AFFRONTARE I PROBLEMI

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L’importanza di educare ed educarsi

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La persona al centro di un «progetto di sviluppo»

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Individuare e aggredire le cause della povertà

 

L’importanza di educare ed educarsi

L'educazione può essere una strada per rendere realizzabile la speranza di un futuro degno di essere vissuto da parte di quelle generazioni di giovanissimi alle quali è già stato rubato il passato, il diritto inviolabile a vivere l’infanzia.
L’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo recita: ”l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni e i gruppi razziali ...”
Educare dunque significa accogliere, ridare la parola e comprendere. Vuoi dire aiutare i singoli a ritrovare se stessi, accompagnarli con pazienza in un cammino di recupero di valori e di fiducia in se. Comporta la ricostruzione delle ragioni per vivere.
Oggi educare chiede una rinnovata capacità di dialogo, ma anche di proposta. Bisogna raggiungere le persone e capire le loro esigenze e le loro sfide quotidiane; bisogna saperle coinvolgere in esperienze che aiutino a cogliere il senso dello sforzo quotidiano, puntare su una proposta ricca di interessi e saldamente ancorata a sani principi che, oltre ad offrire loro gli strumenti fondamentali per guadagnarsi da vivere, li renda soggetti responsabili di agire in ogni circostanza. 
Questo esige la presenza di mediatori culturali non irrigiditi nelle tradizioni locali e portatori di orizzonti nuovi. I volontari internazionali, con adeguata preparazione, dovrebbero essere questi promotori culturali. Perciò la loro principale caratteristica deve essere la progettualità per lo sviluppo che suppone competenza professionale e l'inserimento in una struttura organizzata capace di dare continuità nel tempo alle iniziative e serietà di analisi per i problemi.
Nell'educazione emergono alcuni punti fermi su cui puntare: senso della vita ﷓ coscienza ﷓ amore – solidarietà: sono questi cardini di ogni programma di promozione. Se ne capiscono facilmente i traguardi principali: radicare attraverso rapporti, convinzioni ed esperienze il valore della persona e della sua inviolabilità, al di sopra dei beni materiali e di ogni struttura od organizzazione, per abilitare a fare scelte autonome di fronte ai pesanti meccanismi di manipolazione ed a valutare correttamente la realtà circostante; orientare i giovani alla conoscenza adeguata della complessa realtà culturale e socio ﷓ politica, cominciando con quella più vicina e quotidiana, per arrivare fino alle istituzioni e ai modelli socio ﷓ economici che hanno un influsso determinante sul bene comune; coinvolgere i giovani, provenienti da ambienti diversi, in iniziative che richiedono solidarietà, perché imparino a farsi carico delle sofferenze altrui e a collaborare per superarle.
Queste sono le linee progettuali portanti di un progetto di sviluppo che sia «umano». Lo sviluppo non è sviluppo se non è umano (vd. infra).
E in questo termine «umano» sono compresi tutti quei valori di fondo che oltre a caratterizzare un popolo e la sua cultura, attingono ad una radice comune a tutta l’umanità. Di nuovo emerge la necessità di una mediazione culturale tra popoli diversi e ne riceve luce il ruolo di un Volontariato Internazionale che voglia accompagnare discretamente questa evoluzione.
La presenza dei volontari in un progetto è una ricchezza importante per costruire quel ponte umano tra culture, base di ogni scambio proficuo.
Nel Volontariato Internazionale l'elemento caratterizzante non è quindi l’attività, ma la persona del volontario che decide di vivere alcuni anni della sua vita in servizio disinteressato, all'estero, in una cultura diversa, per la crescita umana di persone o gruppi sociali.
Lo sforzo di inculturarsi, l'apprendimento della lingua del posto, l'impegno per il dialogo, la valorizzazione delle caratteristiche del popolo presso cui lavora, sono e devono essere il segno della scelta di un cammino umano che privilegia il rapporto interpersonale e tende a trasformare le strutture che generano ingiustizia e violenza; cosi il volontario è operatore di pace.

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La persona al centro di un «progetto di sviluppo»

In una situazione planetaria in cui il sottosviluppo dei paesi poveri è inevitabilmente legato al sovrasviluppo dei paesi ricchi, non è difficile comprendere come solo un intervento inserito in una progettazione globale possa sperare di cambiare realmente la situazione. Agire sugli effetti della miseria e dell'impoverimento è utile in situazioni di emergenza, ma agire sul complesso delle cause è doveroso per garantire a tutti gli uomini uno sviluppo umano che abbia nella qualità della vita e nella durabilità i suoi pilastri.
A questo punto diventa imprescindibile interrogarsi su cosa si debba intendere oggi per “sviluppo umano”.
La riflessione dovrebbe prolungarsi ben oltre i limiti di questo lavoro. Tuttavia ci basterà ricordare la limpida definizione tracciata nel primo Rapporto annuale sullo Sviluppo Umano (1990) stilato da UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo: “Lo sviluppo umano è un processo di ampliamento delle scelte delle persone. In teoria, queste possono essere infinite e cambiare nel tempo. Ma a tutti i livelli di sviluppo, le tre scelte essenziali per la gente sono vivere un’esistenza lunga e sana, acquisire conoscenze ed accedere alle risorse necessarie per un dignitoso tenore di vita. Se queste scelte non sono disponibili, molte altre opportunità rimangono inaccessibili”.
Sulla scia di questa più profonda concezione dello sviluppo, che abbandona i precedenti riferimenti al solo profilo reddituale, anche i parametri di valutazione si sono evoluti. Data proprio 1990 l’introduzione ufficiale dell’Indice di Sviluppo Umano (ISU) e del suo correlato Indice di Povertà Umana (IPU), per misurare i progressi del genere umano.
A tali concetti si ispirano le scelte progettuali di quegli organismi non governativi che mettono al centro dei loro progetti di sviluppo l'uomo, con le sue esigenze e i suoi bisogni, tanto nei paesi del nord del mondo quanto nei paesi del sud.
All'interno di un progetto globale che coinvolge anche noi, avendo come obiettivo la crescita umana integrale, anche un singolo gesto può contribuire allo sviluppo.
E’ certo un problema di formazione, di educazione che riguarda ciascuno di noi. La globalizzazione della vita di ogni paese, di ogni società è tale che ogni individuo è chiamato a reinventarsi in termini di uomo planetario, uomo che si sente parte del mondo, che vede il mondo come una comunità di popoli, che agisce nel mondo nell'ottica della responsabilità verso gli altri individui. L'interdipendenza che lega le scelte economiche o politiche di un paese alle conseguenze ambientali, sociali, politiche in altri paesi, ci spinge a chiederci "Che tipo di uomo voglio essere e che tipo di società voglio costruire, per quale tipo di mondo?"
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Individuare e aggredire le cause della povertà

In conseguenza a tutto quanto appena constatato, diventa necessario studiare e affrontare le cause della povertà, non limitandosi ad interventi riparatori in momenti di emergenza. Si deve passare cioè da un aiuto di tipo marginale all’impegno per la risoluzione alla radice del problema, esaminando a fondo e combattendo i fattori negativi appena enunciati.
Occorre dunque in primo luogo analizzare con pazienza la complessa fenomenologia della povertà per estrapolare questi fattori. Con altrettanta pazienza affinare negli anni la propria preparazione culturale ed operativa: nella cooperazione allo sviluppo è particolarmente importante non “improvvisare”.
Poi si può passare ad aggredire le cause. Ma come?
Sul piano metodologico, riveste importanza cruciale operare sotto la guida di un progetto vero e proprio, con la sua necessaria complessità di analisi e di intervento. Occorre un progetto e pure di largo respiro: quanto più esso è integrato, partecipativo, tanto più può essere efficace.
Sotto il profilo contenutistico, invece, sottolineamo da un lato che per sconfiggere il sottosviluppo dilagante non basta fornire aiuti e beni materiali, ma bisogna puntare sulla formazione delle coscienze, sulla maturazione delle mentalità e dei costumi. “E’ l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica” (Redemptoris Missio, 58).
Dall’altro lato, le radici della povertà investono soprattutto le fasce più deboli e in particolare i bambini. Pertanto è a questa categoria sociale che deve più opportunamente rivolgersi il nostro intervento.
Le direttrici di azione in favore dell’infanzia sono analiticamente tracciate dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, citata, attraverso l’enunciazione di diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Possiamo così raggrupparli:
1) i diritti relativi alla sopravvivenza, vale a dire assicurare un livello di vita sufficiente, l’accesso alle cure mediche ed un Sostegno per l’alimentazione, l’abbigliamento e l’alloggio;
2) i diritti relativi allo sviluppo per permettere l’accesso all’istruzione ed il diritto al gioco;
3) i diritti relativi alla protezione (ossia quelli che creano attorno al minore un contesto reale ed efficace di garanzia contro le numerose insidie che attentano ad una sua crescita equilibrata e integrale).

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