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bambino corre.jpg (3995 byte) LA SITUAZIONE

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Introduzione

Dopo 10 anni dall'approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia si sono compiute numerose azioni e presi molti provvedimenti in difesa dei minori.

Ma, nonostante gli interventi contro i maltrattamenti, gli abusi, i disagi, purtroppo ancora centinaia di migliaia di minori in tutto il mondo sono privati dei loro diritti, vivono in condizioni di disagio fisico e/o psicologico, non conoscono l'affetto di una famiglia, non sanno cosa sia l'educazione; tutto questo come conseguenza della povertà, dell’abbandono, dello sfruttamento del lavoro, della violenza di maltrattamenti o dei traumi di una guerra.

I nuovi e moderni mezzi di comunicazione e di informazione diffondono solo marginalmente questa scottante realtà, una realtà vergognosa e raccapricciante, in netto contrasto con le idilliache e paradisiache immagini che siamo abituati a vedere e a sognare e tanto più inaccettabile in confronto ai grandi traguardi culturali e tecnologici che il mondo ha raggiunto.

I bambini i cui diritti vengono violati e calpestati sono centinaia di milioni in tutto il mondo.

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Bambini di strada

In molti Stati i bambini non sono considerati soggetti di diritto ma solo "responsabilità dei loro genitori". Se non hanno genitori o hanno abbandonato la loro casa per scappare da un ambiente troppo violento, sono costretti ad affidarsi alla miseria della strada. Bambino di strada è ogni minore per cui la strada (intesa in senso ampio) è divenuta la sua abituale dimora e quindi non ha un’adeguata protezione ed è vulnerabile a subire abusi e violenze.

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Bambini Soldato

Migliaia di bambini vengono arruolati negli eserciti e impiegati in azioni di guerra. Moltissimi vengono catturati, mutilati, feriti, uccisi. Quelli che sopravvivono si portano dietro per tutta la vita questo terribile e violento passato. Inoltre, anche quando la guerra termina, continuano a venire uccisi dalle mine, disseminate ovunque, anche nei giocattoli lasciati appositamente ai bordi delle strade.

In Rwanda, durante il conflitto scoppiato nel 1994, circa 4.000 bambini sono stati "arruolati" nelle Forze armate rwandesi, l’esercito sconfitto, e altre migliaia continuano a far parte del nuovo esercito, l’Armata patriottica rwandese.

Ma il fenomeno dei piccoli soldati non è solo rwandese. Anzi, negli ultimi anni si è spaventosamente diffusa in tutto il mondo la pratica di armare i bambini. Nel rapporto dell’UNICEF del 1996 si legge che nel 1988 il numero dei bambini al di sotto dei 16 anni che hanno combattuto ammontava a 200.000. Nel 1986, in Uganda, l’Esercito di resistenza nazionale aveva tra le sue fila, 3.000 adolescenti, molti dei quali di età inferiore ai 16 anni, tra cui figuravano ben 500 bambine e tutti, molto spesso sono stati imbottiti di anfetamine o altre droghe.

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Lavoro Minorile

E’ una piaga che interessa quasi tutti i paesi del mondo: quelli industrializzati e quelli poveri, anche se sono soprattutto questi ultimi che contano il maggior numero di bambini lavoratori.

Parlare di lavoro minorile significa far riferimento ad un ventaglio variegato e piuttosto ampio di possibili attività svolte da bambini e ragazzi. Attività comprese tra il C.d. "Child Labour", cioè i lavori pesanti legati allo sfruttamento ed alla schiavitù, e il "Child Work", forme leggere di attività, ai limiti della punibilità anche sotto un profilo giuridico e sociale. Altra distinzione necessaria è tra il lavoro consenziente, svolto in accordo con i genitori e il lavoro forzato, che vede l’allontanamento coatto dai genitori e il passaggio ad una condizione di schiavitù.

Secondo l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) il numero dei bambini che lavorano in tutto il mondo è compreso fra i 100 e 200 milioni di cui 40 milioni solo in Cina anche se le autorità hanno sempre negato l’esistenza del problema. In Africa 20 bambini su 100 sono al lavoro e in America Latina la percentuale dei bambini che lavorano arriva fino al 26%.

In Asia meridionale bambini di 8-9 anni vengono dati come pegno di piccoli prestiti dai loro genitori ai proprietari di fabbriche o ai loro intermediari. Molto bassa è anche l'età media dei bambini impiegati nella produzione di palloni, gioielli, scarpe (tra i 5 e i 12 anni). Si sfruttano i minori per eseguire scavi minerari pericolosi anche per gli adulti, come nelle miniere di oro e diamanti della Costa d'Avorio e del Sudafrica nonché in quelle di carbone della Colombia, dove la manodopera infantile lavora con un equipaggiamento di sicurezza ridotto al minimo respirando polvere di carbone. In alcune piantagioni di canna da zucchero del Brasile i bambini rappresentano quasi un terzo della forza lavoro e il 40% delle vittime di incidenti sul lavoro (ferite provocate con il machete usato per tagliare le canne).

Numerose multinazionali ben note in tutto il mondo sono oggi sotto accusa per aver subappaltato la produzione dei loro prodotti ad industrie e fabbriche dei Paesi Poveri che impiegano e sfruttano bambini in condizioni spesso disumane.

A Jakarta, nella fabbrica della Hardaya Aneka Shoes Industry (HASI) che produce le note scarpe da ginnastica Nike, sono impiegate 6.700 minori che producono 2000 paia di scarpe ogni ora. Tri Mugiayanti è una ragazza indonesiana di 14 anni addetta alla spalmatura del mastice sulle suole che le passano davanti su un nastro trasportatore; l’aria è satura di esalazioni emanate dalle vernici e dai mastici, la temperatura è di circa 40 gradi centigradi: dopo dieci minuti di permanenza in quest’ambiente gli occhi e le narici cominciano a bruciare e viene un terribile mal di testa. Per ogni paio di scarpe del modello Air Pegasus, la HASI riceve 26.400 lire, ma la Nike lo rivende ai grossisti a 56.000 lire e nei negozi a 112.000 lire. Tri Mugiyanti, invece, riceve 350 lire all’ora.

E come la Nike, sono sotto accusa molte altre multinazionali, come la Chicco o l’Adidas.

Per non parlare di casi in cui i piccoli lavoratori devono convivere con le malattie, la violenza fisica e psicologica di sfruttatori che li costringono anche fino a 18 ore di lavoro consecutivo in stato di vera e propria schiavitù, come nel caso degli ormai purtroppo tristemente noti tessitori di tappeti.

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Sfruttamento Sessuale

E’ un dato allarmante che non può più essere ignorato: l’industria sessuale è in continua crescita e l’età dei bambini coinvolti diminuisce regolarmente. Prostituzione, abusi sessuali, traffico di bambini, utilizzo per uso pornografico: queste sono solo alcune, forse le più evidenti, forme di sfruttamento sessuale dei minori. A tutto ciò bisogna aggiungere che in moltissime regioni dell’Africa ancora viene costantemente praticata "l’infibulazione": la mutilazione genitale che, in nome della tradizione, viene inflitta alle bambine.

Spesso bambine e bambini vengono rapiti e venduti nei bordelli e sacrificati alla perversione di pedofili, per lo più occidentali – infermieri, diplomatici, uomini d’affari, insegnanti – individui insospettabili. Stuprati per pochi soldi ad "incontro", queste piccole vittime sono per lo più tenute prigioniere in tuguri dove raramente entra la luce, in condizioni igieniche deprecabili, minacciati e seviziati al fine di stroncarne ogni possibile resistenza o tentativo di fuga.

Pensiamo poi, a tutte le bambine e i bambini che vivono indifesi per le strade, soggetti alle violenze di chi approfitta della loro fragilità e vulnerabilità. In Brasile, a San Paolo, circa 200.000 bambini vivono per le strade. Cristina, una bambina di dieci anni, ha vissuto in mezzo alla strada per due anni insieme al suo fratellino di quattro anni chiedendo l’elemosina. Un esame medico sulla bambina ha riscontrato sul suo giovanissimo corpo tutto il dolore delle sue esperienze: sessanta bruciature e uno squarcio nella vagina.

Le conseguenze sullo sviluppo psicologico e sulla salute di questi bambini sono devastanti.

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