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L'INDICE
DI POVERTA' UMANA
Lindice di povertà umana (IPU) LISU guarda allo sviluppo delle persone, di tutte le persone, in termini di ampliamento delle possibilità di scelta e, se confrontato al tradizionale indicatore di crescita economica rappresentato dal PIL, permette di evidenziare e comprendere meglio i complessi legami che esistono tra crescita e sviluppo e le diverse strade percorse dai paesi in queste due direzioni. Un altro tassello rilevante è quello rappresentato dalla povertà. Il concetto di povertà umana formulato da UNDP nella prospettiva dello sviluppo umano non poteva che essere un concetto multidimensionale; esso non si limita infatti a considerare il solo spazio del reddito ma si estende fino a comprendere, ancora una volta, le effettive opportunità e agli spazi di scelta che si aprono agli individui. Ricollegandosi espressamente alla teoria delle capacità di Amartya Sen, identifica la povertà non solo come condizione di privazione materiale dellindividuo ma anche come perdita di opportunità concrete, di impossibilità a realizzare traguardi e funzionamenti fondamentali della vita umana: vivere una vita quanto più lunga possibile, nutrirsi e coprirsi, godere di buona salute, istruirsi, partecipare attivamente alla vita comunitaria e così via. Come già accadeva per lISU, anche in questo caso il concetto di povertà umana è ben più ampio di quanto non lo siano le effettive possibilità di misurarlo. Più in particolare, lindice di povertà umana (IPU), introdotto a partire dal 1997 (Rapporto n. 8), è una misura composita che include le stesse dimensioni essenziali della vita umana considerate dallISU (longevità, conoscenze e standard accettabile di vita) ma adotta variabili e criteri di misurazione parzialmente diversi. Dopo una prima formulazione dellIPU, che faceva riferimento ai soli paesi più poveri, la configurazione attuale di questo indice (cfr. Rapporto n°10/1999) si rivolge a tutti i paesi per i quali sono disponibili i dati statistici necessari, ma considera variabili o soglie diverse a seconda che si tratti di economie in via di sviluppo (IPU-1) o di economie industrializzate (IPU-2). Tre sono le dimensioni considerate: la deprivazione nella longevità, misurata come percentuale di individui che hanno una speranza di vita inferiore ai 40 anni (P1), la deprivazione nelle conoscenze, espressa come percentuale di adulti analfabeti (P2) e la deprivazione rispetto a standard di vita decenti (P3). Questultimo indicatore è costituito dalla media semplice di tre variabili elementari : la percentuale di popolazione che non ha accesso allacqua potabile (P31), la percentuale di popolazione senza accesso ai servizi sanitari (P32) e, infine, la percentuale di bambini inferiori ai cinque anni di età che risultano sottopeso (P33). LIPU è poi ottenuto nel seguente modo : cioè ricorrendo, ancora una volta, ad un criterio di aggregazione che assegna un maggior peso alle dimensioni più deprivate. (Testo liberamente tratto da documentazione fornita dalla Professoressa Enrica Chiappero, Università di Pavia) |