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riciclo9.wmf (9608 byte) LA SITUAZIONE NEL MONDO

I dati di Amnesty International per il 1999

Secondo Amnesty International nel 1999 sono avvenute oltre 1,813 esecuzioni in 31 paesi. Il numero complessivo è in calo rispetto al 1998 (2,258 esecuzioni), ma in alcuni paesi (Iran, Arabia Saudita, USA) si registra un forte aumento. Sono invece 3,857 le persone condannate a morte in 63 paesi. I dati presentati includono solo i casi conosciuti: molti paesi tengono volutamente nascoste le cifre reali.

In Arabia Saudita si registra un notevole incremento delle esecuzioni: dalle 29 del 1998 alle 103 del 1999, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto. In Cina sono avvenute almeno 1,077 esecuzioni: più che in tutto il resto del mondo messo insieme. Nella Repubblica Democratica del Congo i tribunali militari hanno decretato la morte di almeno 100 persone.

In USA le esecuzioni sono state 98,30 in più dell'anno precedente.

Tra queste quella di una persona condannata per un crimine commesso da minorenne. Un caso simile si è verificato in Iran dove le esecuzioni sono state 165 (66 in più rispetto al 1998). Amnesty International è a conoscenza di centinaia di esecuzioni in Iraq, ma non è in grado di stabilire se siano state giudiziali o extragiudiziali.

Cuba, Oman e Emirati Arabi Uniti hanno esteso la pena di morte a reati come traffico di droga e rapina a mano armata. Purtroppo, alcuni paesi hanno infranto la loro moratoria de facto. A giugno 9 persone sono state impiccate in Trinidad e Tobago cinque anni dopo l'ultima esecuzione. In Uganda ci sono state 28 esecuzioni in un solo giorno (28 aprile) a tre anni dall'ultima.

I dati positivi: nel 1999 Timor Est, Turkmenistan, Ucraina e il territorio di Bermuda (sotto giurisdizione britannica) hanno totalmente abolito la pena di morte. La Lettonia la mantiene solo in caso di guerra. Azerbaijan, Bulgaria, Cipro, Georgia, Slovacchia, Turkmenistan e Regno Unito hanno ratificato il Secondo Protocollo Opzionale alla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), trattato che si muove verso la totale abolizione della pena capitale.

In tutto il mondo sono 108 i paesi abolizionisti per legge o de facto. Amnesty International chiede alla Commissione della Nazioni Unite per i Diritti Umani, attualmente riunita per la consueta sessione annuale a Ginevra, di stabilire una moratoria mondiale sulle esecuzioni. Difendere il diritto alla vita è una responsabilità internazionale.

Per approfondire il problema, prendiamo in considerazione alcune particolari problematiche in alcuni Paesi.

Stati Uniti - Giurie di soli bianchi

Ancora oggi accade che i neri vengano esclusi dalle giurie, spesso con motivazioni pretestuose. Cornelius Singleton, nero e ritardato mentale, è stato giustiziato in Alabama nel novembre 1992. Era stato giudicato da una giuria di soli bianchi i quali, fra l’altro, non erano a conoscenza del fatto che il suo quoziente d’intelligenza era tra 58 e 69 (un quoziente di 70 è considerato indice di ritardo mentale).

Stati Uniti - Otto minorenni condannati a morte su nove sono neri o ispanici

La stragrande maggioranza dei minori condannati a morte proviene da ambienti estremamente degradati. Molti hanno subito gravi abusi sessuali o fisici da bambini, possiedono un livello d’intelligenza al di sotto del normale, soffrono di malattie mentali o hanno subito danni al cervello. La razza sembra influire in maniera decisiva nella condanna a morte di molti di loro. Ad esempio, nel braccio della morte delle prigioni del Texas, otto minori su nove sono neri o ispanici. Molti minorenni imputati di reati capitali sono stati difesi in maniera del tutto inadeguata da avvocati che non hanno svolto indagini sulla loro situazione di vita.

Cina - Sentenze spettacolo

In alcune località della Cina vengono organizzate manifestazioni di massa per la lettura delle sentenze di morte, a cui fa seguito, immediatamente, l’esecuzione. Nel corso di questi raduni di massa, i condannati vengono spesso mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l’indicazione dei crimini commessi legato al collo. Inoltre molti prigionieri trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all’esecuzione ammanettati e con i ferri alle caviglie, una pratica che in Cina è legittima.

Cina - Prelievo di organi

Risulta che la maggior parte degli organi trapiantati in Cina provenga da prigionieri messi a morte. I regolamenti prevedono la necessità del consenso della famiglia del prigioniero o del prigioniero stesso per l’espianto, ma il consenso viene richiesto solo assai raramente. I prigionieri selezionati per l’asportazione degli organi verrebbero poi sottoposti a trattamenti umilianti come, per esempio, delle analisi mediche finalizzate ai futuri trapianti. Esiste infine il dubbio atroce che la scelta di condannare o meno a morte e la decisione dei tempi delle esecuzioni capitali siano strettamente legate alle esigenze cliniche.

Singapore - Reati di droga

E’ soprattutto per reati legati al traffico di droga che la pena di morte è inflitta ed eseguita a Singapore. Con una particolarità: per questi reati la pena è applicata in maniera obbligatoria, senza alcuna discrezionalità da parte dei tribunali. In particolare, l’impiccagione è certa se si viene trovati in possesso di più di 15 grammi di eroina, 30 grammi di morfina, 30 grammi di cocaina, 500 grammi di cannabis.

Arabia Saudita - Stregoneria e reati sessuali

Non esistono in Arabia Saudita né un Codice penale né un Codice di procedura penale: vige la Sharìa (Legge islamica). La Sharìa prevede la pena di morte obbligatoria per i "reati contro la volontà divina", che comprendono l’apostasia, taluni reati di sabotaggio, il tradimento e la cospirazione contro lo Stato, e alcune ipotesi di furto con violenza. Anche i reati sessuali, quali l’adulterio commesso da persona sposata e lo stupro, nonché l’omicidio premeditato, sono reati capitali. Recentemente alcuni individui sono stati condannati per stregoneria, o per avere distribuito e consumato bevande alcoliche.

Arabia Saudita - Decapitazioni e lapidazioni

Le esecuzioni hanno normalmente luogo al termine di processi iniqui, nei quali mancano le più elementari garanzie. Gli imputati possono non essere rappresentati da avvocati difensori e le confessioni, anche se ottenute mediante tortura, sono accettate come prova valida dalle Corti e possono addirittura costituire l’unica prova a fondamento della condanna a morte. I metodi usati sono la decapitazione con una spada affilata per gli uomini e il plotone di esecuzione per le donne. Le donne sposate riconosciute colpevoli di adulterio possono essere altresì lapidate. Il metodo della decapitazione, comunemente ritenuto veloce e pietoso, è particolarmente violento: in diversi casi sono stati necessari più colpi prima che la vittima venisse dichiarata morta, dopo essere stata sottoposta a sofferenze indicibili.

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