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"Storie a confronto: l'Albania"

Percorso didattico per le scuole elementari

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Scheda ideata ed elaborata da Luca Cristaldi - Responsabile Educazione allo Sviluppo del VIS.
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Introduzione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Melhia da Tirana

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Proposta di attività

La periferia di Tirana e il quartiere di Breglumasi

Attualmente il fenomeno che caratterizza l’Albania è l’estrema mobilità della popolazione, sia interna, verso le città, sia esterna, verso i Paesi limitrofi (Italia, Grecia). Il trasferimento dalla montagna in città è stato per molti il frutto del primo successo derivato dalla conquista della libertà e per sfuggire alla povertà e all’isolamento culturale, migliaia di persone si spostano dalle aree di montagna verso i centri urbani, o emigrano all’estero, cercando nuove possibilità di sopravvivenza.

Tale fenomeno interessa soprattutto Tirana, che nell’arco di pochi anni ha visto crescere ad un tasso del 7% l’anno i suoi abitanti, che rappresentano un terzo della popolazione urbana albanese; dal 1990 al 1997 la popolazione di Tirana è passata da 374.500 a 600.000 abitanti.

Al contempo si è sviluppata enormemente la cintura periferica di Tirana, con un’espansione di 200 ettari l’anno. Tra il 1990 e il 1994 la città è cresciuta in estensione quattro volte più dei valori registrati negli anni 1945-1985. La mancanza di pianificazione urbana e di controllo amministrativo degli ultimi anni hanno permesso il sorgere di interi quartieri, per lo più abusivi, in aree spesso degradate o inadatte all’edilizia (terreni agricoli o boschi), in assenza di infrastrutture di base (strade, reti fognarie, servizi idrici ed elettrici) e servizi primari (scuole, servizi sanitari, raccolta dei rifiuti).

La maggior parte degli abitanti della cintura periferica urbana di Tirana è costituita da famiglie povere, secondo i parametri del PNUD che identifica la soglia di povertà con un reddito famigliare di 40 dollari. Si trovano in questo stato il 30% degli abitanti di Tirana. Queste persone, una volta arrivate in città, provvedono a costruirsi da sé la propria abitazione utilizzando i materiali più vari; le difficili condizioni in cui si trovano a vivere alimentano il senso di isolamento, di insicurezza, di precarietà sociale. Qui la disperazione e la frustrazione degli abitanti si trasforma molto spesso in aggressività armata.

Tale situazione si riscontra anche nel quartiere di Breglumasi proposto per la presente azione. Il terreno dove è sorta la baraccopoli era destinato, secondo il piano urbanistico del 1989, allo sviluppo industriale. In questa zona in precedenza si fabbricavano i famosi "bunkers" sparsi a centinaia di migliaia su tutto il territorio albanese.

A seguito del collasso del processo di sviluppo industriale e delle privatizzazioni avviate nel 1990, l’area è rimasta senza destinazione e vi si sono installate molte famiglie provenienti dai distretti montani e rurali di Puka, Tropoja, Mirdita, Lehza e Dibra oltre ad alcuni accampamenti di Rom, per un totale di 40.000 abitanti.

Le loro condizioni di vita sono molto disagiate, risiedono in abitazioni di fortuna, spesso vere e proprie baracche, prive di strutture sanitarie e di servizi di base come l’acqua, l’elettricità, le fognature. L’assenza di un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti contribuisce al degrado ambientale, con danni alla salute riscontrabili soprattutto nei bambini che – nella scarsezza di scuole o centri sociali di riferimento - sono costretti a trascorrere la maggior parte del loro tempo in strada.

Inoltre la mancanza di opportunità lavorative - il collasso delle finanziarie ha particolarmente danneggiato il settore economico informale che genera reddito soprattutto tra i poveri delle periferie urbane - e il progressivo deterioramento delle condizioni di vita generano una situazione d’emergenza sociale; è per questo necessario sviluppare interventi che mirano a ristabilire un clima sociale sostenibile.

Attualmente a Bregluamsi il fenomeno dell’inurbamento continua a crescere: nuovi emigranti hanno occupato tutti gli spazi liberi dell’area e la costruzione di case è andata avanti come mai prima d’ora. Nello stesso tempo si assiste ad una differenziazione delle condizioni economiche delle famiglie all’interno del quartiere stesso, alcuni hanno potuto costruire alla loro casa il secondo e terzo piano, altri invece avendo già difficoltà a nutrire i figli, vivono ancora in baracche di fortuna, altri ancora hanno dovuto interrompere la costruzione della loro casa in seguito alla perdita del lavoro.

Lo sviluppo delle infrastrutture comuni è ancora all’inizio. Alcuni gruppi hanno provato a installare da soli l’allaccio dell’elettricità e acqua, ma in generale i servizi di prima necessità rimangono un grave problema nella zona. La maggior pare della popolazione usa delle fosse biologiche per lo scarico dell’acqua sporca e dei rifiuti organici, ma queste sono generalmente troppo piccole. I rifiuti spesso sono gettati nel fiume o bruciati.

La situazione della disoccupazione, in particolare quella giovanile, accresciuta dalle ricorrenti crisi economiche, politiche e istituzionali albanesi, è a Breglumasi ancora più drammatica, come in tutti i quartieri della periferia delle città. Molti dei giovani emigrati in città, dopo aver stazionato per un periodo nel quartiere, non trovano altre prospettive che fuggire verso i Paesi limitrofi in cerca di fortuna o cadono facilmente preda della criminalità organizzata nel traffico di droga e di clandestini, e nel racket della prostituzione.

Dal punto di vista sociale gli abitanti di Breglumasi fanno fatica ad inserirsi nel nuovo contesto cittadino. Il fatto di abitare nella periferia e di provenire "dalle montagne" li fa considerare negativamente dal resto della popolazione. A questo si aggiunge la scarsa possibilità di riscattarsi da parte loro sia in termini di opportunità economiche che di promozione sociale e la conflittualità tra clan residenti nello stesso quartiere, che porta ad una ulteriore emarginazione e ad un clima di violenza in cui è difficile poter optare per una modalità di vita più dignitosa.  

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