il che può significare delle misure compensative per la perdita commerciale.
Più competitivo – scoraggiando pratiche non eque come incentivi all’esportazione e vendita di prodotti sotto costo per aumentare quote di mercato.

Il WTO si pone come obiettivo di creare un sistema di regole per una equa competizione. MFN e trattamento nazionale sono regole per questo obiettivo così come le regole anti dumping (con dumping si intende la pratica di esportare sottocosto per guadagnare quote di

mercato) e contro i sussidi. Ci sono altri accordi che vanno in questa direzione, come il government procurement che estende le regole della competizione agli acquisti fatti dalle realtà governative.

Più flessibile verso i paesi in via di sviluppo – definendo tempi più lunghi ai paesi in via di sviluppo per adeguarsi ai vari accordi.

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La storia

La creazione del WTO è stata la più importante riforma del commercio internazionale dopo la seconda guerra mondiale.

Dal 1948 al 1994, il GATT ha fornito le regole del commercio internazionale, sebbene fosse un accordo e un’organizzazione provvisoria. L’intenzione originale era di creare una terza istituzione da affiancare a quelle di Bretton Woods, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che si sarebbe dovuta chiamare ITO International trade organization.

Ma le ambizioni erano superiori alle reali possibilità, così al termine del primo round di negoziati non nacque nessuna ITO e l’accordo venne firmato solo da 23 paesi. Eppure sino al ’95 questo accordo, il GATT, è rimasto l’unico testo legalmente riconosciuto a cui, negli anni, si sono aggiunti accordi plurilaterali e 8 rounds di trattative per ridurre le tariffe.

Ecco l’elenco dei negoziati:

Anno

Luogo/Nome

Argomenti

Paesi partecipanti

1947

Ginevra

Tariffe

23

1949

Annecy

Tariffe

13

1951

Torquay

Tariffe

38

1956

Ginevra

Tariffe

26

1960-61

Ginevra (Dillon Round)

Tariffe

26

1964-67

Ginevra (Kennedy Round)

Tariffe e misure anti-dumping

62

1973-79

Ginevra (Tokyo Round)

Tariffe

102

1986-94

Ginevra Uruguay Round

Tariffe, regole, servizi, proprietà intellettuali, regolazione delle dispute, settore tessile, agricoltura, creazione WTO

123

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L'Uruguay Round

L’ultima maratona di trattative, l’Uruguay Round, è durata sette anni e mezzo ed ha interessato 123 paesi, coprendo praticamente tutti i settori, dagli spazzolini per lavarsi i denti alle barche, dalla medicina ai settori bancari: sicuramente il più grande negoziato della storia.

Il nome deriva dal Paese dove nel settembre 1986 presero avvio i negoziati (Punta del Este - Uruguay); l'agenda prevedeva 15 punti di non facile accordo fra i diversi paesi. Per questo le trattative si prolungarono oltre il previsto e terminarono in modo ufficiale con la firma degli accordi a Marrakesh, il 15 aprile 1994.

Il Testo scaturito dall’Uruguay Round of multilateral Trade Negotiations comprende circa 60 accordi, schematicamente riportati in questo prospetto:

 

Beni

Servizi

Proprietà intellettuali

Dispute

Principi Base

GATT

GATS

TRIPS

Sistema di risoluzione dispute

Ulteriori dettagli

Altri accordi sulle merci e allegati

Allegati sui servizi

   

Impegni apertura mercato

Elenco impegni dei Paesi

Elenco impegni dei Paesi (ed eccezioni al trattamento MFN)

   

I tre accordi pilastro: GATT (General Trade on tariffs and Trade), GATS (General Agreement on Trade in Service) e TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) contengono le definizioni e i principi generali, nei rispettivi settori.

Ad essi di collegano numerosi altri accordi ed allegati che si riferiscono a specifici settori; il tutto è completato da una dettagliata lista degli impegni dei singoli paesi per permettere ai prodotti stranieri di accedere ai rispettivi mercati. Per il GATT questi impegni prendono la forma di binding commitments sulle tariffe delle merci, mentre per i prodotti agricoli si parla sia di prezzi che di quote. Per il GATS, gli impegni degli stati includono un elenco di eccezioni, cioè di servizi dove i paesi dichiarano di non applicare il principio di non-discriminazione chiamato "most-favoured-nation" (MFN).

Elenco degli accordi specifici:

Per i beni (sotto il GATT)

Per i servizi (sotto il GATS)

Agricoltura

Movimento di persone

Regolamenti sanitari e fitosanitari (SPS)

Trasporto aereo

Tessile e abbigliamento

Navigazione

Standard dei prodotti (TBT)

Telecomunicazioni

Investimenti

Servizi finanziari

Anti-dumping

 

Metodi di valutazione

 

Ispezioni navali pre-imbarco

 

Regole sull’origine dei prodotti

 

Licenze d’importazione

 

Sussidi e strumenti di risposta a sussidi di altri paesi

 

Salvaguardia (misure protettive dalle importazioni in casi di emergenza)

 

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Alcuni Accordi

1. Agricoltura

Il GATT permetteva il sistema delle quote e dei sussidi, con la nascita del WTO queste "distorsioni" al libero mercato sono state eliminate.

Le nuove regole impongono come unica limitazione possibile quella tariffaria e la graduale riduzione di tutti i sussidi alla produzione interna ed all’esportazione.

L’accordo, in pratica, renderà sempre più difficile ai governi il sostegno delle loro economie rurali.

La tabella riporta i tagli previsti:

 

Paesi sviluppati

6 anni: 1995 – 2000

Paesi in via di sviluppo

10 anni: 1995 - 2004

Tariffe

Media dei tagli sui prodotti agricoli

Riduzione minima per prodotto

-36%

-15%

-24%

-10%

Sovvenzioni interne

Tagli totale settore (calcoli sul periodo 1986-88)

-20%

-13%

Sostegno Esportazioni

Valore dei sussidi

Quantità sovvenzioni (calcoli sul periodo 1986-90)

-36%

-21%

-24%

-14%

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2. Tessile

Dal 1974 sino al 1995 il mercato è stato governato dall’accordo Multifibre (Multifibre Arrangement), un accordo nato per porre dei tetti alle importazioni nel settore, stabilito dai paesi occidentali per evitare la concorrenza dei paesi più poveri (alla faccia del libero mercato !). Dal ’95 è gradualmente in applicazione il nuovo accordo ACT (Agreement on Texiles and Clothing) che soppianterà il multifibre entro il 2005. Entro quella data anche il settore tessile tornera’ sotto le regole del GATT, eliminando il sistema delle quote.

Questo accordo era stato considerato positivamente di paesi in via di sviluppo che speravano di veder aumentare le loro esportazioni verso i paesi occidentali, ma le loro speranze si sono tramutate in delusione poiché la sua applicazione appare lenta e i suoi effetti sono spesso annullati da altre misure, ad esempio quelle anti-dumping, attuate dai paesi occidentali.

In ogni caso l'accordo prevede che la liberalizzazione avvenga gradualmente nel giro di 10 anni (curioso che gli altri accordi WTO prevedono un periodo di cinque anni per i paesi sviluppati) e in modo significativo solo nel periodo finale (2005). Inoltre i paesi con quote restrittive all'importazione (Canada, Unione Europea, Norvegia e USA) devono gradualmente aumentare tali quote sino a rimuoverle. Ma un meccanismo di Salvaguardia permette loro di attuare sistemi per evitare un aumento troppo rapido delle importazioni; l'uso di questo strumento è stato criticato pesantemente dai paesi in via di sviluppo.

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3. Servizi

Il GATS è l’accordo quadro di questo settore ed è composto da 29 articoli. Oltre al testo principale esistono molti accordi specifici perché mentre l’idea base del commercio delle merci è che queste possano passare liberamente da un paese all’altro, per i servizi il discorso è più complicato: banche, compagnie telefoniche e sistemi di trasporto sono realtà molto diverse fra loro.

Dopo l’Uruguay Round, nel 1997 è stato firmato l’accordo base sulle telecomunicazioni, quello relativo al movimento di personale (per motivi connessi ai servizi) e il 1 marzo 1999 è entrato in vigore l’accordo sui servizi finanziari.

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Proprietà intellettuali - TRIPS

E’ il secondo importante risultato dell’Uruguay Round. Copre il vasto settore dei diritti d’autore. La prima parte definisce, come nel GATS, i principi di non-discriminazione già noti: trattamento nazionale e trattamento di nazione più favorita. La seconda parte analizza i vari tipi di diritti di proprietà intellettuale e come proteggerli. Il TRIPS si rifà agli standard internazionali esistenti definiti da WIPO (World Intellectual Property Organisation) aggiungendone dei nuovi.

L'accordo copre: copyright, marchi registrati, indicazioni geografiche (prodotti che hanno per nome una località che ne individua le caratteristiche), disegni industriali, brevetti, circuiti integrati e disegni topografici, notizie riservate. Ogni Paese firmatario si è impegnato a creare una legislazione che copra quanto sopra citato secondo le regole stabilite dai paesi occidentali.

Questo accordo è molto pericoloso e su di esso si sono puntate molte critiche di ONG e di Paesi poveri. Tramite di esso il WTO si è attribuito il ruolo di regolatore mondiale dei sistemi di protezione della proprietà intellettuale. Al momento della firma, infatti, la maggior parte dei paesi del mondo era priva di una legislazione al riguardo. I principali beneficiari dell'implementazione del TRIPS sono i centri di ricerca dei paesi industrializzati che vedono garantirsi in ogni parte del mondo i guadagni degli investimenti effettuati, violando la Convenzione sulla Biodiversità che stabilisce il principio della sovranità degli Stati (e dei relativi popoli) sulle risorse.

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Il sistema di risoluzione delle dispute

Secondo Renato Ruggiero, Direttore Generale sino all'aprile 1999, è il maggior contributo del WTO alla stabilità dell’economia mondiale. Senza di esso, infatti, le regole rimarrebbero inapplicate. Tutto ha origine dal Dispute Settlement Body, entità che ha il compito di creare, di volta in volta, la giuria (panel) di esperti per la valutazione delle cause.

Generalmente il panel è composto da tre persone, possibilmente scelte con il consenso delle due parti, in ogni caso direttamente nominati dal Direttore Generale che ha perciò mano libera in questo.

Il verdetto della giuria viene alla fine presentato al Dispute Settlement Body che può accettarlo o no.

Durata di una richiesta di giudizio

60 giorni per consultazioni e mediazioni

45 giorni per stabilire la giuria

6 mesi perche’ la giuria emetta il verdetto

3 settimane rapporto finale della giuria al Dispute Settlement Body

60 giorni per il Dispute Settlement Body di accettare il verdetto

In totale 1 anno (In caso di appello la durata del processo si allunga di tre mesi)

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Il caso delle banane: una disputa esemplare

L'Unione Europea aveva un regime privilegiato con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico.

Questo trattamento era considerato un importante contributo economico alla stabilità politica di questi paesi, brevemente definiti come paesi ACP.

Gli USA, l’11 aprile 1996, per conto della Chiquita Brands International, si appellarono al WTO perche’ una apposita giuria si esprimesse sulla legalità di questo regime commerciale perché, tanto per capirci, si fa commercio, non aiuto (trade, not aid); questa richiesta di giudizio si tradusse in una sentenza che invitava l’UE a smantellare il regime di importazione delle banane da questi paesi.

Nel gennaio 1998 la Commissione di Bruxelles presentò una proposta di modifica per adeguarsi alla sentenza; proponendo una disciplina speciale per l'assistenza ai fornitori ACP tradizionali di banane per un periodo non superiore ai 10 anni, scopo di questa assistenza finanziaria e tecnica sarebbe stato quello di facilitare l'esecuzione di programmi destinati a promuovere la competitività nel settore della banana, in particolare mediante l'aumento della produttività nel rispetto dell'ambiente, il miglioramento della qualità, l'adattamento dei metodi di produzione, di distribuzione e di commercializzazione alle norme qualitative stabilite dall'articolo 2 del regolamento (CEE) n.404/93.

La controproposta europea in pratica sosteneva che i paesi ACP non operano in condizioni di equa competizione perchè la loro produzione è il frutto di piccole piantagioni rispetto ai latifondi latinoamericani controllati o direttamente posseduti dalle grosse società come Chiquita, Dole e Del Monte.

La soluzione europea non è stata ritenuta soddisfacente e la giuria del WTO e’ stata nuovamente chiamata a redimere la questione.

La sua sentenza del 9 aprile 1999 ha dato ragione alla tesi americana, stabilendo in 191 milioni di dollari il risarcimento danni reclamabile dagli Stati Uniti.

L’Unione Europea sta trattando le modifiche per ottemperare al pronunciamento di Ginevra.

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Il "Seattle Round"

Il 30 novembre 1999 ha avuto luogo a Seattle (USA), la Terza Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione mondiale del Commercio. L'obiettivo è il lancio di un nuovo Round negoziale, il cosiddetto Millennium Round, finalizzato alla costruzione di un mercato globale basato sul primato della libertà di commercio.

Gli aspetti più significativi dell’avvenimento riguardano l'adozione di una serie di norme orientate a limitare la sovranità degli stati membri in favore delle più spregiudicate regole del liberismo commerciale. All'indomani degli accordi di Seattle le nuove regole contro le cosiddette "barriere non-tariffarie" possono avere dei risvolti preoccupanti per quanto concerne lo sviluppo sostenibile.

Tutto ciò è molto importante per chi si occupa, a diverso titolo, dei problemi della globalizzazione: l'Organizzazione Mondiale del Commercio rappresenta infatti oggi il luogo principale dove vengono decise le regole dell'economia mondiale.

L’accordo sull'agricoltura riguarda milioni di piccoli produttori, in particolare quelli del Sud, fortemente penalizzati dai precedenti negoziati; l'accordo sugli investimenti è la chiave di volta per il rilancio del famigerato MAI; l'accordo su spesa pubblica e competizione mette in discussione la libertà di comuni e Governi nazionali di spendere i propri soldi a vantaggio dell'occupazione locale. La salute di tutti è in questione con gli accordi sulla carne agli ormoni e quelli sulle biotecnologie. La possibilità di combattere lo sfruttamento del lavoro e dell'ambiente è al centro del dibattito sulla clausola sociale, ma pure degli accordi sui metodi di produzione.

Il fallimento delle trattative di Seattle è stato un duro colpo per il WTO, che può comunque far tesoro di quello che è successo iniziando un serio confronto sul proprio futuro e sul futuro del commercio internazionale.

I delegati dei paesi in via di sviluppo di Africa, Caraibi ed America Latina hanno lasciato Seattle disgustati dal modo in cui i paesi più forti hanno gestito la conferenza. Questi paesi hanno firmato una dichiarazione comune dove auspicano una maggiore apertura dei negoziati, ricevendo l'appoggio della società civile e dei gruppi di protesta. Per un'organizzazione che da sempre presta poca attenzione ai membri meno influenti è una piccola rivoluzione.

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Il "M.A.I."

Il M.A.I. (Multilateral Agreement on Investments, ovvero A.M.I. – Accordo Multilaterale sugli Investimenti) costituisce oggi uno dei principali trattati intorno a cui gira l’economia mondiale. Per avere un’idea di cosa si tratta, basti pensare ad un trattato che abolisce ogni vincolo all’azione delle multinazionali e che prevede, addirittura, un tribunale che permetta alle imprese di citare in giudizio quei governi la cui legislazione è reputata troppo stretta o, comunque di ostacolo alla propria libertà di profitto: una specie di dichiarazione universale dei diritti del capitale!!!

Immaginiamo, ad esempio, che il parlamento italiano decida di promulgare una legge che vieta l'importazione di prodotti pericolosi per la salute, o una norma a salvaguardia dell'ambiente, od una legislazione a difesa dei diritti dei lavoratori. Immaginiamo che le leggi approvate dal parlamento italiano intacchino gli interessi di una multinazionale, che vede in quelle leggi una limitazione alle proprie attività economiche, finanziarie o commerciali. Immaginiamo che la multinazionale decida di ricorrere contro l'Italia presso una corte del Word Trade Organization (l'organizzazione internazionale per il commercio). Ebbene, è possibile che OMC condanni l'Italia ad abrogare la legge, permettendo alla multinazionale di vendere i propri prodotti nocivi, insediare attività produttive ad alto impatto ambientale, imporre condizioni di lavoro in palese violazione dei diritti dei lavoratori.

Le trattative per l’Accordo risalgono al 1995, ma furono diffuse (sarebbe meglio dire "scoperte") solo agli inizi del 1997 da associazioni ed organismi non governativi. I contenuti dell’Accordo fanno capire come questo rappresenti una svolta decisiva nell’economia globale:

il M.A.I. prevede una clausola di "trattamento nazionale" in base alla quale ogni settore di intervento verrebbe aperto a tutti gli investitori, siano essi locali o esteri. L’obiettivo è di poter equiparare le attività delle ricche multinazionali con quelle delle imprese locali, basandosi sul principio della non differenziazione fra investitori esteri e locali, ma fare parti uguali fra diseguali, è il massimo dell’ingiustizia!
Con il MA.I. cesserebbero i "requisiti di prestazione" richiesti alle imprese multinazionali. Si tratta di norme che tutelano il sistema economico nazionale perché chiedono alle imprese di ridistribuire e reinvestire parte della ricchezza creata nel Paese, evitando gli investimenti "mordi e fuggi".
Per quanto riguarda le controversie che potrebbero nascere, il M.A.I. prevede un meccanismo diabolico che permette alle imprese di chiedere l’indennizzo a quei governi che minacciano il "pieno godimento" degli investimenti. Tale opportunità, tuttavia, è prevista solo per gli investitori, ma non per i governi!

Il M.A.I. rappresenta una sorta di inversione: dal diritto dei popoli a disporre di se stessi, al diritto degli investitori a disporre dei popoli: un diritto non più sottoposto a leggi nazionali ma a regole commerciali negoziate sotto la pressione delle multinazionali.

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