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Scheda a cura di Paola Mariani

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Facciamo chiarezza

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Terminologia

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Quantificazione del fenomeno

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Continenti e Paesi di provenienza

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Situazione negli altri paesi europei

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Migrazioni: una realtà storica

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Cenni storici

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Migrazioni nel mondo contemporaneo

 

Facciamo chiarezza

Terminologia

Il termine migrazione può avere diversi significati, per maggior chiarezza si evidenzia che in questa documentazione va intesa come "spostamenti umani motivati soprattutto dalla ricerca di un lavoro o di un miglior standard di vita".
Altre terminologie sono state coniate a seguito del fenomeno migratorio: extracomunitario "è una parola che abbiamo inventato noi, in italiano (in altre lingue non si trova quasi mai: piuttosto extraeuropeo); e forse perché è goffa, impronunciabile, troppo lunga e burocratica . . ." (da: L. Balbo e L. Marconi,I razzismi reali, op. cit. pag.59). Nell'accezione comune individua persone che provengono da paesi quali Africa, Asia o America Latina, comprende in realtà anche persone provenienti ad es. da Stati Uniti o Svizzera che sono paesi al di fuori della Comunità Europea attuale Unione Europea.
Analogamente terzo mondo è stato coniato dal geografo Alfred Sauvy "Tiers Monde" nel 1954 per analogia con: "Tieres état" (Rivoluzione francese), definisce un gruppo di paesi che non avendo sufficiente forza contrattuale nel sistema politico-economico mondiale, premono per affermare i loro diritti (Africa, Asia, America Latina).
Paesi in via di sviluppo sono comunemente definiti i paesi poveri, con inadeguate tecnologie e bassissimo reddito medio annuo pro capite (Africa, Asia, America Latina), in un'accezione che fa intravedere la possibilità di un futuro progresso economico.
Per maggior equità si evidenzia che in questa documentazione si useranno termini più attuali ed adeguati quali: immigrati nell'accezione più letterale del termine, salvo doverne individuare la provenienza, e paesi del sud del mondo in quanto alla prova dei fatti i paesi poveri non si sono rivelati in via di sviluppo, ma anzi in via di sottosviluppo, inoltre un'individuazione di tipo semplicemente geografico evita di dare giudizi sul "posto in classifica" occupato da altri paesi.

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Quantificazione del fenomeno

"Oggi come in passato i fenomeni migratori sono insieme fisiologici e traumatici" (da AA. VV. Un pianeta in movimento di MANITESE-CRES, op. cit.). Sono fisiologici perché naturale conseguenza di evoluzioni culturali, economiche, sociali; traumatici perché sempre accompagnati da difficoltà, disagi, sacrifici e sofferenza.
Per quantificare il fenomeno dell'immigrazione, presupposto fondamentale per qualsivoglia valutazione dello stesso, è fondamentale un approccio di tipo demografico per ricostruire caratteristiche e modi dei processi migratori, quantità dei flussi, incidenza sulla popolazione coinvolta, direzione degli stessi, composizione demografica dei migranti.
Sino agli anni '80 in Italia non esistono dati significativi, i primi dati statistici da considerare fanno parte del censimento del 1991, purtroppo con molte imprecisioni. La scarsa diffusione dei dati, oltretutto inizialmente imprecisi e solo successivamente elaborati da fonti attendibili, da' spazio a chi sovrastima l'entità del fenomeno immigrazione suscitando un ingiustificato clima di allarme, e toglie incisività a chi, volendo affrontare seriamente tale tematica, non trova credito nell'opinione pubblica. 
A tale proposito si allegano schede statistiche nel capitolo "Strumenti", che possono aiutare a dare una lettura del fenomeno meno condizionata da diffuse sensazioni allarmiste che spesso si rivelano totalmente infondate.

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Quanti sono?

Fonti

La migrazione dai paesi del sud del mondo è un fenomeno di dimensione planetaria. Nel mondo vi sono circa 130 milioni di rifugiati e immigrati, l'Italia ne ospita poco più di 1 milione. La crescita della comunità immigrata in Italia avviene con un incremento del 5 % in media negli ultimi anni, a ritmi quindi "del tutto fisiologici".
La fonte più completa ed attendibile è il "Dossier Statistico sull'immigrazione" curato ogni anno dalla Caritas di Roma che elabora i dati ISTAT relativi all'immigrazione regolare, i dati del Ministero degli Interni sulla concessione dei permessi di soggiorno e le stime dello stesso relative all'immigrazione irregolare. Si fa riferimento anche alle fonti dell'ISMU ed altri centri di ricerca. Per favorirne la lettura, i dati riportati sono stati arrotondati.
Dati presenza regolare
Nel gennaio 1997 gli stranieri legalmente presenti nel nostro paese erano quasi 1.100.000, il 75% proveniente da paesi del sud del mondo. 
Dopo cinque anni, alla fine del 2001, gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia sono stimati in 1.362.630 da questo numero (come del resto dal dato relativo al 1997) sono esclusi i minori non registrati individualmente. I cittadini stranieri si dividono in 147.495 comunitari (10,8%) e 1.215.135 extracomunitari (89,2%); le donne sono 635.821 (46,7%) gli uomini 726.809 (53,3%). Quasi 200.000 (13.2%) sono immigrati provenienti da paesi a sviluppo avanzato (UE e America Settentrionale).
L'immigrazione è quindi un fenomeno in crescita comunque contenuta. La crescita riguarda inizialmente anche il numero degli immigrati dai paesi sviluppati, passati da circa 100.000 nel 1988 a circa 200.000 nel 2001, sia quello degli immigrati dai paesi del sud del mondo, passati negli stessi anni da circa 750.000 (secondo la stima dell'Istituto Cattaneo) a oltre un milione.
L'aumento riscontrato tra il 1995 e il 1996 per effetto della sanatoria promossa dal governo Dini porta un incremento nell’incidenza dei soggiornanti regolari sul totale della popolazione: dall’1,7% all’1,9%, percentuale che nel 2001 è pari al 2,4%.
L’aumento della popolazione immigrata sembra legato in larga parte ai ricongiungimenti familiari e all’incidenza dei minori, fattori che congiuntamente denotano la tendenza un insediamento stabile. In Italia sono stati quasi 400 mila i permessi di soggiorno per ricongiungimento familiare registrati al dicembre 2001, pari al 28.9% del totale. I dati regionali evidenziano un diverso processo di “familiarizzazione”.
E’ elevata l’incidenza dei permessi per ricongiungimento nei contesti territoriali in cui gli immigrati hanno potuto inserirsi sia dal punto di vista occupazionale che di alloggio (cfr. tab. I).

I motivi di ingresso riscontrati nei nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2001 (cfr. tab. II) sono per la maggior parte per motivi di lavoro (92.386) seguono i ricongiungimenti familiari: 60.027 a fronte dei 7.485 nel 1991 e di 16.247 nel 1995. 

Un discorso a parete deve essere fatto per quanti risiedono in Italia con lo status di rifugiati: si tratta di quasi 10.000 stranieri (0,16 ogni mille abitanti) alla fine del 2001, dato che non comprende i minori, i rifugiati prima del 1990 e quelli che hanno ottenuto lo status di protezione umanitaria. Per quanto riguarda le domande d’asilo, l’aumento che si è registrato in tutta Europa come conseguenza di conflitti, sconvolgimenti politici e diffuse violazioni dei diritti umani , si è registrato anche in Italia (cfr. tab. III).

La maggior parte delle oltre 100.000 domande d’asilo inoltrate in Italia dal 1990 al 2000 proviene da albanesi, jugoslavi, iracheni, rumeni e turchi; nel 2001 il primato delle domande presentate è degli iracheni seguiti dai turchi di etnia curda.


Presenza irregolare
L'irregolarità ha assunto sempre più consistenza nonostante i provvedimenti di sanatoria o di regolarizzazione, è comunque un fenomeno diffuso in tutta Europa.
In Italia la storia delle regolarizzazioni si riassume in quattro episodi scanditi dal varo di un primo intervento sanatorio nel 1986 (105.000 beneficiari), da una seconda opportunità offerta dalla “legge Martelli” nel ’90 (222.000 beneficiari), dal decreto Dini nel ’95 (246.000 beneficiari) ed infine dalla regolarizzazione disposta nel 1998 (215.000 beneficiari. Valutando le domande presentate entro il 15 dicembre 1998, come da termini di legge, si può valutare un tasso di irregolarità compreso fra il 20% ed il 37%. 
I motivi della concessione della sanatoria variano seguendo il modificarsi delle normative (cfr. tab. IV).

La maggior parte di immigrati irregolari trovano lavoro precario al Centro-Sud della penisola nel lavoro agricolo e nei settori della pesca e dell'edilizia.
Comunque il caso italiano rimane anomalo, sia per la normativa tardiva ed operativa da poco tempo circa i nuovi ingressi, sia per l'interesse della malavita che attivando una vera tratta di manodopera e purtroppo di nuovi "schiavi", anzi in maggior numero "schiave", ancor oggi considera l'Italia un "trampolino di lancio" o una destinazione ideale.

Conclusioni
Gli stranieri che vivono in Italia sono circa il 2,4% di tutta la popolazione. Siamo ampiamente al di sotto del 4,6% valore medio dei paesi dell'Unione Europea. 
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per riportare la popolazione ai livelli del '95, l'Italia dovrà accogliere, nei prossimi 25 anni, nove milioni di immigrati, cioè 300.000 nuovi immigrati all'anno. L'Italia, con un'età media di 40 anni e due mesi è, assieme al Giappone, il paese con la popolazione più anziana del mondo. Nel nostro Paese da anni il saldo fra nati e morti risulta negativo e la tenuta della popolazione è il risultato del solo movimento migratorio. 

DOVE SONO
Il Nord Italia sta diventando sempre più terra di immigrazione, mentre il Centro ed il Sud pur incrementando il numero delle presenze si ridimensionano in termini di peso percentuale sul totale Italia. (cfr. tab. V). 

Considerando le variazioni nelle presenza nel decennio 1991-2001 sono le Marche, seguite da Veneto e Piemonte a mostrare la più accentuata tendenza all'aumento. 
La regione che mostra una maggiore concentrazione di permessi risulta essere la Lombardia (cfr. tab. VII), seguita dal Lazio, ma mentre la prima si pone ai primi posti anche per dinamica di incremento, la seconda occupa il penultimo posto.

Con riferimento ai nuovi ingressi del 2001si può osservare come la distribuzione per ripartizioni territoriali ricalchi quella dei soggiornanti anche se il sud assume peso maggiore a scapito nel nord-ovest (cfr. tab. VIII).

COME SONO
RELIGIONE: Dai dati raccolti in collaborazione con la Fondazione Migrantes, all'inizio del 1999 la provenienza religiosa (cfr. tab. IX) vede una netta maggioranza dei Cristiani con il 48,5 % delle presenze a fronte del 35,8 % dei musulmani. Questo sdrammatizza i timori di "invasione islamica", anzi può incentivare il dialogo fra espressioni diverse.


GENERE: Il 53,3 % degli extracomunitari regolarmente presenti in Italia sono maschi (cfr. tab. X), ma il peso della componente femminile è aumentato nell’ultimo decennio passando dal 42% del 1991 al 46,7% del 2001. Alcune aree di provenienza presentano una maggior componente femminile: nelle provenienze dall’America Latina, dall’Asia orientale ed in generale dall’Europa prevalgono le presenze femminili, mentre le donne rappresentano circa 1/3 dei soggiornanti provenienti dall’Africa.
Per quanto riguarda il maggior contributo richiesto alla donna immigrata c’è da dire che sulla stessa grava in prevalenza la gestione della famiglia sia quando è ufficialmente casalinga, sia quando è occupata saltuariamente o regolarmente. L’aumento del numero di famiglie di immigrati significa quindi anche tendenza all’aumento delle donne presenti.

SALUTE: Gli immigrati non presentano patologie particolari e non sono portatori di temibili malattie tropicali, spesso si ammalano in Italia per le precarie condizioni di vita, spesso le patologie più presenti sono l'alcolismo o disturbi psichici derivanti dalla loro situazione di sradicamento.
Le diversità alimentari provocano frequenti patologie a carico dell'apparato digestivo.

LIVELLO DI ISTRUZIONE: Mancano dati precisi, ma a detta degli operatori, i primi immigrati possedevano titoli di studio medio-alti soprattutto rispetto al livello medio di scolarizzazione dei paesi di provenienza e del livello dei compagni di lavoro italiani, attualmente i livelli sono un po' più modesti. Gli emigranti secondo il sociologo americano Mayo Smith: «Sono i più qualificati, gli ambiziosi, gli energici che cercano occasioni di successo nel paese da loro scelto e cosí facendo corrono dei rischi; i poveri, gli inetti, i deboli e quelli in qualche modo impediti, restano a casa».

INSERIMENTO SCOLASTICO: Negli ultimi anni la presenza immigrata nella scuola italiana appare caratterizzata da una crescita esuberante che consente di ipotizzare, in un futuro prossimo, un tasso di presenza multiculturale ben più diffuso e consistente di quanto non sia oggi. E’ sufficiente osservare che in soli sei anni il numero di alunni con cittadinanza non italiana è quasi triplicato (+192,9%) visto che erano appena 50.322 nell’anno scolastico 1995-96 e sono oltre 147.000 nel 2000-2001(cfr. tab. XI). 

Gli studenti stranieri nella scuola pubblica sono concentrati soprattutto nella fascia della scuola primaria; si risente dell'aumento dei ricongiungimenti familiari e della natalità di popolazioni provenienti da realtà culturali in cui i figli numerosi sono una "ricchezza", sta quindi rapidamente crescendo l'incidenza di alunni stranieri rispetto a quelli italiani, dato anche il fortissimo calo della natalità nel nostro paese. Le cittadinanze non italiane più rappresentate sono quella albanese, seguita dagli studenti marocchini, della ex-Jugoslavia e quindi di Cina, Romania e Perù.

CRIMINALITA' Dai rapporti del Ministero degli Interni appare chiaramente che il problema più grave in Italia non è la "criminalità di strada", ma la grande criminalità organizzata, invece paradossalmente il vero allarme sociale punta sui piccoli crimini. E' determinante valutare che ad esempio il 92 % dei furti rimangono a carico di ignoti e quindi il problema è individuarne gli autori più che inasprire le pene. In generale emerge che gli stranieri rappresentano il 30,2% della popolazione carceraria con una tendenza ad una stabilizzazione degli aumenti annuali: va notato comunque che gli italiani riescono ad usufruire in misura molto più elevata degli stranieri delle misure alternative alla detenzione producendo quindi un maggior peso degli extracomunitari.
I reati ascritti a popolazione straniera rappresentano infatti il 19,2% del totale dei reati, percentuale che sale al 90,8% se si fa riferimento ai delitti connessi alla legge sugli stranieri, al 77,2% per i delitti legati alla prostituzione, al 35,4% con riguardo alla legge sulla droga (cfr. tab. XII).


Purtroppo, anche per gli interventi allarmistici dei mezzi di comunicazione, è molto più visibile un atto criminale compiuto da un immigrato ed è opinione diffusa che tali crimini siano in aumento solo perché sono più evidenziati, in realtà appare chiaro dai dati forniti da alcune Questure che così non è (ad es. cfr. tab. XIII). 
Non va comunque ignorato che sia più facile innescare episodi di devianza fra persone esposte allo sradicamento, all'abbandono e all'emarginazione quali sono appunto molte fasce di immigrati che più facilmente possono cadere nelle maglie e cedere alle lusinghe del guadagno facile proposte dalla criminalità organizzata italiana, ora a volte consorziata con quella straniera, ma operante in ambiti (ad es. droga, prostituzione) che soddisfano richieste di italianissimi clienti.

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Continenti e Paesi di provenienza

Nel corso degli anni '90 è rimasto invariato il peso delle diverse aree di provenienza degli immigrati sia dall'Africa che dall'America Latina, si è stabilizzato l'aumento degli ingressi dall'Europa dell'Est, continua il graduale aumento di arrivi dall'Estremo Oriente e dal subcontinente indiano (cfr. tab. XIV).
Nel 2001 i nuovi ingressi di immigrati sono stati in prevalenza dall’Albania (27.949), Romania (18.738) e Marocco (17.846) superano i 7.000 ingressi cinesi, polacchi e statunitensi.
I gruppi più numerosi mantengono la loro consistenza attraverso i ricongiungimenti familiari e l'efficacia delle catene familiari (o migratorie). 
Attualmente superano le 15.000 persone presenti in Italia ben 25 gruppi nazionali.
Da ciò si evince che in Italia vi è una gran varietà di presenze, questa eterogeneità rivela secondo Dal Lago "la mancanza di legami consolidati dell'Italia con particolari culture extraeuropee" (cfr. tab. XV).

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Situazione negli altri paesi europei

I dati ufficiali basati su dati SOPEMI ed EUROSTAT vedono la presenza di 18.775.000 immigrati al 31-12-1999. Nel totale gli immigrati regolari sono in media circa il 5,0 % dell'intera popolazione con una maggior presenza in Germania (7.343.000), seguita da Francia (3.263.000), Regno Unito (2.208.000) e Italia (1.252.000) (cfr. tab. XVI). Il paese con la maggior incidenza di immigrati sulla popolazione risulta essere il Lussemburgo (36,0%) seguito dall’Austria (9,2%), da Germania (8,9%) e Belgio (8,8%).
Le prospettive per il futuro sono di un ulteriore aumento, che comunque è una potenzialità innovativa visto il processo di invecchiamento della popolazione europea con il contemporaneo calo della popolazione attiva e comunque si colloca all'interno dei movimenti migratori a scala mondiale che si concentrano in realtà in misura molto maggiore nei paesi del sud del mondo.
L'Unione Europea non ha al momento specifica competenza in materia di immigrazione, a politica dei singoli paesi ha percorso alcune vie:
- adozione di politiche restrittive, anche per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, controllo dei nuovi arrivati e lotta all'immigrazione clandestina nel rispetto dell'accordo di Schengen.
- Impulso all'integrazione e lotta alla discriminazione.
- Intensificazione delle politiche di cooperazione con i paesi del sud del mondo, per prevenire l'aumento dei flussi migratori.
Queste politiche sono promosse presso i governi nazionali dalla Commissione Europea sulle politiche di immigrazione ed asilo, che auspica un intervento sulla pressione migratoria anche attraverso:
- il controllo dei flussi tendendo a creare un'unica frontiera esterna per combattere l'immigrazione clandestina;
- l'espansione delle politiche nei confronti degli immigrati regolari, anche equiparando la loro posizione giuridica a quella dei lavoratori comunitari e lottando contro razzismo e xenofobia.

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Migrazioni: una realtà storica

La storia dell'uomo è caratterizzata da una costante mobilità, Hans Magnus Enzensberger scrive: «la sedentarietà non fa parte delle caratteristiche della nostra specie fissate per via genetica». Gli spostamenti di singoli, gruppi o interi popoli alla ricerca di migliori condizioni di vita sono stati da sempre attivati da cause di tipo economico, ma anche da guerre, conflitti sociali, intolleranza religiosa. Ciò ha comportato il mescolarsi di culture, ma anche di caratteristiche genetiche che ha conseguenze sull'identità di tutti gli elementi umani coinvolti; in quanto, come minimo, la cultura d'origine del migrante interagisce e spesso influenza la cultura della popolazione che lo accoglie. Tutto ciò non avviene senza un costo pagato spesso, per la maggior parte, dal nuovo arrivato che deve faticare per sopravvivere in un ambiente nuovo e spesso ostile, ma anche per la società che lo accoglie.

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Cenni storici

Fin dalla Preistoria, nell'era quaternaria, con la fine della glaciazione aumentano nel nostro continente le popolazioni provenienti da Asia ed Africa.
Nel II millennio a.C. i Semiti penetrano in Mesopotamia imponendosi alle popolazioni sumeriche, gli Indoeuropei provenienti dalle steppe danubiane, si mescolarono alle popolazioni dell'Europa centrale dando origine a grandi civiltà come quella greca.
Vi furono poi le invasioni barbariche che portarono conflitti ed instabilità, più tardi gli Arabi si insediarono nella penisola Iberica ed ancor oggi possiamo ammirare le mirabili opere di architettura da loro lasciate, dalla seconda metà del XIV secolo i Turchi entrarono in Europa arrivando fino a Vienna.
Un massiccio movimento migratorio si ebbe nel XIX secolo dall'Europa all'America: dal 1820 al 1914 circa 40 milioni di europei sbarcarono negli Stati Uniti d'America.
Con il declino della società rurale dovuto allo sviluppo industriale, la diminuzione del tasso di mortalità che portò ad una tendenza al sovrappopolamento, l'offerta di lavoro nelle città industriali, i contadini lasciarono le campagne per le grandi città americane. Venivano soprattutto dall'Irlanda, Polonia, Germania, Sud dell'Europa. Nel caso dell'Irlanda il fenomeno fu incrementato da crisi locali: la carestia, le tasse e le persecuzioni da parte del governo inglese; emigrarono il 72 % degli irlandesi.
Alla fine dell'ottocento anche l'Italia fu coinvolta in questo flusso, emigrarono 7 milioni di italiani provenienti soprattutto dalle regioni agricole del sud e del nord-est. Non esistono dati statisitci completi sulla composizione professionale degli emigranti, si può ritenere che fossero addetti dell'agricoltura e manodopera poco qualificata. Quindi si diressero verso le immense distese coltivabili dell'Argentina e Brasile o verso le periferie delle grandi metropoli statunitensi (New-York, Chigago) creando vasti fenomeni di insediamenti proletari nei quartieri più poveri.
Nel dopoguerra, con lo sviluppo dell'economia industriale, si assiste a migrazioni da zone periferiche a zone a maggior concentrazione di attività produttive alla ricerca di un lavoro manuale dipendente. Le migrazioni sono la manifestazione di uno sviluppo ineguale. Da qui i flussi da campagna a città e dall'Europa meridionale all'Europa centro-settentrionale: dall'Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Turchia verso la Germania e Paesi Bassi. 
Alla metà degli anni '60 si riduce questo flusso a favore di quello proveniente dalle ex colonie, dopo il 1973 la recessione economica porta all'assunzione di politiche immigratorie più restrittive, contemporaneamente i paesi dell'Europa del Sud mutano la situazione migratoria divenendo meta di immigrazione anziché paesi di emigrazione. 
Alla fine degli anni '80 con la caduta del Muro di Berlino si è attivato un importante flusso migratorio dall'Est Europeo.

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Migrazioni nel mondo contemporaneo

"Nell’epoca della globalizzazione e della formazione di poteri sovranazionali che sfuggono alle tradizionali autorità di governo, lo «spazio» che conta non è quello geopolitico, definito dagli Stati nazionali, ma quello economico-sociale, definito dallo sviluppo dualistico del sistema economico mondiale" (da AA. VV. Un pianeta in movimento di MANITESE-CRES, op. cit.).
Dal XIX secolo si evidenzia un fenomeno di migrazione dall'Europa - società urbanizzata ed evoluta - al Nord America e poi Australia - ambienti destrutturati a vocazione rurale - in questa situazione sono fondamentali gli apporti socio-economici e culturali che le società di origine porta in contesti immacolati.
Più di recente invece i flussi migratori vanno da realtà rurali molto popolate ad aree urbane ad intenso sviluppo tecnologico, ma con un’alta domanda di manodopera; il fenomeno è una conseguenza della rivoluzione agraria del ‘800 e della contemporanea rivoluzione industriale.
Negli ultimi anni sono in aumento anche le migrazioni da aree sviluppate ad altre analoghe, soprattutto per figure professionali molto qualificate, nonché all’interno delle aree sottosviluppate sia per eventi traumatici (calamità naturali, guerre, carestie) sia per la presenza di poli di relativa attrazione.
L’attrazione e la conseguente migrazione nasce frequentemente dal divario fra risorse disponibili in un territorio (ricchezza) e quelle carenti in un altro (povertà); fra paesi del sud del mondo, il divario è relativo, ma comunque esiste fra Stati diversi come fra città e campagna all’interno dello stesso Stato. Ad esempio "la Costa d’Avorio attrae lavoratori da Burkina Faso e Mali, la Giordania da Siria ed Egitto, il Gambia dal Senegal, il Sudafrica da Zimbabwe, Zambia e Malawi" (da AA. VV. Un pianeta in movimento, di MANITESE-CRES op. cit.).

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