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STRUMENTI
EDUCATIVI E DI SENSIBILIZZAZIONE
E' pur vero che il successo di tali sistemi educativi e ri-educativi dei soggetti traumatizzati dipende non solo dalle competenze umane e professionali degli operatori, dalla buona progettazione di programmi nazionali o internazionali di associazioni e organizzazioni ad hoc, ma anche dalla sensibilità e disponibilità della gente ad accettare e favorire il reinserimento di tali soggetti. Si tratta perciò di educare le società alla solidarietà, alla comprensione, alla cooperazione, alla tolleranza, senza pietismi e timori; inoltre, campagne pubbliche informative, iniziative di sensibilizzazione e interventi, pianificazioni e programmi a breve e a lungo raggio dovrebbero offrire ai soggetti interessati l'opportunità di esprimere il proprio pensiero ed esporre le proprie necessità nel tentativo di instaurare un dialogo fecondo con istituzioni e singoli individui, sempre all'insegna della pace e dell'amore.
I minori conquistano i loro diritti La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie cinquantadue anni eppure milioni di bambini sono ancora privati di un diritto fondamentale: il diritto allinfanzia. Nella vita non hanno mai sentito parlare di educazione e il futuro rappresenta unincognita da temere. Per loro vivere, crescere e giocare rimangono un sogno. Le leggi sono solo il primo passo verso un mondo in cui far nascere e crescere i bambini con dignità e rispetto. Occorre che queste leggi diventino realtà, ma per far questo è indispensabile limpegno di tutti i governi e di tutti i cittadini. Nel 1948 viene proclamata la Dichiarazione dei Diritti Umani i cui principi sono poi confluiti nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959, la cui idea di base è quella che lumanità deve far oggetto delle massime cure i suoi bambini. Nel 1979 durante lAnno Internazionale del bambino, la Polonia esprime il concetto che ai bambini vanno riconosciuti diritti specifici. LAssemblea generale delle Nazioni Unite decide di insediare un Gruppo di lavoro ad hoc a Ginevra con il compito di elaborare un Progetto di Convenzione sui diritti dellinfanzia. Nel 1986 il comitato italiano per lUNICEF istituisce un comitato scientifico, con il compito di elaborare un contributo italiano al Progetto di convenzione sui diritti dellinfanzia. In giugno si svolge a Genova il Convegno per una Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia. Nel 1989, dopo continue revisioni della sua bozza, lAssemblea Generale delle Nazioni Unite approva la Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia che si occupa dei diritti di tutti coloro che non hanno compiuto 18 anni. Nel 1991 la Convenzione viene ratificata dallItalia. Tale Convenzione affronta tutti gli aspetti della vita del bambino, anche in relazione alla vita delladulto e tratta tutti i diritti politici, civili e culturali del bambino.
Quattro sono i principi che la governano:
Il testo della Convenzione si divide in tre parti:
Ratificando la Convenzione, ciascun paese firmatario si impegna ad attenersi a questi principi e a garantire che ognuno dei principi che la Convenzione incarna si esprima nella vita sociale e nella sua legislazione. Il grado di adeguamento alla Convenzione viene valutato sulla base della situazione e del livello socioeconomico di quel determinato paese. Secondo il 9° Rapporto su lo sviluppo umano dellUNDP per il 1998, i paesi che hanno ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia sono 191. Gli Stati Uniti hanno firmato la Convenzione ma non lhanno ancora ratificata, la Somalia non ha né firmato e né ratificato la Convenzione. Nel luglio 1997 lItalia ha predisposto il Piano dazione governativo sullInfanzia e lAdolescenza, in attuazione della legge n. 176 del 25 maggio 1991 con la quale il nostro Paese ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti del bambino. Un apposito coordinamento interministeriale a favore dei minori è stato costituito presso la Presidenza del Consiglio per lattuazione del Piano dazione, a livello nazionale e internazionale. A questo riguardo nel maggio 1998 sono state definite le Linee guida della Cooperazione italiana per lInfanzia e lAdolescenza, che indicano le priorità programmatiche del nostro Governo da applicarsi agli interventi da attuare nelle diverse aree del mondo. Tali priorità, assumendo la titolarità del diritto dellinfanzia nel veder corrisposti i propri bisogni di sviluppo inteso nella sua accezione integrale, riguardano:
La Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia In un contesto di statistiche preoccupanti e fin troppo eloquenti sulle precarie condizioni di vita di gran parte dei bambini del nostro pianeta (ben 40 milioni di bambini nel sud del mondo muoiono ogni anno a causa della denutrizione e delle malattie; 100 milioni di bambini sono e resteranno analfabeti; 80 sono i milioni di "bambini di strada") è emersa sempre più forte lesigenza di un documento internazionale che affermasse risolutamente, senza frontiere, il diritto delle generazioni future ad una esistenza dignitosa. La Dichiarazione dei Diritti del fanciullo del 1989, pur non essendo fonte di diritto per lordinamento interno dei singoli Stati, ha tuttavia valore morale e sociale in quanto espressione di nuove forme di tutela dei minori, non più considerati come oggetti delle decisioni degli adulti, ma come veri e propri soggetti di diritto. La Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia è invece fonte di diritto per gli Stati che lhanno ratificata, essendo la "convenzione" un accordo nel quale si può individuare un vero e proprio contratto, e non un atto unilaterale come nella "dichiarazione". La Convenzione contempla una serie di diritti fondamentali e di garanzie elencati nel testo del trattato: il diritto alla vita, il divieto di tortura e di trattamenti penali disumani o degradanti, i diritti di libertà personale, di buona amministrazione della giustizia, di associazione e riunione, di religione, di espressione, il diritto di sviluppo. Qui di seguito sono indicati i titoli di alcuni articoli facenti parte della prima parte della Convenzione.
Purtroppo però, nonostante gli impegni presi, molti paesi pur avendo ratificato la Convenzione "permettono" che tali diritti vengano vergognosamente calpestati. 1. Disposizioni per la promozione dei diritti e opportunità per linfanzia e ladolescenza Il più importante atto concreto che lItalia ha compiuto in risposta alla ratifica della Convenzione è stata la legge del 28 agosto del 1997 n. 285 "Disposizioni per la promozione dei diritti e opportunità per linfanzia e ladolescenza". Tale legge ha come obiettivo non tanto quello tradizionale di sanzionare comportamenti scorretti o abusanti nei confronti dei soggetti più deboli della nostra società, quanto piuttosto quello di sviluppare, attraverso interventi innovativi, condizioni che consentano di promuovere positivamente i diritti dellinfanzia e delladolescenza e di assicurare ai cittadini di minore età, quelle opportunità indispensabili per un adeguato processo di sviluppo che porti alla costruzione di personalità compiute. Uno degli aspetti maggiormente sottolineati nella legge è la ricerca del collegamento tra i vari attori pubblici e privati che si occupano dellinfanzia e delladolescenza. Le più eterogenee risorse della società, degli enti locali, della scuola, dellassociazionismo e della cooperazione, devono entrare in relazione tra loro per la concertazione di una politica unitaria e di un sistema integrato di interventi a vantaggio dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze.
2. Fondo Nazionale per lInfanzia E stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un fondo monetario finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dellinfanzia e delladolescenza privilegiando lambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria. Sono ammessi al finanziamento del fondo i progetti che perseguono le seguenti finalità: a) realizzazione di servizi di preparazione e di sostegno alla relazione genitore-figli, di contrasto della povertà e della violenza, nonché di misure alternative al ricovero dei minori in istituti educativo-assistenziali; b) realizzazione di servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche; c) realizzazione di azioni positive per la promozione dei diritti dellinfanzia e delladolescenza, per lesercizio dei diritti civili fondamentali, per il miglioramento della fruizione dellambiente urbano e naturale da parte dei minori, per la valorizzazione delle caratteristiche di genere, culturali ed etniche; d) azione per il sostegno economico ovvero di servizi alle famiglie che abbiano al loro interno uno o più minori con handicap al fine di migliorare la qualità del gruppo-famiglia ed evitare qualunque forma di emarginazione e di istituzionalizzazione.
3. Le città amiche dellinfanzia Se il bambino e la bambina sono cittadini significa che sono titolari di diritti, in più, dal 1989, con lapprovazione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione Internazionale sui Diritti dellInfanzia i bambini di tutto il mondo sono diventati titolari di speciali diritti, oggi legge per 151 Stati. La convenzione prevede lassunzione da parte della società di impegni precisi e seri e sancisce anche che, quando il diritto dei bambini entra in conflitto con quello degli adulti, prevale quello dei primi. Se nelle nostre città cominceremo a lavorare perché i bambini e le bambine vivano secondo le loro esigenze ci renderemo conto che in effetti non stiamo lavorando solo per i bambini, ma anche per gli anziani, gli handicappati, per i poveri, e in fondo di lavorare per tutti noi. Assumere il bambino come parametro di cambiamento significa pensare una città più adatta per tutti i cittadini. Di fronte allinvito di dare maggiore autonomia ai bambini spesso le famiglie resistono sia per i pericoli che i loro figli possono correre, sia per il timore che, avendo qualche necessità non abbiano nessuno a cui rivolgersi per chiedere un aiuto. Per questo si è pensato di coinvolgere tre categorie di cittadini che per diverse ragioni potrebbero essere "Amici dei bambini" e loro alleati:
Unaltra proposta che in questi ultimi anni in Europa e in Italia ha assunto un ruolo rilevante è quella relativa allistituzione di veri e propri consigli dei ragazzi che possano operare a livello comunale, di circoscrizione o di quartiere. Tali consigli rappresenterebbero uninnovativa modalità di partecipazione dei ragazzi alla vita della collettività sociale in cui vivono, permettendogli di contribuire alle scelte e alle decisioni dalle quali finora sono stati esclusi. E importante promuovere a livello nazionale interventi che facilitino luso del tempo e degli spazi urbani e naturali, rimuovendo gli ostacoli nella mobilità e ampliando la fruizione di beni e servizi ambientali, culturali, sociali e sportivi attraverso listituzione di musei per i bambini, centri ricreativi in cui offrire opportunità di gioco libero e organizzato, ludoteche ecc.
4. Patto dintesa con i media I mass-media rappresentano uno strumento fondamentale per la diffusione di una nuova cultura dellinfanzia e delladolescenza, centrata sullinteresse del bambino ad essere rispettato come persona. A tal scopo da tempo la Commissione Nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale di minori, auspica che il Ministero per la Solidarietà Sociale e lOrdine dei Giornalisti concordino un protocollo che preveda: a) un forum delle redazioni e delle testate televisive per un impegno globale a favore dellinfanzia; b) lindividuazione di referenti stabili per ogni testata e redazione televisiva; c) limpegno a pubblicare inchieste e servizi che riguardano la prostituzione minorile, labbandono scolastico, il turismo sessuale, lo sfruttamento del lavoro minorile, levasione scolastica, il coinvolgimento nella criminalità; d) spazi congrui per diffondere una solidarietà collettiva perché le famiglie in difficoltà non vengano emarginate; e) un appuntamento annuale per premiare la testata che, più delle altre, ha approfondito le tematiche dellinfanzia. Questo protocollo con i mezzi di informazione comporterà nel tempo il superamento della cultura dello scoop. Troppo spesso il bambino è visto esclusivamente nella cronaca nera come oggetto di violenza o come protagonista di fatti delittuosi. Nellambito di una comunicazione integrata e globale il dipartimento per gli Affari Sociali può rappresentare una possibile fonte per lacquisizione e la divulgazione di notizie che vedono i bambini protagonisti o destinatari di azioni positive.
5. FOCSIV "Non toccate i diritti dei bambini" La campagna vede ladesione di diverse Organizzazioni non Governative e nasce dal bisogno di "fare qualcosa" per i più indifesi della società: i bambini e gli adolescenti. La campagna vuole produrre limmagine di un bambino attivo che si pone nei confronti dei problemi dellinfanzia con consapevolezza e positività, cosciente dei problemi, desideroso di saperne di più. Inoltre, vuole informare i ragazzi non soltanto sui fenomeni negativi che accadono nel mondo e che riguardano i loro coetanei, ma anche sugli strumenti esistenti attraverso cui poter difendere i propri diritti.
6. ASPEm "Una casa dove non abita la violenza" E uniniziativa di solidarietà, promossa dallASPEm di Cantù, per sostenere un progetto di recupero per 1.500 bambini vittime della violenza familiare nei barrios di Lima. Per offrire loro uno spazio dove recuperare la gioia di vivere e sentirsi veri protagonisti. In Perù sono 6 milioni i bambini poveri e solo a Lima oltre 10.000 bambini sono in totale stato di abbandono. Attraverso la Campagna, lASPEm aprirà a Lima spazi di accoglienza per i bambini e adolescenti, dove psicologi ed educatori li aiuteranno a ritrovare la felicità e i sogni che gli sono continuamente negati.
7. MANI TESE "Iqbal aveva 150 milioni di fratelli" E una Campagna nazionale contro il lavoro minorile, legata alla Global March, la Marcia Mondiale contro il lavoro Infantile, partita a gennaio del 98 da Manila, nella Filippine, e che ha percorso per 6 mesi tutti i continenti chiedendo ai governi, forze sociali e cittadini uno sforzo positivo per cancellare al più presto la tragedia di bambini che, con meno di 14 anni, sono costretti a fare i minatori, cavatori, raccoglitori di rifiuti, braccianti, conciatori, etc., rovinando per sempre la propria salute e la propria vita. Iqbal Masich, il dodicenne pakistano ucciso dalla mafia dei tappeti, è divenuto il simbolo della Marcia e della Campagna che sottolinea come lo sfruttamento infantile sia al tempo stesso conseguenza e causa di povertà e riassuma in se tutte le miserie.
8. COALIZIONE ITALIANA "Stop alluso dei bambini soldato" Coalizione affiliata alla Coalizione internazionale "Stop using child soldiers", per sensibilizzare in particolare le istituzioni sul problema dellarruolamento dei minori negli eserciti e chiedere un protocollo opzionale alla Convenzione sui Diritti dellInfanzia che proibisca il reclutamento militare e limpegno durante le ostilità dei minori di 18 anni. |
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