Indietro ] La situazione ] [ Un approccio preventivo ] Strumenti di sensibilizzazione ] Materiale didattico ]

bambino legge.jpg (3552 byte) UN APPROCCIO PREVENTIVO - EDUCATIVO

 

Di fronte ad una realtà così desolante la prima cosa da fare è prendere e far prendere coscienza del fenomeno. Bisogna diffondere conoscenze e proporre una lettura adeguata dei fatti e delle cause, affinare la nostra attenzione e sensibilità; indifferenza o noncuranza corrispondono ad emarginazione e l’emarginazione è sempre un "taglio" della comunicazione, un’interruzione del dialogo tra noi e gli altri, una frattura del rapporto con gli altri che coinvolge entrambe le parti: chi è vittima e chi osserva.

pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Conoscenza e analisi dei fatti
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Prevenzione ed educazione
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Sfruttamento minorile
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) Terapie ad hoc
pulsante lampeggiante.gif (995 byte)

Vittime di guerra e di violenza

pulsante lampeggiante.gif (995 byte)

Il reinserimento

 

Conoscenza e analisi dei fatti

Le cause del fenomeno sono varie e molteplici, da attribuirsi all’indigenza economica a volte estrema, alla precarietà familiare, a carenze educative di base e carenze affettive. Bisogna pertanto rivolgere l’attenzione sulle cause per agire su di esse e formulare adeguati progetti di intervento.

Si tratta di promuovere una vera preparazione e una capacità di ascolto e di riconoscimento precoce dei segnali di disagio dei minori.

Gli adulti fanno fatica a vedere ed ascoltare la sofferenza dei minori prodotta da altri adulti, soprattutto nell’ambito familiare. Occorre quindi allenare tutti gli adulti, che a qualsiasi titolo sono accanto ai bambini ad ascoltare i loro messaggi, a riconoscere gli indicatori di rischio e della gravità dell’evento, a collegarsi alla rete dei servizi per valutare gli interventi da attivare.

Negli ultimi tempi si è insistito sull'urgenza di lavorare per una cultura che riconosca la dignità di ogni persona, rafforzi la solidarietà in tutti gli ambiti e in tutte le forme, assicuri il bene e il diritto dell'educazione per tutti, non ceda mentalmente a pregiudizi o valutazioni sommarie di comodo e non cada nella trappola dell'individualismo e del consumismo. Solo così si può rifare il tessuto sociale e renderlo più umano. Ci vogliono strumenti giuridici, ci vuole controllo delle situazioni attraverso una giustizia che funzioni. La riflessione ci deve servire non tanto per ritornare a denunce generiche, ma per impostare correttamente, anche nel piccolo, l'azione educativa. Non si educa, infatti, e non si libera se nell'azione non si tengono presenti le condizioni concrete, se non si fa prendere coscienza al soggetto di quello che influisce su di lui, se non lo si aiuta a gestirlo correttamente.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Prevenzione ed educazione

Individuare le cause ed agire su di esse senza per questo disattendere l'assistenza immediata, vuol dire puntare sulla prevenzione più ampia possibile e sulla preventività come caratteristica ispirante dell'educazione. Prevenzione vuol dire anticipare il sorgere dei fenomeni agendo sulle cause generatrici. Ma soprattutto oggi la forma migliore e più efficace di prevenzione è l'educazione concepita come aiuto per far affiorare le risorse nascoste, per far emergere i tratti che sembrano cancellati. L'educazione è la carta fondamentale per la prevenzione del disagio e per il suo superamento. Educare significa accogliere, ridare la parola e comprendere. Vuol dire aiutare i singoli a ritrovare se stessi; accompagnarli con pazienza in un cammino di ricupero di valori e fiducia in sé. Comporta la ricostruzione delle ragioni per vivere. Nell'educazione emergono alcune urgenze: dare un senso alla vita, formare la coscienza, inculcare la solidarietà. Tutte richiedono di radicare attraverso rapporti, convinzioni ed esperienze il valore della persona al di sopra dei beni materiali e di ogni struttura od organizzazione, per abilitare a fare scelte autonome di fronte ai meccanismi di manipolazione.

La prevenzione è uno degli obiettivi generali rispetto al maltrattamento e alla violenza di infanzia e adolescenza. Essa ha una duplice direzione: la conoscenza e la strutturazione di un sapere e la sensibilizzazione della comunità rispetto alla cura ed al benessere dei minori con un’attenzione specifica nella relazione interpersonale alla peculiarità dei loro bisogni affettivi, psicologici, materiali. La violenza all’infanzia è una realtà polimorfa, che richiede una varietà di interventi. E’ importante poter disporre di linee orientative concordate tra gli operatori e, se possibile, già sperimentate, per potersi adattare velocemente e senza rigidità ad una problematica continuamente cangiante, per evitare che l’intervento cada nella confusione o nella deresponsabilizzazione. Per un corretto intervento in questa complessa problematica gli esperti del settore hanno individuato cinque punti fondamentali:

la prevenzione si realizza attraverso azioni informative e formative connesse agli interventi di aiuto in quanto incrementano la sensibilità agli indicatori di rischio;

l’ascolto attento è l’atteggiamento fondamentale per riconoscere i segnali di sofferenza;

l’accertamento si realizza con l’apporto di competenze mediche, psicologiche, giuridiche, sociali, di polizia e della magistratura in base alla segnalazione iniziale e alla gravità del caso segnalato;

la tutela richiede non solo l’offerta di un percorso di aiuto psico-sociale, ma anche l’attivazione, spesso intrecciata con fasi di riconoscimento ed accertamento, di strumenti giuridici che possano interrompere o garantire l’interruzione degli atti di violenza;

l’accompagnamento terapeutico, assume una particolare rilevanza soprattutto nelle fasi del processo penale, durante il quale, il più delle volte, i risvolti processuali, diventano un pesante prezzo da pagare per la vittima; la valutazione della recuperabilità della famiglia rappresenta la tappa centrale del percorso di recupero. Tale tappa consiste nell’individuare all’interno della famiglia le dinamiche relazionali e nel valutare quali adulti siano disponibili non solo a tutelare nell’immediato il minore, ma a compiere un percorso che li aiuti a recuperare la funzione genitoriale di cui i figli hanno bisogno.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Sfruttamento minorile

L'approccio preventivo-educativo rappresenta una modalità di intervento efficace ed auspicabile nei casi di disagio minorile, in grado di tener conto dei diversi contesti sociali e di adattare differenti programmi di assistenza in funzione della situazione del soggetto.

Ad esempio, in Africa, in Asia, in America Latina, dove il fenomeno dello sfruttamento dei minori è un problema ancora aperto e di cui abbiamo maggiori dati, l'approccio educativo dei bambini impiegati come mano d'opera in lavori spesso pericolosi è applicabile in due sensi. In primis, educazione delle famiglie che spesso utilizzano in vari modi i figli per far fronte ad un grave disagio economico: si tratta di informare i genitori sulla possibilità di rivolgersi ad associazioni ed istituti assistenziali in grado di provvedere al loro stato di bisogno.

In secondo luogo, educazione del bambino che, liberato quanto prima dalla situazione di manovalanza forzata, viene ricondotto nella propria famiglia o accolto in centri di assistenza e di riabilitazione nel caso in cui ne sia privo. La rieducazione consiste certamente in un ritorno a scuola e quindi ad una modalità di socializzazione più consona alla sua età; si tratta di un passo di non facile realizzazione in quanto il bambino, che si è dovuto abituare ad obbedire incondizionatamente al suo sfruttatore, è mal disposto a sottoporsi ad un'altra forma di disciplina che considera ingiustificata. Come affermano gli esperti, la scuola dovrà perciò offrire numerose occasioni di svago, gioco e ricreazione, supportate dalla presenza di un operatore sociale e/o di uno psicologo; la loro funzione è quella di fornire assistenza ad un bambino probabilmente chiuso in se stesso, diffidente, che ha dovuto imparare a sopravvivere tra adulti ostili e a stare sempre all'erta. Il superamento dello shock subìto avviene perciò seguendo un percorso di lenta e paziente riconquista della fiducia del bambino in se stesso e negli altri, e di riscoperta dei più sani valori del mondo dell'infanzia cui appartiene.

La scuola rimane comunque un formidabile antidoto, soprattutto lì dove è obbligatoria: in India, dove la scuola non è obbligatoria, il 50% dei minori lavora, mentre in Europa e negli Stati Uniti la battaglia contro il lavoro minorile è stata vinta proprio introducendo l'obbligo scolastico.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Terapie ad hoc

In ogni caso deve esserci sempre una forte interazione tra l'operatore e il soggetto, in quanto, come hanno affermato esperti nel settore, nella maggior parte dei casi devono essere applicati differenti programmi di assistenza e riabilitazione in funzione della situazione sociale, affettiva e psicologica del bambino in causa. Non bisogna dimenticare che lo shock di un qualsiasi tipo di violenza rappresenta una brusca interruzione nel processo di sviluppo del bambino, talmente traumatizzante da inibirne le successive e naturali tappe della crescita, segnando negativamente la sua maturità. Il minore viene cioè colpito in una fase estremamente delicata e altrettanto delicata dovrà essere l'azione di ripristino del suo naturale stato di infanzia.

Comunque, un approccio ed una pratica pedagogica ed educativa correzionali risultano in genere controproducenti proprio perché simulano e rievocano il sopruso già subìto, soprattutto in quei casi in cui lo shock deriva da un'esperienza fortemente traumatica come, ad esempio, nel caso di violenze fisiche e sessuali o nel vissuto di una guerra. Cioè, quanto più profondamente il soggetto risulta segnato, tanto più mirata e oculata dovranno essere l'indagine e la terapia psicologica applicate; l'intervento terapeutico, di conseguenza, è affidato ad operatori cui spetta il delicato compito di recuperare il bambino dallo stato di prostrazione e la responsabilità di ricostruire e riabilitare una psicologia deviata e alienata dalla realtà.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Vittime di guerra e di violenza

In questi casi, sempre secondo i già citati esperti, l'approccio è certamente più educativo che preventivo e consta di più fasi. Un bambino vittima di violenza fisica o sessuale o che abbia subìto traumi di guerra, è diffidente nei confronti di chiunque, soprattutto degli adulti; il primo passo consiste perciò nel superare il muro di autodifesa che il bambino ha costruito intorno a sé. In alcuni casi il silenzio è un difficile ostacolo da vincere e richiede una competenza professionale elevata poiché i soggetti in questione, con molta probabilità, sono stati privati di un loro senso di identità, di sicurezza, di punti di riferimento solidi; vivono un senso di colpevolezza e di inferiorità in conseguenza del fatto che non riescono a fornire una spiegazione e una giustificazione dell'evento subìto, spesso si lasciano morire per il dolore e la prostrazione.

La seconda fase consiste nel tentativo di riconoscimento e rimozione del trauma che il minore è posto nella condizione di affrontare. Secondo le testimonianze di operatori che hanno lavorato con bambini testimoni o vittime di violenze in Bosnia, in Afganistan, in Iraq, in Cambogia e in Rwanda, il disturbo tipico che queste piccole vittime hanno manifestato è il ritorno ossessivo del ricordo del trauma subìto, e tutte le sensazioni provate impresse nella memoria vengono rivissute ogni volta; gli psicologi hanno riscontrato come conseguenza di tali ricordi il manifestarsi di attacchi di ansia e di panico, di anoressia, stati di depressione, una spiccata tendenza alla violenza e, in casi estremi, una volta adulti, una certa propensione all'alcoolismo, alla prostituzione o al suicidio. E' perciò importante offrire ai bambini l'opportunità di socializzazione, di gioco e ricreazione e di confronto con altre vittime; il fine è quello di stimolare il bambino a raccontare l'evento subìto attraverso giochi, disegni e racconti con funzione esorcizzante e risolutiva. Ciò implica un'attenta e competente interpretazione dei suoi gesti, dei suoi disegni e la disponibilità all'ascolto dei racconti, che comportano sempre uno stato emotivo di ansia, paura, rabbia, impotenza, dolore.

Il passo successivo consiste in una terapia di recupero della fiducia del soggetto nel mondo adulto e in se stesso, stimolando la sua autostima in un dialogo aperto e fecondo che cancelli il senso di prostrazione, di impotenza, di apatia e di insicurezza che caratterizzano lo stato post-traumatico. Spesso, a tal fine, viene stimolato l'interesse dei bambini con attività da cui possono ricevere una gratificazione e in cui possono dimostrare la propria abilità; si tratta si una sorta di tirocinio o training che li prepara a reintegrarsi nel mondo esterno, in cui dovranno continuamente mettersi alla prova e affrontare autonomamente problemi quotidiani o occasionali.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Il reinserimento

Il reinserimento nella società avviene previa rieducazione alla socializzazione e alla cooperazione con gli altri, cioè il soggetto impara ad adattarsi all'ambiente circostante e a fare scelte autonome equilibrate senza prevaricare gli altri o sottomettersi ad essi; e questo addestramento è un trampolino di lancio per la sua adolescenza e maturità. L'adattamento al mondo esterno segue modalità individuali che dipendono dalle inclinazioni e dalle capacità personali ed in genere avviene senza ulteriori traumi. E’ infatti sorprendente la capacità di questi giovanissimi di adattarsi con fluidità a nuove situazioni, pur partendo svantaggiati da un trauma; essi dimostrano di essere in grado di recepire nuovi valori, di resistere alle pressioni e alle condizioni difficili, di sviluppare strategie di difesa e di affrontare con successo situazioni rischiose: insomma, una straordinaria capacità di recupero in cui modulano un fragile stato emotivo con una adeguata capacità logico-razionale.

torna su.gif (1306 byte)Torna a inizio pagina

Precedente ] Indietro ] Successiva ]