Introduzione Viaggio in Italia
Proposta di attività
Racconti cinesi
La Cina
Shangai
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R ACCONTI CINESI
Sentito dire
La truffa
dell'Argento
La scure perduta
La Tigre
dietro la Volpe
Sentito
dire di Lieh Tzu
Il sapiente Lieh Tzu era povero e appariva denutrito in modo
impressionante. Qualcuno ne parlò al primo ministro Cheng Tzu-yang:
"Lieh Tzu è un sapiente, ed è famoso. Se egli vive in miseria nello stato di Sua
Signoria, non si crederà che Sua Signoria è ostile ai sapienti?"
Tzu-yang, senza perder tempo, mandò da Lieh Tzu un funzionario con una provvista di cibi.
Lieh Tzu venne sulla soglia a ricevere il messaggero del ministro e gli s'inchinò
profondamente ma rifiutò il dono con garbo. Il messaggero se ne andò. Lie Tzu rientrò
in casa e vide sua moglie che si batteva il petto, fissandolo disperata.
"La tua umile moglie pensava che le famiglie degli uomini del Tao vivessero
agiatamente" disse la donna." Ma ecco che, nella nostra miseria nera, il primo
ministro ci onora con offerte di viveri, e tu le rifiuti. Oh, che sorte amara è la
mia!"
Lieh Tzu disse a sua moglie:" Il primo ministro non mi conosce. Ha mandato i suoi
doni per aver ascoltato dicerie di terzi; se un giorno dovesse condannarmi, lo farebbe
ugualmente per sentito dire. Per questo ho rifiutato i suoi doni."
Un giorno, finalmente, il popolo spodestò Tzu-yang.

La truffa dell'Argento di Yuan Mei
L'arte d'imbrogliare sta diventando sempre più ingegnosa.
C'era un vecchio di Chinling che portò alcuni lingotti d'argento alla bottega del
cambiavalute, sul ponte della Porta Settentrionale, con l'intenzione di scambiarli con
monete di rame. Conversando del più e del meno, si fece un dovere d'incidere qua e là i
lingotti per saggiarne il contenuto, finché un giovanotto entrò nella bottega. Con il
più grande rispetto si rivolse al vecchio e gli disse: "Ho incontrato vostro figlio
a Changchou, per certi affari che avevamo in comune, ed egli mi ha dato una lettera e
alcuni lingotti d'argento per voi. Stavo entrando a casa vostra, quando per caso vi ho
visto entrare qui." Il giovane porse al vecchio la lettera e l'argento, salutò e se
ne andò.
Il vecchio aprì la lettera e disse al cambiavalute: "Non ci vedo abbastanza per
leggere la lettera di mio figlio. Volete prendervi il disturbo di leggerla per me?"
Il cambiavalute acconsentì. La lettera trattava di argomenti familiari e si concludeva
con queste parole: "Ti mando dieci tael di argento fino, per le tue necessità
domestiche."
Compiaciuto, il vecchio disse al cambiavalute: "Ora potete anche ridarmi il mio
argento, senza darvi la pena di valutarlo. Secondo la lettera di mio figlio, i lingotti
d'argento che mi ha mandato pesano esattamente dieci tael; dunque, cambiatemi queste in
monete di rame." Il cambiavalute pose i nuovi lingotti sulla bilancia e vide che
pesavano 11.3 tael. Immaginò che il figlio del vecchio fosse stato troppo indaffarato per
pesarli al momento di mandare la lettera, e avesse scritto "dieci tael" per
approssimazione. "Il vecchio non può pesarli lui stesso," ragionò fra sé
" quindi posso ignorare l'errore e tenermi la differenza." Diede al vecchio
novemila monete di rame, che era il cambio corrente di dieci tael di argento fino, e il
vecchio si portò via il denaro.
Un altro cliente che si trovava nel negozio cominciò a ridacchiare.
"Ho l'impressione che siate stato imbrogliato, principale," disse." Quel
vecchio è un artista nel falsificare l'argento, e da molti anni! L'ho notato quando
entrava qui dentro, ma non ho avuto il coraggio di parlare mentre era ancora nel
negozio."
Il cambiavalute tagliò a metà i lingotti, vide che dentro erano di piombo e andò su
tutte le furie. Ringraziò il cliente e gli chiese l'indirizzo del vecchio.
"Vive a circa un miglio da qui," disse il cliente "avete tutto il tempo di
raggiungerlo. Ma egli è un mio vicino, e se scopre che l'ho tradito si vendicherà in
qualche modo. Quindi vi dirò dove trovarlo, ma lasciatemi fuori da questa storia."
Il cambiavalute gli chiese di accompagnarlo. "Se mi condurrete nelle vicinanze e
m'indicherete il posto, poi potrete andarvene e il vecchio non saprà mai chi mi ha messo
sull'avviso."
L'uomo esitava ancora per paura di compromettersi, ma quando il cambiavalute gli offerse
tre tael d'argento acconsentì, come se non avesse scelta.
Uscirono insieme per la porta di Han Hsi. Più avanti, in distanza, scorsero il vecchio
che spendeva il suo denaro al banco di uno spaccio di vino e beveva in compagnia di altri
uomini.
"Eccolo là, agguantatelo in fretta! Io me ne vado" disse l'uomo. Il
cambiavalute irruppe nello spaccio, afferrò il vecchio e cominciò a picchiarlo.
"Sporco furfante! Mi avete dato dieci tael di piombo rivestito d'argento per novemila
monete di rame!" Gli avventori si radunarono attorno. E il vecchio, imperturbabile,
disse: "Io ho cambiato dieci tael d'argento mandati da mio figlio, e di certo non
contenevano piombo. Ma poiché mi accusate di avervi dato argento fasullo, ebbene,
mostratemelo." Il cambiavalute esibì il lingotto spaccato allora il vecchio sorrise.
"Questo non è il mio" disse. "Io non ne avevo che dieci tael , e infatti
voi mi deste in cambio novemila monete; ma questo argento fasullo ha l'aria di pesare più
di dieci tael: quindi, non può essere quello che vi ho dato. Amici, il cambiavalute è
venuto qui per truffarmi!"
Gli avventori dello spaccio andarono a cercare una bilancia, pesarono l'argento e videro
che pesava davvero11.3 tael. Allora, indignati, aggredirono di massa il cambiavalute lo
pestarono per bene.
Così per un istante di avidità, il cambiavalute cadde nella trappola del vecchio; e se
ne tornò a casa tutto ammaccato, in preda alle fiamme del rancore.

La scure
perduta di Lieh Tzu
Un uomo, che aveva perduto la scure, sospettò del figlio del
vicino. Il ragazzo camminava come un ladro, aveva tutto laspetto di un ladro e
parlava alla maniera dei ladri. Ma luomo ritrovò la sua scure mentre vangava nella
valle, e la prima volta che rivide il figlio del suo vicino, il ragazzo camminava,
appariva e parlava come un qualsiasi altro ragazzo.

La
Tigre dietro la Volpe di Chan Kuo Tse
Una Tigre catturò una volpe. La volpe disse:" Non
oserai mangiare me! Lassù in cielo gli dèi mi hanno eletta capo di tutti gli
animali: tu violeresti il mandato divino, se facessi di me il tuo pasto. Se non mi credi,
lascia che io cammini davanti e tu vienimi dietro: vedrai se cè un solo animale che
oserà rimanere dove si trova! " La tigre acconsentì e andò dietro alla volpe,
tallonandola.
Tutte le bestie che incontrarono fuggirono via.
Sbalordita, e convinte che la volpe fosse davvero il capo di
tutti gli animali, la tigre se ne andò per la sua strada.
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