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danztor4.wmf (10048 byte) CHE COSA POSSIAMO FARE

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Il razzismo esiste

Purtroppo, sebbene oggi, in moltissimi paesi del mondo si parli della "cultura dell’intercultura", e di società multiculturali e multirazziali in cui sarebbero garantite la libertà di espressione e la tutela dei diritti umani, di fatto tali auspicabili obiettivi non sono ancora stati raggiunti proprio a causa di insistenti o rinnovati fenomeni di razzismo e xenofobia che creano esclusione e producono sentimenti di alienazione in chi li subisce.

Non è un caso che il razzismo trionfi maggiormente nei Paesi Ricchi, Paesi, cioè, in cui la spinta all’individualismo e alla competitività sono maggiori, dove mancano uno spiccato senso della solidarietà ed una comunione di mezzi e di attività finalizzate al benessere di tutta la comunità, intesa come co-operazione di tutti gli individui che ne fanno parte con uguali diritti di accesso alle risorse e di beneficio dei prodotti ottenuti.

Se, dunque, il problema di fondo è la mancanza di senso della solidarietà e dell’intercultura, questo vuol dire mancanza di rispetto per gli altri, chiunque essi siano, e per i loro diritti. Non dimentichiamo poi che la dicotomia razzista noi-altri è fortemente paradossale perché se attraverso di essa noi identifichiamo gli "ALTRI", in senso negativo e dispregiativo, rispetto al "NOI", non solo anche noi per gli altri potremmo essere "altri" ma, soprattutto, dobbiamo l’esistenza di un NOI, positiva o negativa che sia, proprio alla presenza di "ALTRI": è la presenza degli altri che rende possibile un noi e, quindi, paradossalmente potremmo dire che gli altri fanno parte di noi, che gli altri siamo noi.

Ma, a parte queste disquisizioni di pura logica, è chiaro che non possiamo ignorare che esistano delle differenze a volte anche profonde tra gruppi e che non dobbiamo combatterle, ma difenderle e legittimarle nella stessa maniera e convinzione con cui tendiamo a legittimare la nostra presenza nel mondo.

Il razzismo e la xenofobia sono forti cause di conflitto e nel passato anche recente sono stati all’origine di scontri violenti tra gruppi; noi tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa perché i tragici eventi del passato e i recenti fenomeni di razzismo siano combattuti più efficacemente con nuove e concrete strategie.

Innanzi tutto è indispensabile informare, sensibilizzare ed educare l’opinione pubblica, a partire dalle giovani generazioni affinché siano strumento di promozione di una nuova era, di una nuova società globale in cui siano rispettati i diritti umani di tutti, senza distinzioni di razza, sesso o religione.

La difficoltà principale nell’affrontare il tema del razzismo è quella di rendere evidente il problema poiché è purtroppo una realtà diffusa la mancanza di consapevolezza; c’è infatti una sorta di rifiuto di vedere e di affrontare il problema. Addirittura, molte persone che affermano di non essere razziste, spesso, più o meno inconsapevolmente, evidenziano poi atteggiamenti di razzismo e intolleranza molto forti.

Pertanto, un primo passo è quello di far emergere il problema, renderlo noto informando e studiando la storia del passato perché tenere viva la memoria dei tragici avvenimenti vissuti e comprenderne le cause profonde sarà di insegnamento e di monito per il futuro.

Educare, poi, significa conoscere, conoscere le diverse realtà che ci circondano, scoprirle ed apprezzarle proprio in virtù della loro diversità e della possibilità di un reciproco arricchimento. Un metodo didattico in questo senso può essere quello di puntare molto sull’insegnamento della storia per comprendere a fondo le reciproche influenze tra Paesi, con le loro culture, religioni e sistemi di idee; puntare su una educazione multiculturale, e su una lettura multiculturale degli autori di tutto il mondo per ascoltare la voce di coloro che sono gli "altri".

E quindi, a tal fine, possono essere pensati vari mezzi e strumenti di sensibilizzazione e di informazione, come video, riviste, dibattiti e campagne che coinvolgano direttamente sia le generazioni di giovani che quelle di adulti.

Nel 2001, in Sud Africa si terrà la Conferenza Mondiale Contro il Razzismo, la discriminazione e l’intolleranza; la scelta della sede è certamente appropriata poiché ci riporta direttamente a Nelson Mandela, esempio di trionfo del perdono sull’odio e di riconciliazione. Questa data è importante a livello internazionale ed istituzionale perché in essa confluiranno rappresentanti di tutti i Paesi del mondo per pianificare progetti efficaci per contrastare il fenomeno del razzismo, ma è uno stimolo di riflessione per tutti noi, affinché fin da ora ci prepariamo a tale appuntamento creando i presupposti di una coscientizzazione della realtà del razzismo ed iniziando ad attuare una politica di destrutturazione dello schema "NOI-ALTRI".

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Alcuni suggerimenti

Tutto questo vuol dire educarci ad una inversione di tendenza attraverso una serie di possibili azioni:

dare prova di umanità e solidarietà nei confronti di coloro che, in fuga da un pericolo o da gravi situazioni di povertà, necessitano di accoglienza e sostegno;
adottare a tal fine misure meno restrittive nei confronti di coloro che chiedono asilo e degli stranieri in generale;
promuovere iniziative atte a favorire la conoscenza, la convivenza e l’eventuale inserimento degli "altri" nella nostra cultura e società;
impegnarsi affinché autorità e organi di informazione si facciano promotori di campagne di sensibilizzazione della popolazione;
rendere la diversità culturale parte integrante dei palinsesti radiofonici e televisivi attraverso una programmazione multiculturale che screditi il binomio noi-loro.
adottare una politica di pari opportunità che contrasti in maniera attiva e diretta il razzismo e la xenofobia;
promuovere il rispetto dei diritti umani anche attraverso le attività di formazione e le campagne di Organismi governativi e non governativi impegnati nel campo dei diritti umani;
educare contro l’uso di una terminologia offensiva e fuorviante, che descriva le diversità culturali in maniera denigrante;
educare contro l’uso di stereotipi e metri di giudizio degli individui sulla base della loro appartenenza etnica, razziale o religiosa;
evitare di associare alle diversità i modelli esotici spesso pubblicizzati dai mass media;
non limitarsi a denunciare gli atti di razzismo e xenofobia, ma impegnarsi per creare nuovi modi di combattere il razzismo e la xenofobia.

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In principio c'era "Io"

Concludiamo con un significativo aneddoto del già citato Vittorio Pieroni:

 

Un giorno "Io" si accorse di non essere più "solo", ma di avere a che fare con un "l'altro-diverso-da-sé", del tutto simile a lui e con la pretesa di avere gli stessi diritti.

Dapprima cercò di eliminarlo, negandogli il diritto di esistere. Ma l’"altro" era sempre lì...

Visto inutile ogni sforzo, cominciò a "tollerare" la sua presenza, considerandolo però di natura inferiore e prodotto del "male". Ebbe inizio così la discriminazione tra uomo e uomo, tra uomo e donna, tra buoni e cattivi, tra esseri superiori e inferiori, tra prede e predatori, tra primitivi e civilizzati, tra oppressi ed oppressori, tra ricchi e poveri, tra nord e sud... In seguito, in nome di questa discriminazione arrivarono le lotte, le conquiste, le guerre sante, i colonialismi, le acculturazioni, il senso di appartenenza ad un "noi", le divisioni, le segregazioni... La plurimillenaria storia della presenza dell'uomo sulla terra è lastricata di lotte per la conquista e l'eliminazione dell’"altro".

Nonostante tutto l’"altro" continuò ad esistere e ad affermare il proprio "diritto ad avere dei diritti" e di "stare alla pari" con "Io".

Dopo tante lotte, divisioni e sopraffazioni un giorno "Io" si rese conto che la storia del progresso e dello sviluppo dell'uomo passava non tanto dall'eliminazione dell’"altro" ma piuttosto dal RICONOSCERE-VALORIZZARE-PROMUOVERE la sua differenza.

Solo a questo punto cominciò a pensare che bisognava cambiare rotta, che c'era tutto un nuovo cammino da fare assieme all’"altro". Ed i "passi storici" che rimanevano ancora da fare erano molti. Limitarsi semplicemente a tollerare la presenza dell'altro non bastava più, occorreva passare:

dalla tolleranza all'uguaglianza;

da un'uguaglianza omologante a un'uguaglianza nella differenza;
dall'accoglienza dell'altro all'accoglienza di tutte le "differenze" e alla capacità di stare assieme ciascuno con le proprie differenze, nel dialogo;

dalla differenza riconosciuta e accettata come "ricchezza" alla capacità di progettare assieme un cammino per il bene comune;

da un progetto in funzione di un "noi" ad un progetto in funzione di sempre nuovi "altri".

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