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s.wmf (13482 byte)INTESI

La crescita economica è intesa di solito come un fatto quantitativo (la percentuale di aumento del reddito o del prodotto pro-capite), mentre i benefici della crescita, che consistono in un generale innalzamento delle condizioni di vita della popolazione, sono quelli che più correttamente possiamo indicare con il termine di sviluppo. Evidentemente è molto semplice e quasi immediato collegare questi due aspetti affermando che laddove c’è crescita può esserci anche sviluppo. L’evidenza statistica ha dimostrato che non è sempre così: larghe fasce di popolazione, in molti paesi, non riuscirono e non riescono tuttora a cogliere i frutti della crescita.

 

Dalla teoria della crescita si è passata a quella dei Basic needs: la strategia suggerita ad ogni paese era quella di garantire uno standard minimo ai gruppi più poveri della popolazione (teoria dei basic needs). Questo standard doveva coprire, attraverso un reddito minimo, i bisogni primari di una famiglia per quanto riguarda cibo, abitazione, vestiario, ma anche servizi essenziali quali "la disponibilità di acqua potabile, l’igiene pubblica, i trasporti, le cure mediche, l’istruzione, oltre che un impegno adeguatamente remunerato per chiunque voglia lavorare".

 

Si giunge poi alla teoria di Amartya Sen, che estende la sguardo verso un orizzonte più ampio. Innanzitutto, afferma che i concetti di sviluppo e di benessere debbano andare al di là del semplice possesso di beni o alla disponibilità di servizi guardando piuttosto a ciò che essi permettono agli individui di fare. I beni, così come il reddito, sono un mezzo per ottenere benessere ma non sono, di per sé, indice di benessere. Occorre guardare, come si era sottolineato, a ciò che le persone riescono a fare e ad essere con i mezzi ma anche con le capacità a loro disposizione.

 

All’interno di questa nuova cornice scientifica e culturale e sullo sfondo degli scenari sociali economici degli anni Ottanta, nasce il primo Rapporto UNDP. L’approccio allo sviluppo umano è un criterio di interpretazione e di valutazione della condizione umana assai ampio, che guarda al modo in cui vivono le persone e alle opportunità che esse hanno a disposizione. Il fatto che sia un concetto ampio e variegato, non deve far pensare che si tratti di un concetto vago o indefinito. Al contrario, l’intero edificio dello sviluppo umano poggia su alcuni solidi pilastri (Rapporto n°6, 1995) i quali sostengono che:
  1. le persone devono essere messe in grado di incrementare la propria produttività e di partecipare al processo di crescita economica. Proprio perché l'aspetto produttivo è importante per ogni approccio che si preoccupi di questioni di sviluppo, solo una popolazione ben nutrita, sana, con adeguate competenze e motivata a partecipare può contribuire all'accrescimento della produttività. Investire sulle persone significa puntare su di un investimento che arrecherà i maggiori profitti a medio-lungo termine, ma è certamente un investimento remunerativo;
  2. le persone devono godere di pari opportunità e ogni barriera contro le opportunità politiche ed economiche deve essere abbattuta affinché tutti possano trarre benefici. Un percorso di sviluppo che lascia fuori qualcuno da questo cammino, non potrà condurre molto lontano;
  3. l’accesso alle opportunità deve essere assicurato non solo per le attuali generazioni ma anche per quelle future . La sostenibilità delle strategie di sviluppo deve assicurare che tutte le forme di capitale, fisico, umano, sociale, ambientale possano essere replicate e garantite anche per il futuro;
  4. le persone devono partecipare alle decisioni e ai processi che modellano la loro vita. Lo sviluppo deve essere compiuto dalla gente, non solo per la gente.

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