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Il concetto di sviluppo umano

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I quattro pilastri dello sviluppo umano

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Le dimensioni incluse nell’indice di sviluppo umano

 

Il concetto di sviluppo umano

All’interno di questa nuova cornice scientifica e culturale e sullo sfondo degli scenari sociali economici degli anni Ottanta, nasce il primo Rapporto UNDP (United Nations Development Programme), il quale si apre con queste parole:

"Questo Rapporto si occupa della gente e del modo in cui lo sviluppo ne amplia le scelte. Si occupa di questioni che vanno al di là di concetti quali crescita del PNL, reddito e ricchezza, produzione di beni e accumulazione di capitale. La facoltà di una persona di avere accesso a un reddito rappresenta una di queste possibilità di scelta, ma non la somma totale delle aspirazioni umane (Rapporto n. 1, 1990)".

In questa frase si condensano tre aspetti di rilievo che sintetizzano l’intero approccio allo sviluppo umano.

Il primo, che rappresenta il punto di partenza di questa impostazione, è la considerazione che il concetto di sviluppo deve essere esteso al di là della sola dimensione strettamente quantitativa e monetaria. Reddito e ricchezza sono elementi certamente rilevanti ed essenziali per la vita di tutti noi ma non sono i soli e da soli non bastano a rappresentare l’effettivo insieme di scelte a disposizione degli individui, ad esprimere ciò che la gente è e ciò che la gente fa.

Il secondo, che ne costituisce il punto centrale, riguarda gli individui, gli uomini, le donne e il ruolo fondamentale che essi devono rivestire sul palcoscenico dello sviluppo. Non solo in quanto potenziali beneficiari ma soprattutto come artefici e principali attori dei processi di sviluppo. Come specifica il secondo Rapporto "deve essere lo sviluppo delle persone, promosso dalle persone, per le persone" (Rapporto 2, 1991).

Il terzo, infine, è quello che rappresenta l’obiettivo, il fine principale dello sviluppo umano: questo consiste nell’ampliamento degli spazi che racchiudono le opzioni e le scelte a disposizione della gente, nella formazione e nel potenziamento delle capacità umane. Solo in questo modo lo sviluppo diventa più democratico e partecipato.

Tra le scelte essenziali per la vita umana rientrano certamente la disponibilità di risorse sufficienti a garantirsi un tenore di vita dignitoso, ma anche la possibilità di condurre una vita lunga e sana, di acquisire conoscenze, di partecipare a pieno titolo alla vita sociale e comune, disponendo di reali opportunità nel mondo del lavoro e delle professioni, così come nell’ambito politico, di vedere garantite le libertà civili e politiche e i diritti umani, di sviluppare i propri talenti e la propria creatività. Si tratta di opzioni che contribuiscono ampiamente a determinare il benessere (non solo materiale) dei cittadini e alcune di queste possono risultare ancora più essenziali di quanto non lo sia il semplice possesso di reddito: è sufficiente pensare a dimensioni quali la salute o i diritti. L’impossibilità di disporre di alcune di queste opzioni può inoltre pregiudicare la possibilità di accedere a molte altre sfere della vita umana: è quanto avviene, ad esempio, con riferimento all’istruzione e alla conoscenza, che rendono possibile l’esercizio di altre scelte sul fronte, ad esempio, della salute e della possibilità di accedere alle opportunità economiche o alla vita politica.

Poter effettivamente disporre di queste opzioni richiede, prima di tutto, che le persone siano davvero libere di scegliere. Il concetto di libertà è ciò che si pone alla base di ogni processo di sviluppo nel senso che non può esserci sviluppo se non c’è libertà. Come ha sottolineato con particolare forza Amartya Sen in un suo recente libro, "lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali di cui la gente può godere". La libertà deve essere il fine principale dello sviluppo, ma è anche il principale mezzo di sviluppo nel senso che è solo attraverso il rispetto e la tutela delle libertà fondamentali degli esseri umani che un paese può intraprendere, con successo, la strada che conduce ad uno sviluppo che vada a vantaggio non di pochi, ma bensì di tutti.

Queste libertà si ricollegano a diverse sfere della vita. Riguardano la sfera politica, inclusi i diritti civili e la possibilità di partecipare in modo attivo e senza impedimenti alla vita politica. Interessano la sfera economica, nel senso di vedere effettivamente riconosciuto a tutti gli individui il diritto di partecipare alle attività di produzione, di consumo e di scambio che avvengono nelle economie di mercato. Comprendono la sfera sociale e, in particolare, quegli aspetti quali la salute, l’istruzione e tutte quelle opportunità che le società dovrebbero offrire e garantire ai propri cittadini.

L’esercizio di queste libertà presuppone un ruolo attivo e partecipativo degli individui, di tutti gli individui, senza discriminazione di alcun genere.

La partecipazione della gente, rappresenta uno dei punti centrali dell’approccio dello sviluppo umano. "Partecipazione vuol dire che le persone sono coinvolte in profondità nei processi economici, sociali, culturali e politici che influenzano la loro vita. In alcuni casi, esse possono godere di un controllo completo e diretto di questi processi, mentre in altri questo controllo può essere indiretto o parziale, ma il punto fondamentale è che dispongono comunque di qualche potere. La partecipazione, intesa in questo senso, è un elemento essenziale dello sviluppo umano" (Rapporto n. 4/1993, p. 31).

Come si può capire, il senso della partecipazione è qui inteso in modo molto più ampio rispetto alla semplice partecipazione al voto: è qualcosa che appartiene ad ogni sfera della vita umana. Questo significa che ogni meccanismo di esclusione, di discriminazione, di impedimento al processo partecipativo nei confronti di un qualunque individuo, rappresenta un limite ed una sconfitta per lo sviluppo umano.

In definitiva, rispetto alle teorie tradizionali della crescita economica, l’approccio dello sviluppo umano considera la crescita del PIL come una condizione necessaria ma non sufficiente: in molti paesi una rapida crescita del PIL o elevati livelli di reddito pro-capite si accompagnano a bassi livelli di sviluppo umano, in altri casi, accade l’opposto e, in altri ancora, le due grandezze si muovono nella stessa direzione ma con ritmi molto diversi. Lo sviluppo umano considera il reddito un mezzo e non un fine e il benessere di un paese dipende dall’uso che viene fatto del reddito e non solo dal suo livello.

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I quattro pilastri dello sviluppo umano

Al termine di questa cornice generale che abbiamo cercato di tracciare, e prima di passare a discutere degli aspetti relativi alla misurazione dello sviluppo umano, cerchiamo di riassumere i punti centrali di quanto fino ad ora discusso.

L'approccio allo sviluppo umano è un criterio di interpretazione e di valutazione della condizione umana assai ampio, che guarda al modo in cui vivono le persone e alle opportunità che esse hanno a disposizione. Offre delle lenti nuove attraverso cui osservare il mondo, delle lenti che permettono di estendere lo sguardo ad orizzonti più ampi e lontani di quanto non facciano le lenti della crescita economica che si soffermano ad osservare soltanto la dinamica del PIL. E' un criterio che abbraccia tante dimensioni della vita umana, che guarda agli uomini e alle donne, alle generazioni presenti e a quelle future, ai paesi più ricchi e a quelli più poveri.

Il fatto che sia un concetto ampio e variegato, non deve far pensare che si tratti di un concetto vago o indefinito. Al contrario, l’intero edificio dello sviluppo umano poggia su alcuni solidi pilastri (Rapporto n°6, 1995) i quali sostengono che:

1) le persone devono essere messe in grado di incrementare la propria produttività e di partecipare al processo di crescita economica. Proprio perché l'aspetto produttivo è importante per ogni approccio che si preoccupi di questioni di sviluppo, solo una popolazione ben nutrita, sana, con adeguate competenze e motivata a partecipare può contribuire all'accrescimento della produttività. Investire sulle persone significa puntare su di un investimento che arrecherà i maggiori profitti a medio-lungo termine, ma è certamente un investimento remunerativo;
2) le persone devono godere di pari opportunità e ogni barriera contro le opportunità politiche ed economiche deve essere abbattuta affinché tutti possano trarre benefici. Un percorso di sviluppo che lascia fuori qualcuno da questo cammino, non potrà condurre molto lontano;
3) l’accesso alle opportunità deve essere assicurato non solo per le attuali generazioni ma anche per quelle future . La sostenibilità delle strategie di sviluppo deve assicurare che tutte le forme di capitale, fisico, umano, sociale, ambientale possano essere replicate e garantite anche per il futuro;
4) le persone devono partecipare alle decisioni e ai processi che modellano la loro vita. Lo sviluppo deve essere compiuto dalla gente, non solo per la gente.

Vediamo ora, in concreto, quali dimensioni dello sviluppo umano sono incluse, al momento attuale, nell'Indice di Sviluppo Umano e come esso viene calcolato.

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Le dimensioni incluse nell’indice di sviluppo umano

Lo sviluppo umano è un processo di ampliamento delle scelte delle persone. In teoria, queste possono essere infinite e cambiare nel tempo. Ma a tutti i livelli di sviluppo, le tre scelte essenziali per la gente sono vivere un’esistenza lunga e sana, acquisire conoscenze ed accedere alle risorse necessarie per un dignitoso tenore di vita. Se queste scelte non sono disponibili, molte altre opportunità rimangono inaccessibili. (Rapporto n. 1, 1990)

Longevità, conoscenze e risorse sono le tre dimensioni fondamentali che entrano nel calcolo dell’Indice di Sviluppo Umano, anche se UNDP non si stanca mai di sottolineare che il concetto di sviluppo umano è più ampio della sua misurazione e per quanto l’indice, di per sé, possa venire migliorato e perfezionato non potrà mai riflettere in modo adeguato un concetto così complesso.

A queste tre dimensioni si ricollega un insieme di capacità fondamentali per la vita umana: la longevità riflette la capacità di vivere a lungo e in buona salute ed è indicativa delle condizioni di vita materiale di ogni individuo come l’alimentazione, la sanità, la copertura dei servizi di base, l’abitazione; le conoscenze e l’istruzione esprimono la capacità dell’individuo di comunicare e di partecipare alla vita della comunità; l’accesso alle risorse è rappresentativo di uno standard di vita decente e vuole essere espressione, in qualche modo, di quelle dimensioni dello sviluppo umano diverse dalla longevità e dalle conoscenze.

La scelta di includere queste tre dimensioni, e non altre, nel computo dell’indice di sviluppo umano può naturalmente essere discussa e criticata e se taluni ritengono che altri aspetti andrebbero considerati, altri lo ritengono invece ridondante. La scelta compiuta dall’UNDP, pur essendo necessariamente una mediazione tra ciò che si vorrebbe e ciò che si può concretamente misurare, rappresenta tuttavia una scelta ampiamente meditata e discussa. L’idea di fondo è che se queste capacità di base non sono realizzate, molte altre scelte non sono disponibili e molte opportunità restano inaccessibili. Tuttavia, poiché lo sviluppo umano è un processo di espansione delle scelte, esso deve essere inteso come una misura minimale e non come un traguardo. Non presenta cioè un limite massimo ed ogni paese che si trovi a raggiungere un valore elevato di tale indice dovrà porsi come obiettivo quello di espandere le scelte degli individui in altre direzioni, siano esse politiche, economiche o sociali.

Il fatto di includere queste tre dimensioni essenziali nella costruzione dell’indice di sviluppo umano, non impedisce naturalmente di affiancare all’ISU altri indici compositi per delineare un quadro dello sviluppo umano dei paesi più articolato ed esaustivo.

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