Qualificazione del fenomeno:
Le tipologie di lavoro minorile
Nel capitolo precedente abbiamo offerto una panoramica globale sull’impatto del
lavoro minorile nel mondo.
E’ necessario a questo punto descrivere, seppur per categorie esemplificative,
le attività che vedono impiegati questi minori. Si consideri che le tipologie di
lavoro minorile sono estremamente eterogenee tra di loro: si passa dai lavori
per così dire leggeri, alle peggiori forme di lavoro minorile, che in quanto
tali rappresentano uno sfruttamento inaccettabile del minore (si pensi per
esempio allo sfruttamento della prostituzione o all’arruolamento dei minori in
guerra).
Inoltre bisogna essere cauti e ricordare sempre che il pericolo di sfruttamento
può nascondersi anche dietro a quelle forme di lavoro minorile che a primo
avviso possono sembrare le più innocue. Per questo si ribadisce l’importanza
della conoscenza del contesto e delle reali condizioni di lavoro, elementi che
però non emergono dalle statistiche o comunque dalle categorie generali.
a) Il lavoro famigliare e il lavoro domestico
Una tipologia diffusa di lavoro minorile è quello svolto nel contesto del nucleo
famigliare. In questo caso i lavori svolti dai minori possono essere i più
diversi: si passa dallo svolgimento dei lavori domestici, al lavoro vero e
proprio nel contesto di piccole unità produttive a conduzione famigliare, al
lavoro nei campi di proprietà dei genitori nei contesti rurali.
Non è possibile stabilire a priori se queste forme di lavoro siano
pregiudizievoli per il minore: il pericolo di sfruttamento è molto alto perché
in genere, essendo attività svolte nel contesto famigliare, sono attività non
economicamente retribuite. D’altro canto però si tratta di attività che, se
svolte a determinate condizioni, possono considerarsi in un certo senso
formative. Si pensi al caso di una piccola bottega artigianale in cui il minore,
aiutando i genitori, apprende gradualmente il mestiere per poterli poi
sostituire a portare avanti l’attività famigliare. Ma devono essere rispettate,
come detto sopra alcune condizioni di base: prima di tutto relative alle
mansioni svolte dal minore, che non devono essere eccessivamente pesanti,
secondo poi, l’orario di lavoro deve permettere al minore prima di tutto la
frequenza scolastica e secondo poi deve lasciargli tempo libero da dedicare al
gioco e allo svago.
Spesso i minori lavorano presso famiglie diverse da quelle di provenienza come
domestici. Anche in questo caso non è possibile determinare a priori la
pericolosità di tali lavori per il minore, perché il rischio varierà al variare
delle condizioni contingenti legate, in particolare, all’orario, alle mansioni e
alle condizioni di lavoro.
Occorre però sottolineare che a volte questi minori vengono effettivamente
sfruttati e il lavoro domestico rischia di trasformarsi in una delle peggiori
forme di lavoro minorile: la schiavitù.
b) Il lavoro di strada
Il lavoro di strada è abbastanza diffuso tra i minori lavoratori, soprattutto
nei contesti urbani della grandi metropoli dei Paesi in via di sviluppo.
I minori lavoratori di strada svolgono le più svariate attività: dalla vendita
di cibi o bevande, alla distribuzione di giornali, alla lucidatura delle scarpe.
Questo tipo di attività il più delle volte è pregiudizievole per il minore non
tanto per il tipo di lavoro svolto, quanto piuttosto per il contesto in cui si
svolge. Infatti, anche se spesso questi ragazzini riescono a conciliare lavoro e
scuola, contribuendo economicamente al proprio sostentamento e a quello della
famiglia, tuttavia, la strada è per loro un ambiente pericoloso. I rischi a cui
sono esposti sono continui e di fatto la strada rappresenta il contesto più
favorevole per essere coinvolti in attività che rientrano nella definizione di
peggiori forme di lavoro minorile: si pensi al traffico di droga o alla
prostituzione.
c) Il lavoro nel settore industriale
I minori vengono impiegati anche in attività che esulano dal settore informale,
come quelle appena descritte.
Si pensi al settore industriale o al settore agricolo, in particolare nel
contesto di attività estensive come le piantagioni. Anche in questo caso, nella
realtà concreta, le attività svolte sono le più svariate e non sempre integrano
gli estremi dello sfruttamento. Tuttavia non si può omettere di dire che gran
parte delle denunce legate allo sfruttamento del lavoro minorile sono legate a
questo tipo di attività. Sia per quanto riguarda l’orario di lavoro, che spesso
non è consono alle esigenze dei minori, sia per le mansioni svolte che il più
delle volte presuppongono il contatto con sostanze tossiche o l’utilizzo di
strumenti pericolosi per i bambini. In particolare è sotto accusa l’impiego dei
minori nel settore industriale minerario a causa delle condizioni dell’ambiente
insalubre in cui si svolge il lavoro e delle mansioni cui sono adibiti i minori
(spesso impiegati in come il posizionamento di esplosivi nelle cave minerarie).
Detto questo occorre però sfatare due luoghi comuni.
Prima di tutto quello che vede la maggior parte dei minori lavoratori impegnati
in attività gestite da imprese multinazionali nel settore della manifattura per
l’esportazione, il caso emblematico la produzione di palloni o di scarpe
sportive. Infatti, i bambini impiegati in queste attività rappresentano una
piccola percentuale del totale dei minori lavoratori (il 5%)15 . In secondo luogo,
i diretti responsabili dello sfruttamento dei bambini in questi settori non sono
tanto le imprese multinazionali, quanto invece i subappaltatori nazionali16 .
Un altro settore in cui i minori lavorano è quello dell’industria turistica, che
vede li vede impiegati in diverse mansioni come camerieri, lavapiatti e simili.
Si stima che in questo settore il personale composto da minori vari tra il 10%
ed il 15% del totale complessivo dei lavoratori.
Anche questo lavoro non è di per sé pregiudizievole per i minori se svolto a
determinate condizioni. Di fatto però ha un rischio aggiuntivo, perché può
favorire fenomeni legati al fenomeno del turismo sessuale.
c) Le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile
Esistono poi una serie di attività che senza alcun dubbio integrano gli estremi
dello sfruttamento. L’ILO stima che ci siano circa 8,4 milioni di minori
impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile (schiavitù, traffico di
minori, debt bondage, reclutamento nei conflitti armati, prostituzione e
pornografia).
I dati forniti dall’ILO su queste attività sono riassunti come segue17 :
|
Peggiori forme di lavoro minorile |
Minori coinvolti |
|
Traffico di minori |
1.200.000 |
|
Lavori forzati |
5.700.000 |
|
Bambini soldato |
300.000 |
|
Prostituzione e pornografia |
1.800.000 |
|
Attività illecite |
600.000 |
|
Totale |
8.400.000 |
La lotta all’eradicazione di queste
forme di lavoro minorile, nonché la persecuzione degli adulti che sono
coinvolti, è necessaria ed urgente. Si tratta di attività che integrano in senso
lato la definizione di lavoro, ma è opportuno includerle nella descrizione
perché le cause che le generano sono le stesse che generano le tipologie di
lavoro minorile sopra descritte, prima fra tutte la necessità del minore o della
sua famiglia di una fonte di reddito per soddisfare le esigenze primarie.
Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali rientra tra le peggiori
forme di sfruttamento del lavoro minorile: si pensi al turismo sessuale o
all’utilizzo dei minori per la produzione di materiale pornografico. L’impegno
della Comunità Internazionale in questo settore è notevole e uno dei principali
traguardi raggiunti per l’eliminazione e la prevenzione di fenomeni come quelli
appena descritti è stato quello dell’introduzione in molte legislazioni
nazionali del principio di extraterritorialità, in base al quale il soggetto
colpevole del reato di sfruttamento e abuso sessuale su minori è perseguibile
penalmente nel Paese di provenienza anche se il reato è stato commesso in un
altro Paese.
Una delle peggiori forme di lavoro minorile è il lavoro forzato, spesso in virtù
di un vero e proprio patto, stipulato dagli stessi genitori allo scopo di
estinguere un debito precedentemente contratto che non riescono ad estinguere (debt
bondage). Il dramma è che spesso questi debiti sono talmente elevati da essere
inestinguibili e il minore si ritrova nel lungo periodo in un regime molto
simile alla schiavitù.
Si stima siano circa 300.000 i bambini soldato, reclutati nel corso dei
conflitti armati in particolare nel corso delle guerre civili o delle guerre
etniche18. Le conseguenze fisiche e psicologiche della guerra sono l’eredità che
accompagnerà questi bambini per tutta la vita.
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Note:
15) ILO, A future without Child Labour, Geneve, 2002.
16) Unicef, I bambini che lavorano, Roma, 2000.
17) Dati tratti da ILO, Every Child Counts - New Global Estimates on Child
Labour, Geneve, 2002.
18) Unicef, I bambini della Guerra, Roma, Giugno 2000.