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La povertà

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Sensibilizzare

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Progettare

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Attenzione alle cause

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Prevenire ed educare

Dall’intervento di don Juan E. Vecchi

Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana

 

La povertà

Oggi un disagio di fondo serpeggia tra i giovani e spinge non pochi di loro alla marginalità. Il rischio incombe su tutti i ragazzi. La famiglia e le altre agenzie educative, oltre al ritardo che denotano riguardo all’evoluzione dei giovani, devono fare i conti con un ambiente aperto a tutti gli stimoli e con potenti concorrenti che propongono messaggi e forme diverse di vita. Il disorientamento e la devianza sono dunque in agguato. Perciò le povertà giovanili sono una delle principali sfide alla nostra missione di educatori.

Ci sono forme molteplici di povertà. A ragione se ne parla al plurale. Alcune sono antiche ma appaiono sotto forme nuove. Altre sono recenti quasi legate al sistema di vita che vige nella nostra società. Tutte, secondo la loro gravità, bloccano lo sviluppo e possono arrivare a distruggere le possibilità educative della persona.

Le povertà giovanili, in cui ogni giorno ci imbattiamo, hanno come causa l'indigenza economica a volte estrema, la precarietà familiare, le carenze educative elementari, l’impreparazione per il lavoro, lo sfruttamento da parte di terzi, la discriminazione etnica o sociale, l'impiego abusivo come mano d'opera, le dipendenze varie, l’appiattimento delle prospettive di vita, la mancanza di un progetto per il futuro, la solitudine affettiva. Tutte sfociano sulla strada ed hanno in essa il loro teatro principale di manifestazione, lavoro e interazione. La strada diventa dunque per gli educatori luogo privilegiato di osservazione ed incontro.

Osservando questa condizione di povertà e costatando come essa distrugga tanti giovani, il cui orizzonte di vita si limita alla ricerca dell’immediato per sopravvivere o ad un ideale svuotato di senso ci sentiamo sfidati a fare più consistente e qualificata la presenza salesiana tra i poveri. La missione salesiana si rivolge ad una frangia di gioventù comune, povera ma non abbandonata, con risorse umane intatte, bisognosa piuttosto dal punto di vista economico, per una sua conveniente promozione umana e cristiana; a un frangia di giovani, anche di ceto medio e popolare, con desiderio di formazione cristiana ed interesse culturale; a un numero possibile di ragazzi in difficoltà di diverse tipologie, per i quali si pensa sempre preferibile l’intervento preventivo.

In un ambiente giovanile, propositivo, permeato dalla ragione, della fede, dall’amorevolezza, si fa anche opera di recupero e di rieducazione. Perciò si sono rifiutate le case di corrigendi in favore di un recupero e una rieducazione che avvenga attraverso l’insieme degli elementi che compongono il Sistema Preventivo in una combinazione tra ambiente favorevole, programma adeguato, rapporto personale.

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Sensibilizzare

Bisogna poi risvegliare la responsabilità politica riguardo all’educazione, lavorare per la qualità della convivenza civile. Nell’opera di recupero-promozione della gioventù vengono interessate le più svariate istanze che hanno a che vedere col sociale e col politico. I programmi educativi non si restringono ai profili ed alle sedi abituali, ma si svolgono liberamente con novità in ampi ambiti sociali. Si pensi al rapporto col mondo del lavoro, ai contratti con le botteghe artigianali, al tempo libero, alla promozione dell'istruzione popolare a mezzo stampa.

Oggi l’emarginazione e il disagio giovanile sono più conosciuti e vengono seguiti con maggiore attenzione; le loro manifestazioni sono meglio comprese e si è più attenti alle cause. Alla diffusione di tale conoscenza hanno contribuito l'abitudine della progettazione, che comporta sempre uno sguardo alla realtà, la divulgazione di ricerche specifiche e alcune iniziative, come l’osservatorio della condizione giovanile, i corsi di pedagogia sociale, i convegni sul tema del disagio, le indagini varie fatte da noi stessi a raggio immediato o ampio.

Di conseguenza, si sta avverando un certo movimento verso i giovani in difficoltà. Dappertutto si sono date risposte creative come parte di un progetto possibile di ricollocazione di forze. A seconda del contesto esse hanno mirato a raggiungere i ragazzi che vivono nella strada, a collocarsi in zone urbane di miseria generalizzata, a risolvere il problema dell’abbandono scolastico con percorsi educativi alternativi, ad assistere i giovani carcerati, ad operare nell’ambito della tossicodipendenza con forme di prevenzione, di accoglienza e di accompagnamento.

Il numero complessivo di queste iniziative è decisamente consistente e sono pure aumentate nell'ultimo triennio.

Alcune offrono un modello nuovo di intervento, sostenuto da competenze professionali e portato avanti con capacità di progettazione e verifica. Così, pur con un volume modesto di iniziative, abbiamo dato anche noi un contributo di riflessione pedagogica e sociale ispirata al criterio preventivo su forme di devianza, per le quali alcuni propiziano la repressione, il semplice contenimento o la noncuranza.

Va rilevato l’influsso che queste iniziative hanno su altre agenzie di educazione alle quali portano una maggiore conoscenza del disagio giovanile. Nel contesto sociale diventano punti di riferimento per la promozione della solidarietà, riescono a coagulare collaborazioni molteplici e creano mentalità riguardo alla povertà.

Dicevamo però che si diffondono nuove forme di povertà. La prima cosa è prendere e far prendere coscienza di questo fenomeno. C'è da diffondere conoscenze e proporre una lettura adeguata, c'è da affinare l'attenzione e la sensibilità, c'è da infondere fiducia nelle risorse dei giovani, c'è da risvegliare la creatività. Non è poco se si superano le colpevolizzazioni, la stigmatizzazione delle devianze giovanili e si rinnova la fiducia nelle possibilità aperte a ciascun giovane e nel suo desiderio di rifarsi. Amorevolezza, ragione, religione sono ancora vincenti quando noi riusciamo ad esserne mediatori efficaci. . L'emarginazione infatti è separatezza, taglio della comunicazione e del rapporto, provocato, voluto o almeno accettato da entrambe le parti: chi ne è vittima e chi gli sta vicino.

Il desiderio di incontro porterà ad un inserimento spirituale ed a una presenza fisica nel mondo reale dei giovani a rischio. Non mi fermo ad esplicitare quello che tale inserimento richiede. Senza questo movimento spirituale e fisico di accostamento alla povertà, diventa difficile una risposta più consistente alla sfida dell’emarginazione giovanile. La conoscenza e l'avvicinamento tendono alla condivisione di quello che abbiamo gratuitamente, di quello che i giovani patiscono, di quello che vorrebbero raggiungere, del cammino che pensano di poter fare.

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Progettare

C'è poi un altro passo da fare, impegnativo e complementare: elaborare un progetto per l'emarginazione giovanile che coinvolga le comunità. La realtà del disagio giovanile e il rischio dell'emarginazione vanno prese in considerazione in tutte le presenze.

Il progetto dovrebbero portare ad enucleare contenuti e modalità educative nella linea di una più attenta e aggiornata prevenzione; ad animare il territorio, in vista della corresponsabilità di istituzioni e famiglie per la qualità della vita. Potrebbe portare anche a privilegiare, nelle singole opere, un'accoglienza più numerosa di ragazzi e giovani "a rischio", per scongiurare il pericolo della devianza con programmi appropriati e un ambiente educativo di sostegno. Renderà comunque più pronto lo sguardo degli educatori sui sintomi iniziali o ancora latenti di emarginazione e sulle prime manifestazioni di cedimento al disagio.

Oltre a questa attenzione generale, c'è bisogno di creare alcune iniziative e distaccare gruppi che operino nell'ambiente stesso dell'emarginazione tra i soggetti già raggiunti da essa.

Tali presenze, superato il carattere di straordinarietà, aiuteranno tutte le comunità nella conoscenza e nel trattamento del disagio e nel mantenere vivo lo stile del Sistema Preventivo.

Questo nostro momento di riflessione dovrebbe dirci qualche cosa ulteriore sull’impostazione che vogliamo dare alle nostre iniziative in favore dei giovani a rischio a partire dai traguardi raggiunti.

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Attenzione alle cause

La prima è che bisogna centrare l'attenzione sulle cause sia per agire su di esse, sia per adeguare i nostri interventi immediati.

L’estensione della povertà ha radici profonde. Ci sono certamente quelle personali. Appartengono a colui che soffre il disagio e l’emarginazione e a coloro che sono più strettamente legati alla sua vita e alla sua crescita.

Persino nei contesti agiati le condizioni favorevoli di sviluppo vengono vanificate quando le disposizioni personali sono carenti. Non tutti i giovani che troviamo sulla strada sono sprovvisti di mezzi economici. Viceversa, rafforzate le risorse che ci sono nelle persone, queste riescono ad aprirsi un varco in ambienti fortemente condizionanti e a produrre in essi trasformazioni significative nell’ordine dei rapporti, della socialità e della condivisione. Ne abbiamo esempi da fare un’antologia. Puntare sulle persone e sulla loro motivazione è dunque un'indicazione sempre valida.

Negli ultimi tempi si è dunque insistito sull’urgenza di lavorare per una cultura che riconosca la dignità di ogni persona, rafforzi la solidarietà in tutti gli ambiti e in tutte le forme, assicuri il bene e il diritto dell’educazione per tutti, non ceda mentalmente a pregiudizi o valutazioni sommarie di comodo e non cada nella trappola dell'individualismo e del consumismo. Solo così si può rifare il tessuto sociale e renderlo più umano.

Ma alle cause radicate nelle singole persone e nella mentalità comune bisogna aggiungere, e forse anteporre per il loro peso, quelle strutturali.

Esse agiscono simultaneamente su molte persone in ambiti molto estesi e con meccanismi molto potenti. Hanno dunque una capacità senza pari di imporre una situazione, modi di pensiero e stili di vita, rigenerando o prolungando l’emarginazione ad essi collegata. Fenomeni come quello della disoccupazione, dello sfruttamento della mano d'opera, dell'emarginazione, dell'abbandono scolastico sono sufficienti a darne un'idea. Ci vogliono strumenti giuridici, ci vuole controllo delle situazioni attraverso una giustizia che funzioni.

La riflessione ci deve servire non tanto per ritornare a denunce generiche, ma per impostare correttamente, anche nel piccolo, l’azione educativa. Non si educa infatti e non si libera se nell'azione non si tengono presenti le condizioni concrete, se non si fa prendere coscienza al soggetto di quello che influisce su di lui, se non lo si aiuta a gestirlo correttamente.

Individuare le cause ed agire su di esse senza per questo disattendere l'assistenza immediata, vuol dire puntare sulla prevenzione più ampia possibile e sulla preventività come caratteristica ispirante dell'educazione.

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Prevenire ed educare

La prevenzione è secondo tutti gli osservatori la via più efficace, di minor costo economico e umano per liberare il più grande numero di soggetti dall’emarginazione.

Prevenzione vuol dire anticiparsi al sorgere dei fenomeni di emarginazione agendo sulle cause generatrici. Vi concorrono molteplici condizioni che vanno dal tono della convivenza e dagli stimoli positivi che l'ambiente sociale offre, alla promozione della famiglia e alla vigilanza corretta sul territorio.

Ma soprattutto oggi la forma migliore e più efficace di prevenzione è l’educazione. E tra le diverse impostazioni dell'educazione, quella ispirata al criterio preventivo, attenta cioè a sviluppare le energie che abilitano la persona a emergere dai condizionamenti che la vita può portare, capace di distogliere da esperienze gravemente negative in cui verrebbero compromesse le risorse del soggetto o comunque l'uscirne comporterebbe per lui un dispendio inutile e doloroso di energie.

Oggi si sono chiariti la valenza, i gradi e le forme complementari della prevenzione e così pure il senso salesiano della preventività come caratteristica interna dell’educazione. Essa si applica anche al recupero dei soggetti già raggiunti dalle conseguenze della marginalità e del disagio. Anzi si propone come forma ottimale per risvegliare le loro energie ancora sane e arginare un eventuale deterioramento o neutralizzazione.

La prevenzione allora viene concepita come anticipazione, ma anche come un aiuto per far affiorare le risorse nascoste, per far emergere i tratti che sembrano cancellati, fino a portare i giovani ad un livello soddisfacente di impegno personale per la propria crescita.

L'educazione è dunque la carta fondamentale per la prevenzione del disagio e per il suo superamento. Educare significa accogliere, ridare la parola e comprendere. Vuol dire aiutare i singoli a ritrovare se stessi; accompagnarli con pazienza in un cammino di ricupero di valori e di fiducia in sé. Comporta la ricostruzione delle ragioni per vivere.

L'insegnamento sistematico è una via importante per la prevenzione e il superamento della povertà e del disagio, ma a condizione che ci conduca ad un incontro con l'integralità della persona; l'anonimato istituzionale o il solo apporto di conoscenze non realizza i fini dell'educazione.

Oggi bisogna andare oltre i programmi e le sedi stabiliti per tutti come se tutti fossero "normali": bisogna fare un esodo mentale e pedagogico e dare luogo principale al dialogo, al rapporto personalizzato, alla condivisione.

Oggi educare chiede una rinnovata capacità anche di proposta. Bisogna coinvolgere i giovani in esperienze che li aiutino a cogliere il senso dello sforzo quotidiano, che svegli ed arricchisca i loro interessi e, ancorandoli saldamente a quello che è fondamentale, offra loro strumenti per guadagnarsi da vivere e li renda capaci di agire da soggetti responsabili in ogni circostanza.

Nell'educazione emergono alcune urgenze: dare un senso alla vita, formare la coscienza, inculcare la solidarietà. Tutte richiedono di radicare attraverso rapporti, convinzioni ed esperienze il valore della persona al di sopra dei beni materiali e di ogni struttura od organizzazione, per abilitare a fare scelte autonome di fronte ai meccanismi di manipolazione. Richiedono anche di orientare i giovani alla conoscenza adeguata della realtà culturale e socio-politica, cominciando con quella più vicina e quotidiana, per arrivare fino alle istituzioni e ai modelli socio-economici.

Così pure bisognerà coinvolgere i giovani, quelli di ambienti di povertà e quelli dei contesti di benessere, in iniziative che richiedono apertura agli altri, perché imparino a farsi carico delle sofferenze altrui e a collaborare per superarle.

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