Le cause del lavoro minorile
Quali elementi incidono sull’ “offerta ” e sulla “domanda”?

pulsante lampeggiante.gif (995 byte)

L’importanza di comprendere le cause del fenomeno del lavoro minorile

pulsante lampeggiante.gif (995 byte)

Gli elementi che incidono sull’offerta

pulsante lampeggiante.gif (995 byte)

Gli elementi che incidono sulla domanda

 

L’importanza di comprendere le cause del fenomeno del lavoro minorile

La comprensione delle cause che stanno alla base del fenomeno del lavoro minorile è essenziale per poter delineare le possibili linee di intervento nel settore.
Chiaramente, data la complessità del problema, la risposta precisa non può prescindere da un’analisi specifica realizzata Stato per Stato. Tuttavia uno sguardo generale su quelle che sono le principali cause può offrire spunti interessanti, seppur di carattere generale.

La risposta alla domanda “perché i minori lavorano?” non è semplice né immediata: infatti le cause sono molteplici. Per esempio, come argomentato sopra, è evidente che il lavoro minorile non sia una prerogativa solo dei Paesi che, con eccesso di semplificazione, possiamo definire poveri: anche nei Paesi più ricchi il fenomeno è presente, ovviamente le cause dipenderanno da fattori diversi, perché diverso è il contesto. Nel corso di questo capitolo si cercherà di offrire una panoramica il più esaustiva possibile.

Quando si indaga sulle cause è opportuno procedere ad un’opera di sistematizzazione delle informazioni: prima di tutto è necessario distinguere bene tra fattori che determinano l’offerta di lavoro minorile e quelli che ne determinano invece la domanda. Questo perché a seconda dei casi cambiano non solo gli attori, ma anche le dinamiche e, di conseguenza, anche le politiche e le strategie da implementare.
Questo non significa che le cause su questi due livelli operino su piani paralleli: è infatti l’incontro tra domanda ed offerta che determina il fenomeno.
Allo stesso modo è opportuno distinguere, come verrà fatto in seguito, tra cause immediate, indirette e strutturali: infatti, anche il principio di causalità opera su piani diversi, che vanno indagati in maniera analitica, ma che concorrono a determinare il fenomeno.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Gli elementi che incidono sull’offerta

Quali sono i motivi che spingono un minore ad intraprendere attività lavorative? Rispondere a questa domanda richiede un ragionamento complesso, perché generalmente le cause sono più di una e l’avvio precoce al lavoro è il risultato della loro interazione.

Volendo semplificare, si possono individuare tre livelli di causalità20 :

1. le cause dirette sono quelle che interessano direttamente il minore a livello individuale e familiare;
2. le cause indirette possono essere individuate nell’insieme di valori e situazioni che possono, anche se non necessariamente, favorire il lavoro minorile;
3. infine ci sono le cause strutturali, che agiscono al livello più allargato della società e dell’economia.

  Le cause dirette

Come accennato sopra le cause che definiamo dirette sono quelle che agiscono direttamente sul minore o comunque sul ristretto gruppo familiare.

Sembra scontato e banale a dirsi, ma è evidente che una delle cause principali che fomentano il fenomeno del lavoro minorile sia lo stato di povertà in cui si trovano il minore e la sua famiglia. L’assenza di risorse economiche sufficienti per acquistare beni di prima necessità, come il cibo, spinge le famiglie ad incrementare le entrate con l’avvio precoce al lavoro dei minori.
Si consideri a tal proposito che nei Paesi con reddito pro capite annuale inferiore ai 500 U$, la percentuale di minori lavoratori con età compresa tra i 10 ed i 14 anni varia tra il 30 ed il 60%; mentre nei Paesi con reddito pro capite compreso fra i 501 ed i 1000 U$, la percentuale varia dal 10% al 30% 21 .
La povertà economica, come causa del lavoro minorile, può essere ricondotta non solamente ad uno stato contingente della famiglia, ma può anche derivare da uno shock familiare: la perdita di un membro della famiglia economicamente attivo può generare una situazione tale per cui il minore deve lavorare per provvedere al sostentamento dell’intero nucleo. È chiaro che nei nuclei familiari poveri è più facile che il rischio che shock di questo tipo possano destabilizzare l’economia familiare. Un altro esempio di shock a livello familiare può essere la perdita di un raccolto, che assume un ruolo determinante per quelle famiglie che basano la sussistenza sulla propria produzione agricola. 

Il ragionamento appena fatto vale quando il minore è inserito in un contesto familiare, ma ci sono casi, spesso collegati alle cause strutturali di cui si parlerà in maniera approfondita in seguito – in particolare guerre, fenomeni di migrazioni o impatto dell’AIDS – in cui il minore è solo e la povertà lo interessa a livello individuale.
In situazioni come queste, la necessità di provvedere ai bisogni essenziali, come procurarsi il cibo o i vestiti, spinge il minore, che spesso non ha nemmeno una casa e vive per strada, a provvedere da solo a se stesso attraverso il lavoro.

La povertà gioca un ruolo fondamentale anche nel momento in cui una famiglia o un singolo devono decidere sull’opportunità o meno dell’istruzione: i costi scolastici infatti non possono essere affrontati dalle famiglie più povere e, d’altro canto, il costo opportunità di mantenere un figlio improduttivo è molto alto, a maggior ragione in contesti di povertà estrema. Questo ragionamento vale ancor più quando il minore è solo e deve provvedere a se stesso attraverso il lavoro.

Quindi si può concludere che, in generale, nei contesti più poveri il lavoro minorile viene visto come un modo per integrare le entrate familiari o comunque per generare redditi necessari per soddisfare i bisogni primari degli individui.
Infatti, in contesti di difficoltà economica, i singoli non hanno una visione di lungo periodo (certo un minore istruito nel lungo periodo è sicuramente più “produttivo” che un minore che non ha ricevuto affatto un’istruzione): fanno piuttosto un ragionamento ed un’analisi costi-benefici nel breve periodo. In questo senso un minore lavoratore genera sicuramente maggiori benefici economici immediati per se stesso e per la sua famiglia, piuttosto che un minore che frequenta la scuola e quindi di fatto è improduttivo.

  Le cause indirette

La povertà, intesa sia a livello individuale che del nucleo famigliare, è senza dubbio una delle cause fondamentali che stanno alla base del lavoro minorile, ma è non è l’unica spiegazione: altrimenti non sarebbe possibile capire perché il lavoro minorile interessi anche minori che di fatto non si trovano in situazioni di povertà materiale in senso stretto. 

Ci si riferisce alle situazioni legate al contesto socioculturale.
Nella maggior parte dei casi il basso livello di istruzione dei genitori è una causa indiretta del lavoro minorile: infatti non solo i genitori poco istruiti non sono pienamente consapevoli dei diritti fondamentali dei propri figli, ma, anche, non avendo per primi beneficiato dell’istruzione, sono più portati ad avere sfiducia nella scuola come istituzione e nell’istruzione come mezzo di crescita.
È chiaro che in situazioni come queste la povertà materiale agisce come moltiplicatore, ma questa spiegazione permette anche di capire perché il lavoro minorile sia presente anche in contesti non particolarmente poveri. 
In questo senso può anche essere introdotta una riflessione sul concetto percezione della povertà: un casa emblematico è il consumismo, inteso come sempre maggiore disponibilità sul mercato di beni di consumo. In alcuni casi la ricerca di un incremento del reddito, utilizzando anche la strada lavoro minorile, non è giustificato da una reale necessità, quanto piuttosto dalla percezione della povertà, intesa come incapacità di procurarsi beni che, pur non essendolo, vengono percepiti come essenziali. 

  Le cause strutturali

Le cause strutturali del lavoro minorile agiscono a livello più allargato e sono ricollegabili alle condizioni economiche e sociali di un determinato Paese. 

Innanzi tutto, così come la povertà a livello individuale e familiare favorisce il fenomeno, anche la povertà di un Paese, tendenzialmente misurata con il prodotto interno lordo, favorisce il lavoro minorile. Cercando di essere più specifici, il basso prodotto interno lordo di un Paese genera delle conseguenze che possono favorire il lavoro minorile. Innanzi tutto perché i Paesi con un basso prodotto interno lordo sono quelli che meno investono nella spesa pubblica, che significa prima di tutto scuola: in questi casi quindi lo Stato non offre un buon servizio scolastico e non garantisce nemmeno il diritto allo studio. E, di fatto, l’inaccessibilità ai servizi scolastici, favorisce il precoce avviamento al lavoro dei minori.
Questo ragionamento può essere applicato anche a tutti quei casi di shock economici che determinano un abbassamento notevole ed improvviso del PIL, si pensi a questo riguardo all’impatto delle crisi finanziarie che hanno colpito molti Paesi dell’area latino americana. 

Un’altra variabile che rientra tra le cause strutturali è il cambiamento demografico che si sta verificando in molti Paesi, mi riferisco in particolare a quello determinato da shock sociali divenuti ormai endemici in alcuni Paesi del mondo: si tratta delle guerre e dell’impatto dell’AIDS.
Questi due fenomeni di fatto molto diversi tra di loro hanno in realtà una conseguenza comune: il cambiamento della struttura familiare e spesso la disgregazione dello stesso nucleo famigliare. 
Durante le guerre, in particolare nel corso di conflitti interni che hanno messo e mettono in ginocchio moltissimi Paesi in tutte le parti del mondo, non solo muoiono moltissimi adulti, in genere uomini, ma si generano fenomeni di migrazione di massa. Di conseguenza, i nuclei familiari si sfaldano e spesso i bambini rimangono orfani o si trovano senza riferimenti.
Si stima che negli ultimi dieci anni i bambini profughi a causa delle guerre siano stati oltre 20 milioni22 . In situazioni come queste, dovendo provvedere da soli ad esigenze primarie, come procurarsi il cibo, non è infrequente che si avvicinino precocemente al lavoro.

La guerra è in molti casi anche causa diretta del lavoro minorile: in molti Paesi, i minori vengono regolarmente e spesso forzatamente reclutati dalle parti in conflitto per combattere: si tratta di una delle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile. Nel corso degli oltre cinquanta conflitti armati attualmente in corso in ogni parte del mondo, in oltre la metà dei casi vengono infatti reclutati bambini soldato, che sono circa 300.000 in totale23 .

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Gli elementi che incidono sulla domanda

Anche in questo caso non esiste una risposta univoca, o meglio, la determinazione della domanda di lavoro minorile è frutto dell’interazione di una serie di elementi. E in questo senso occorre anche sfatare alcuni luoghi comuni, come il fatto che la maggior parte dei bambini lavoratori siano quelli che lavorano nel contesto di attività produttive gestite dalle multinazionali.

Ma procediamo per ordine.
E’ ormai accertato24 il fatto che la presenza più consistente di minori lavoratori è rilevabile in piccole unità produttive che, ricorrendo a bassi investimenti di capitale, utilizzano tecnologie relativamente semplici e ad alta intensità di manodopera.
Questo permette quindi di sfatare la percezione comune secondo la quale la maggior parte dei minori sono impiegati in attività nel settore della manifattura destinata all’esportazione. La percezione distorta è principalmente determinata dall’attitudine dei mass media a dare maggior rilevanza a notizie relative a questo specifico settore. In realtà, sul totale dei minori lavoratori solo il 5% è impiegato in attività di questo genere25 .

Un altro elemento che può favorire la domanda di lavoro minorile è conosciuto come l’argomento del “nimble fingers”, secondo cui i minori sarebbero più adatti per lavori manuali di precisione per il fatto di avere mani piccole.
L’argomentazione del “nimble fingers” pare però non abbia fondamento empirico: secondo uno studio specifico realizzato nel contesto dell’industria dei tappeti in India si evince che non solo il lavoro dei minori non è un elemento determinante per la produzione, ma anche che i vantaggi economici derivanti dall’utilizzo di manodopera infantile sono modesti26 .

Vediamo ora quali sono gli elementi che incidono maggiormente sulla domanda di lavoro minorile.
Innanzi tutto il lavoro minorile è meno costoso del lavoro degli adulti e questo è forse uno degli elementi che incidono maggiormente sulla domanda.
Altro argomento è il fatto che i minori sono in genere meno consapevoli dei loro diritti e quindi meno capaci di rivendicarli, per questo motivo, dal punto di vista del datore di lavoro, si tratta di manodopera di più facile gestione e nel complesso meno costosa.

I minori lavorano molto spesso nel contesto di piccole imprese o di attività economiche condotte a livello familiare: in questo caso la domanda è determinata dal fatto che la famiglia non vuole, o non è in grado, di accollarsi le spese per l’assunzione di manodopera esterna, preferendo il lavoro dei figli, sicuramente meno costoso (perché nella maggior parte dei casi non remunerato) e più facile da controllare e gestire.

----------------------------------------------
Note:
20) ILO, A future without Child Labour, Geneve, 2002.
21) ILO, A future without Child Labour, Geneve, 2002.
22) Unicef, I bambini della Guerra, Roma, Giugno 2000.
23) Unicef, I bambini della Guerra, Roma, Giugno 2000.
24) ILO, A future without Child Labour, Geneve, 2002 e ILO, Child Labour surveys. Results of Methodological Experiments in Four Countries, Geneva, 1996.
25) ILO, A future without Child Labour, Geneve, 2002
26) Boyden J., Ling B., Myers W., What works for Working Children,Unicef, Rädda Barnen, Smedjebaken, Sweden, 1998, pagg. 132 e segg. Sulla infondatezza empirica di questa teoria vedi anche Galli R., The Economic Impact of Child Labour, Decent Work Research Programme, University of Lugano, Switzerland, 1999, pagg. 14 e segg.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

 

Precedente  ] Indietro ]