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bambino fionda.gif (1580 byte) LA SITUAZIONE

Sono 100 milioni i ragazzi di strada che hanno come letto un marciapiede, che cercano cibo nei cassonetti e che per famiglia hanno altri ragazzi di strada che come loro lottano per sopravvivere.

E se fino a qualche anno fa il problema era limitato solo ad alcune zone, ora interessa tutti i paesi: Asia, America Latina, Africa, Europa dell’Est. Sono ragazzi che hanno la strada come unica compagna di vita, abbandonati, spesso violenti, senza un futuro, che obbediscono solo alle leggi della violenza e della sopraffazione.

Spesso riescono a sopravvivere chiedendo l’elemosina, almeno fino a quando hanno 8 o 10 anni; ma a 14 o 15 anni, non sempre riescono ad ottenerla perché per la società non rappresentano più un problema ma una minaccia e allora sono costretti a rubare, a entrare a far parte di piccolo gruppi di delinquenti o addirittura a prostituirsi.

Ma sono anche ragazzi profondamente soli e vulnerabili che non hanno nessuno su cui contare e che si chiedono quali colpe hanno commesso, perché la loro famiglia è così, perché la madre si è suicidata o si prostituisce, perché il padre è in carcere.

Sono ragazzi che vivono ogni giorno a contatto con la violenza e la rabbia, costretti a crescere in fretta, un esercito di piccole vittime senza diritto alla famiglia, all’istruzione, alla sicurezza.

La loro vulnerabilità è una sfida che richiede una competenza integrale tecnica e professionale, ma anche umana e spirituale. Non è un compito facile prospettare loro valori e proposte educative alternative come il rispetto e la fiducia. Sono necessari mesi di lavoro intenso e tenace per riuscire ad introdurli nel sistema scolastico. E’ necessaria una rieducazione complessa e impegnativa che deve offrire occasioni di svago, gioco e ricreazione, perché il bambino deve riscoprire i sani valori del mondo dell’infanzia cui appartiene.

La scuola, dopo l’ambiente familiare, si rivela un formidabile antidoto al fenomeno del Ragazzi di strada. L’accoglienza ma anche la disciplina e l’impegno offrono al bambino la possibilità di riscattarsi dalla miseria e dall’ignoranza.

Oppure, un ottimo intervento è quello fornito dal Sostegno a Distanza: uno strumento di cooperazione allo sviluppo in cui il recupero di un ragazzo di strada è affidato ad una comunità locale e attraverso il quale ci si occupa della sua alfabetizzazione, formazione professionale, assistenza sanitaria, ecc.

Comunque, non bisogna farsi spaventare dalla drammaticità del problema. Siamo entrati nel terzo millennio e non possiamo ignorare i milioni di emarginati ed abbandonati che gridano il loro bisogno di aiuto da ogni parte del mondo.

E’ necessario creare una rete mondiale in cui avvenga uno scambio di informazioni e metodologie diverse.

Nell’era della globalizzazione non è possibile pensare di intervenire in modo risolutivo su una determinata questione, in questo caso, quella dei Ragazzi di strada, che è certamente di carattere globale, senza impegnarsi a trovare delle risoluzioni altrettanto globali.

Pertanto si fa sempre più forte l’esigenza di favorire un confronto tra le diverse realtà, per dare voce alle diverse esperienze e permettere una rielaborazione comparata delle metodologie pedagogiche adottate all’interno dei progetti con Ragazzi di strada. In tal modo diventa sempre più possibile aumentare e massimizzare l’efficacia degli interventi in loro favore.

A tal fine, nei giorni 7-11 dicembre 1998, è stato organizzato a Roma un Meeting Internazionale sui Ragazzi di strada, che ha portato alla definizione di metodologie e linee di intervento messe a confronto da 90 operatori provenienti da 40 Paesi del mondo, esperti internazionali in materia di recupero e reinserimento dei Ragazzi di strada, rappresentanti di Organizzazioni Non Governative italiane, ricercatori e studiosi.

Le relazioni che seguono sono estratte dagli interventi di alcuni tra i maggiori esperti nel settore che hanno partecipato a detto Meeting.

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