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Effetti delle migrazioni

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Condizioni di vita degli immigrati

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Legislazione

 

Gli effetti delle migrazioni

Conseguenze nei paesi di partenza

I paesi da cui provengono gli immigrati presentano spesso gravi problemi di disoccupazione o sottoccupazione, l'emigrazione di forza lavoro può allentare la pressione sul mercato del lavoro e l'invio dei guadagni degli emigrati alle comunità di origine, può costituire un'entrata complessiva notevole in società che vivono con un reddito pro-capite di poche centinaia di dollari all'anno. Questi effetti positivi sono per lo più di breve durata, infatti per contro, quando lasciano i paesi di origine persone qualificate, i costi per l'istruzione sostenuti da paesi poveri, vengono messi a frutto in paesi ricchi depauperando e creando vuoti nella classe dirigenziale del paese di invio.
Se le migrazioni si concentrano su alcuni settori della popolazione ad es. maschi giovani o donne, possono esserci ripercussioni sull'economia locale; l'emigrazione femminile per lungo tempo è stata considerata solo come ricongiunzione con i mariti, ma per alcuni paesi (ad es. America Latina, Filippine) è molto sviluppata ed è una risorsa fondamentale nell'aiutare le famiglie in patria con l'invio delle rimesse che in alcuni paesi costituiscono una delle principali fonti di valuta estera.
C. 7 b - Conseguenze nei paesi d'arrivo
Nelle società di arrivo l'impatto iniziale è positivo in quanto la manodopera straniera copre vuoti in ambito lavorativo, in settori più pericolosi o nocivi per la salute, con orari più lunghi o turni notturni o festivi. Tutto questo diventa un problema in caso di assunzione illegale o lavoro nero sia per la "concorrenza sleale" con la manodopera locale, sia per la maggior facilità con cui i datori di lavoro evadono contributi fiscali e previdenziali o non rinnovano impianti e tecnologie, creando quindi, con la loro scorrettezza, conseguenze negative nel lungo periodo. Questo però nasce dal malcostume locale ed è un fenomeno che le società civili devono controllare ed eliminare in quanto comporta anche costi sociali per fornire servizi socio-assistenziali che, se l'immigrato lavora regolarmente, sostiene in prima persona con i contributi versati, se al contrario lavora illegalmente, devono essere sostenuti dalla società.
Gli effetti sociali del fenomeno dell'immigrazione sono molteplici e a volte più negativi che positivi soprattutto se la società di accoglienza è impreparata ad affrontare il fenomeno o è viziata da abitudini colonialiste o di chiusura culturale alla diversità.
Le società di accoglienza hanno l'opportunità di arricchimento culturale dato dalla presenza di componenti ricche e variegate, ma devono saper affrontare i conflitti che inevitabilmente tale copresenza può scatenare; non sono sufficienti semplici regole di convivenza che oltretutto non riguardano solo i nuovi arrivati, ma entrambe le componenti. Il paese di arrivo di consistenti flussi migratori si deve dare regole e consuetudini che disciplinando la convivenza, permettano e stimolino l'incontro, il dialogo, lo scambio fra le diverse componenti onde poter far evolvere una società semplicemente multiculturale in una società interculturale.
Le migrazioni sono un fenomeno complesso che coinvolge sia singoli individui con le loro personalità e le loro storie, sia intere società, sia meccanismi economici sovranazionali; comprende contemporaneamente aspetti positivi e negativi; spesso perché possano prevalere gli aspetti positivi occorre un concreto, serio e duraturo impegno.

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Condizioni di vita degli immigrati

L'immigrazione si caratterizza solitamente per il susseguirsi di più fasi:
- La fase pionieristica: coinvolge i primi immigrati che arrivano in un paese senza conoscere nulla e senza catene familiari di appoggio, è una fase molto dura e difficile per gli individui.
- La fase di intensificazione: i singoli individui si riuniscono per cultura di provenienza, diventano comunità, iniziano ad organizzarsi i propri punti di incontro, ad attivarsi i rapporti con gli abitanti del paese di accoglienza, con le autorità ed i servizi sociali.
- La fase di stabilizzazione: il flusso migratorio si assesta, si ricongiungono i nuclei familiari, si acquisiscono i mezzi per accedere ai beni di consumo, ci si organizza per esprimere i valori della cultura di origine.
La prima fase si caratterizza per i notevoli disagi, anche gravi, che impongono una vita di stenti e sacrifici sopportati dall'immigrato per raggiungere ad ogni costo l'obiettivo di rimanere nel paese di arrivo, in questa fase gli immigrati sono meno "visibili" ai più, ma la gravità dei problemi non sfugge a chi si dedica all'impegno sociale, in particolare all'associazionismo.
Nella seconda fase iniziano le richieste di ampliamento della sfera dei diritti (casa, istruzione, sanità, previdenza etc.) tese ad una maggior uguaglianza; contemporaneamente si richiede anche il diritto alla differenza, cioè al rispetto della diversa identità culturale. 
La convivenza inizia ad essere più problematica, le comunità di accoglienza vivono spesso le richieste come un costo e la difesa delle identità culturali come un rifiuto ad assimilarsi alla cultura predominante, basti ricordare le polemiche sorte in Francia per il rifiuto a rinunciare all'uso del chador per le ragazze islamiche che frequentavano la scuola pubblica.
Nella terza fase, raggiunta da molti paesi europei, ma non dall'Italia ove il fenomeno dell'immigrazione è abbastanza recente, si possono valutare gli effetti del fenomeno migratorio e se i problemi sorti in precedenza non sono stati risolti, diventano elementi di destabilizzazione e creano effetti negativi su tutta la comunità.
- Casa
Il problema della richiesta abitativa è particolarmente grave in Italia, ove esiste già per gli italiani. Agli immigrati con insicure risorse economiche, inizialmente non resta che adattarsi a situazioni di promiscuità: in città in piccoli alloggi, pagati a caro prezzo ai "civilissimi" ed italianissimi proprietari, ove si dorme a rotazione; o in campagna in vecchie case diroccate ed abbandonate. Le Amministrazioni locali ed il Governo si sono attivati per l'emergenza con l'accoglienza in vecchi edifici pubblici dismessi ed in seguito con limitatissime iniziative di edilizia economica popolare, comunque ampiamente insufficienti anche solo a contribuire alla soluzione del problema. L'Associazionismo si è invece impegnato a fondo e con pochi mezzi e l'impegno di molte persone ha cercato di contribuire alla soluzione del grosso disagio, la Chiesa cattolica analogamente ha contribuito, ma più per iniziative spontanee che per impegno istituzionale, per contro alcune istituzioni quali la Caritas si sono impegnate a fondo e con generosità, nella quotidianità come nell'emergenza, per ovviare alle notevoli carenze delle Istituzioni pubbliche (cfr. tab. XVII). 
Nella seconda fase molte famiglie immigrate sono riuscite a superare la diffidenza dei proprietari immobiliari ed inoltre in più città sono sorte cooperative edilizie, con la compartecipazione degli immigrati stessi, che costruiscono o acquistano alloggi, ma soprattutto li prendono in affitto assegnandoli poi ai soci stranieri a normali prezzi di mercato.
Dopo i ricongiungimenti familiari, molti lavoratori con un posto "sicuro" e dopo anni di sacrifici, hanno iniziato ad acquistare la propria casa con l'aiuto di mutui bancari.
- Assistenza sanitaria
Attualmente in Italia gli immigrati possono usufruire dell'assistenza del servizio sanitario nazionale solo se, in regola con il permesso di soggiorno, residenti in un territorio, facciano esplicita richiesta. Gli stranieri che non abbiano queste specifiche caratteristiche non hanno diritto all'assistenza medica, ma solo a cure ospedaliere urgenti a loro spese. Anche in questo settore si è impegnato l'associazionismo con l'aiuto di personale specializzato volontario.
- Diritti politici
Per usufruire del diritto di voto attualmente è necessario possedere la cittadinanza italiana, l'ammissione alle votazioni amministrative dei cittadini stranieri è sancito dalla legislazione europea con il Trattato di Maastricht del 7-2-92 per i cittadini dell'Unione Europea, attualmente vi è una proposta di legge per applicare anche in Italia, come in altri paesi liberaldemocratici, l'allargamento di questo criterio (cfr. tab. XVIII). 
Oggi alcune Amministrazioni locali hanno concesso di eleggere un rappresentante delle comunità immigrate che partecipi alle riunioni del Consiglio Comunale a titolo consultivo.
Per le consultazioni politiche nessun paese ammette al voto chi non ha diritto di cittadinanza, concezione oramai superata dalla diffusa mobilità dell'era della globalizzazione.

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Comunità di immigrazione

Si è visto come il fenomeno dell'immigrazione è incrementato dalla possibilità di appoggiarsi a parenti o conterranei già insediati nei paesi di arrivo (catena migratoria), di conseguenza le comunità provenienti dallo stesso paese tendono a concentrarsi in zone ove maggiore è la possibilità di insediamento e maggiore è la possibilità di mettere a frutto la specializzazione degli immigrati dello stesso gruppo dovuta spesso a fattori storico-culturali.
Esaminiamo la consistenza e dislocazione delle diverse comunità al 31-12-1998 (cfr. Dossier Caritas sull'immigrazione op. cit.):
Europa:
- Gli albanesi a livello nazionale sono 91.537, la concentrazione maggiore è in Lombardia (14.002), in Emilia e Lazio raggiunge le 8.000 persone.
- I croati sono 17.661, presenti soprattutto in Veneto (4.761) e Friuli Venezia Giulia (4.130).
- Gli jugoslavi (attuale Serbia e Montenegro) sono 41.980 di cui 11.113 nel Veneto.
- I polacchi sono 28.199, con il maggior insediamento nel Lazio (12.867).
- I rumeni sono 37.114, di cui 10.372 nel Lazio, 5.558 nella Lombardia e 4.190 nel Piemonte.
Africa:
- I marocchini sono il primo gruppo nazionale con 145.843 persone, maggiori concentrazioni sono in Lombardia (30.952), Piemonte (21.738), Emilia Romagna (19.199), Veneto (17.234).
- I tunisini sono 47.261, concentrati in Sicilia (11.978), Lombardia (7.726) ed Emilia Romagna (7.185).
- I senegalesi sono 31.283, presenti soprattutto in: Lombardia (7.726), Sicilia (6.475), Lazio (6.250).
- I ghanesi sono 17.884 persone concentrate in Veneto (6.212), Lombardia (4.678), Emilia Romagna (3.359).
Asia:
- I filippini con un massiccio contributo delle filippine sono: 67.574, per due terzi concentrati nei due maggiori poli di immigrazione, in Lazio sono presenti 26.933 persone, in Lombardia 19.578.
- I cinesi sono 38.038, concentrati in Lombardia (11.583) e Lazio (5.209).
- Gli indiani sono 25.320, concentrati nel Lazio (9.500) e Lombardia (5.568).
- I turchi di cui molti di etnia curda, sono7.120, superano le 1.000 persone solo in Lombardia (2.626) e Puglia (1.096).
America:
- Gli statunitensi sono 55.839, presenti soprattutto in Campania (12.602), Lazio (10.434), Veneto (5.601), Friuli Venezia Giulia (5.672).
- I peruviani primo gruppo tra i latino-americani, sono 26.832, presenti soprattutto in Lombardia (9.365), Lazio (8.366).
- I brasiliani sono 19.747, la metà è presente in Lazio (5.635) e Lombardia (4.479).
- Gli ecquadoregni sono solo 5.351 persone concentrate in Liguria (1.799), Lombardia (1.462) e Lazio (1.301).

B. 8 b - Alcune realtà italiane

Milano
Milano era stata già meta dell'immigrazione meridionale negli anni '60, al manifestarsi dell'ondata migratoria, nella metà degli anni '80, tenta di adattare strutture utilizzate nella fase precedente alla nuova situazione. In realtà l'immigrazione di stranieri era già presente, ma poco visibile perché composta soprattutto da collaboratrici domestiche filippine o eritree alloggiate per lo più dalle famiglie presso cui prestavano servizio.
Con l'arrivo degli uomini esplode il problema degli alloggi che spinge gli immigrati ad occupare edifici abbandonati, treni, fabbricati industriali in disuso. Gli immigrati diventano sgradevolmente visibili in negativo, classificati come poveri solo di peso alla comunità.
Dopo l'approvazione della Legge Martelli (febbraio 1990) si creano i centri di prima accoglienza gestiti da cooperative per maschi, giovani, celibi. In seguito sorgono anche insediamenti di container, il tutto quindi inserito in interventi "di emergenza" rivolti all'immigrato emarginato.
Nel 1993 la nuova Giunta municipale inizia a chiudere la maggior parte dei Centri di accoglienza sollevando proteste clamorose da parte degli immigrati.
Nel 1996 l'Ufficio Stranieri del Comune punta a stabilizzare la popolazione immigrata e recuperare l'emarginazione, nel frattempo si diffonde la presenza di famiglie immigrate che controbatte l'immagine diffusa dell'immigrato dedito ad attività criminali o al massimo lavavetri ai semafori o vu' cumprà.
Oltre al serio impegno dell'associazionismo, un curioso segnale positivo si evince dalla diffusa presenza di ristoranti etnici, che almeno stimolano la curiosità della popolazione locale se non aiutano direttamente un processo di integrazione, questa presenza in aumento afferma inoltre le tradizioni gastronomiche e culturali delle comunità immigrate.

Roma
Gli immigrati residenti nel Comune di Roma iscritti all'anagrafe municipale sono 145.289 al 31-12-1998, nel corso degli anni '90 si sono triplicati. A Roma i cittadini stranieri si concentrano in alcune aree a seconda della disponibilità e del prezzo degli alloggi. Il Centro Storico e l'Esquilino sono le aree urbanistiche con più di 5.000 stranieri con un'alta incidenza rispetto ai residenti (il 16,8 % e il 13,9 %). L'Esquilino in particolare è al centro di Roma vicino alla stazione ferroviaria e come tale risente dell'attrazione per le attività degli immigrati data la maggior presenza di stranieri in un luogo di incontro e di passaggio. La presenza più numerosa è quella asiatica: circa 2.000 persone dal Bangladesh, Filippine, Cina. La fama della zona è più legata alla cronaca nera o alle proteste degli abitanti perché il commercio locale cede a quello specializzato forse disposto a pagare affitti più alti, ignorandone le potenzialità interculturali data la diffusa presenza di attività che promuovono prodotti etnici famose in tutta la città.
In realtà, anche se sono più visibili gli stranieri che provengono dal sud del mondo, essi sono la minoranza di un più folto gruppo che vede quasi un terzo degli immigrati provenire dai paesi avanzati. Gli europei sono i più numerosi: 54.077, seguiti dagli asiatici: 41.966, poi dagli africani: 25.386 e gli americani: 20.284 con prevalenza dal Sud America.
La consistenza della presenza di immigrati nel Comune di Roma ha sollevato occasionali proteste ed un folcloristico fiorire di scritte anti-stranieri sui muri delle borgate romane, non evidenziando come invece vi siano fattori positivi quali l'importanza del loro lavoro in settori come le collaboratrici domestiche o l'assistenza per anziani, ambito in cui nessuno supera la disponibilità, l'attenzione ed il rispetto che le donne e gli uomini del sud del mondo hanno innati, molto più di noi civilissimi italiani.

Brindisi ed il Salento
Difficile la situazione della Puglia che, per la sua posizione geografica relativamente vicina alle coste albanesi e per la sua conformazione con un lungo fronte di costa accessibile, è stata punto d'arrivo prima, nel 1991 di fuggitivi dalla situazione di oppressione politica dell'Albania, poi, in massa, di fuggitivi dalla sua drammatica situazione economica. Ora è un punto di arrivo per clandestini che arrivano dall'Albania, da moltissimi paesi dell'Europa dell'Est e dall'Asia. Per quasi tutti è anche un punto di partenza per altri paesi dell'Europa.
Questo traffico di uomini e di donne, destinate ai nostri marciapiedi, è organizzato e strutturato.
Dice il Ministro dell'Interno G. Napolitano a Bari nel 1996: "L'immigrazione da questi paesi è ormai sotto il controllo di gruppi criminali che speculano su questo fenomeno. Si tratta di clan senza scrupoli, che usano gli immigrati come corrieri per trasportare droga. Potrebbero persino arrivare a dirigere la criminalità pugliese, e i loro mezzi sono sempre più sofisticati".

Mazara del Vallo
Situazione estremamente interessante come "laboratorio" italiano sull'immigrazione, accoglie un alto numero di immigrati magrebini pur con un alto numero di disoccupati italiani iscritti alle liste del collocamento. La modesta distanza dalla costa africana (138 chilometri) ne fa un punto ideale per l'arrivo da quel continente, ma molto spesso la manodopera straniera veniva reclutata direttamente nei porti tunisini dai pescatori mazaresi a costi concorrenziali con quelli della manodopera italiana peraltro difficile da trovare per il diffuso rifiuto dei giovani a lavorare sui pescherecci. 
Evidenzia la presenza in percentuale più alta d'Italia di immigrati rispetto alla popolazione locale, la presenza più datata e stabile di una comunità islamica, composta soprattutto da tunisini.
Ha sperimentato fenomeni ancora sconosciuti in più recenti realtà di immigrazione, alternando momenti di protesta della popolazione locale ad una pacifica convivenza, ma presenta scarsissimi segnali di integrazione delle due comunità. Contatti o interscambi non avvengono Ne' in ambito scolastico: coesistono nello stesso edifico senza incontrarsi la scuola italiana e la scuola tunisina, ne' a livello politico: afferma Karim Hannachi: "L'indifferenza della politica mazarese nei confronti degli immigrati si spiega con il fatto che questi ultimi non votano"(da AA. VV. Un pianeta in movimento si MANITESE-CRES, op. cit.).

Il nord-est
A partire dagli anni'70 si nota come la realtà sociale delle tre Venezie si trasforma da società di emigrazione a polo di attrazione dell'immigrazione, questo per il progressivo sviluppo economico soprattutto della piccola e media industria che offre posti di lavoro.
Inizialmente l'immigrazione del nord-est arriva soprattutto dalla vicina ex-Jugoslavia, le associazioni degli industriali incitano ad assumere personale dell'Europa dell'est più che manodopera africana, ma ben presto viste le necessità delle aziende arrivano anche immigrati africani, seguiti poi dagli asiatici. Alla fine degli anni '70, la presenza di africani deriva da spostamenti interni alla penisola: sbarcati in Sicilia, si spostavano nel centro Italia a raccogliere pomodori nella pianura campana o in Puglia, poi arrivavano al nord.
Gli immigrati venivano impiegati nei lavori più pericolosi o nocivi: nella metalmeccanica più "sporca", nell'industria conciaria, nell'edilizia.
Dopo gli anni '80 un'economia in espansione fa sì che le richieste di manodopera aumentino ed attraverso la "catena migratoria" iniziano ad arrivare folti gruppi nazionali richiamati dalle opportunità di lavoro e dall'appoggio dei connazionali, lavorano in gran numero nelle concerie del vicentino, nelle aziende di lavorazione marmi del veronese, nelle industrie metalmeccaniche del padovano e trevigiano.
Gli imprenditori si attivano persino per risolvere il problema casa, riadattando gli alloggi dei custodi degli stabilimenti od offrendo garanzie ai proprietari che abbiano unità da locare. 
Ora, per l'impresa del nord-est, la manodopera degli immigrati è una necessità. 
Le Associazioni degli industriali attivano così corsi di formazione e di specializzazione, si attivano iniziative consorziate fra diverse componenti con strutture formative di respiro europeo (ad es. Migranet rete locale fra operatori di enti pubblici e privati per creare migliori servizi professionali degli immigrati stessi) ed attualmente aumentano le imprese gestite da immigrati nell'edilizia, nel settore dell'abbigliamento, in quello dei servizi alla persona, nella metalmeccanica e nei servizi agli altri immigrati. 

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Legislazione

Norme fondamentali italiane in materia di immigrazione, asilo, cittadinanza 

Immigrazione

Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, (Turco-Napolitano)

"Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello  straniero" coordinato con le successive modifiche

Il testo vigente come modificato da:

Decreto Legislativo n. 380/98

Decreto Legislativo n. 113/99

Decreto legge n. 51/02 convertito in Legge n. 106/02

Legge n. 189/02    

è consultabile all’indirizzo                                                                                        

http://www.stranieri.it/leggi_fondamentali/dlg98_286/Dlg98_286ww.htm

 

Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, "Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286  

Legge 30 luglio 2002,  n. 189, (Bossi-Fini)

Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo

Decreto-Legge 9 settembre 2002, n.195 Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari

 

Accordo e Convenzione di Schengen

 

 

Asilo

Articolo n. 1 legge 39/1990 "Rifugiati"

 

Convenzione di Ginevra e Convenzione di Dublino

 

 

Cittadinanza

Legge 91/1992 " Nuove norme sulla cittadinanza"

Decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n. 572, "Regolamento di esecuzione della legge 5 Febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme sulla  cittadinanza"

Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 362, "Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana"

 

 

Cittadini di Stati membri dell'Unione europea  

Decreto del Presidente della Repubblica 18 gennaio 2002, n. 54, "Testo unico delle disposizioni  legislative e regolamentari in materia di circolazione e soggiorno  dei  cittadini  degli  Stati  membri dell'Unione europea. (Testo A)"

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