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CHE COSA POSSIAMO FARE
Purtroppo, sebbene oggi, in moltissimi paesi del mondo si parli della "cultura dellintercultura", e di società multiculturali e multirazziali in cui sarebbero garantite la libertà di espressione e la tutela dei diritti umani, di fatto tali auspicabili obiettivi non sono ancora stati raggiunti proprio a causa di insistenti o rinnovati fenomeni di razzismo e xenofobia che creano esclusione e producono sentimenti di alienazione in chi li subisce. Non è un caso che il razzismo trionfi maggiormente nei Paesi Ricchi, Paesi, cioè, in cui la spinta allindividualismo e alla competitività sono maggiori, dove mancano uno spiccato senso della solidarietà ed una comunione di mezzi e di attività finalizzate al benessere di tutta la comunità, intesa come co-operazione di tutti gli individui che ne fanno parte con uguali diritti di accesso alle risorse e di beneficio dei prodotti ottenuti. Se, dunque, il problema di fondo è la mancanza di senso della solidarietà e dellintercultura, questo vuol dire mancanza di rispetto per gli altri, chiunque essi siano, e per i loro diritti. Non dimentichiamo poi che la dicotomia razzista noi-altri è fortemente paradossale perché se attraverso di essa noi identifichiamo gli "ALTRI", in senso negativo e dispregiativo, rispetto al "NOI", non solo anche noi per gli altri potremmo essere "altri" ma, soprattutto, dobbiamo lesistenza di un NOI, positiva o negativa che sia, proprio alla presenza di "ALTRI": è la presenza degli altri che rende possibile un noi e, quindi, paradossalmente potremmo dire che gli altri fanno parte di noi, che gli altri siamo noi. Ma, a parte queste disquisizioni di pura logica, è chiaro che non possiamo ignorare che esistano delle differenze a volte anche profonde tra gruppi e che non dobbiamo combatterle, ma difenderle e legittimarle nella stessa maniera e convinzione con cui tendiamo a legittimare la nostra presenza nel mondo. Il razzismo e la xenofobia sono forti cause di conflitto e nel passato anche recente sono stati allorigine di scontri violenti tra gruppi; noi tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa perché i tragici eventi del passato e i recenti fenomeni di razzismo siano combattuti più efficacemente con nuove e concrete strategie. Innanzi tutto è indispensabile informare, sensibilizzare ed educare lopinione pubblica, a partire dalle giovani generazioni affinché siano strumento di promozione di una nuova era, di una nuova società globale in cui siano rispettati i diritti umani di tutti, senza distinzioni di razza, sesso o religione. La difficoltà principale nellaffrontare il tema del razzismo è quella di rendere evidente il problema poiché è purtroppo una realtà diffusa la mancanza di consapevolezza; cè infatti una sorta di rifiuto di vedere e di affrontare il problema. Addirittura, molte persone che affermano di non essere razziste, spesso, più o meno inconsapevolmente, evidenziano poi atteggiamenti di razzismo e intolleranza molto forti. Pertanto, un primo passo è quello di far emergere il problema, renderlo noto informando e studiando la storia del passato perché tenere viva la memoria dei tragici avvenimenti vissuti e comprenderne le cause profonde sarà di insegnamento e di monito per il futuro. Educare, poi, significa conoscere, conoscere le diverse realtà che ci circondano, scoprirle ed apprezzarle proprio in virtù della loro diversità e della possibilità di un reciproco arricchimento. Un metodo didattico in questo senso può essere quello di puntare molto sullinsegnamento della storia per comprendere a fondo le reciproche influenze tra Paesi, con le loro culture, religioni e sistemi di idee; puntare su una educazione multiculturale, e su una lettura multiculturale degli autori di tutto il mondo per ascoltare la voce di coloro che sono gli "altri". E quindi, a tal fine, possono essere pensati vari mezzi e strumenti di sensibilizzazione e di informazione, come video, riviste, dibattiti e campagne che coinvolgano direttamente sia le generazioni di giovani che quelle di adulti. Nel 2001, in Sud Africa si terrà la Conferenza Mondiale Contro il Razzismo, la discriminazione e lintolleranza; la scelta della sede è certamente appropriata poiché ci riporta direttamente a Nelson Mandela, esempio di trionfo del perdono sullodio e di riconciliazione. Questa data è importante a livello internazionale ed istituzionale perché in essa confluiranno rappresentanti di tutti i Paesi del mondo per pianificare progetti efficaci per contrastare il fenomeno del razzismo, ma è uno stimolo di riflessione per tutti noi, affinché fin da ora ci prepariamo a tale appuntamento creando i presupposti di una coscientizzazione della realtà del razzismo ed iniziando ad attuare una politica di destrutturazione dello schema "NOI-ALTRI".
Tutto questo vuol dire educarci ad una inversione di tendenza attraverso una serie di possibili azioni:
Concludiamo con un significativo aneddoto del già citato Vittorio Pieroni:
Un giorno "Io" si accorse di non essere più "solo", ma di avere a che fare con un "l'altro-diverso-da-sé", del tutto simile a lui e con la pretesa di avere gli stessi diritti. Dapprima cercò di eliminarlo, negandogli il diritto di esistere. Ma l"altro" era sempre lì... Visto inutile ogni sforzo, cominciò a "tollerare" la sua presenza, considerandolo però di natura inferiore e prodotto del "male". Ebbe inizio così la discriminazione tra uomo e uomo, tra uomo e donna, tra buoni e cattivi, tra esseri superiori e inferiori, tra prede e predatori, tra primitivi e civilizzati, tra oppressi ed oppressori, tra ricchi e poveri, tra nord e sud... In seguito, in nome di questa discriminazione arrivarono le lotte, le conquiste, le guerre sante, i colonialismi, le acculturazioni, il senso di appartenenza ad un "noi", le divisioni, le segregazioni... La plurimillenaria storia della presenza dell'uomo sulla terra è lastricata di lotte per la conquista e l'eliminazione dell"altro". Nonostante tutto l"altro" continuò ad esistere e ad affermare il proprio "diritto ad avere dei diritti" e di "stare alla pari" con "Io". Dopo tante lotte, divisioni e sopraffazioni un giorno "Io" si rese conto che la storia del progresso e dello sviluppo dell'uomo passava non tanto dall'eliminazione dell"altro" ma piuttosto dal RICONOSCERE-VALORIZZARE-PROMUOVERE la sua differenza. Solo a questo punto cominciò a pensare che bisognava cambiare rotta, che c'era tutto un nuovo cammino da fare assieme all"altro". Ed i "passi storici" che rimanevano ancora da fare erano molti. Limitarsi semplicemente a tollerare la presenza dell'altro non bastava più, occorreva passare:
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