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La partecipazione del sud a uno sviluppo culturale

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La sfida di contenuti locali

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Il trasferimento della tecnologia

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Uno sguardo al futuro

 

La partecipazione del sud a uno sviluppo culturale

Alla base di qualsiasi sforzo volto a innescare un autentico sviluppo culturale nei paesi del Terzo Mondo, vi è l’urgenza di procurare un argine alla fuga di cervelli che affligge la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, ossia l’espatrio del personale più istruito a scopo di specializzazione e il mancato rientro di circa il 50% di questo.

In paesi dove non esistono biblioteche universitarie di qualità minima, né centri di documentazione al di fuori delle agenzie culturali o scientifiche straniere, Internet può trasformare radicalmente le condizioni di lavoro dei ricercatori, destando la speranza di accedere, finalmente, all'intero patrimonio di informazioni dei centri di ricerca e delle università più avanzate del Nord. Non si tratta semplicemente di consultare banche dati o enciclopedie, né soltanto di visitare musei virtuali. Internet, sempre di più, viene concepito come strumento privilegiato per l’accesso alla produzione scientifica corrente: tesi e relazioni di ricerca in versione integrale, programmi di ricerca dei laboratori, composizione dei gruppi di lavoro e indirizzo elettronico dei membri.

Se ci spostiamo al di fuori dell'ambito universitario, non possiamo dimenticare che, nel 1996, quasi 1,5 miliardi di bambini e adulti nel mondo erano analfabeti.

E’ risaputo quanto l'istruzione sia un motore primario dello sviluppo economico e umano, nonché della competitività internazionale. L'educazione a distanza costituisce una nuova opportunità di apprendimento per gli studenti che, a causa della distanza geografica dai centri d'istruzione o di risorse finanziarie limitate, sarebbero altrimenti esclusi dal sistema educativo. Nel quadro del sistema d'istruzione complessivo di una nazione, poi, l'insegnamento a distanza promette di incrementare le economie di scala e di ridurre i costi infrastrutturali.

Negli anni recenti, il numero di programmi di insegnamento a distanza nei paesi in via di sviluppo ha continuato a crescere a una velocità eccezionale, al punto che oggi le sei più grandi università per l'insegnamento a distanza sono situate in paesi in via di sviluppo (Turchia, Cina, Indonesia, India, Tailandia, Corea).

I risultati dell'apprendimento a distanza, tuttavia, sono ambigui. Le ragioni di esiti molte volte deludenti sono da ricercarsi in un inadeguato supporto dello studente, in una sensazione di isolamento dovuto alla mancanza di interazione con altri studenti, in un’enfasi eccessiva posta su programmi tipo corrispondenza e nei lunghi ritardi nel rispondere alle necessità degli studenti.

Internet ha sicuramente mutato l'apprendimento a distanza, sormontando molti degli ostacoli accennati. Essa compone un'aula virtuale caratterizzata da un'intensa interattività e da una condivisione di risorse e informazioni.

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La sfida di contenuti locali

L'obiettivo perseguito con il finanziamento di nuovi collegamenti Internet non può limitarsi all'apertura di edicole multimedia, vale a dire di servizi d'informazione in linea dove gli utenti siano semplicemente consumatori di servizi telematici.

Occorre ricordare, innanzitutto, che una fitta ramificazione locale è alla base di ogni inserimento in rete. Negli Stati Uniti, così come in Europa, le reti informatiche della ricerca sono nate prima di tutto attraverso l'associazione di reti dei campus, in cui gli utenti erano, insieme, consumatori e produttori d'informazione. I paesi del Sud non potranno, così come quelli del Nord, evitare la costruzione di reti locali che alimentino e integrino le loro reti specifiche. Infatti, molto al di là dell'accesso all'informazione, la prima posta in gioco è la produzione di dati locali.

In passato, la comunicazione per lo sviluppo, ossessionata dagli effetti prodotti dai mass media sui comportamenti, ha attribuito ben poca considerazione al contenuto dei messaggi ai quali i destinatari erano esposti: infatti, vi era l’implicita assunzione che qualsiasi tipo di esposizione ai mass media avrebbe condotto allo sviluppo, senza preoccuparsi dell’interiorizzazione dei messaggi.

Oggi, la necessità riconosciuta di adattare i contenuti ai bisogni locali si scontra con ostacoli possenti: si può citare il fatto che quale gran parte della produzione scientifica realizzata nel Sud viene pubblicata in Europa o negli Stati Uniti, si tratti di riviste scientifiche o di dati raccolti sul campo.

Per affermarsi e definire i propri obiettivi, le comunità scientifiche del Sud debbono, dunque, riappropriarsi dei contenuti. Le tecnologie di Internet possono contribuirvi, grazie alla forte capacità di diffusione a fronte di un investimento minimo. Il loro impatto sarà tanto più importante quanto più l’impegno a favore della padronanza dei contenuti si collocherà ai margini dell'informazione commercializzata e al di fuori dalla portata dei grandi gruppi multimedia dell'edizione scientifica. Tuttavia, nemmeno Internet è esente da rischi: sappiamo, per esempio, che più dell'80% delle pagine Web sono in Inglese, contro il solo 57% degli utenti aventi l'inglese come madrelingua.

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Il trasferimento della tecnologia

Ciò nondimeno, la messa in opera di reti associative richiede un autentico trasferimento di tecnologie, da attuarsi in un periodo di tempo ragionevole.

Negli Stati Uniti, lo sviluppo delle reti informatiche interuniversitarie è iniziato alla fine degli anni '70, per giungere nel 1983 all'attuale forma di Internet, sebbene su scala ridotta. Altri dieci anni sono occorsi prima che l'uso della rete si estendesse e che si potesse disporre di strumenti di grande semplicità (es. il Web).

Alcuni, con ottimismo eccessivo, ritengono che, mediante l'uso di collegamenti internazionali a alta capacità forniti da satelliti o da cavi sottomarini, l'Africa possa partecipare rapidamente al flusso digitale di informazioni. La logica del paracadutaggio tecnologico, sottesa da un approccio del genere, non ha, però, mai consentito un effettivo sviluppo dei beneficiari dell'aiuto. Questo, infatti, non poggia sulla vendita di soluzioni "chiavi in mano", bensì su collaborazioni a lungo termine fra organismi del Nord e del Sud e fra istituti del Sud.

La sfida, pertanto, è quella di convincere le agenzie di cooperazione che Internet può aiutare il Sud solo a condizione che nasca in questi paesi un potenziale tecnologico scientifico tale da consentire di sfruttare la rete e che le attrezzature più competitive saranno di aiuto solo se si integreranno in un ambiente scientifico preparato a accoglierle. L’attuale contesto di assottigliamento degli aiuti internazionali favorisce solo iniziative a breve termine, magari quelle più mediatiche e meno onerose. Nello stesso tempo, il clima di liberismo di cui si fa portavoce, in particolare, la Banca Mondiale, spinge gli stati a abbandonare il monopolio delle telecomunicazioni e a privatizzare i loro operatori nazionali.

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Uno sguardo al futuro

Al fine di sostenere l’autodeterminazione e il self-reliance delle comunità locali (pilastri di ciò che si definisce "autosviluppo") è necessario riformare le strutture istituzionali, quanto mai obsolete, che presiedono al controllo e alla regolamentazione di Internet ed è richiesta la formulazione di nuove strategie.

In primo luogo, i policy-makers, sia nei paesi avanzati che nel terzo mondo, dovranno intraprendere passi decisi allo scopo non solo di espandere l'accesso a infrastrutture e servizi, ma anche di assicurare che i benefici di Internet siano il più ampiamente possibile distribuiti, promuovendo, inoltre, la produzione di contenuto locale.

In secondo luogo, anche se, fino a oggi, Internet è stata considerata come l'essenza stessa di un mercato libero e aperto, alcune recenti tendenze verso la concentrazione indicano che, probabilmente, le authorities dovranno vigilare più attentamente. Il fatto che, ad esempio, il mercato delle dorsali sia controllato, per più del 70%, dai primi tre providers, rende palese quanto Internet non sia certo immune dalle tendenze all'oligopolio che esistono in tutte le industrie.

D'altronde, Internet non è più una tecnologia universitaria a uso non commerciale, ma un mercato ricco di promesse. Nonostante i loro bassi redditi, i paesi in via di sviluppo costituiscono una clientela ragguardevole per le multinazionali dell'informatica e delle telecomunicazioni. I paesi che più hanno tardato o esitato a integrarsi nella rete mondiale verranno sicuramente spinti a attrezzarsi con i sistemi più moderni e forse più costosi. Esistono solide possibilità che l’Internet commerciale vi si sviluppi prima della rete "ricerca - educazione" sulla stretta base dell'importazione di tecnologie straniere.

Il fenomeno non può evitare di sorprendere, dal momento che tale processo seguirebbe una cronologia inversa rispetto a quella dei paesi avanzati. Le università non avranno ancora formato gli ingegneri e i ricercatori capaci di gestire la rete, e risulterà spesso difficile per loro collegarsi a un servizio troppo costoso.

In simili condizioni i risultati rischiano di essere anch'essi rovesciati. Invece di rilanciare la scienza e la tecnica, l'arrivo di Internet potrebbe innescare un nuovo meccanismo di dipendenza, sicuramente di lungo periodo, nei confronti dei paesi padroni della tecnologia.

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