| "Il
lavoro minorile"
Percorso didattico per studenti 13 - 18 anni |
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| Scheda ideata ed elaborata da Luca Cristaldi - Responsabile Educazione allo Sviluppo del VIS. | ||
P RIMO INCONTRO
Per fare emergere le conoscenze e le idee sul tema, proporre un lavoro in piccoli gruppi (max 4 ragazzi). Tre domande da dare in sequenza:
Per ciascuna domanda avranno a disposizione dai 5 ai 10 minuti (le risposte devono essere scritte); le risposte verranno riportate alla lavagna e su ciascuna verrà aperta la discussione. Punti nodali da evidenziare durante la discussione: 1) Dimensioni del fenomeno e dove è presente 2) Distinzione tra sfruttamento intollerabile, sfruttamento infantile, lavoro dei bambini 3) Relazione tra povertà e lavoro minorile 4) Presenza del lavoro minorile nei paesi del Nord L'ultima parte dell'incontro sarà dedicata a visualizzare le dimensioni e le tipologie del fenomeno sulla carta di Peters. Domande: Nel mondo ci sono circa due miliardi di bambini di età compresa da 0 a 18 anni, nove su dieci, pari all87% vivono nei paesi in via di sviluppo. Circa il 61% dei bambini vive in Asia, pari a 153 milioni; il 32% (80 milioni) in Africa e il 7% (17,5 milioni) in America Latina. Non esistono statistiche certe dobbiamo accontentarci delle stime fornite dai diversi organismi. LILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro, afferma che i bambini che lavorano siano 250 milioni di cui 140 bambini e 110 bambine, distribuiti quasi ovunque: in Asia, Africa, America Latina, ma anche in Europa e in America del Nord.(per un approfondimento ulteriore sulla situazione di sfruttamento dei bambini, consultare la scheda "Sfruttamento Minorile" della sezione "La Miniera Interculturale")
Lintreccio tra povertà e lavoro minorile Lo sfruttamento minorile è al tempo causa e conseguenza della povertà. Cè una stretta relazione fra povertà e lavoro minorile, ma bisogna stare attenti a non tirare conclusioni affrettate. Non bisogna concludere che il lavoro minorile è un frutto inevitabile della povertà, perché ci sono delle nazioni con un reddito pro capite basso che hanno pochi bambini al lavoro e viceversa. Il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola e sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base, le famiglie devono chiedere a tutti i componenti, compresi i più piccoli, di darsi da fare per rispondere ad un unico imperativo: sopravvivere. Non bisogna aspettare la fine della povertà per togliere i bambini almeno dai quei lavori che ne pregiudicano la crescita fisica e intellettiva. Altra causa è la sete di profitto: i padroni preferiscono assumere i bambini perché sono più docili, si lasciano sfruttare senza opporre resistenza, sono più abili e adatti per alcuni lavori, non scioperano. Luoghi comuni : la povertà è causata dalleccesso di popolazione, dal clima avverso e dallarretratezza tecnologica. Ma la povertà dilaga anche in nazioni scarsamente popolate, con clima regolare, mezzi economici allavanguardia. Tipico è il caso del Brasile. "Sfruttamento intollerabile" limpiego dei minori in attività nocive e/o pericolose per il fisico e la mente, lavori pesanti legati allo sfruttamento e alla schiavitù, la prostituzione e luso in traffici criminali. "Sfruttamento infantile" occupazione a tempo pieno in età precoce, indebita pressione fisica, sociale o psicologica, vita per le strade in cattive condizioni, paga inadeguata, eccessive responsabilità, compromette la dignità del bambino e ne pregiudica lo sviluppo fisico, sociale, psicologico. Sia lUnicef che le strutture del commercio equo accettano una categoria di bambini lavoratori: quelli che aiutano allinterno della famiglia contadina o artigiana che lavora in proprio, purché per poche ore e si tratti di attività non pericolose per la crescita e sia possibile andare a scuola. Un lavoro autorganizzato o in famiglia (contadina o artigiana), che non interferisca con listruzione scolastica, con i momenti di divertimento o di riposo, che favorisca lo sviluppo fisico, mentale e sociale del bambino è positivo. A volte qualche ora di lavoro serve per pagarsi la scuola. (Per un maggior approfondimento del tema, consigliamo il sito di Mani Tese)
LAsia è uno dei
continenti dove il lavoro minorile non solo è numericamente maggiore, ma rappresenta un
vero modello produttivo. I bambini si dedicano a ogni tipo di produzione lavoro nero
subappalto: piantagioni, concerie, cave, miniere, lavoro tessili e di giocattoli,
selezione rifiuti
.Contribuisce a questo fenomeno la delocalizzazione operata dalle
multinazionali occidentali in vari settori produttivi.
In Africa lavora un bambino su tre, ma prevalentemente nellagricoltura familiare, approvvigionamento dei beni essenziali. Il degrado delleconomia con laumento del debito estero, la caduta dei prezzi dei prodotti di base e la riduzione delle spese sociali ha favorito il lavoro minorile nel settore informale.In America Latina lavora il 15/20% dei bambini al di sotto dei 15 anni e non pochi sono ragazzi di strada. Anche negli Stati Uniti secondo calcoli dellOIL lavorano il 28% dei ragazzi sotto 15 anni. In Europa gli ultimi anni di crisi, di riduzione del reddito degli adulti hanno portato a una ripresa del fenomeno (Gran Bretagna, Portogallo 5%, Italia); in Italia ci sono da 300mila al mezzo milione di bambini che lavorano. Esistono nelle grandi città e nelle zone rurali del Sud, rilevanti sacche di lavoro infantile legate a uneconomia familiare, a meccanismi di sfruttamento della manodopera a buon mercato (artigianato, terziario, in agricoltura). Il limite di ammissione al lavoro è di 15 anni e di 14 per lagricoltura e i servizi familiari, a condizione che si tratti di lavori leggeri. In alcune regioni del Mezzogiorno il lavoro infantile coinvolga, soprattutto nelle forme part-time, fra il 20 e il 50% dei ragazzi che anno tra i 10 e i 15 anni. A livello statistico lunico dato certo è quello relativo agli infortuni sul lavoro dei minori di 14 anni (tra il 1985 e il 1993 16.600 casi di infortuni denunciati allInail); possiamo però distinguere le motivazioni dei minoro che lavorano part-time nelle fabbriche del nord (desiderio di indipendenza, pagarsi il motorino) da quelle dei bambini dei bassifondi napoletani legate allo stato di bisogno della famiglia. |