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"Il lavoro minorile"

Percorso didattico per studenti 13 - 18 anni

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Scheda ideata ed elaborata da Luca Cristaldi - Responsabile Educazione allo Sviluppo del VIS.
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Introduzione

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) 1° incontro

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) 2° incontro

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) 3° incontro

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Convenzione Diritti Fanciullo

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Convenzione Età Minima (eng.)

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Carta di Peters

PRIMO INCONTRO

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pulsante spunta.gif (406 byte)Sintesi

Per fare emergere le conoscenze e le idee sul tema, proporre un lavoro in piccoli gruppi (max 4 ragazzi).

Tre domande da dare in sequenza:

  • dimensioni
  • cause
  • dove
  • perché è ingiusto

Per ciascuna domanda avranno a disposizione dai 5 ai 10 minuti (le risposte devono essere scritte); le risposte verranno riportate alla lavagna e su ciascuna verrà aperta la discussione.

Punti nodali da evidenziare durante la discussione:

1) Dimensioni del fenomeno e dove è presente

2) Distinzione tra sfruttamento intollerabile, sfruttamento infantile, lavoro dei bambini

3) Relazione tra povertà e lavoro minorile

4) Presenza del lavoro  minorile nei paesi del Nord

L'ultima parte dell'incontro sarà dedicata a visualizzare le dimensioni e le tipologie del fenomeno sulla carta di Peters.

pulsante spunta.gif (406 byte)1° INCONTRO

Domande:

  • Quanti pensi che siano i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano nei paesi in via di sviluppo?

Nel mondo ci sono circa due miliardi di bambini di età compresa da 0 a 18 anni, nove su dieci, pari all’87% vivono nei paesi in via di sviluppo. Circa il 61% dei bambini vive in Asia, pari a 153 milioni; il 32% (80 milioni) in Africa e il 7% (17,5 milioni) in America Latina.

Non esistono statistiche certe dobbiamo accontentarci delle stime fornite dai diversi organismi. L’ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro, afferma che i bambini che lavorano siano 250 milioni di cui 140 bambini e 110 bambine, distribuiti quasi ovunque: in Asia, Africa, America Latina, ma anche in Europa e in America del Nord.

(per un approfondimento ulteriore sulla situazione di sfruttamento dei bambini, consultare la scheda "Sfruttamento Minorile" della sezione "La Miniera Interculturale")

  • Quali si possono considerare le cause di questo fenomeno?

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L’intreccio tra povertà e lavoro minorile

Lo sfruttamento minorile è al tempo causa e conseguenza della povertà.

C’è una stretta relazione fra povertà e lavoro minorile, ma bisogna stare attenti a non tirare conclusioni affrettate. Non bisogna concludere che il lavoro minorile è un frutto inevitabile della povertà, perché ci sono delle nazioni con un reddito pro capite basso che hanno pochi bambini al lavoro e viceversa. Il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola e sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base, le famiglie devono chiedere a tutti i componenti, compresi i più piccoli, di darsi da fare per rispondere ad un unico imperativo: sopravvivere. Non bisogna aspettare la fine della povertà per togliere i bambini almeno dai quei lavori che ne pregiudicano la crescita fisica e intellettiva.

Altra causa è la sete di profitto: i padroni preferiscono assumere i bambini perché sono più docili, si lasciano sfruttare senza opporre resistenza, sono più abili e adatti per alcuni lavori, non scioperano.

Luoghi comuni : la povertà è causata dall’eccesso di popolazione, dal clima avverso e dall’arretratezza tecnologica. Ma la povertà dilaga anche in nazioni scarsamente popolate, con clima regolare, mezzi economici all’avanguardia. Tipico è il caso del Brasile.

"Sfruttamento intollerabile" l’impiego dei minori in attività nocive e/o pericolose per il fisico e la mente, lavori pesanti legati allo sfruttamento e alla schiavitù, la prostituzione e l’uso in traffici criminali.

"Sfruttamento infantile" occupazione a tempo pieno in età precoce, indebita pressione fisica, sociale o psicologica, vita per le strade in cattive condizioni, paga inadeguata, eccessive responsabilità, compromette la dignità del bambino e ne pregiudica lo sviluppo fisico, sociale, psicologico.

Sia l’Unicef che le strutture del commercio equo accettano una categoria di bambini lavoratori: quelli che aiutano all’interno della famiglia contadina o artigiana che lavora in proprio, purché per poche ore e si tratti di attività non pericolose per la crescita e sia possibile andare a scuola. Un lavoro autorganizzato o in famiglia (contadina o artigiana), che non interferisca con l’istruzione scolastica, con i momenti di divertimento o di riposo, che favorisca lo sviluppo fisico, mentale e sociale del bambino è positivo. A volte qualche ora di lavoro serve per pagarsi la scuola.

(Per un maggior approfondimento del tema, consigliamo il sito di Mani Tese)

  • Quali sono i paesi dove il fenomeno è maggiormente presente?

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L’Asia è uno dei continenti dove il lavoro minorile non solo è numericamente maggiore, ma rappresenta un vero modello produttivo. I bambini si dedicano a ogni tipo di produzione lavoro nero subappalto: piantagioni, concerie, cave, miniere, lavoro tessili e di giocattoli, selezione rifiuti….Contribuisce a questo fenomeno la delocalizzazione operata dalle multinazionali occidentali in vari settori produttivi.

In Africa lavora un bambino su tre, ma prevalentemente nell’agricoltura familiare, approvvigionamento dei beni essenziali. Il degrado dell’economia con l’aumento del debito estero, la caduta dei prezzi dei prodotti di base e la riduzione delle spese sociali ha favorito il lavoro minorile nel settore informale.

In America Latina lavora il 15/20% dei bambini al di sotto dei 15 anni e non pochi sono ragazzi di strada.

Anche negli Stati Uniti secondo calcoli dell’OIL lavorano il 28% dei ragazzi sotto 15 anni. In Europa gli ultimi anni di crisi, di riduzione del reddito degli adulti hanno portato a una ripresa del fenomeno (Gran Bretagna, Portogallo 5%, Italia); in Italia ci sono da 300mila al mezzo milione di bambini che lavorano.

Esistono nelle grandi città e nelle zone rurali del Sud, rilevanti sacche di lavoro infantile legate a un’economia familiare, a meccanismi di sfruttamento della manodopera a buon mercato (artigianato, terziario, in agricoltura). Il limite di ammissione al lavoro è di 15 anni e di 14 per l’agricoltura e i servizi familiari, a condizione che si tratti di lavori leggeri. In alcune regioni del Mezzogiorno il lavoro infantile coinvolga, soprattutto nelle forme part-time, fra il 20 e il 50% dei ragazzi che anno tra i 10 e i 15 anni. A livello statistico l’unico dato certo è quello relativo agli infortuni sul lavoro dei minori di 14 anni (tra il 1985 e il 1993 16.600 casi di infortuni denunciati all’Inail); possiamo però distinguere le motivazioni dei minoro che lavorano part-time nelle fabbriche del nord (desiderio di indipendenza, pagarsi il motorino) da quelle dei bambini dei bassifondi napoletani legate allo stato di bisogno della famiglia.

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