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guerra.jpg (14373 byte) I CONFLITTI ETNICI

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Che cos'è un gruppo etnico?

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Conflitti etnici o conflitti socio-politici?

 

Che cos'è un gruppo etnico?

Il peso che i conflitti etnici stanno assumendo nel quadro geopolitico mondiale e la gravità con la quale si manifestano non possono più essere sottovalutati: mentre i principali conflitti ideologici del XX secolo si stanno dissolvendo all’orizzonte, i conflitti di identità e di valori riemergono ed acquisiscono maggior forza e virulenza.

Un elenco dei Paesi nei quali era in corso un conflitto armato, stilato nel lontano 1988, evidenziava che, in un totale di 111 conflitti nel mondo, ben 63 si presentavano come conflitti interni e 36 fra questi venivano descritti come "guerre di formazione di Stati", ossia scontri in cui gli attori coinvolti erano, da una parte un governo, dall’altra un gruppo di opposizione che reclamava l’autonomia o la secessione di un’etnia o di una regione particolare. I dati recenti non fanno che confermare l’evolversi di questa tendenza, ponendo in luce la diminuzione dei conflitti interstatali classici ed il rispettivo aumento dei conflitti intrastatali, in particolare nei Paesi del Terzo Mondo. Uno studio afferma che "i delitti perpetrati dagli Stati nei confronti dei membri di gruppi etnici e/o politici hanno determinato una perdita di vite umane di gran lunga superiore a quella causata da tutte le altre forme di conflitto messe insieme… in media, sono morte per mano di uno Stato tra 1,6 e 3,9 milioni di civili inermi in ciascuno dei decenni trascorsi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale…".

Per molto tempo gli specialisti hanno prestato un’attenzione relativamente scarsa ai conflitti etnici, mentre hanno privilegiato le contese tra Stati di tipo tradizionale. Una delle ragioni sta nella difficoltà di stabilire con precisione quando si sia in presenza di un conflitto etnico e, ancor di più, che cosa si debba intendere esattamente con il termine "gruppo etnico", che viene solitamente utilizzato in maniera assai poco rigorosa nella letteratura specializzata, senza un consenso generale in relazione ad esso.

Un gruppo etnico o una etnia è una collettività che identifica se stessa, o che viene identificata da altri, secondo criteri di tipo etnico, cioè in funzione di alcuni elementi comuni quali: la lingua, la religione, la tribù, la nazionalità, la razza, o una combinazione di tali elementi, e che condivide un sentimento comune di identità con gli altri membri del gruppo.

I gruppi etnici, così definiti, possono chiamarsi popoli, nazioni, nazionalità, minoranze, tribù o comunità, a seconda dei diversi contesti e delle circostanze politiche. Accade spesso, infatti, che alcuni gruppi etnici vengano identificati in funzione delle relazioni che stabiliscono con gruppi simili e con lo Stato: un caso comune è dato dalla creazione di un’etnia come conseguenza del mutamento nella posizione di un gruppo umano all’interno di un quadro sociale più ampio.

Per maggiore chiarezza, procediamo a classificare i vari tipi di contesto nel quale i gruppi etnici possono formarsi e crescere:

Gruppi etnici all’interno di uno Stato che si autodefinisce come "multietnico" o "multinazionale": tali gruppi possono fondare la propria identità sulla lingua (come accade nel Belgio o in Svizzera), sulla religione (come nel caso dei sikh, dei musulmani e degli indù in India), sulla nazionalità (come nell’ex-Unione Sovietica) o sulla razza (è il caso del Sudafrica). In ciascuna di queste situazioni, il gruppo etnico, quando distinto dalla nazionalità dominante o maggioritaria, può godere oppure no di uno statuto giuridico speciale, trovandosi, comunque, in una situazione di minoranza.

 

Gruppi etnici presenti in uno Stato che non riconosce formalmente la propria composizione multietnica, come la Francia, il Giappone, l’Indonesia, la Turchia, il Portogallo e molti Paesi africani. In questo caso, le minoranze possono avere una dimensione regionale, come i bretoni e i corsi in Francia, gli scozzesi in Gran Bretagna,; o possono essere razziali (come i neri negli Stati Uniti), religiose (come i copti in Egitto o i baha’i in Iran), linguistica (come i berberi in Algeria), o tribali (come in Afghanistan), o una combinazione di vari di questi elementi.

 

Minoranze nazionali che si identificano con la stessa etnia presente in uno Stato vicino, nel quale possono godere di una situazione maggioritaria (come gli ungheresi in Romania, i turchi in Bulgaria, gli albanesi in Kosovo, gli ispanici negli Stati Uniti).

 

Molteplici gruppi etnici all’interno di uno Stato nel quale nessuno di essi gode di una particolare posizione dominante: è un caso frequente nei Paesi coloniali di recente indipendenza, per i quali lo stesso Stato è una creazione relativamente debole e artificiale; tale situazione tende a prevalere nell’Africa Subsahariana.

 

Minoranze etniche assestate su entrambi i lati di una frontiera tra Stati distinti, e che si trovano in una situazione di minoranza in entrambi gli Stati, come accade nelle zone di frontiera dell’Asia Sud-Orientale, con i baschi in Spagna e Francia e i curdi in Medio Oriente.

 

Emigranti e rifugiati etnici, prodotto di migrazioni importanti, in particolare da Paesi del Terzo Mondo verso altri Paesi del Terzo Mondo o verso nazioni industrializzate. Anche se nei secoli passati i "conquistatori" europei avevano colonizzato molte aree del mondo, e i loro discendenti avevano costituito gruppi etnici in molti Paesi (come minoranze o come maggioranze), negli ultimi decenni le correnti migratorie si sono invertite e gli immigrati dal Terzo Mondo si sono stabiliti oggi nelle loro antiche metropoli, costituendo enclaves etniche in molti Paesi e dando luogo a gravi problemi sociali e culturali.

 

Popoli indigeni e tribali che rappresentano un caso speciale di gruppi etnici, tenuto conto delle circostanze storiche della loro sottomissione e incorporazione nelle nuove strutture statuali, così come del loro radicamento nel territorio e della loro secolare resistenza al genocidio, all’etnocidio e all’assimilazione. I popoli indigeni si trovano principalmente nelle Americhe, Australia, Nuova Zelanda; tuttavia, anche molti popoli tribali dell’Asia Meridionale e Sud-Orientale si considerano oggi indigeni, così come gli inuit e i sami nelle regioni artiche.

Una classificazione così schematica come quella che abbiamo riportato non esaurisce certo tutte le possibili situazioni di interazione tra i gruppi etnici, e, inoltre, non di rado vi possono essere sovrapposizioni tra diverse categorie. Ciononostante, si tratta di un meccanismo utile ad identificare le tipiche situazioni nelle quali tendono a prodursi i conflitti etnici.

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Conflitti etnici o conflitti socio-politici?

Il termine di conflitto etnico si può applicare oggi ad una vasta gamma di situazioni, tra di loro assai diverse.

E’ possibile affermare che, in realtà, il conflitto etnico in sé non esiste: esistono, piuttosto, i conflitti sociali, politici ed economici tra gruppi di persone che si identificano reciprocamente secondo criteri etnici, come il colore della pelle, la razza, la religione, la lingua, l’origine nazionale. Spesso, tali caratteri etnici possono nascondere altri importanti elementi distintivi, quali gli interessi di classe e il potere politico, che, una volta analizzati, si possono rivelare gli elementi decisivi per la genesi del conflitto.

Tuttavia, quando si innesca, in maniera conscia o inconscia, il processo di utilizzo delle differenze etniche a scopo di differenziazione dagli avversari, in una determinata situazione di conflitto, gli elementi etnici si convertono in potenti simboli di mobilitazione e coinvolgimento, e l’etnicità diventa effettivamente il fattore chiave per interpretare la natura del conflitto e per seguirne le dinamiche.

Si può sostenere che la maggior parte dei casi di conflitto etnico che si presentano oggi nel mondo presuppongono un sistema gerarchico o stratificato di relazioni interetniche: all’interno di tale struttura, non soltanto i diversi gruppi sono collocati in posizioni disuguali lungo una scala di potere, prestigio e ricchezza ma anche, cosa più importante, i centri decisionali e l’apparato dello Stato sono controllati, in minore o maggiore misura, da un’etnia dominante e/o maggioritaria, lasciando l’etnia o le etnie subordinate in una condizione di emarginazione.

Spesso, nei sistemi etnici gerarchizzati o stratificati, uno dei gruppi può identificarsi o coincidere con una particolare classe sociale. Si possono citare, quali esempi, i lavoratori emigrati dal Terzo Mondo nell’Europa Occidentale, la storia dei neri degli Stati Uniti, i lavoratori indiani tamil delle piantagioni dello Sri Lanka, i popoli indigeni dell’America Latina, gli africani del Sudafrica, ecc…

Tuttavia, la stratificazione etnica può anche costituire un fenomeno che esiste di per sé, qualunque sia l’appartenenza di classe dei membri di un gruppo etnico. Nei sistemi stratificati, può anche accadere un fenomeno opposto a quello descritto in precedenza: le tensioni sociali a sfondo etnico possono giungere ad influenzare i meccanismi di esercizio del potere dello Stato, minacciando il modello istituzionale – statuale vigente.

I conflitti etnici più importanti degli ultimi due decenni – Libano, Sri Lanka, India, Timor Est, Irlanda del Nord, Cipro, Eritrea, Burundi, Sudafrica, Sahara Occidentale, Nicaragua, sulla scia dei precedenti conflitti in Nigeria, Pakistan e Canada – sono stati, comunque, caratterizzati non solo da un confronto tra gruppi etnici, ma anche tra uno di questi gruppi e lo stato etnocratico controllato da un’etnia dominante.

Un ruolo molto importante, a questo proposito, è giocato dal modello quasi universale dello "stato-nazione", ispirato al nazionalismo europeo dei secoli XVIII e XIX, e servito da esempio per la creazione di Stati in tutto il mondo, in particolare per quelli derivanti da strutture coloniali. Molti conflitti etnici si producono perché il modello omogeneizzante e integratore dello stato-nazione, che si manifesta con disparate ideologie ufficiali, politiche e governative, tutte improntate a comportamenti sociali e politici tesi al dominio e all’omologazione, entra in contraddizione con l’identità etnica e sociale dei gruppi subordinati. Quando l’ideologia dominante dello stato-nazione è incapace di conciliare la diversità culturale ed etnica, allora scattano meccanismi che possono condurre a conflitti etnici di lunga durata, magari accompagnati, come purtroppo accade, da genocidio culturale o, addirittura, etnocidio.

Come vedremo in un paragrafo successivo, tale tipo di conflitto minaccia la stabilità delle istituzioni di un Paese e pone chiaramente in evidenza la debolezza o l’artificiosità delle strutture politiche esistenti: se, per esempio, i meccanismi politici che possono condurre all’accordo delle parti in conflitto non esistono o non sono operanti, aumentano le probabilità che si faccia ricorso alla violenza da parte di una o di entrambe le fazioni, con il rischio di innescare una spirale crescente di violenza e controviolenza.

Un problema importante che si presenta ogni volta che si ha a che fare con movimenti politici a sfondo etnico, è la natura del legame etnico in sé, ossia il significato dell’etnicità. Vi sono due scuole principali di pensiero in merito.

I "primordialisti" sostengono che l’etnicità è, appunto, un vincolo primordiale tra i membri di una comunità "naturale", che precede gli stati-nazione modello e i sistemi di classe, e che li trascende. L’identità etnica è una caratteristica permanente della vita del gruppo, che talvolta può essere repressa, talvolta può esistere in forma latente. L’obiettivo e la funzione dei movimenti etnici consisterebbe nel "risvegliare" una etnia e suscitare una coscienza collettiva intorno a questa idea.

Gli "strumentalisti", da parte loro, tendono a considerare l’etnicità come un’arma politica, che può essere creata, consolidata, utilizzata, manipolata o scartata in funzione della convenienza politica. L’identità etnica è solo una delle molte opzioni che una data collettività può utilizzare a proprio beneficio. E’ il caso dei palestinesi, dei sikh, degli eritrei, dei saharawi e di molti altri gruppi in tutto il mondo, i quali invocano l’identità etnica allo scopo di diffondere il proprio messaggio politico.

Sebbene ogni generalizzazione sia rischiosa, è probabile che la maggior parte dei conflitti etnici contenga una mescolanza di entrambi gli ingredienti: l’identità etnica, probabilmente, affonda le sue radici storiche nella coscienza collettiva, ma non si può negare che venga deliberatamente utilizzata dalle élites militanti per ottenere sostegno e delimitare un’area precisa di azione politica.

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