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TR00267A.gif (2777 byte) LE CAUSE

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Il colonialismo

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Neocolonialismo e debito estero

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Altre cause (politiche, culturali, economiche)

 

IL COLONIALISMO

L’andamento demografico della popolazione mondiale è stato ampiamente condizionato in diversi periodi storici da fenomeni quali il processo di colonizzazione e la spartizione del mondo in aree di influenza.
Tale fenomeno è inizialmente responsabile:
- del pauroso calo della popolazione americana dovuto, a seguito dell’emigrazione europea oltreoceano, all’eliminazione fisica degli Amerindi ed alla “mortalità catastrofica” provocata dalle malattie importate dai coloni,
- del massiccio trasferimento coatto di popolazioni nere africane in America,
- dell’origine del fenomeno del sottosviluppo nei paesi del sud del mondo.
La spinta principale che portò gli europei a sconvolgere sistemi politici, economici e sociali fu la necessità di materie prime e nuovi mercati per i prodotti finiti. Riuscirono ad acquisire un’egemonia mondiale attraverso gli scambi commerciali ed il progressivo dominio politico finalizzato a garantire gli interessi economici delle potenze europee in America, Africa, Asia.
Gli europei riuscirono in tempi brevi a sconvolgere le realtà politiche, economiche, sociali di antiche civiltà, con diverse caratteristiche a seconda della realtà locale e internazionale. In breve:
- In America centro-meridionale esistevano civiltà antichissime, con organizzazioni politiche ed economiche complesse, che furono spazzate via dai conquistadores in pochissimi anni, sconfitte dalla superiorità di mezzi bellici, dalle malattie importate dagli europei e dall'organizzazione strettamente gerarchica della vita politica, facilmente alterata dalla subitanea eliminazione dei supremi sacerdoti. Nell'America del nord, popolata da un milione di indigeni, fu perpetuato un genocidio che si protrarrà fino all'inizio del XX secolo, con interventi militari e con la distruzione delle risorse vitali per la sopravvivenza delle tribù nomadi (sterminio dei bisonti); gli Indiani furono alla fine rinchiusi nelle Riserve.
- - In Africa si ebbero conseguenze terribili dall'incontro con gli europei perché la risorsa esportata fu quella "umana": la tratta degli schiavi. Le antiche civiltà evolutesi senza molti contatti con l'esterno (regni di Yoruba, del Benin, del Congo, Luba e Matabele) furono impreparate ad affrontare l'impatto con gli europei, altre intrattenevano rapporti commerciali con la cultura arabo-islamica, ne subivano l'influenza e già conoscevano il commercio di schiavi che aveva portato alla rovina le civiltà di Axun e del Ghana. Ma nulla a confronto degli europei che per quasi quattro secoli hanno rapito o barattato con mercanzia di infimo valore i giovani africani speranza e futuro delle loro comunità. Anche sfruttando e aizzando le rivalità fra tribù milioni di neri furono portati in America, in condizioni disumane, a lavorare nelle piantagioni o nelle miniere.
- - L'Asia ha visto il nascere di importantissime civiltà, da sempre ben inserite nei commerci mondiali; anche a causa degli enormi territori e della numerosa popolazione, non fu travolta come altre realtà, anzi inizialmente consentì l'insediamento solo di piccole basi commerciali sotto la bandiera di un qualche stato europeo. Fino al XVIII secolo i suoi prodotti: tessuti in seta e cotone, spezie, tè erano acquistati barattandoli con oro e argento; con l'avvento della rivoluzione industriale, ad esempio, le fabbriche inglesi produssero tessuti a basso costo mettendo in crisi l'industria tessile indiana e riducendo la colonia, fino ad allora benestante, a semplice fornitrice di materia prima.
Il colonialismo è caratterizzato dallo sfruttamento radicale di tutte le risorse del paese colonizzato (naturali: agricole, minerarie, energetiche ed umane), relegando quindi ruolo dei paesi dominati a fornitori di materie prime a costi molto bassi usando la manodopera indigena o allo scopo deportata (schiavi). I paesi colonizzatori, con tecnologie più avanzate, producevano ed esportavano prodotti e manufatti industriali, costringendo poi i paesi colonizzati ad importare i prodotti stessi a costi elevati, perché imposti dal paese più "forte".
Questo processo ha inevitabilmente portato le colonie a specializzarsi in pochissimi settori, coltivando o estraendo solo uno o due prodotti (monocoltura), riducendo le possibilità di soluzione in caso di crisi della loro economia e rendendoli completamente dipendenti dalle economie più evolute dei Paesi del Nord del mondo, che oltretutto controllavano i commerci a livello internazionale.

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NEOCOLONIALISMO E DEBITO ESTERO

Attorno alla metà del '900, si affermano nelle colonie i movimenti di liberazione nazionale e progressivamente, attraverso conflitti o in forma pacifica, molti Paesi del Sud del mondo acquistano l'indipendenza politica, a cui non corrisponde però l'indipendenza economica. Si trovano quindi nella necessità di scegliere fra due modelli di sviluppo: capitalista occidentale o socialista sovietico. Comunque svantaggiati nei confronti delle economie del nord, devono chiedere aiuto alle nazioni più ricche, continua quindi un nuovo colonialismo di tipo economico: il neocolonialismo. Gli Stati del Sud non sono più occupati militarmente, ma presi d'assalto da imprese straniere transnazionali di grandi dimensioni: le multinazionali, colossi finanziari che investono in più settori e in regime monopolistico dislocano il ciclo produttivo nei paesi che garantiscono i più bassi costi di produzione.
Si esaspera il meccanismo già esistente durante il colonialismo per il quale i Paesi del Sud vendono materie prime ed acquistano prodotti industriali , ma il loro potere di acquisto diminuisce sempre più, i prezzi delle materie prime controllati dai paesi del Nord si abbassano, i prezzi dei prodotti industriali rimangono pressoché costanti (deterioramento dei termini di scambio), succede quindi che ad esempio nel 1970 la Malesia vendendo 4 tonnellate di caucciù poteva acquistare una jeep, nel 1977, ne servivano 10 per la stessa jeep. 
Nel frattempo peggiorano le condizioni di vita delle popolazioni e aumenta la disparità: il Sud del mondo dispone del 17 % del prodotto mondiale per il 78 % della popolazione del pianeta.
Fra il 1974 e il 1977 le Banche dei Paesi del nord hanno a disposizioni enormi quantità di denaro derivante dall'aumento del prezzo del greggio. Con i petrodollari, si pensò di investire attivando numerosi prestiti ai Paesi del Sud. 
In qualche caso i capitali furono investiti in progetti di sviluppo ispirati spesso dai paesi che li concedevano e quindi inevitabilmente a loro tornaconto o stimolando acquisti di beni da loro prodotti o stimolando produzione di beni e materie prime che il Paese industrializzato voleva importare. Famoso l'esempio del Brasile che tutt'ora distrugge parte della Foresta Amazzonica per sfruttare le miniere.
In altri casi i prestiti furono girati sui conti personali dei vari dittatori o furono usati per acquistare armi utili nelle continue lotte locali. Il calo dei prezzi delle materie prime e l'inflazione aumentarono progressivamente il debito, tanto che fin dagli anni '80 gli interessi sono maggiori dei fondi ricevuti.
In definitiva il debito dei Paesi del sud è in vertiginoso aumento, già nel 1990 fu stimato di 1.300 miliardi di dollari, tanto che attualmente si sono sviluppate numerose campagne di opinione per la cancellazione del debito ingiusto dei paesi del Sud del mondo.

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ALTRE CAUSE (POLITICHE - CULTURALI - ECONOMICHE)

Le migrazioni sono condizionate da fattori dipendenti dalla realtà del paese che viene lasciato (Fattori di spinta) e dalla differenza della realtà dei paesi che accolgono i migranti (Fattori di attrazione).

Cause culturali ed economiche

Il livello culturale di parte delle popolazioni del sud del mondo si è indubbiamente elevato, senza corrispondere a maggiori possibilità di lavoro qualificato nei propri paesi (fattore di spinta); è naturale che laureati e diplomati cerchino all'estero, nei paesi del nord, possibilità di migliorare la propria condizione.
Inoltre il modello culturale ed economico dell'occidente opulento viene ampliato dai mass-media e proposto come unico degno di essere raggiunto per essere "evoluti" e finalmente omologati nella realtà economica vincente (fattore di attrazione). La facilità di diffusione delle informazioni, la sempre maggior presenza del turismo, i contatti con i simboli del benessere innescano una "aspettativa crescente" fra i giovani, demoralizzati dall'assenza di un futuro nei loro paesi, attratti da un'immagine di mera "facciata" di paesi industrializzati, democratici, aperti a culture diverse, con disponibilità di posti di lavoro (fattori di attrazione); un po' l'immagine dell'America che all'inizio del secolo ha attirati i nostri emigranti.
Questa lettura si è manifestata chiaramente con l'arrivo delle masse di profughi albanesi che nell'agosto del 1991 ha preso d'assalto le coste pugliesi.

Cause politiche e militari

Molti paesi del sud del mondo sono retti da dittature o regimi militari che restano al potere attraverso repressioni anche durissime nei confronti della popolazione, costringendo interi gruppi ad emigrare (fattore di spinta).
Istigati dalle superpotenze che, prima sotto forma di appartenenza ad uno dei due blocchi U.S.A - U.R.S.S., poi sotto forma di finanziamento, armamento e sostegno militare in cambio di posizioni strategiche o di convenzioni per lo sfruttamento esclusivo delle risorse naturali; nel sud del mondo sono sempre proliferati i conflitti (fattore di spinta). Una volta finita la guerra fredda, ancor di più sono state attizzate guerre civili fratricide con apparente motivazione religiosa o etnica, ma nella sostanza rivelatesi semplicemente lotte di potere e di supremazia economica "utili" fra l'altro ai paesi industrializzati per far "affari" con la vendita delle armi (l'Italia esporta massicci quantitativi di armi) e per investire nella ricostruzione. Gli esempi del conflitto nella ex-Jugoslavia ed in Rwanda sono illuminanti.
Questa situazione provoca l'esodo di interi popoli, gruppi eterogenei di centinaia di migliaia di persone sono costrette a fuggire per sperare di salvare la propria vita; in fuga con poco o nulla alla ricerca di rifugio o asilo politico. Ma per poter ottenere il riconoscimento di rifugiato politico occorre come minimo possedere il passaporto, il cui costo è spesso fuori dalla portata della maggior parte delle popolazioni africane o asiatiche. 
Lo status di rifugiato viene generalmente riconosciuto ai sensi della Convenzione di Ginevra (art.1) che lo applica a coloro che: "avendo ragione di temere di essere perseguitati per la propria razza, la propria religione, la propria nazionalità, la propria appartenenza ad un gruppo sociale, o per le proprie opinioni politiche, si trovano al di fuori dal Paese d'origine e non possono o non vogliono, per paura, chiedere protezione al proprio Paese; o a chi non avendo nessuna nazionalità e trovandosi fuori dal Paese di abituale residenza, in seguito a gravi avvenimenti, non può o non vuole, sempre per paura, ritornarci".

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