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La rete nei Paesi in via di sviluppo

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Il problema dell'accesso e del suo costo

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Il problema dell'accesso e del suo costo

 

La rete nei Paesi in via di sviluppo

Oggi il rapporto tra comunicazione e sviluppo si pone in una nuova prospettiva, grazie alla diffusione di Internet, la tecnologia della comunicazione più appariscente e sorprendente dell’ultimo decennio. I programmi di comunicazione per lo sviluppo partono dalla premessa che la rete telematica permetta, da una parte, una distribuzione dell'informazione adeguata alle esigenze di ciascun gruppo umano, anche il più sperduto e, dall'altra, un utilizzo dell'informazione che possa essere ritagliato proprio sui bisogni locali.

Naturalmente, si tratta di un discorso ancora ipotetico: che Internet costituisca uno strumento realistico per le nuove esigenze di sviluppo è tutto da verificare.

Non vi è dubbio che il passo di diffusione della tecnologia Internet sia strabiliante: mentre il telefono ha impiegato quasi 75 anni per raggiungere 50 milioni di utenti, la radio 38 e la TV 13, al World Wide Web (WWW) sono bastati quattro anni per raggiungere la stessa quota. Sul lato dell'offerta, vi sono circa 17.000 Internet Service Provider (ISP) in tutto il mondo, mentre la rete è cresciuta da 213 host computer e qualche migliaio di utenti nell'agosto 1981 a più di 43 milioni di host nel gennaio 1999, a supportare 150 milioni di utenti Internet stimati. Forse ancor più impressionante è il numero di paesi connessi: da poco più di 20 nel 1990, essi erano saliti a più di 200 nel luglio 1998.

Questi numeri impressionanti non possono, tuttavia, nascondere le grandi disparità nella distribuzione degli accessi Internet, così come accade per le altre tecnologie della comunicazione: per esempio, vi sono più accessi in Finlandia che in tutta l'America Latina, più accessi in tre Paesi ad alto sviluppo della regione Asia - Pacifico (Australia, Giappone e Nuova Zelanda) che in tutti gli altri Paesi della regione messi insieme e, addirittura, più accessi a New York che in tutta l'Africa.

La maggior parte delle stazioni sono collocate nei paesi più sviluppati, provando in tal modo quanto la ricchezza e l'istruzione siano ancora determinanti per la diffusione di Internet. I profili degli utenti confermano che essi sono, in media, ricchi, istruiti, giovani, urbanizzati e maschi. Non si deve sottovalutare il fatto che i paesi con i più alti livelli di accesso comprendano un grande numero di isole, a riprova del fatto che il superamento dell'isolamento fisico e psicologico sia una delle cause dell'utilizzo di Internet. Ciò può essere senz'altro annoverato tra gli elementi di maggior auspicio per i paesi in via di sviluppo, che hanno spesso lamentato l'isolamento economico e la conseguente carenza di informazioni.

Riassumiamo qui alcuni fatti chiave della diffusione di Internet nel Sud:

la crescita di Internet ha un tasso molto più veloce nei Paesi in via di sviluppo che altrove;
il numero di utenti Web nel 2001 sarà quasi il quadruplo rispetto al 1998 per i Paesi di Africa, America Latina, Europa Orientale;
negli ultimi due anni sono stati creati più di 100 provider Internet nell’Africa Subsahariana, ma il Sudafrica, da solo, rappresenta oltre il 90% della crescita di Internet nell’intero continente;
nel 1996, in tutto il mondo, sono stati venduti più computer che televisioni e alcuni tra i più alti tassi di crescita nella vendita di computer si sono riscontrati proprio nei Paesi in via di sviluppo;
un abbonamento Internet a basso traffico nell’America del Nord costa circa 20 $ al mese, mentre uno stesso abbonamento, in Africa, ne costa almeno 100.

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La povertà di informazione

La povertà di informazione è ormai una delle piaghe più serie nel mondo in via di sviluppo e uno degli obiettivi perseguiti dalle più recenti teorie è proprio quello di ridurla. Internet, grazie alle sue peculiari caratteristiche tecnologiche ed economiche (ossia tecnologie digitali efficienti che possono fornire dati, testo, immagini, video in modo interattivo e asincrono) alimenta nuove speranze.

Si può considerare, come caso di studio, il settore medico: una tipica scuola di medicina, negli Stati Uniti, sottoscrive più di 11.000 abbonamenti a periodici, mentre istituzioni simili, nelle nazioni in via di sviluppo, hanno mediamente accesso a meno del 5% di tale quota. Sappiamo bene che la scienza medica è evoluta rapidamente, ma, storicamente, ci sono voluti fino a cinque anni perché le nuove conoscenze si diffondessero, perfino a coloro che, nel loro ambito professionale, possono accedere al flusso internazionale di informazioni. Al di fuori delle capitali e dei grandi centri urbani del terzo mondo, il divario temporale può, naturalmente, essere più grande.

Internet ha la possibilità non solamente di abbreviare tale divario temporale, ma anche di spalancare tutta una gamma di fonti di informazione ai professionisti della salute dei paesi in via di sviluppo.

Si può citare l’esperienza di Ginnack, remoto villaggio su un'isola del fiume Gambia: alcune infermiere, con una telecamera digitale, acquisiscono le immagini di alcuni alimenti, le scaricano su un computer portatile e le portano a esaminare da un dottore. Nel caso in cui questi debba valutare ulteriormente le immagini, le spedisce via Internet in Gran Bretagna, dove esse vengono sottoposte allo studio di specialisti di tutto il mondo per una diagnosi. Oggi il software di compressione permette di ridurre una tipica immagine a raggi X di un fattore 30 senza perdita di informazione, e di spedirla dunque, senza difficoltà, attraverso qualsiasi esistente rete di telecomunicazioni.

La World Health Organization, per esempio, ha approntato un sistema di informazione che vincola tutti i maggiori partner a una partecipazione internazionale al controllo epidemico: tramite Internet si assicura che le informazioni cruciali si possano diffondere rapidamente ai funzionari pubblici della salute, ai ministri della sanità e ai medici sul campo.

Un ulteriore caso è quello della cura della meningite da meningococco, che colpisce, con epidemie stagionali, i 17 paesi sub-sahariani conosciuti come la "fascia della meningite". Durante la stagione innocua, si richiede un reporting giornaliero, per valutare quando una data soglia venga oltrepassata e si debba disporre una vaccinazione di massa. Lo scambio di informazioni via Internet permette di monitorare l'evoluzione della malattia e di pianificare e mobilitare i team di vaccinazione da dispiegare nelle aree colpite.

Nonostante tali incoraggianti inizi, il futuro dei servizi sanitari via Internet è ancora fortemente condizionato dall’abbattimento delle barriere infrastrutturali, inoltre, seppure Internet argini la povertà di informazione e accresca l’accesso a questa, non possiamo esimerci dal domandarci se ciò avvenga in maniera equa.

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Il problema dell'accesso e del suo costo

Vi sono ancora molte barriere all'utilizzo di Internet, e non è affatto facile operarne una classificazione precisa, essendo queste strettamente legate al livello di sviluppo economico e sociale: in ogni caso, gli utenti di tutto il mondo sono unanimi nel definire il costo dell'accesso come il vincolo fondamentale. Anche se i prezzi non variano poi molto, in termini assoluti, da un paese all’altro, il gap tra Nord e Sud appare in tutta la sua evidenza qualora si considerino i costi relativamente ai redditi pro-capite:

USA

1,2%

Australia

1,5%

Giappone

2,6%

Messico

14,8%

Mozambico

69,6%

Etiopia

76,8%

Uganda

107%

S. Leone

118%

Rapporto percentuale tra costo dell’accesso internet e PNL pro – capite

La bassa densità di utenti nel Sud, a sua volta, non consente di sfruttare, come al Nord, collegamenti specializzati a costi forfetari, rendendo, perciò, problematico l'avvio di un circolo virtuoso.

Alcune statistiche pubblicate di recente da Internet Society mostrano che, anche se la distribuzione degli accessi privilegia il Nord, il tasso di progressione raggiunge percentuali decisamente più alte al Sud, specialmente in Africa. Mentre il tasso diminuisce nell'America del Nord, una nuova ondata di paesi fa il suo ingresso nella rete, per lo più paesi a reddito intermedio dell'America Latina e dell'Europa dell'Est.

Seppure assai confortanti, queste cifre non debbono far dimenticare che lo scarto tra Nord e Sud, in materia di computer installati, rimane vertiginoso. Un simile divario non si spiega solo con i diversi livelli di sviluppo economico raggiunti, ma anche con la strategia politica, economica e militare perseguita dalle grandi potenze. Queste, infatti, hanno notevolmente frenato la diffusione delle tecnologie informatiche, dichiarando "tecnologie sensibili" gran parte del software e dei materiali impiegati in Internet; fino a qualche anno fa erano ancora in vigore le severe restrizioni, imposte dal Dipartimento Americano della Difesa, all'esportazione di workstation, che costituiscono i nodi della rete, e di modem, indispensabili alla trasmissione dei dati.

Tale penuria ha come esito un uso massiccio e intensivo degli strumenti esistenti: ogni accesso a Internet, in un paese in via di sviluppo, si trasforma in una risorsa preziosa; anche il personal computer più modesto ospita decine di cassette per la posta, consultate a turno dagli utenti.

Questa propensione all'adattamento si riscontra particolarmente nell'America Latina dove, soltanto nel 1991, non esisteva alcun collegamento Internet o qualunque altra rete di ricerca: nel 1996 quasi tutte le università risultavano interconnesse e disponevano dei principali servizi interattivi.

In Africa la situazione, per quanto più difficile, è comunque magmatica. Nonostante lo scarso sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione (la quantità di telefoni è generalmente inferiore a uno per ogni cento abitanti), sono stati avviati vari progetti, proposti da enti per la cooperazione scientifica e da organizzazioni non governative, per consentire anche ai paesi africani di accedere alla rete: nel 1996 non erano più di qualche unità i paesi esclusi. A giovarsi di tali progetti, tuttavia, sono soprattutto gli organismi universitari, e i servizi sono piuttosto modesti. Gli elevati costi delle telecomunicazioni impediscono di estendere i servizi, anche all'interno della comunità ristretta dei ricercatori e degli universitari.

La carenza di infrastrutture, in particolare di linee telefoniche, è l'altro possente ostacolo all'accesso nei paesi in via di sviluppo. Alcuni paesi stanno affrontando il problema vendendo quote di compagnie telefoniche statali e permettendo a nuovi attori di entrare nel mercato, con nuovi investimenti dal settore privato. Tali tentativi, tuttavia, si scontrano con la logica della deregulation delle comunicazioni. Basti considerare che lo scopo dell'impresa privata è quello di raggiungere solo le fasce di popolazione suscettibili di costituire un mercato e di giustificare gli investimenti; alla restante stragrande maggioranza della popolazione mondiale è riservato il disinteresse. Come al Nord, anche al Sud la privatizzazione delle telecomunicazioni rischia di compiersi a vantaggio dei soli "consumatori solvibili".

Come fa notare polemicamente B. Barber: "Tecnologicamente, Internet è un mezzo di comunicazione decentrato: è interattivo e fornisce numerose possibilità di comunicazione orizzontale (da cittadino a cittadino, da gruppo a gruppo). Ma, prima che i poveri del mondo possano collegarvisi, Internet rischia di divenire una filiale della News Corporation o della Time Warner, e dunque assai meno utile".

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