IL SOSTEGNO A DISTANZA, 
UNO STRUMENTO CONCRETO PER INTERVENIRE

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Essere sostenitori del minore e non padroni

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Il Sostegno a distanza

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Cenni storici sulle adozioni a distanza

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Le cifre del Sostegno a distanza

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Enti e strutture del settore 

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I tentativi di codificazione

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Prospettive giuridiche: i disegni di legge

 

Essere sostenitori del minore e non padroni

Quello anzi descritto è il contesto all’interno del quale ci si propone di operare, cercando di realizzare un progetto concreto che permetta di contribuire a risolvere i problemi dei bambini in difficoltà.
Un modo di intervento molto concreto ed alla portata di chiunque è per noi il Sostegno a distanza.
Vogliamo subito precisare che – anziché illustrare enciclopedicamente tutta la fenomenologia del Sostegno a distanza nella vasta e variegata esperienza italiana – preferiamo analizzare la sensibilità e le modalità pratiche con cui questo strumento è stato pensato e viene applicato da un organismo come VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo. 
Il Sostegno a distanza è un modo di intervento che nasce in occasione di una emergenza sociale. E’ un aiuto concreto e non burocratizzato che si pone il fine di evitare, ai soggetti coinvolti, lo sradicamento dal loro ambiente, nell’ottica di offrire loro l’opportunità di uscire dalle situazioni di sottosviluppo o, comunque, di difficoltà nelle quali si trovano, cercando al tempo di offrirgli una speranza per il futuro.
Esso rappresenta un intervento di sviluppo perché, oltre all’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della persona che viene aiutata, si pone come scopo altrettanto importante quello della formazione globale della persona nell’ambiente in cui vive. Il Sostegno a distanza non è mai un intervento di tipo isolato, fine a se stesso, in quanto è sempre inserito in contesti di sviluppo più ampi in campo sociale, sanitario, educativo ecc.. 
E’ quindi, un gesto di solidarietà, un dono elargito per offrire opportunità di crescita autonoma a delle persone svantaggiate e, più ampiamente, a dei popoli.
Questa forma di solidarietà è ancora oggi molto conosciuta sotto la dicitura fuorviante di Adozione a distanza, termine sempre più inflazionato e soprattutto generatore di pericolose illusioni di possesso o di vero rapporto filiale.
La caratteristica invece del Sostegno a distanza è che esso si pone come obiettivo il superamento, attraverso un gesto solidale e concreto, delle difficoltà che impediscono l’autosviluppo del bambino, della famiglia o dei soggetti a cui si indirizza l’aiuto. Con il Sostegno a distanza si intende realizzare una forma di solidarietà consistente in una forma di supporto economico mirato, che consiste nel prendersi cura di chi soffre e vive fisicamente lontano dal posto in cui ci troviamo.
Ma la preziosità di questo tipo di intervento è che esso può diventare strumento per promuovere l’educazione alla mondialità, la presa di coscienza dei problemi dei Paesi in Via di Sviluppo, un cambiamento di mentalità e di stile di vita anche per il sostenitore (per colui che aiuta). Infatti questa forma di solidarietà dovrebbe condurre alla riscoperta dell’essenzialità e alla lotta verso ogni tipo di spreco. Diventa una proposta educativa, una forma di coinvolgimento e di apertura verso gli altri e contemporaneamente un ponte di solidarietà che permette di collegare persone, culture e mondi completamente diversi.  

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Il Sostegno a distanza

Progettazione globale

Il bambino povero da seguire con il Sostegno a distanza purtroppo non è un caso singolo in un contesto dove tutto funziona. Al contrario ci sono situazioni strutturali che generano continuamente ingiustizie e che investono in particolare le fasce più deboli.
Per questo il Sostegno a distanza deve essere integrato in una progettazione globale che tenta di arrivare alla radice del male. Interlocutore privilegiato e protagonista di questa progettazione è la comunità locale per non cadere nell’errore di progettare in Italia quello che si deve fare in un paese povero, prevaricando ancora una volta i rapporti umani. 
La comunità locale, nel nostro caso è costituita dai salesiani, dai laici loro collaboratori e dai volontari inviati dall’estero che vivendo sul posto conoscono i problemi culturali nella loro complessità, dispongono di mezzi non solo per intervenire, ma anche per adattarsi al singolo caso e alle emergenze. 
Proprio per questo la nostra scelta è di chiedere all’offerente italiano di porre la sua fiducia in queste comunità e non in una fotografia, in un indirizzo e in una scheda di informazioni.
Tra l’altro è nostro dovere semplificare il lavoro del missionario e non aggiungere complesse strutture di segreteria che sottraggono energie preziose all’intenso lavoro quotidiano.
L’esigenza legittima di essere sicuri che i soldi giungano a destinazione, siano usati per lo scopo indicato e di essere informati sullo sviluppo della situazione, sono garantiti da relazioni periodiche corredate da documentazione fotografica inviate a tutti gli offerenti.
E’ sempre possibile, per chi può permetterselo, recarsi sul posto e vivere un periodo di tempo condividendo il lavoro della comunità locale in favore dei bambini poveri.

Punti fermi

Oggi molte agenzie propongono il Sostegno a distanza, ma è forte l’impressione che le finalità e le conseguenti metodologie si differenzino.
Noi abbiamo scelto come criterio fondamentale quello di aiutare noi e loro ad essere “persone umane”: questo non si misura con la quantità di soldi, ma con la qualità dell’intervento.
Per questo enumeriamo quelli che per noi sono i punti fermi:
1. L’obiettivo primario riguarda noi donatori ed è la formazione di una coscienza che si fa carico, per motivazioni etiche, della situazione di ingiustizia sociale nei confronti di centinaia di milioni di bimbi che nascono in contesti di estrema povertà e di privazione della dignità umana.
Il sostenitore italiano deve essere educato anzitutto alla consapevolezza di una interdipendenza tra paesi ricchi e poveri, tra sviluppo e sottosviluppo, che normalmente non è sufficientemente conosciuta. 
In secondo luogo va motivato ad una solidarietà gratuita che nasce semplicemente dalla consapevolezza che i diritti umani di ogni creatura, ed in particolare di quelle più svantaggiate, sono al di sopra del nostro possesso dei beni o del nostro capriccio nello spendere.
2. L’obiettivo operativo principale è quello di dare al maggior numero possibile di minori “pari opportunità” di accedere ad uno sviluppo umano stando attenti a non creare “privilegiati” rispetto all’ambiente di appartenenza. Questo è possibile dando vita a tutte le strutture umane e logistiche necessarie per uno sviluppo integrale del ragazzo e della ragazza. 
Per raggiungere questi due obiettivi: si chiede al sostenitore italiano un impegno economico costante: mensile (almeno 25 euro) o annuale (300 euro o più) per ciascun bambino o bambina che intende sostenere. 
Prendiamo ad esempio un organismo come il VIS, che già sta realizzando progetti per i ragazzi poveri in collaborazione con le comunità locali di diversi paesi. Il VIS affida le offerte ricevute direttamente ai gruppi-famiglia o ai responsabili degli ambienti educativi che seguono i ragazzi. In particolare, ci basiamo sulle comunità salesiane che sistematicamente si interessano dei ragazzi più poveri e abbandonati e che li seguono non solo per sfamarli, ma anche per garantire l’assistenza medica, la forma-zione professionale, l’inserimento nel mondo del lavoro e i momenti di svago e allegria.
3. Creare strutture di vita. 
Il Sostegno a distanza non può essere considerato un fatto privato o individuale che raggiunge una singola persona.
E’ un tessuto sociale ed economico che va affrontato e modificato per fermare alla radice il disordine che genera le situazioni disperate di milioni di famiglie e conseguentemente dei loro bambini.
Per questo occorre unire costantemente l’intervento sulle famiglie per mezzo di offerte singole, con l’intervento strutturale mediante progetti di sviluppo di largo respiro che danno vita ad azioni capaci di raggiungere migliaia di ragazzi e ragazze e di dare loro dignità personale, sicurezza di salute fisica e morale, capacità di lavoro: sviluppare educando. 
Per questo è necessario avere, sul posto, un referente in grado di indirizzare in senso sociale, comunitario, gli aiuti che vengono inviati per mezzo delle offerte per il Sostegno a distanza. 

Modalità operative concrete

Per scendere sul terreno operativo, possiamo individuare queste specifiche modalità con cui realizzare iniziative di Sostegno a distanza.

· Le offerte destinate al Sostegno a distanza vengono inviate nei vari paesi ai partner locali (le c.d. controparti in loco) che sistematicamente e progettualmente si interessano dei ragazzi più poveri e abbandonati e che hanno una profonda conoscenza del contesto sociale in cui vivono e lavorano. Questa scelta garantisce che le offerte arrivino veramente a quelle persone o a quelle situazioni che più ne hanno bisogno. 

· Le offerte, inoltre, non sono destinate ad un bambino in particolare, ma sono utilizzate per sostenere una comunità di bambini in cui tutti siano assistiti allo stesso modo, indipendentemente dalle singole offerte che giungono dall’Italia. 

· Inoltre, come scelta educativa, non si forniscono fotografie, schede, indirizzi dei singoli bambini, mentre si offrono informazioni dettagliate sulle attività educative messe in atto in ogni singolo intervento. Questo per evitare nel donatore un senso di possesso nei loro confronti; ma anche per evitare nei ragazzi pericolose illusioni o alienazioni nel progettare la vita come se dipendesse dagli aiuti che giungono dall'estero. 

· Concretamente le offerte sono destinate a sostenere lo sviluppo dei bambini e dei giovani attraverso l’appoggio scolastico, sanitario, vestiario e alimentazione, Sostegno alle famiglie in difficoltà, borse di studio, inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. L’organismo cerca di accompagnare tutte le fasi di crescita dei minori, togliendoli dalla strada o dagli istituti, organizzando uno spazio umano di educazione, gioco e formazione professionale, inserendoli poi nel mondo del lavoro mediante forme cooperative o di microcredito.

· Ogni donatore può scegliere di versare la propria offerta in una sola soluzione o in rate successive. Si indica la cifra annua di euro 300 per ciascun ragazzo come base di riferimento, lasciando libero il donatore di decidere il proprio contributo secondo la sua coscienza.

· Le offerte effettuate tramite ONG riconosciute idonee dal Ministero degli Affari Esteri italiano, come ad esempio il VIS, costituiscono fiscalmente oneri deducibili (legge 49/1987) e detraibili (DPR 460/1997), a scelta del donatore.

· Si offrono al donatore costanti aggiornamenti sull’andamento del progetto sostenuto, in particolare attraverso gli organi di informazione interna (rivista dell’organismo, fogli dedicati ai donatori, corrispondenza, siti web, ecc.)

· Si offrono al donatore inoltre specifici momenti di formazione e crescita culturale e motivazionale sui temi del sottosviluppo e della mondialità, per rafforzarne la consapevolezza del contesto d’intervento e del proprio ruolo nonché il coinvolgimento personale all’iniziativa.

· Si offre al donatore una trasparente rendicontazione di come vengono investite le risorse finanziarie raccolte. In particolare gli si mette a disposizione almeno un estratto del proprio bilancio annuale preventivo e consuntivo.

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Cenni storici sulle adozioni a distanza

Dove affonda le sue radici l’idea di creare un legame adottivo, di corresponsabilizzazione, a distanza?
Già ad inizio Novecento si delinea un prototipo di vincolo non fondato su relazioni giuridiche di parentela, con il sostegno delle famiglie ai seminaristi anche di altri continenti.
Le prime forme di adozione a distanza si rinvengono alla fine degli anni Cinquanta, quando negli Stati Uniti il P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere) crea il Foster Parents Mission Club, ovvero Club missionario dei genitori adottivi: aggrega persone che tentano di rispondere ai problemi di una missione in Birmania con aiuti a distanza, rinunciando ad una adozione in senso giuridico (la c.d. adozione internazionale) che sradicherebbe tanti piccoli indifesi dalla loro terra.
Gli States conoscono poi, durante la guerra del Vietnam, ulteriori esperienze di attenzione verso i fanciulli e fanciulle vittime di quel conflitto, spesso su iniziativa spontanea dei militari e civili al seguito, al loro ritorno in patria.
In Italia esperimenti di adozione a distanza si sviluppano dapprima con l’azione dei missionari cattolici che propongono alle famiglie e ai nascenti gruppi missionari di instaurare legami duraturi dando vita ad “adozioni spirituali dei missionari”.
All’inizio degli anni Settanta nascono poi le prime iniziative di vera e propria adozione a distanza, ad esempio con le sedi di Milano e Napoli del PIME ed il Gruppo Missioni Asmara di Montagnana (PD). Si delinea cioè una forma di donazione con il duplice requisito tipico del fenomeno: la continuità di erogazioni e l’individuazione di un destinatario determinato.
Negli anni Ottanta cresce a macchia d’olio il numero sia di coloro che accettano l’impegno dell’adozione sia degli enti che fanno uso di questo strumento. Oramai l’adozione a distanza incontra i favori di organismi di cooperazione anche di estrazione laica. 
Questa rapida espansione si incrocia con il progressivo contrarsi dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, soprattutto ad appannaggio delle ONG. Non è un caso che le adozioni a distanza abbiano conosciuto uno straordinario successo negli anni Novanta, proprio mentre, specialmente in Italia, il tasso APS/PNL (il rapporto fra aiuto pubblico allo sviluppo e prodotto nazionale lordo) si andava viceversa assottigliando sempre più.

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Le cifre del Sostegno a distanza

Siamo giunti all’attualità. Nel panorama della solidarietà italiana, come del resto un po’ in tutti i paesi occidentali, il Sostegno o Adozione a Distanza è divenuto un fenomeno di massa, capace di grandi numeri. 
Si consideri che vengono stimati in due milioni e mezzo gli Italiani che aderiscono o hanno aderito a forme di adozione a distanza. Il potenziale di raccolta di denaro destinato a Paesi in Via di Sviluppo ammonta secondo alcuni a ben 800 milioni di euro (secondo altri a 190 milioni).
Vi sono organismi capaci di promuovere decine di migliaia di adozioni (nel 2000 il record spettava ad Azione Aiuto, con circa 65.000). 
Sono migliaia i progetti di sviluppo e le microrealizzazioni realizzati grazie a questa forma di contributo fedele nel tempo.

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Enti e strutture del settore 

Con il crescere del fenomeno e dei donatori, sono aumentati a dismisura gli organismi o semplici gruppi che praticano forme di sostegno a distanza.
In un simile variegato panorama di sensibilità e metodologie talora assai differenti fra di loro è maturata anche la consapevolezza della opportunità di creare forme di aggregazione, confronto e di coordinamento del settore. 
Si segnalano attualmente queste piattaforme di convergenza:
a) il Coordinamento La Gabbianella, sorto nel 1997; raduna circa trentacinque associazioni di tutta Italia e rappresenta per lo più un luogo di interscambio e confronto;
b) il CISD – Comitato Italiano Sostegno a Distanza, nato nel 1998, riunisce cinque grandi organismi di cooperazione allo sviluppo italiani (AiBi, Cefa, Ciai, Terre des hommes, VIS) ed è strutturato per promuovere il concetto di “Sostegno a distanza” come strumento preciso e progettuale di cooperazione allo sviluppo.
Sono stati promossi anche alcuni Forum nazionali sul tema, per i quali è stato costituito un apposito Comitato promotore.

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I tentativi di codificazione

La seconda esigenza generata dal progressivo aumento di eterogeinetà del settore è quella di dotarsi di principi e metodologie unitari.
In verità non mancavano significativi punti di riferimento peculiari all’area del no profit in generale ed anche specificamente a quella della cooperazione allo sviluppo non governativa.
Si pensi al complesso apparato autoregolamentativo costituito dalla Carta della donazione elaborata a partire dal 1996, in lunghi anni di gestazione assai partecipata, dal Forum Permanente del Terzo Settore, Sodalitas, Summit della Solidarietà e Comitato Telethon. Essa non fa riferimenti espliciti al sostegno a distanza, ma pone solide basi per un fund raising eticamente orientato.
Oppure alla Carta delle ONGs, organizzazioni non governative di sviluppo, elaborata nel 1997 in ambito europeo dal CLONG, Comitato di Collegamento delle ONGs presso l’Unione Europea (ora peraltro cessato), ove anche si rinvengono riferimenti a valori e metologie di raccolta fondi.
Ma gli attori italiani del sostegno a distanza sono riusciti ad andare oltre, plasmando due codificazioni.
Il CISD ha elaborato nel 1998 la articolata Carta del Sostegno a Distanza, a partire dai risultati del lavoro di una Commissione di studio costituita nell’ambito della FOCSIV, la Federazione italiana delle ONG cristiane. Essa affronta organicamente i principi etici, le valenze (funzioni e significati), le linee guida, le caratteristiche degli organismi del settore, i doveri (degli organismi, dei loro partner locali, dei sostenitori), il controllo di qualità e di raccolta delle donazioni.
Il Comitato promotore del secondo Forum Nazionale ha poi approvato nel 2000 la più stringata Carta dei Principi per il sostegno a distanza, che viceversa rappresenta un proclama unitario di alcuni fondamentali capisaldi valoriali, intorno ai quali si possano riconoscere tutti gli operatori del settore.
Infine è in preparazione la "Magna Charta" del Sostegno a distanza, redatta in collaborazione con la FOCSIV. La Charta rappresenta un vero e proprio codice etico di autoregolamentazione che fissa parametri di garanzia ed efficacia di questo strumento di solidarietà.

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Prospettive giuridiche: i disegni di legge

Alle risposte endogene offerte alle esigenze di uniformazione si affiancano i tentativi di regolamentazione su un piano legislativo.
Giova qui ricordare che taluni principi espressi nelle codificazioni di autodisciplina hanno trovato consacrazione anche giuridica.
Si pensi a quanto proclamato dall’art. 1 della legge 4 maggio 1983 n. 184, che dedica appunto il suo Titolo primo ai principi generali: “Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tale fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto. (...) Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell’ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento”.
Oppure alla legge 27 maggio 1991 n. 176, che ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989.
Sotto altro profilo, il sostegno a distanza è stato esplicitamente annoverato fra i mezzi legittimi di cooperazione internazionale allo sviluppo (linee guida per la cooperazione nel campo dell’infanzia, Ministero Affari Esteri, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, 26.11.1998).
Si è tuttavia sostenuta da più parti l’opportunità di regolamentare anche le concrete modalità operative di esercizio del sostegno a distanza e le caratteristiche degli enti che lo promuovono.
Un altro orientamento vede in una tale disciplina una minaccia alla libertà di pensiero e di iniziativa costituzionalmente garantita, che lederebbe soprattutto le realtà medio piccole di livello locale, a vantaggio di grandi organismi e di multinazionali della solidarietà.
Fra i disegni di legge elaborati, possiamo segnalarne due del 1999: una elaborata da Italia Solidale – Vosvim; un’altra promossa dal Movimento Shalom; entrambe, pur se orientate fra l’altro a preservare le ragioni degli enti di minori dimensioni, prevedono l’istituzione di un apposito registro e rispettivamente di un albo nazionale per gli operatori di settore, cui ci si può iscrivere solo se in possesso di determinati requisiti. 

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