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penna notes.gif (2805 byte) STRUMENTI EDUCATIVI E DI SENSIBILIZZAZIONE

E' pur vero che il successo di tali sistemi educativi e ri-educativi dei soggetti traumatizzati dipende non solo dalle competenze umane e professionali degli operatori, dalla buona progettazione di programmi nazionali o internazionali di associazioni e organizzazioni ad hoc, ma anche dalla sensibilità e disponibilità della gente ad accettare e favorire il reinserimento di tali soggetti. Si tratta perciò di educare le società alla solidarietà, alla comprensione, alla cooperazione, alla tolleranza, senza pietismi e timori; inoltre, campagne pubbliche informative, iniziative di sensibilizzazione e interventi, pianificazioni e programmi a breve e a lungo raggio dovrebbero offrire ai soggetti interessati l'opportunità di esprimere il proprio pensiero ed esporre le proprie necessità nel tentativo di instaurare un dialogo fecondo con istituzioni e singoli individui, sempre all'insegna della pace e dell'amore.

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I minori conquistano i loro diritti
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia
pulsante lampeggiante.gif (995 byte) La risposta istituzionale

 

I minori conquistano i loro diritti

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie cinquantadue anni eppure milioni di bambini sono ancora privati di un diritto fondamentale: il diritto all’infanzia. Nella vita non hanno mai sentito parlare di educazione e il futuro rappresenta un’incognita da temere. Per loro vivere, crescere e giocare rimangono un sogno. Le leggi sono solo il primo passo verso un mondo in cui far nascere e crescere i bambini con dignità e rispetto. Occorre che queste leggi diventino realtà, ma per far questo è indispensabile l’impegno di tutti i governi e di tutti i cittadini.

Nel 1948 viene proclamata la Dichiarazione dei Diritti Umani i cui principi sono poi confluiti nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959, la cui idea di base è quella che l’umanità deve far oggetto delle massime cure i suoi bambini.

Nel 1979 durante l’Anno Internazionale del bambino, la Polonia esprime il concetto che ai bambini vanno riconosciuti diritti specifici. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite decide di insediare un Gruppo di lavoro ad hoc a Ginevra con il compito di elaborare un Progetto di Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Nel 1986 il comitato italiano per l’UNICEF istituisce un comitato scientifico, con il compito di elaborare un contributo italiano al Progetto di convenzione sui diritti dell’infanzia. In giugno si svolge a Genova il Convegno per una Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

Nel 1989, dopo continue revisioni della sua bozza, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia che si occupa dei diritti di tutti coloro che non hanno compiuto 18 anni.

Nel 1991 la Convenzione viene ratificata dall’Italia. Tale Convenzione affronta tutti gli aspetti della vita del bambino, anche in relazione alla vita dell’adulto e tratta tutti i diritti politici, civili e culturali del bambino.

 

Quattro sono i principi che la governano:

1. Principio di non discriminazione: nessun bambino al pari dell’adulto, deve essere discriminato in base al suo credo religioso o politico, sesso o condizione.

2. Concetto di migliore interesse del minore: tale concetto deve essere determinato in accordo con la situazione del bambino in quello specifico momento.

3. Diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo: tale diritto include sia la tutela delle condizioni materiali di esistenza, sia il diritto a godere di attenzioni che possano rendere migliore la sua esistenza in tutti i sensi.

4. Partecipazione del bambino a tutte le azioni e le situazioni che lo riguardano: tale concetto per molti anni è stato all’origine di infiniti dibattiti semplicemente perché quando si pensava al bambino non si pensava a un essere umano dotato di un’opinione, di una voce, di un’individualità, ma piuttosto a un individuo che deve ascoltare, al quale si parla e che deve obbedire.

 

Il testo della Convenzione si divide in tre parti:

dall’art. 1 al 41 - diritti civili, politici, economici, sociali e culturali;

dall’art. 42 al 45 - disciplina la natura e l’attività del comitato sui diritti del fanciullo;

dall’art. 46 al 54 - regolamenta le procedure di ratifica, adesione ed entrata in vigore.

Ratificando la Convenzione, ciascun paese firmatario si impegna ad attenersi a questi principi e a garantire che ognuno dei principi che la Convenzione incarna si esprima nella vita sociale e nella sua legislazione. Il grado di adeguamento alla Convenzione viene valutato sulla base della situazione e del livello socioeconomico di quel determinato paese. Secondo il 9° Rapporto su lo sviluppo umano dell’UNDP per il 1998, i paesi che hanno ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia sono 191. Gli Stati Uniti hanno firmato la Convenzione ma non l’hanno ancora ratificata, la Somalia non ha né firmato e né ratificato la Convenzione.

Nel luglio 1997 l’Italia ha predisposto il Piano d’azione governativo sull’Infanzia e l’Adolescenza, in attuazione della legge n. 176 del 25 maggio 1991 con la quale il nostro Paese ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti del bambino. Un apposito coordinamento interministeriale a favore dei minori è stato costituito presso la Presidenza del Consiglio per l’attuazione del Piano d’azione, a livello nazionale e internazionale.

A questo riguardo nel maggio 1998 sono state definite le Linee guida della Cooperazione italiana per l’Infanzia e l’Adolescenza, che indicano le priorità programmatiche del nostro Governo da applicarsi agli interventi da attuare nelle diverse aree del mondo. Tali priorità, assumendo la titolarità del diritto dell’infanzia nel veder corrisposti i propri bisogni di sviluppo inteso nella sua accezione integrale, riguardano:

l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione, in particolare di quelle contro le bambine, che impediscono il loro accesso allo studio, la promozione del loro status sociale e violano la loro integrità psicologica e fisica;

la eliminazione delle pratiche tradizionali nocive all’integrità fisica e psichica delle bambine e dei bambini;

la prevenzione e l’eliminazione del lavoro infantile, con particolare riguardo per quelle forme di sfruttamento definite intollerabili dalla comunità internazionale;

la prevenzione e lo sradicamento dei fenomeni di sfruttamento commerciale sessuale dei bambini e delle bambine, connessi al turismo sessuale, alla loro vendita e tratta, la vendita di organi e altre forme di sfruttamento;

la protezione dei bambini coinvolti nei conflitti armati, con particolare attenzione agli orfani di guerra e ai bambini soldato;

il recupero, la riabilitazione, il reinserimento nelle famiglie, nelle comunità di appartenenza e nella società civile delle bambine e dei bambini di e nella strada.

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La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia

In un contesto di statistiche preoccupanti e fin troppo eloquenti sulle precarie condizioni di vita di gran parte dei bambini del nostro pianeta (ben 40 milioni di bambini nel sud del mondo muoiono ogni anno a causa della denutrizione e delle malattie; 100 milioni di bambini sono e resteranno analfabeti; 80 sono i milioni di "bambini di strada") è emersa sempre più forte l’esigenza di un documento internazionale che affermasse risolutamente, senza frontiere, il diritto delle generazioni future ad una esistenza dignitosa. La Dichiarazione dei Diritti del fanciullo del 1989, pur non essendo fonte di diritto per l’ordinamento interno dei singoli Stati, ha tuttavia valore morale e sociale in quanto espressione di nuove forme di tutela dei minori, non più considerati come oggetti delle decisioni degli adulti, ma come veri e propri soggetti di diritto.

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia è invece fonte di diritto per gli Stati che l’hanno ratificata, essendo la "convenzione" un accordo nel quale si può individuare un vero e proprio contratto, e non un atto unilaterale come nella "dichiarazione". La Convenzione contempla una serie di diritti fondamentali e di garanzie elencati nel testo del trattato: il diritto alla vita, il divieto di tortura e di trattamenti penali disumani o degradanti, i diritti di libertà personale, di buona amministrazione della giustizia, di associazione e riunione, di religione, di espressione, il diritto di sviluppo.

Qui di seguito sono indicati i titoli di alcuni articoli facenti parte della prima parte della Convenzione.

2- Tutti gli Stati che hanno ratificato la Convenzione si impegnano a rispettare e a garantire i diritti del bambino, senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica del bambino o della sua famiglia.

3- Gli interessi del bambino devono essere considerati per primi in tutte le decisioni che lo riguardano. Il bambino ha il diritto di ricevere la protezione e le cure necessarie al suo benessere.

5- Sono i genitori o chi li sostituisce a doversi prendere cura del bambino.

6- Il bambino ha il diritto alla vita e a sviluppare in modo completo la propria personalità.

9- Il bambino ha il diritto di mantenere i contatti con i suoi genitori, anche se questi sono separati o divorziati.

10- Il bambino ha il diritto di riunirsi ai suoi genitori o di restare in contatto con loro se questi vivono all’estero.

11- Nessun bambino può essere portato via dal suo paese in modo illegale.

13- Il bambino ha il diritto di essere informato e di poter dire ciò che pensa, con i mezzi che preferisce.

14- Il bambino ha il diritto di sapere tutto quello che succede nella propria famiglia e ha il diritto di libertà di pensiero, di coscienza, di religione, inoltre, i genitori hanno il dovere di guidare i figli in tale compito e di rispettare le idee in cui credono.

15- Il bambino ha il diritto di stare insieme agli altri.

17- I giornali, i programmi radiofonici e televisivi devono adeguarsi ai bisogni dei bambini.

18- Se un bambino non ha i genitori, ci deve essere qualcuno che si occupa di lui.

19- Nessuno può trascurare, abbandonare, maltrattare, sfruttare un bambino o fare violenza su di lui.

20- Se un bambino non può vivere con la famiglia, deve andare a vivere con qualcuno che si occupi di lui.

21- E’ vietato il commercio delle adozioni.

22- Il bambino rifugiato ha il diritto di essere protetto.

23- Il bambino che ha problemi mentali o fisici ha il diritto di vivere come gli altri bambini, di essere curato, di andare a scuola, di prepararsi per il lavoro e di divertirsi.

24- Il bambino ha il diritto di raggiungere il massimo livello di salute fisica e mentale, di essere curato bene, di crescere bene spiritualmente e socialmente.

28/29- Il bambino ha il diritto all’istruzione e di ricevere un’educazione che sviluppa le sue capacità e che gli insegni la pace, l’amicizia, l’uguaglianza e il rispetto per l’ambiente naturale.

30- Il bambino che appartiene ad una minoranza ha il diritto di usare la sua lingua e di vivere secondo la sua cultura e la sua religione.

31- Il bambino ha il diritto al gioco, al riposo al divertimento e a dedicarsi alle attività che gli piacciono.

32- Nessun bambino deve essere sfruttato o fare lavori pericolosi che gli impediscano di crescere bene o di studiare.

33- Il bambino deve esser protetto dalla droga.

34- Nessun bambino deve subire violenza sessuale o essere sfruttato sessualmente.

35- Nessun bambino deve essere rapito, comprato o venduto.

37- Nessun bambino può essere torturato o condannato a morte o all’ergastolo.

38- Nessun bambino al di sotto di 15 anni deve essere arruolato in un esercito, né combattere in guerra.

39- Il bambino trascurato, sfruttato e maltrattato ha il diritto di essere aiutato a recuperare la sua salute e serenità.

40- Il bambino che è accusato di un reato ha il diritto di ricevere un trattamento adatto alla sua età e che lo aiuti a tornare a vivere con gli altri.

Purtroppo però, nonostante gli impegni presi, molti paesi pur avendo ratificato la Convenzione "permettono" che tali diritti vengano vergognosamente calpestati.

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La risposta istituzionale

1. Disposizioni per la promozione dei diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza

Il più importante atto concreto che l’Italia ha compiuto in risposta alla ratifica della Convenzione è stata la legge del 28 agosto del 1997 n. 285 "Disposizioni per la promozione dei diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza". Tale legge ha come obiettivo non tanto quello tradizionale di sanzionare comportamenti scorretti o abusanti nei confronti dei soggetti più deboli della nostra società, quanto piuttosto quello di sviluppare, attraverso interventi innovativi, condizioni che consentano di promuovere positivamente i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e di assicurare ai cittadini di minore età, quelle opportunità indispensabili per un adeguato processo di sviluppo che porti alla costruzione di personalità compiute.

Uno degli aspetti maggiormente sottolineati nella legge è la ricerca del collegamento tra i vari attori pubblici e privati che si occupano dell’infanzia e dell’adolescenza. Le più eterogenee risorse della società, degli enti locali, della scuola, dell’associazionismo e della cooperazione, devono entrare in relazione tra loro per la concertazione di una politica unitaria e di un sistema integrato di interventi a vantaggio dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze.

 

2. Fondo Nazionale per l’Infanzia

E’ stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un fondo monetario finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza privilegiando l’ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria. Sono ammessi al finanziamento del fondo i progetti che perseguono le seguenti finalità:

a) realizzazione di servizi di preparazione e di sostegno alla relazione genitore-figli, di contrasto della povertà e della violenza, nonché di misure alternative al ricovero dei minori in istituti educativo-assistenziali;

b) realizzazione di servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche;

c) realizzazione di azioni positive per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per l’esercizio dei diritti civili fondamentali, per il miglioramento della fruizione dell’ambiente urbano e naturale da parte dei minori, per la valorizzazione delle caratteristiche di genere, culturali ed etniche;

d) azione per il sostegno economico ovvero di servizi alle famiglie che abbiano al loro interno uno o più minori con handicap al fine di migliorare la qualità del gruppo-famiglia ed evitare qualunque forma di emarginazione e di istituzionalizzazione.

 

3. Le città amiche dell’infanzia

Se il bambino e la bambina sono cittadini significa che sono titolari di diritti, in più, dal 1989, con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia i bambini di tutto il mondo sono diventati titolari di speciali diritti, oggi legge per 151 Stati.

La convenzione prevede l’assunzione da parte della società di impegni precisi e seri e sancisce anche che, quando il diritto dei bambini entra in conflitto con quello degli adulti, prevale quello dei primi.

Se nelle nostre città cominceremo a lavorare perché i bambini e le bambine vivano secondo le loro esigenze ci renderemo conto che in effetti non stiamo lavorando solo per i bambini, ma anche per gli anziani, gli handicappati, per i poveri, e in fondo di lavorare per tutti noi. Assumere il bambino come parametro di cambiamento significa pensare una città più adatta per tutti i cittadini. Di fronte all’invito di dare maggiore autonomia ai bambini spesso le famiglie resistono sia per i pericoli che i loro figli possono correre, sia per il timore che, avendo qualche necessità non abbiano nessuno a cui rivolgersi per chiedere un aiuto.

Per questo si è pensato di coinvolgere tre categorie di cittadini che per diverse ragioni potrebbero essere "Amici dei bambini" e loro alleati:

i vigili urbani: una categoria che per sua natura dovrebbe prioritariamente mettersi a disposizione dei cittadini e fra questi dei più deboli e che invece svolge prevalentemente una attività legata al traffico automobilistico. Degli incontri di formazione potrebbero offrire l’occasione per riflettere sul nuovo stato giuridico del bambino;

gli anziani: quella che viene oggi considerato un allarme anziani potrebbe, e dovrebbe, diventare la risorsa anziani. Essi potrebbero contribuire alla sicurezza dell’infanzia negli spazi pubblici della città condividendoli con loro. Ad essi si chiede presenza, interesse e naturalmente, ogni volta che è possibile uno scambio di racconti e di competenze;

i commercianti: essi vivono sulla strada e per questo potrebbero essere di grande aiuto per i bambini. Coinvolgere i commercianti, potrebbe rappresentare un importante contributo per la sicurezza delle strade cittadine. Con adeguata segnaletica (adesivi, manifesti, ecc.) i commercianti potrebbero comunicare ai bambini la loro disponibilità a mettere a disposizione le loro risorse.

Un’altra proposta che in questi ultimi anni in Europa e in Italia ha assunto un ruolo rilevante è quella relativa all’istituzione di veri e propri consigli dei ragazzi che possano operare a livello comunale, di circoscrizione o di quartiere. Tali consigli rappresenterebbero un’innovativa modalità di partecipazione dei ragazzi alla vita della collettività sociale in cui vivono, permettendogli di contribuire alle scelte e alle decisioni dalle quali finora sono stati esclusi.

E’ importante promuovere a livello nazionale interventi che facilitino l’uso del tempo e degli spazi urbani e naturali, rimuovendo gli ostacoli nella mobilità e ampliando la fruizione di beni e servizi ambientali, culturali, sociali e sportivi attraverso l’istituzione di musei per i bambini, centri ricreativi in cui offrire opportunità di gioco libero e organizzato, ludoteche ecc.

 

4. Patto d’intesa con i media

I mass-media rappresentano uno strumento fondamentale per la diffusione di una nuova cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, centrata sull’interesse del bambino ad essere rispettato come persona. A tal scopo da tempo la Commissione Nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale di minori, auspica che il Ministero per la Solidarietà Sociale e l’Ordine dei Giornalisti concordino un protocollo che preveda:

a) un forum delle redazioni e delle testate televisive per un impegno globale a favore dell’infanzia;

b) l’individuazione di referenti stabili per ogni testata e redazione televisiva;

c) l’impegno a pubblicare inchieste e servizi che riguardano la prostituzione minorile, l’abbandono scolastico, il turismo sessuale, lo sfruttamento del lavoro minorile, l’evasione scolastica, il coinvolgimento nella criminalità;

d) spazi congrui per diffondere una solidarietà collettiva perché le famiglie in difficoltà non vengano emarginate;

e) un appuntamento annuale per premiare la testata che, più delle altre, ha approfondito le tematiche dell’infanzia.

Questo protocollo con i mezzi di informazione comporterà nel tempo il superamento della cultura dello scoop. Troppo spesso il bambino è visto esclusivamente nella cronaca nera come oggetto di violenza o come protagonista di fatti delittuosi.

Nell’ambito di una comunicazione integrata e globale il dipartimento per gli Affari Sociali può rappresentare una possibile fonte per l’acquisizione e la divulgazione di notizie che vedono i bambini protagonisti o destinatari di azioni positive.

 

5. FOCSIV – "Non toccate i diritti dei bambini"

La campagna vede l’adesione di diverse Organizzazioni non Governative e nasce dal bisogno di "fare qualcosa" per i più indifesi della società: i bambini e gli adolescenti. La campagna vuole produrre l’immagine di un bambino attivo che si pone nei confronti dei problemi dell’infanzia con consapevolezza e positività, cosciente dei problemi, desideroso di saperne di più. Inoltre, vuole informare i ragazzi non soltanto sui fenomeni negativi che accadono nel mondo e che riguardano i loro coetanei, ma anche sugli strumenti esistenti attraverso cui poter difendere i propri diritti.

 

6. ASPEm – "Una casa dove non abita la violenza"

E’ un’iniziativa di solidarietà, promossa dall’ASPEm di Cantù, per sostenere un progetto di recupero per 1.500 bambini vittime della violenza familiare nei barrios di Lima. Per offrire loro uno spazio dove recuperare la gioia di vivere e sentirsi veri protagonisti. In Perù sono 6 milioni i bambini poveri e solo a Lima oltre 10.000 bambini sono in totale stato di abbandono. Attraverso la Campagna, l’ASPEm aprirà a Lima spazi di accoglienza per i bambini e adolescenti, dove psicologi ed educatori li aiuteranno a ritrovare la felicità e i sogni che gli sono continuamente negati.

 

7. MANI TESE – "Iqbal aveva 150 milioni di fratelli"

E’ una Campagna nazionale contro il lavoro minorile, legata alla Global March, la Marcia Mondiale contro il lavoro Infantile, partita a gennaio del ’98 da Manila, nella Filippine, e che ha percorso per 6 mesi tutti i continenti chiedendo ai governi, forze sociali e cittadini uno sforzo positivo per cancellare al più presto la tragedia di bambini che, con meno di 14 anni, sono costretti a fare i minatori, cavatori, raccoglitori di rifiuti, braccianti, conciatori, etc., rovinando per sempre la propria salute e la propria vita. Iqbal Masich, il dodicenne pakistano ucciso dalla mafia dei tappeti, è divenuto il simbolo della Marcia e della Campagna che sottolinea come lo sfruttamento infantile sia al tempo stesso conseguenza e causa di povertà e riassuma in se tutte le miserie.

 

8. COALIZIONE ITALIANA – "Stop all’uso dei bambini soldato"

Coalizione affiliata alla Coalizione internazionale "Stop using child soldiers", per sensibilizzare in particolare le istituzioni sul problema dell’arruolamento dei minori negli eserciti e chiedere un protocollo opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che proibisca il reclutamento militare e l’impegno durante le ostilità dei minori di 18 anni.

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