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LA
SITUAZIONE
Sono 100 milioni i ragazzi di strada che hanno come letto un marciapiede, che cercano cibo nei cassonetti e che per famiglia hanno altri ragazzi di strada che come loro lottano per sopravvivere. E se fino a qualche anno fa il problema era limitato solo ad alcune zone, ora interessa tutti i paesi: Asia, America Latina, Africa, Europa dellEst. Sono ragazzi che hanno la strada come unica compagna di vita, abbandonati, spesso violenti, senza un futuro, che obbediscono solo alle leggi della violenza e della sopraffazione. Spesso riescono a sopravvivere chiedendo lelemosina, almeno fino a quando hanno 8 o 10 anni; ma a 14 o 15 anni, non sempre riescono ad ottenerla perché per la società non rappresentano più un problema ma una minaccia e allora sono costretti a rubare, a entrare a far parte di piccolo gruppi di delinquenti o addirittura a prostituirsi. Ma sono anche ragazzi profondamente soli e vulnerabili che non hanno nessuno su cui contare e che si chiedono quali colpe hanno commesso, perché la loro famiglia è così, perché la madre si è suicidata o si prostituisce, perché il padre è in carcere. Sono ragazzi che vivono ogni giorno a contatto con la violenza e la rabbia, costretti a crescere in fretta, un esercito di piccole vittime senza diritto alla famiglia, allistruzione, alla sicurezza. La loro vulnerabilità è una sfida che richiede una competenza integrale tecnica e professionale, ma anche umana e spirituale. Non è un compito facile prospettare loro valori e proposte educative alternative come il rispetto e la fiducia. Sono necessari mesi di lavoro intenso e tenace per riuscire ad introdurli nel sistema scolastico. E necessaria una rieducazione complessa e impegnativa che deve offrire occasioni di svago, gioco e ricreazione, perché il bambino deve riscoprire i sani valori del mondo dellinfanzia cui appartiene. La scuola, dopo lambiente familiare, si rivela un formidabile antidoto al fenomeno del Ragazzi di strada. Laccoglienza ma anche la disciplina e limpegno offrono al bambino la possibilità di riscattarsi dalla miseria e dallignoranza. Oppure, un ottimo intervento è quello fornito dal Sostegno a Distanza: uno strumento di cooperazione allo sviluppo in cui il recupero di un ragazzo di strada è affidato ad una comunità locale e attraverso il quale ci si occupa della sua alfabetizzazione, formazione professionale, assistenza sanitaria, ecc. Comunque, non bisogna farsi spaventare dalla drammaticità del problema. Siamo entrati nel terzo millennio e non possiamo ignorare i milioni di emarginati ed abbandonati che gridano il loro bisogno di aiuto da ogni parte del mondo. E necessario creare una rete mondiale in cui avvenga uno scambio di informazioni e metodologie diverse. Nellera della globalizzazione non è possibile pensare di intervenire in modo risolutivo su una determinata questione, in questo caso, quella dei Ragazzi di strada, che è certamente di carattere globale, senza impegnarsi a trovare delle risoluzioni altrettanto globali. Pertanto si fa sempre più forte lesigenza di favorire un confronto tra le diverse realtà, per dare voce alle diverse esperienze e permettere una rielaborazione comparata delle metodologie pedagogiche adottate allinterno dei progetti con Ragazzi di strada. In tal modo diventa sempre più possibile aumentare e massimizzare lefficacia degli interventi in loro favore. A tal fine, nei giorni 7-11 dicembre 1998, è stato organizzato a Roma un Meeting Internazionale sui Ragazzi di strada, che ha portato alla definizione di metodologie e linee di intervento messe a confronto da 90 operatori provenienti da 40 Paesi del mondo, esperti internazionali in materia di recupero e reinserimento dei Ragazzi di strada, rappresentanti di Organizzazioni Non Governative italiane, ricercatori e studiosi. Le relazioni che seguono sono estratte dagli interventi di alcuni tra i maggiori esperti nel settore che hanno partecipato a detto Meeting. |
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